Il Pianista di Yarmuk. La Siria, la guerra, la musica
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Il Pianista di Yarmuk. La Siria, la guerra, la musica

La sua storia ha fatto il giro del mondo. Aeham Ahmad è un musicista siriano d’origine palestinese, che nella Siria distrutta, per l’esattezza nel campo profughi di Yarmuk, allietava i pochi rimasti con la musica del suo pianoforte. Poi, il suo piano è stato distrutto dagli uomini dell’Isis, ma lui non si è rassegnato, e ha continuato a suonare con altri strumenti.

Ora però, anche Aeham è dovuto fuggire. Su La Repubblica ha tradotto e pubblicato un estratto del suo diario di Facebook, in cui racconta il suo viaggio.

Nel caos delle armi e della devastazione, il campo è perduto e con esso tutti i sogni dei bambini. Sognavamo un paese, una casa, hanno sfregiato la casa dentro di noi. Sognavamo l’amore, hanno sbriciolato l’amore dentro di noi. Amavamo la musica, hanno giocato con le nostre note musicali e l’alfabeto della pace. Qui nel campo ci sono bambini figli della casa e della pace. Non c’è vita nell’indifferenza. Qui Yarmuk.

E sempre lo stesso giorno, Aeham spiega le ragioni della distruzione del suo strumento.

In quei giorni è apparso il pianoforte della speranza, il mio pianoforte: si spostava nelle strade di Yarmuk, cantava e suonava la musica di chi non voleva questa guerra. Suonava le melodie dell’infanzia, faceva l’amore in musica. E così l’hanno azzittito, perchè non amano il suono della vita. Ma non zittiranno il suono della vita.

Stories from YarmoukIn the chaos of the weapons and destruction the camp is lost and all the dreams of the kids are…

Posted by Aeham Ahmad on Sabato 5 settembre 2015

Poi, anche lui è dovuto fuggire. Continua infatti su La Repubblica la traduzione del suo diario di Facebook, e arriviamo al 13 settembre:

Sono uscito dal campo di Yarmuk dopo un assedio di dolore e fame. Sono fuggito con mia moglie e i miei figli, ma i miei genitori si sono rifiutati di lasciare il campo. Sono uscito dal campo per andare a Damasco, e per la prima volta ho potuto suonare musica fori dall’assedio. Poi ho continuato il viaggio ho pagato molti soldi per andare verso nord, ad Hamah, ma poi mi hanno arrestato e trattenuto per tre giorni con mia moglie e i miei figli perchè cercavo di viaggiare in modo illegale. Il tribunale di Koms mi ha rilasciato e sono partito ancora: Yarmuk-Antakya: da qui continuiamo a cantare. Dopo l’assedio, dopo il dolore e la devastazione eccoci a Smirne, in Turchia. Vogliamo partire, andare. In Grecia, e poi in Europa, ma in sicurezza. Decine di persone annegano.

بعد الخروج من الحصار بعد العناء والدمار هنا نحن في تركيا ازمير ونريد الرحيل الى اليونان ومن ثم الى اوروبا ولكن بأمان الناس تموت غرقا جواعا وقهرا من تركيا ازمير هنا اليرموك

Posted by Aeham Ahmad on Domenica 13 settembre 2015

La paura del mare arriva anche per lui. Ed è proprio al mare che si rivolge nel suo post del 14 settembre riportato da La Repubblica.

Carissimo Mediterraneo, mi chiamo Aeham e vorrei navigare sicuro tra le tue onde. La gente qui vuole soltanto partire per l’Europa e paga un occhio della testa per farlo. Sale su gommoni che possono ribaltarsi in pochi secondi, trascinando la vita nei tuoi profondi abissi. Qual è dunque la soluzione? Vorremmo che la Turchia aprisse le sue frontiere con la Grecia e ci lasciasse passare via terra in sicurezza, lontano dai barconi della morte.

Dearest Mediterranean, i am Ayham and would like to safely ride your waves. People here just want to go to Europe,…

Posted by Aeham Ahmad on Domenica 13 settembre 2015

(tratto da http://www.huffingtonpost.it/)

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