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Madre terra nei percorsi arteterapici: Il potere trasformativo dell’Argilla

Madre terra nei percorsi arteterapici: Il potere trasformativo dell’Argilla

Intervento di Axel Rütten – in occasione del convegno annuale di Artedo a Lecce

21. dicembre 2014

La questione, se l’arte è femmina o meno, è discutibile. Cercando le figure femminili importanti nell’arte moderna ho trovato: Camille Claudel, che ha lasciato molte sculture prodotte durante la sua vita con August Rodin; poi Niki De Saint Phalle, che insieme al compagno Jean Tinguely ha realizzata opere di grande impatto come il Giardino dei Tarocchi in Lazio e la fontana di Strawinsky al Centro Pompidou a Parigi. Gabriele Münter è stata componente del Gruppo  “Der Blaue Reiter” (il cavaliere blu) del movimento espressionista in Germania e compagna per lungo tempo di Wassily Kandinsky.  Frida Kahlo poi è diventata famosa per le sue opere che accompagnano una vita movimentata è sofferta accanto all’artista messicana Diego Rivera. Per l’arteterapia il suo percorso è particolarmente interessante perché documenta come l’arte può accompagnare un percorso difficile e dare sollievo anche nei momenti più difficili.

Un’altra artista importante ed interessante, per non andare molto lontano, è Antonietta Raphael, compagna del pittore Mario Mafei, che ha vissuta tra Palermo e Roma e che ha dedicata la sua vita prevalentemente alla scultura. Così abbiamo all’inizio e alla fine dell’elenco (Claudel e Raphael) due artiste importanti che hanno utilizzato molto l’argilla, la quale è il soggetto dell’intervento.

Se è difficile sostenere che l’arte è femmina, possiamo però dire con sicurezza che nell’arteterapia la maggior parte degli studenti e dei professionisti sono donne. Questo dato fa pensare (anche se non è l’argomento dell’intervento). Parliamo ora di un materiale con un elevato numero di caratteristiche femminili (da intendersi come tendenza a prescindere dall’identità sessuale; paragonabile allo yin e yang nella filosofia cinese): L’ARGILLA

Pensando all’argilla mi vengono in mente parole come: contatto, ricevere, arcaico, completo, contenimento….L’argilla è grigia (non sempre), morbida, lunare, passiva e così nella sua apparente mancanza di identità chiara pare non essere particolarmente interessante.

Vediamo invece cosa succede quando le mani toccano l’argilla. Egli entrano in diretto contatto con la materia e possono percepire alcune delle sue qualità come morbidezza/durezza, caldo/freddo etc. Un contatto si istaura immediatamente e crea una risposta. Le mani iniziano ad esplorare, a stringere o comprimere, appiattire o sollevare l’argilla. E’ da qui che inizia il viaggio. Il contatto crea una relazione e poi un’azione nel modellatore. E’ da qui che si decide il carattere del gioco, la qualità della relazione. Se il modellatore si mette in ascolto potrà captare i messaggi provenienti dall’argilla – altrimenti utilizzerà semplicemente il materiale per modellare qualcosa di suo gradimento. Bisogna però vedere già qui con chiarezza la qualità differente del rapporto che si istaura. Nel primo caso il modellatore si mette in relazione e in ascolto dell’altro, apre uno spazio comunicativo importante dove l’altro può entrare. Nel secondo caso, invece, egli usa la materia per seguire uno scopo senza istaurare una relazione significante. Ovviamente dovrà lo stesso rispettare le regole intrinseche della materia per raggiungere il risultato.