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Sociodramma e sue applicazioni

Sociodramma e sue applicazioni in ambito sociale con particolare riferimento alle differenze interraziali.

Mai come in questo periodo si è sentito così forte il bisogno di affrontare i problemi interculturali per cercare di giungere sempre  ad una maggior integrazione e superamento dei “pregiudizi” interraziali. Il pregiudizio nasce dalla “cultura” vista come sinonimo di “identita”.

Le differenze diventano allora un baluardo da rivendicare con energia e strumentalizzate a fine politico e di confronto e separazione.

Da molto tempo le differenze fra il mondo occidentale ed il resto delle civiltà mondiali seguono un binario a senso unico. Il mondo occidentale si considera presuntuosamente il portatore di una cultura vista come linea di “progresso” che va in senso unilaterale dal mondo occidentale verso gli altri “mondi” considerati ad un livello tecnologico, scientifico, morale e politico assolutamente di un gradino inferiore.

Simile pregiudizio vive all’interno delle altre civiltà mondiali nei confronti della civiltà occidentale.Quanto possiamo essere considerati “immorali” dal mondo islamico, lo si è potuto constatare negli ultimi anni. Per capire questo fenomeno dobbiamo considerare l’”etnocentrismo”, che consiste nel valutare la propria “cultura” superiore rispetto alle culture di mondi diversi.

Il proprio gruppo sociale è sempre il “migliore”.

Questa visione della “comunità migliore” non lascia spazio al cambiamento, visto come contaminazione della purezza delle credenze caratterizzanti la società di cui si fa parte. Esempio di questo sono le stragi ed i genocidi che hanno accompagnato storicamente l’evoluzione dell’uomo dalla notte dei tempi ad oggi.

L’istinto di protezione del gruppo che porta, ad esempio, i leoni a sbranare i cuccioli di un gruppo diverso, è lo stesso contro cui l’uomo così detto “moderno” ed evoluto combatte da millenni.

Quali sono gli strumenti che abbiamo per giungere ad una maggior comprensione ed ad un superamento delle differenze che ci sembrano insostenibili? Innanzi tutto occorre fare una riflessione:Qualsiasi cultura vista dal di dentro è portatrice di tradizioni, storie, riti che sono contestabili nella loro unicità e portatori invece di una universalità che la molto simile proprio alle altre.

Se di una cultura ne analizziamo i miti e le storia ci accorgiamo che ci troviamo di fronte ad un sistema dinamico, che risponde agli eventi ed ai bisogni delle persone che ne fanno parte in modo universale. La differenza nasce “solo” dal fatto che il “diverso” visto dal di fuori assume connotazioni mostruose, mentre visto dal di dentro è uno dei “nostri”. Che strumenti abbiamo allora per servirci di questa conoscenza e rendere questa consapevolezza un ponte che ci porta verso l’altro tanto mostruosamente diverso da noi?                                                                  Dobbiamo ricorrere a quelle stesse qualità che portano l’uomo di un gruppo a capire i propri simili. Una di queste, ad esempio, è l’ “empatia” . L’uomo ha da sempre capacità di mettersi nei panni dell’altro, di sentire attraverso il sentimento dell’altro.

Ed è questo l’obiettivo a cui dobbiamo tendere se vogliamo davvero portare la nostra società ad una capacità di contenere e rielaborare le diverse culture che ci attraversano e in modo irreversibile tenderanno a infiltrarsi ed ad occupare il tessuto sociale nazionale.

Ma perché quest’infiltrazione avvenga in modo costruttivo e non distruttivo abbiamo bisogno di strumenti adatti affinché tutto questo avvenga.

Dobbiamo considerare che la socializzazione e la comunicazione accadono sempre in un contesto interpersonale. E quando entriamo in relazione con gli altri smettiamo di essere esclusivamente individui e diventiamo parti di un sistema. Familiare, lavorativo,sociale,etnico.

Il sociodramma ci permette di intervenire in gruppo , attraverso il gruppo e si serve  di tecniche psicodrammatiche.

Esso è una variante dello psicodramma, che come tutti sappiamo, è stato fondato dallo psichiatra Jacopo levi Moreno , nato in romania ma vissuto a Vienna e poi negli stati uniti, vicino a New York.

Come possiamo definire lo psicodramma?

Una ricerca della verità propria e quella degli altri, da parte di un gruppo di esseri umani che discutono liberamente dei propri problemi, li pongono in comune, li giocano attraverso una rappresentazione scenica, che permette loro anche di proiettarsi “fuori” da se stessi e quindi di coglierne con distacco l’essenza.  Le tecniche drammatiche , vissute in un contesto protetto dalla rappresentazione scenica porta  alla rielaborazione di eventi interiorizzati dalla persona in modo conflittuale.

