Nuove tecnologie e alta formazione: e-learning e tablet in cima alla top list
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Nuove tecnologie e alta formazione: e-learning e tablet in cima alla top list

E-learning e tablet sono in pole position tra le tecnologie emergenti e di potenziale impatto per l’alta formazione già entro il prossimo anno. Seguono l’istruzione attraverso l’uso dei giochi soprattutto digitali e l’analisi dei dati di apprendimento; la stampa tridimensionale e le tecnologie che “si indossano”, che si ritiene si affermeranno rispettivamente a medio termine (entro due, tre anni) e a lungo termine (quattro, cinque anni). Ad affermarlo è il NMC Horizon Report: 2013 Higher Education Edition, decimo rapporto annuale del New Media Consortium condotto in collaborazione con Educause Iniziative Learning. Lo studio si colloca nell’ambito di un progetto di ricerca più ampio avviato nel 2002, che ha lo scopo di individuare le tecnologie destinate a influenzare l’istruzione nei prossimi anni. Il pool di esperti conta fino ad oggi quasi 750 professionisti nel settore delle nuove tecnologie, rappresentanti dei vertici del mondo accademico, insegnanti e altre figure del mondo della scuola provenienti da oltre 40 paesi.

A emergere dal rapporto è la comparsa, per la prima volta dall’inizio delle attività del New Media Consortium, e l’imporsi nel giro di brevissimo tempo dell’e-learning, cioè dei “massive open online course” (MOOC)”, e l’affermarsi del principio di condivisione delle risorse, in termini di “open access” e open content”. New entry di quest’anno anche le tecnologie che si indossano (in forma di gioielli, abiti, zaini etc.). Utilizzo di tablet, formazione attraverso il gioco e analisi dell’apprendimento si mantengono invece nelle stesse posizioni della scorsa edizione.

L’abbondanza di risorse e le relazioni facilmente accessibili on line, sottolinea il rapporto, obbligano chi si occupa di formazione a rivedere il proprio ruolo. Accanto ai modelli di insegnamento tradizionali assumono sempre maggiore importanza le esperienze di apprendimento informali, condotte cioè all’esterno dell’aula scolastica, più mirate e su misura”dello studente. L’indagine evidenzia come questa dimensione formativa rivesta tanto più rilievo se collocata, in prospettiva, in un mercato del lavoro altamente competitivo in cui il datore di lavoro si aspetta da chi assume il possesso di competenze specifiche, inclusi capacità di comunicazione e pensiero critico. Abilità che spesso non si acquisiscono in aula, ma attraverso un tipo di apprendimento “alternativo”. Per questa ragione il rapporto si orienta verso un tipo di formazione mista che include cioè sia lezioni frontali che e-learning: in questo modo lo studente potrà trarre vantaggio da entrambi gli ambienti di apprendimento.

Oltre a ragioni pedagogiche esistono tuttavia anche pressioni economiche che spingono nella stessa direzione. “Identificare le emergenti tecnologie per l’apprendimento – sottolinea Malcolm Brown, direttore di Educause Iniziative Learning – è fondamentale in un momento in cui le istituzioni sono costrette a fare scelte molto oculate negli investimenti in tecnologia”. I tagli ai finanziamenti, continua il rapporto del New Media Consortium, obbligano le istituzioni a rivedere i loro modelli di insegnamento e a trovare alternative alla tradizionale lezione in classe. Con un numero sempre maggiore di studenti, ma meno risorse e staff a disposizione, le università dovranno contenere i costi fornendo allo stesso tempo servizi di alta qualità. In questo contesto, i corsi on line gratuiti e aperti a tutti, erogati da piattaforme come Coursera, Udacity ed edX, sono sempre più visti come una possibile alternativa al sistema educativo tradizionale, cosa che ha portato a un’attenzione senza precedenti alla mission dell’università nell’ambito della formazione, dice Brown.

Nonostante l’apprendimento attraverso le nuove tecnologie stia guadagnando sempre più terreno, le università sembrano tuttavia non riconoscerne l’importanza: sono ancora molti i docenti che non le utilizzano e non colgono le opportunità che ne possono derivare. Diverse le ragioni, tra cui anche la mancanza di infrastrutture che possano sostenerne la formazione. Una delle conseguenze è la difficoltà da parte del sistema universitario di rispondere sufficientemente ai bisogni del singolo studente e alle richiesta di formazione differenziata resi possibili dalle nuove tecnologie, si osserva nel rapporto, in considerazione del fatto che i tradizionali metodi di istruzione uniformi e uguali per tutti sembrano non essere più sufficienti per la svariata gamma di studenti che si affacciano al mondo universitario.

Le criticità e voci di dissenso dunque non mancano. Ma dallo studio del New Media Consortium emerge uno strumento di valutazione in più, a disposizione delle istituzioni, per ragionare su un panorama formativo che sta evidentemente iniziando a cambiarsi d’abito.

Monica Panetto

(tratto da http://www.unipd.it/)

 

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