La relazione educativa a scuola
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La relazione educativa a scuola

Il saper fare e il saper essere dell’insegnante

Riflettiamo su una questione preliminare: secondo voi, gli alunni che oggi, alle soglie del 2017, popolano le classi degli edifici scolastici italiani, sono uguali a quelli che sedevano tra gli stessi banchi 30/40 anni fa?
Qualcuno potrebbe obiettare che, di uguale, sono rimaste solo le strutture, in molti casi ahimè, inadeguate e fatiscenti.
E allora, se gli alunni sono cambiati, se la società si è profondamente evoluta, se ruoli e vecchi modelli di riferimento sono stati messi in discussione…cosa è accaduto agli insegnanti?
Hanno saputo accogliere la sfida del cambiamento?

Oggi più che mai all’insegnante è richiesto lo sforzo di distaccarsi dal modello didattico tradizionale (che prevede principalmente la passiva trasmissione delle conoscenze e non tiene conto della dimensione emotiva), e di orientarsi verso un altro tipo di modello ma anche e soprattutto verso un più ampio ruolo educativo. Questo significa che diventa necessario osservare gli alunni, ascoltarli attivamente, considerarli nella loro individualità, comprendere le dinamiche di gruppo e rintracciare il potenziale di ciascuno per giungere ad un itinerario di apprendimento sempre più personalizzato.

Competenze culturali e didattiche rimangono fondamentali ma da sole non sono sufficienti. Ciò che fa la differenza e che facilita l’apprendimento degli studenti, sono le competenze comunicative e relazionali degli insegnanti che spesso non sono formati in tal senso.
La relazione educativa a scuola è parte integrante della professione docente perché determina in maniera diretta successi e fallimenti.

Possedere competenze comunicative e relazionali e saper instaurare relazioni educative profonde è indispensabile per interagire correttamente con dirigenti, colleghi, genitori, alunni ecc.
Il docente si rende sempre conto se nel contesto scolastico qualcosa non funziona come dovrebbe, non è raro infatti, che egli si interfacci con alcune delle seguenti problematiche:

  • Difficoltà nella gestione del gruppo classe
  • Cattive relazioni con colleghi, dirigenti ecc.
  • Comportamenti dei bambini/ragazzi

Incapacità di coinvolgersi e coinvolgere emotivamente gli alunni nell’apprendimento
Gli alunni non raggiungono gli obiettivi sperati nella disciplina. In simili circostanze l’insegnante può provare a trasformare il suo modus operandi sperimentando metodi alternativi e mettendo in gioco la sua creatività.

Attenzione però, non si sta affermando che il docente debba fare una sorta di mea culpa e addossarsi responsabilità che spesso si collocano palesemente altrove.

Ciò che si intende sottolineare, è il fatto che spesso le suddette difficoltà vengono sottovalutate, si tira avanti come meglio si può, e così facendo a lungo andare, il benessere psico-fisico risulta compromesso, la relazione insegnamento-apprendimento assume toni negativi e il disagio percepito dai soggetti coinvolti, priva la scuola delle sue più nobili funzioni.

E allora, dal momento che le istituzioni scolastiche faticano a far fronte a tali difficoltà (quando non ne creano di nuove) l’insegnante diventa protagonista del cambiamento, non si fa travolgere da esso ma si aggiorna, si forma, cura la propria professionalità e si impegna con l’obiettivo di sviluppare oltre al sapere e al saper fare, anche il cosiddetto saper essere.

 

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