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Stabilirci in uno stato di serenità duratura (Terza Parte) Le emozioni negative sono energie preziose e vanno trasformate! ATTENTI!

Stabilirci in uno stato di serenità duratura (Terza Parte) Le emozioni negative sono energie preziose e vanno trasformate! ATTENTI!

Le emozioni negative sono energie preziose e vanno trasformate! ATTENTI!

 

1. Le emozioni che definiremo con “polarità negativa”, nascono dall’incapacità di vedere quello che veramente accade nel mondo intorno a noi; se noi vedessimo la Realtà non proveremmo mai quelle stesse emozioni negative. Inoltre la loro manifestazione incontrollata, a briglia sciolta, le rende più forti e aumenta questa incapacità di vedere innescando un circolo vizioso: più siamo depressi, più vediamo il mondo brutto, più lo vediamo brutto più ci deprimiamo. Noi crediamo che un evento esterno oggettivo causi il nostro fastidio, il classico esempio “mi ha rovinato la giornata”, invece sono i vecchi schemi di pensiero che abbiamo dentro – i pregiudizi sulla realtà – a farci vedere un determinato evento così come lo vediamo; e un evento visto dall’interno degli schemi di pensiero dei nostri circuiti mentali, associazioni mentali conflittuali, vecchi “copioni” che ciclicamente si ripropongono, ci fornisce un quadro delle realtà che risulta completamente falsato. Tutti i maestri di differenti tradizioni religiose, affermano che il mondo è per essenza e sostanza, Bello. Essi vivono in un costante stato di Gioia dovuto a un senso di innamoramento per la vita che li pervade in maniera stabile. Se noi viviamo nella sofferenza anziché nella Gioia ciò è dovuto alla cronica incapacità della nostra mente di vedere, di percepire la Bellezza della Realtà. Siamo ciechi come ha avuto modo di ripetere più volte Gesù di Nazareth, “… hanno occhi e non vedono”. Non abbiamo occhi mentali, del cuore, per vedere. Quest’affermazione deve entrare e permeare il nostro intero essere. Non siamo in grado di vedere cosa sta accadendo Realmente, quindi, ogni nostra opinione sul mondo è allucinata già alla radice, è divisa, diabolica (diablo= divido). Gesù chiamava la nostra dimensione il “mondo della menzogna”, Budda la definiva l’illusione, nella tradizione indù si parla di Maya.
Partiamo dal presupposto che quella che noi chiamiamo realtà, documentabile, fotografabile, oggettiva, tangibile, è solo la Scena di questo mondo, in verità la Realtà è molto più complessa e misteriosa, chi la percepisce evolve insieme a lei e diviene capace di plasmare anche la Scena di questo mondo. Riportiamo un esempio: un uomo ruba il portafoglio a un altro (scena di questo mondo); ma nella complessità del Reale, non è vero, non ha consistenza, è successo solo nella scena di questo mondo perché qualcuno ha messo in scena una menzogna, ha dato corpo ad una illusione diabolica, ha diviso la Realtà dalla scena del mondo, la Verità dalla illusione. Nella Realtà nessuno può rubare qualcosa a qualcuno; in realtà sta accadendo tutt’altro, ma dall’interno dei nostri schemi mentali potremmo giurare di vedere un uomo che ruba il portafoglio a un altro. L’illusorietà di quanto percepiamo è un concetto difficile da afferrare per chi è sempre vissuto in un’allucinazione, perché l’allucinazione è consensuale, cioè tutti la condividono e la confermano. Ma chi è uscito dall’allucinazione vede con certezza che nella Realtà nessuno può rubare portafogli. A livello fisico si muovono certe energie, quindi, quell’uomo sta effettivamente compiendo quell’azione diabolica di divisione, ma non ha niente a che vedere col rubare