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L’importanza della creatività nell’apprendimento

L’importanza della creatività nell’apprendimento

É in seno a questo spunto di riflessione che dovrebbe maturare la considerazione su quanto sia importante soprattutto in età scolare e non solo, lo straordinario potenziale della creatività intesa come predisposizione a relazionarsi con se stessi e con gli altri in armonia e capacità di interpretare la realtà che ci circonda in modo non unidirezionale. Nella scuola odierna non è difficile osservare negli stili di insegnamento e nella metodologia di volta in volta adottata un progressivo impoverimento delle strategie che avviino ad un Pensiero libero, autonomo, creativo a vantaggio di strategie di didatticismo e cognitivizzazione degli apprendimenti.
Il tema della “creatività”, pur evocando sempre questo termine connotazioni positive perché si riferisce a qualcosa di decisamente auspicabile, ha vissuto vicende alterne. Molto presente a partire dagli anni ’60 in vari ambiti di ricerca – psicologica, pedagogica, sociologica – e di applicazione nell’istruzione, nella pubblicità, nell’attività aziendale e nella psicoterapia, la creatività ha visto succedersi momenti di disinteresse ed in parte sottovalutazione a momenti di entusiasmo e di enfatizzazione.

Talora, infatti, climi culturali ed esigenze di vario ordine hanno dato maggiore importanza ad un processo educativo basato sulla sistematizzazione e sull’efficienza, in altri periodi invece si è prevalentemente reso esplicito il bisogno di maggiore apertura mentale, di libertà espressiva e di personalizzazione nonché di partecipazione diretta e consapevole alle occasioni ideative. Comunque la creatività è stata tendenzialmente concepita come dimensione contrapposta al modo comune di pensare, comunicare, agire oppure è stata comunque intesa come aspetto che si pone accanto ad altri più consolidati, riconosciuti e tradizionali. Quasi mai, purtroppo la creatività è stata vista come qualcosa che non si oppone o si aggiunge ad altre realtà ma che le attraversa, le compenetra e le arricchisce. Soprattutto nella concretezza della metodologia didattica ciascun insegnante dovrebbe rivalutare la creatività come un complesso di aspetti integrati: cognitivi, affettivi, motivazionali, culturali, comportamentali. Tutti insieme essi entrano in gioco nei modi con i quali l’alunno pensa ed opera nella realtà. Infatti, l’uso di tali capacità creative permette di ottenere risultati anche in contesti diversi da quelli scolastici dove è sempre più richiesta flessibilità di pensiero, capacità di dare soluzioni nuove a problemi esistenti, elasticità nell’ individuare non solo problemi nuovi ma anche le loro soluzioni, progettualità nell’ immaginare nuovi scenari e nuove visioni. In quest’ottica il processo educativo non deve essere inteso dunque come trasmissione e acquisizione di contenuti precostituiti, bensì come negoziazione di significati, scelta di percorsi interpretativi, ricerca e produzione di soluzioni innovative ai problemi. Nel caso specifico dell’Educazione le iniziative connesse alla promozione e al potenziamento della creatività sono state in genere progettate come alternativa ai modi più consueti di fare scuola o semplicemente come integrazione delle normali attività didattiche. Conseguentemente lo sviluppo della creatività negli studenti è stato inteso come stimolazione di potenzialità latenti usualmente non sfruttate o come arricchimento della crescita dell’individuo attraverso la sollecitazione di registri mentali soggetti al rischio di atrofizzarsi.