L’essenza della vita psichica si completa nel gesto, nel non verbale.

Il corpo teorico a cui il sociodramma fa capo si riferisce alla teoria del ruolo , messa a punto da Moreno.

In sintesi : il nostro essere al mondo consiste fondamentalmente in una “messa in scena” . L’individuo esiste per rappresentare se stesso in relazione all’ambiente fisico/sociale che lo circonda. ESSERE in senso lato vuol dire INCONTRO con il mondo.Nell’uso comune il ruolo viene visto come un modo di agire non autentico, dietro la quale la persona si protegge o si nasconde per agire il suo ruolo sociale. Per Moreno il ruolo è la personale espressione della personalità dell’individuo ed esprime il normale adeguamento a vari modelli.  Per Moreno il ruolo viene definito : forma operativa che l’individuo assume nel momento specifico in cui reagisce ad una situazione in cui sono implicati persone o oggetti. Ma questa forma che aspetto assume? Per Moreno la Forma è creata dalle esperienze passate e dai modelli culturali della società in cui la persona vive. La forma diventa operativa quando si compie qualcosa in un dato tempo secondo una sequenza di momenti lunga il  necessario perchè l’azione acquisti compiutezza.   

Alla nascita il bambino vive in uno stato di totale confusione fra il se ed il mondo altro da se. La madre ha una funzione importante nel processo di diversificazione. La prima matrice di emozione per il bambino nasce dal bisogno fisico. La fame è il soddisfacimento che nasce dalla sazietà rappresenta il primo adattamento fisico del bambino. La madre c’è in risposta a questo bisogno ma a volte può anche non esserci nei modi e nei tempi giusti. Moreno chiama questo stadio iniziale dello sviluppo psichico come matrice d’identità, che rappresenta il suo universo indifferenziato , che appartiene all’esistenza ma non ancora alla coscienza. Moreno lo definisce il 1° universo. Il luogo psichico dal quale emergono vari ruoli come precursori del se, fino alla sua completa individuazione .  Individuazione che si compie attraverso vari ruoli inizialmente scissi e separati, ruoli psicosomatici, psicologici, sociali.

Infine nella seconda fase di sviluppo, che Moreno chiama 2° universo, il bimbo giunge ad una separazione fra Io e Altro da se,  Io e persone ed oggetti estranei. Si giunge così alla matrice d’identità globale, in cui si giunge alla percezione della relazione interpersonale.

Relazione che nasce dalla sua capacità di distinguere se stesso dall’altro, ma anche da quella di poter provare empatia per l’altro e “giocare” il ruolo dell’altro. Quello che si chiama: inversione di ruolo. L’altro, il fuori da se può essere immaginario o reale e da luogo a ruoli psicodrammatici simbolici come ad esempio DIO oppure, reali o sociali.come ad esempio IL GENITORE, il MAESTRO..etc.e.tc…ED è qui che si inserisce il valore del sociodramma.

Lo  psicodramma é un metodo di azione profonda che si occupa delle relazioni interpersonali e di ideologie private, mentre il sociodramma é un metodo che si occupa delle relazioni fra gruppi e delle ideologie collettive. Nel sociodramma esteriorizziamo e oggettiviamo i fenomeni culturali. Nel gruppo si vive un contesto sociale in miniatura dove i rappresentanti sono due: la società ed i personaggi che la caratterizzano nei loro ruoli standard: il politico, il giornalista, l’operaio, il bancario, il ladro, il prete, il rabbino, il monaco  buddista, l’extracomunitario, l’africano, l’indiano d’america..etc..etc. Lo stesso Moreno afferma, nel  suo manuale di psicodramma,  “ Il procedimento sociodrammatico è ideale per lo studio delle interrelazioni culturali, in special modo quando due culture coesistono l’una vicino all’altra ed i rispettivi membri subiscono un continuo processo di interazioni e scambio di valori. Se consideriamo due culture A e B vediamo che i membri della cultura A possono non avere alcuna immagine o più immagini molto inadeguate e distorte dei ruoli rappresentativi della vicina cultura B ed altrettanto capita nella cultura B nei confronti della cultura A.”