qualcosa a qualcuno. Approfondiamo questo primo punto perché è quello fondamentale. Ci accade un evento: qualcuno fa un’affermazione dispregiativa nei nostri confronti. Noi non possiamo ancora usare il Cuore per vedere cosa è accaduto realmente perché non siamo identificati con il sé, pertanto la nostra macchina interpreta l’evento secondo i suoi schemi meccanici: “Mi hanno insultato”. L’interpretazione mentale della macchina ci fa provare un’emozione negativa: ci arrabbiamo! L’emozione negativa abbassa la frequenza delle nostre vibrazioni – cioè aggiunge un ulteriore velo all’illusione – e ci rende ancor più distanti dalla Realtà. Meno vediamo, più tutto diventa allucinato, quindi rispondiamo all’insulto… l’altra persona si esaspera ulteriormente… e poi si arriva alle grida e alla rissa in una spirale discendente, attrazione elettrica di basse frequenze che ci trascinano portandoci a compiere re-azioni pericolose e spesso incontrollabili. Diventa più chiaro adesso perché si è detto che il lavoro va inizialmente condotto sulla mente. Il processo di alterazione della realtà inizia sempre da una interpretazione errata da parte della nostra mente, – le neuroscienze ci parlano, negli ultimi decenni, di una cellula, detta cellula Interprete, che svolge questa preziosissima funzione (Michael Gazzaniga “L’interprete. Come il cervello decodifica il mondo” Di Renzo Editore, Roma 2011 – Dicembre 2012) -, e avviene inconsciamente, cioè prima che la nostra parte conscia abbia il tempo di intervenire in qualsiasi modo. Al fine di imparare a cogliere la realtà attraverso emozioni superiori il lavoro più arduo va compiuto prima a livello della mente cercando di convincere la personalità che allo stato attuale non è in grado di conoscere nulla circa gli eventi che le accadono.
2. Le emozioni negative ci privano dell’energia vitale necessaria per essere pienamente consapevoli e poter quindi percepire e vedere la Realtà per quella che è, oltre la scena di questo mondo. Praticando i preziosi esercizi per il ricordo di sé ci accorgiamo presto che per vedere chiaramente e lucidamente la Realtà nascosta dietro il velo della scena di questo mondo, occorrono grandi quantità di energia vitale, perché si tratta di mantenere un livello di attenzione elevatissimo. Il motivo per cui a volte il ricordo di sé sembra impossibile è proprio la mancanza di energia vitale che non abbiamo avuto l’attenzione di raccogliere. Se raccogliessimo in noi una quantità di energia vitale sufficiente per una giornata (vedere il simbolo biblico della manna nel deserto citato nel libro dell’Esodo 16, 4-12), potremmo subito salire, in quella abitazione che avevamo usato come simbolo del nostro funzionamento emotivo, al piano superiore stabilirci così in una serenità appagante e feconda. La lamentela, le arrabbiature, il nervosismo, il fastidio verso cose o persone, il continuo chiacchiericcio della mente, scaricano all’esterno la preziosa energia che invece dovremmo utilizzare per la nostra trasformazione, sono quei stupidi, quanto numerosi, buchi dello “scolapasta” dai quali disperdiamo giornalmente la nostra preziosissima energia vitale. Se l’obiettivo ci appare difficile, impossibile, irraggiungibile, come molti hanno avuto modo di riferirmi riguardo alla pratica degli esercizi che vivamente consiglio, soprattutto agli allievi a me affidati, il motivo è che siamo completamente in balia delle emozioni negative, nostre e degli altri, e ci disperdiamo nel coltivare con caparbio e stolto impegno la nostra immaginazione negativa, invece di allenarci con anche solo la metà dello stesso impegno profuso.

