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Sogno

La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere?

di Mario Smaldone 

I sogni aiutano a vivere, ma chi di voi non ha mai sognato? Domanda banale ma forse nemmeno così tanto. Sono molte le persone che, anche per lunghi periodi della propria vita, non ricordano i propri sogni. Eppure sono lì, ci sono sempre, ogni notte, giorno dopo giorno. Ognuno di noi fa almeno quattro sogni per notte.

 

Nell’arco della storia, molte persone, civiltà, filosofie hanno cercato di spiegare i sogni. I Sumeri ad esempio parlavano del rituale dell’incubazione: questa pratica richiedeva che un individuo scendesse in un luogo sacro sotterraneo, dormisse una notte intera e andasse poi da un interprete a raccontare l’eventuale sogno, che di solito rivelava una profezia. Poi c’erano i Greci che nell’interpretazione trovavano la loro guida spirituale. Per arrivare poi alla cultura popolare, spesso semplicistica dove le stesse formule chiave sono applicate indifferentemente a individui completamente diversi. La famosa smorfia napoletana ad esempio è un elenco delle associazioni di immagini, situazioni, oggetti, avvenimenti con i numeri del gioco del lotto, un dizionario prêt-à-porter dei desideri di uscire dalla necessità con una vincita risolutiva.

Ma vediamo ora un aspetto più psicologico. Il sogno è la creazione più spontanea che l’essere umano è in grado di fare. Il mondo del sogno spesso è una realtà molto differente da quella che viviamo quotidianamente. E’ come entrare in un’altra dimensione, dove il tutto è possibile, dove il paradosso la fa da padrone, dove spazio e tempo si annullano. Riusciamo ad inventare, in maniera inconsapevole, delle storie incredibili, che spesso non si sono mai verificate nella nostra vita e che non hanno nessun legame con la realtà; possiamo a volte rappresentare un eroe, altre volte una vittima, altre volte ancora un sanguinoso carnefice. Qualsiasi parte interpretiamo nel sogno, dobbiamo sempre tener presente che siamo noi gli autori del sogno, noi scriviamo la trama. Infatti, esso è un’istantanea della nostra esistenza, dove rappresentiamo le parti di noi stessi, quelle parti che l’individuo non riesce ad accettare della propria personalità e le rinnega. Ed è proprio grazie a queste parti nascoste della personalità che il sognatore può raggiungere la sua interezza e totalità.

Stesso principio vale ovviamente per gli incubi. Paradossalmente sono utilissimi, dato che sono la più evidente traccia del tentativo di sfuggire da qualcosa. Perls li considera come dei messaggi di avvertimento che tendono a frustrare la persona per sollecitarla ad andare avanti, a superare l’impasse che ne impedisce la crescita.

Esiste un’interpretazione dei sogni? Secondo me no. Possono esistere dei simboli universali perché rimandano ad aspetti comuni di ogni uomo, ma molti altri simboli hanno in sé diversi significati a seconda dell’esperienza che ad essi sono connesse. Ad esempio l’acqua vista in un ruscello può dissetare, rinfrescare; se, invece, vediamo un mare agitato con onde altissime, le attribuiamo un significato di minaccia, terrore.

 

Tags: Perls, Sogno, Paradosso, Esistenza, Incubi, Interpetrazione

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