Meno considerata è stata invece la possibilità di ritenere la programmazione di interventi mirati a promuovere la creatività, un’occasione per vivificare l’intero processo educativo del discente nei diversi gradi scolastici in cui si articola e declina, tenendo conto della specificità didattica di ogni anello del sistema formativo. Ma perché oggi più che mai per gli chi opera nella scuola si avverte l’esigenza di riflettere sul tema del pensiero divergente e creativo? Sicuramente perché esiste a più livelli un bisogno formativo in tale direzione, perché gli alunni hanno bisogno di strumenti che li facciano orientare nella società del conformismo e dell’omologazione.
Infatti il mondo sta diventando, nell’era elettronica e dell’informatica, un universo di codici comunicativi spesso artificiosi e spettacolari che hanno arricchito enormemente le possibilità di pensare la realtà, soprattutto per la varietà delle combinazioni dei codici comunicativi e per la potenza e pervasività dei messaggi. Ma proprio questa ricchezza di stimoli, immagini, connessioni e integrazioni di linguaggi, può rendere la realtà più opaca, più difficile da leggere e quindi da vivere, soprattutto per gli individui in età scolare. Questa difficoltà interpretativa del mondo nella sua realtà talvolta genera negli alunni frustrazioni in ambito dinamico-relazionale. Il reale viene decodificato e vissuto come mondo virtuale, nel quale la rete di significati è costruita su sterili modelli stereotipati, lontani dall’universo poliedrico e composito della dimensione umana della soggettività e della personalità.
Anche se oggi non mancano nella scuola didattiche sperimentali per lo sviluppo della creatività, è difficile trovarla nei diversi processi formativi dell’età adolescenziale. La scuola è un’agenzia formativa e di trasmissione delle conoscenze. Sotto entrambi i punti di vista essa fornisce procedure e modelli interpretativi della realtà, attraverso l’apprendimento disciplinare insieme a gerarchie di valori, o più in generale di scelte, propri della società di cui è espressione. D’altra parte, come corpo vivo e sensibile della società, la scuola in ogni ordine e grado è chiamata ad essere aperta alle sollecitazioni che da essa provengono, a partire dai bisogni dei quali i suoi stessi fruitori sono portatori.
Come istituzione, cioè nel concreto realizzarsi delle sue funzioni educativa e formativa, la scuola troppo spesso scinde gli aspetti della soggettività, privilegiando troppo spesso quelli legati al possesso delle capacità logico-linguistiche necessarie alle “esigenze curricolari”, creando così le premesse dell’insuccesso scolastico, della frustrazione, o al contrario del successo, inteso però come “convergenza”, riconoscimento del dato, compiacenza verso esso.
La scuola, dunque, spesso rimane muta proprio di fronte all’esigenza dell’individuo di aprirsi al mondo in modo più consapevole e di sapersi muovere in modo consapevole in una realtà che diventa sempre più complessa e contraddittoria. Il potenziale creativo dell’individuo si stempera già nei primo anni dell’istruzione e va incoraggiato e promosso con strategie di problematizzazione dei dati, di metacognizione dei processi mentali ed ideativi, di astrazione del reale. Creatività è solo un altro nome delle normali attività. Qualsiasi attività diventa creativa quando chi la svolge ha cura di farla bene, o meglio di prima.
Ad esempio l’apprendimento iniziale della lettura e della scrittura propone spesso modelli “analitici”, sequenziali (ad esempio il metodo sillabico), e non è capace di attivare processi “sintetici”, analogici, appunto “creativi”. Gli approcci analitici rubano una parte del cervello dei discenti, nel senso che non riescono ad attivare quelle reti neuronali e quelle “connessioni” caratterizzate da processi non sequenziali, dinamico-complessi, di tipo analogico.
Alla base di un apprendimento creativo vi è la possibilità di possedere in modo consapevole strumenti che consentano non solo di comprendere il già dato (la creatività degli altri), stadio comunque indispensabile nel processo di apprendimento, ma anche di stabilire nessi originali tra i dati. E gli insegnanti possono contribuirvi insegnando sì contenuti ma soprattutto procedure, mostrando non solo i risultati dei diversi processi conoscitivi, ma anche il loro essere stati processi, appunto, costruzioni creative per inventare universi di significati. Apprendere attraverso l’esperienza delle discipline, può favorire, oltre che la motivazione, anche il gusto della ricerca, della critica, della riflessione autonoma, e quindi può rendere possibili lo sviluppo di attitudini creative. Solo in questo modo le competenze “curricolari” si intrecceranno sapientemente anche con gli interessi, le emozioni e gli slanci empatici.
Tanto più che gli studi più recenti sul dinamismo neuro-chimico della memoria, confermano l’ipotesi che l’apprendimento come processo mnestico avvenga proprio per l’attivazione combinata di sistemi e di reti neuronali interattive come l’emotività. In altri termini, l’apprendimento, come anche i processi mnestici della creatività, si attivano proprio quando il soggetto partecipa emotivamente agli stimoli che provengono dal mondo circostante. L’apprendimento “emotivo” crea dei canali memoriali profondi su nuovi tessuti neurofisiologici e attiva sinapsi neuronali destinate a lasciare traccia a lungo termine nel vissuto di ogni individuo.

 

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