3. Le emozioni negative, così come le associazioni mentali conflittuali che ne sono all’origine e che le giustificano, non appartengono a noi: sono fenomeni esterni a noi. Noi non siamo la nostra struttura “copione conflittuale” che abbiamo funzionante nei nostri circuiti neurali, bensì un’anima, intelletto, volontà e sentimento, che attualmente è totalmente identificata con la nostra struttura biologica. Per esempio, mentre siamo in coda alla posta nell’atmosfera girano determinate onde neuroelettriche a bassa frequenza, vibrazioni emanate dalle altre persone in coda che si lamentano. Ammettiamo che si lamentino perché stanno pagando bollette troppo care, ma noi non ci sentiamo minimamente coinvolti perché non dobbiamo pagare delle bollette. Tali vibrazioni investono comunque la nostra struttura biologica. Se ci arrivasse un pensiero di lamentela rivolto in modo specifico alle bollette noi lo riconosceremmo subito come non nostro e lo scacceremmo, perché in tal caso ci accorgeremmo di non avere nessun motivo razionale per lamentarci. Il problema è che arriva solo una vibrazione con una determinata frequenza, non un pensiero già costruito, e tale vibrazione entra in risonanza con una vibrazione corrispondente e la aggancia perché si trova già fra i nostri meccanismi neurali, cioè qualcosa che ci appartiene. Proprio come succede nel funzionamento della sintonizzazione di una stazione radiofonica ad una determinata frequenza. Se già in partenza all’interno della nostra struttura biologica non esistesse alcuna tendenza verso queste manifestazioni, non attireremmo più emozioni e pensieri di frequenza bassa. Ma se noi abbiamo imparato a lamentarci fin da piccoli, coltivando una tendenza malsana, quindi, cronicizzando tale tendenza in una sorte di binario neurale ossessivo, e crescendo abbiamo continuato questo lavoro nutrendo questa tendenza, ci lamentiamo del governo, o dell’economia mondiale, possediamo comunque la frequenza/vibrazione della lamentela già dentro di noi, quindi entriamo in risonanza con quella vibrazione di lamentela che c’è in coda alla posta, con la sola differenza che noi cominceremo a costruire pensieri di lamentela circa il governo, non circa le bollette troppo care, e a provare emozioni negative conseguenti a quel pensiero. In questo modo, anche se tali basse vibrazioni sono oggetti estranei a noi, noi non li riconosciamo come estranei, perché li coloriamo con la nostra personale sfumatura di pensiero (il governo, piuttosto che l’economia, la guerra o la lite col nostro compagno, con nostra sorella, etc.), dunque li riteniamo nostri e li alimentiamo rimuginandoli a lungo e continuando ad intossicarci ed intossicare anche lo spazio nel quale ci troviamo. L’emozione negativa è un’energia dotata di una certa frequenza piuttosto bassa che entra nella nostra struttura biologica seguendo la « linea di minor resistenza » che qui trova, cioè seguendo il canale più largo che si è formato in noi grazie alle nostre abitudini consolidate di pensiero. Lavorando assiduamente, focalizzando la nostra attenzione su pensieri ed emozioni negative facciamo sì che anche le tendenze interiori che già sono radicate dentro di noi (per cause genetiche e abitudini socio-ambientali) con il tempo si affievoliscano, fino a scomparire. Evitando di alimentarle a ogni occasione esse infatti progressivamente muoiono, naturalmente, per mancanza di alimentazione, di nutrimento, di cibo; l’inizio di questo lavoro è fastidioso e appare difficile, ma se ne acquisiamo, con l’esercizio costante, una certa familiarità e manualità, diventerà ben presto un sano automatismo che porterà sollievo alle nostre stanche ed esaurite menti.
4. Le emozioni negative, abbiamo detto che vanno ad intossicare lo spazio nel quale ci muoviamo, ma vanno anche a inquinare il sistema di onde neuroelettriche vaganti nell’intero pianeta. Ogni volta che ci abbandoniamo a una emozione negativa, quindi, è bene essere consapevoli che danneggiamo tutti gli abitanti del pianeta, i quali grazie a noi troveranno più facile arrabbiarsi, lamentarsi o sentirsi frustrati. Chi causa l’odio e la guerra nel mondo? Noi diamo la colpa ad altri, alle multinazionali, ai potenti della terra, ai governi, ma ogni volta che siamo in guerra con qualcuno o nutriamo le nostre lamentazioni, noi diventiamo, per nostra parte, generatori di violenza, odio e guerra (è quello che la dottrina cattolica definisce peccato sociale). Vogliamo la pace ma lavoriamo in maniera sistematica e determinata contro la pace tutte le volte che durante il giorno critichiamo il comportamento di qualcuno, compreso il comportamento di chi fa la guerra. Le nostre critiche e i nostri bisticci coi parenti si riverberano a mezzo vibratorio di onde neuroelettriche nell’atmosfera emotiva del pianeta e vanno a inasprire i conflitti che già ci sono in tutto il mondo. Guerra, sfruttamento e prevaricazione che sono dentro di noi sono la causa degli stessi fenomeni a livello planetario. Se da qualche parte ci sono dei bambini costretti a lavorare dodici ore al giorno i responsabili siamo proprio noi, si, proprio noi che abbiamo firmato perfino la petizione contro lo sfruttamento minorile operato dalle multinazionali e poi riempiamo l’atmosfera di escrementi, rifiuti e scarti neuroelettrici non controllati provando emozioni negative alla vista di un certo uomo politico o di un certo nostro parente. Inquiniamo la stessa atmosfera emotiva e la stessa atmosfera mentale in cui crescono le nuove generazioni di bambini, i quali dopo pochi anni sono già pieni di emozioni negative e pensieri di una banalità, pregiudizio e di una uniformità convenzionale sconcertante.

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