E quindi  essenziale poter riprodurre situazioni conflittuali attraverso una rappresentazione drammatica che permetta ad entrambi i rappresentanti dei gruppi A e B di immedesimarsi nei ruoli sociali senza riferirli personalmente a se stessi ma a quello che rappresentano all’interno del gruppo ed attraverso la catarsi, potersi liberare del pregiudizio interraziale. Da Moreno hanno preso l’avvio una serie di interventi di gruppo in campo sociale con tecniche di derivazione psicodrammatiche quali il ROLE PLAYNG , i cossidetti GIOCHI DI RUOLO, ed il PLAYBACK TEATRE. Il role playng è forse la forma più usata in ambito formativo e sociale. I giochi di ruolo , oltre ad essere stati usati in ambito di gruppi di formazione e di addestramento hanno avuto un enorme diffusione in ambito informatico. Sono nati così i MUD, giochi dove il protagonista si trova ad impersonare un personaggio che può vivere una vasta rete di identità e di situazioni. Nascono delle vere e proprie comunità virtuali dove le “personalità elettroniche” degli utenti di incontrano, si identificano e acquisiscono una posizione sociale di un certo tipo. Le origini dei giochi finalizzati ad acquisire una padronanza di situazioni reali si rifanno ad esempio al gioco degli scacchi, diretta derivazione dai giochi di guerra.    Dalle fine del 1700 nascono i giochi di simulazione assai vicini ai wargames,    costituiti da figurine comprendenti fanteria, cavalleria e artiglieria che si muovevano su una tavola ricoperta di sabbia, e con regole speciali e complicate. Questo gioco infine fu usato nella formazione degli ufficiali. Dai giochi di simulazione bellici si passò ai giochi economici. I primi ad utilizzare tali tecniche furono i commessi viaggiatori per esplorare i rapporti con i clienti, infine se ne sono appropriati i dirigenti di azienda.  Simulare  dal latino semilis = simile , radice europea = sem= unico. Significa riprodurre l’unico in modo che sembri vero.Gate= regole e ruolo= l’assunzione di un ruolo fa di un game un gioco giocato. Servendosi di questi supporti le simulazioni permettono agli utenti: 1. di esercitarsi in compiti che altrimenti sarebbero troppo onerosi o pericolosi 2. interrompere il gioco per riflettere o chiedere aiuto 3. l’istruttore può  rafforzare l’interconnessione tra soluzione dei problemi ed apprendimento

Numerose sono le  ricerche che hanno accertato l’efficacia delle tecniche di simulazione come strumento didattico e trasformativo.

Gli effetti psicologici dell’interazione con l’ambiente interattivo in cui si attua la simulazione giocata sono fondamentalmente simili a quelli provocati dal role.playng e riconducibili agli effetti psicodrammatici . Essenziale in campo sociale si presenta il Playback teatre, messo a punto dallo psicodrammatista statunitense Jonathan Fox alla fine degli anni 70. Storie e fatti della vita vengono raccontate da membri del gruppo e rappresentate al momento. Può essere svolto in ambienti pubblici  o in setting educativi e clinici.

Gli elementi che concorrono alla realizzazione di questo teatro comunitario sono: il direttore, gli attori, il musicista, il narratore.In ambienti pubblici si presta ad affrontare temi sociali , conflitti, abitudini diverse, credenze a confronto.In Italia Luigi Dotti ha creato a Brescia un teatro dove si effettua sessioni di   Playback teatre. Inoltre  conduce un laboratorio di psicodramma. Ma come utilizzare al meglio questo strumento? Quali possibilità abbiamo di “scendere in piazza” e portare alle persone la possibilità di confrontarsi con il teatro di se stessi?  Agli inizi del 2000, con l’estendersi della globalizzazione, in Brasile , a San Paulo, il sindaco ha attivato lo “psicodramma da Ciclade” sul tema “etica e cittadinanza”. Sono intervenuti 8000 persone e 700 psicodrammatisti, e hanno drammatizzato la domanda” cosa puoi fare tu per avere una città felice?” Si sono tenuti più di 150 psicodrammi simultanei in città. L’evento è stato organizzato da Marina Greeb. Dal 2002 ancora a san Paulo si organizzano sessioni di psicodramma  pubblico ogni settimana. Ed ancora qui in Italia , a Livorno, nel 2006 , nelle piazze si è drammatizzato una serie di incontri psicodrammatici dal tema: le voci della città. Infatti è la POLIS il soggetto protagonista del percorso formativo. La forza e la motivazione che ha spinto i cittadini livornesi a proporre una modalità totalmente nuova di lavoro nella città deriva dalla risonanza dell’esperienza brasiliana.  Mi auguro che ci sia sempre un maggior interesse in questo senso sia da parte degli operatori sociali che da parte degli utenti.  

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