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ll valore dell’arte nello sviluppo dei bambini

ll valore dell’arte nello sviluppo dei bambini

L’arte aiuta i bambini a diventare più intelligenti?

Ebbene, studi scientifici, condotti su bambini e studenti adolescenti, hanno determinato che la musica, la danza o il teatro sono in grado di intervenire sul cervello, migliorandone, considerevolmente, i processi cognitivi.

Secondo Intelligenti con arte di Letizia Gabaglio, apparso nel mensile di Neuroscienze  Mente & Cervello del Gennaio 2010, nel 1993 Nature, una delle più antiche ed importanti riviste scientifiche esistenti, annunciava al mondo la scoperta del cosiddetto “effetto Mozart”: alcuni studenti di college, a cui era stata fatta ascoltare la musica del compositore austriaco, avevano migliorato le loro capacità di percezione dello spazio circostante, fondamentali nella costruzione del ragionamento matematico e scientifico. Ma, contrariamente a quanto si è creduto per anni, ovvero che la sola musica classica fosse in grado di migliorare i processi cognitivi del cervello, una recente ricerca condotta da Ellen Winner, del Boston College e da Gottfried Schlag, della Harvard Universitiy, ha messo in evidenza che anche altre forme di musica sono in grado di stimolare i circuiti coinvolti nell’elaborazione degli stimoli musicali in bambini che studiano musica già dopo 15 mesi.

Accade spesso che i bambini manifestino insofferenza, svogliatezza o insufficienza nel rendimento scolastico: è questo il momento più favorevole perchè il genitore “proponga” al piccolo  una  forma d’arte, piuttosto che ricorrere ad  ausili sociali, psicologici o, ancor peggio, farmacologici.

Studiare musica in tenera età, certamente, stimola una maggiore capacità di rappresentazione geometrica e di apprendimento alla lettura.

Ma in che cosa è diverso il cervello di chi suona? Studi di “imaging” hanno stabilito che i musicisti che si sono accostati alla musica prima degli 8 anni dimostrano un maggiore sviluppo del ‘corpo calloso’, il ponte che unisce l’emisfero destro, la parte più veloce del cervello nell’elaborare i dati, dove risiede la capacità del linguaggio, a quello sinistro, il più lento, che presiede a compiti più complessi come l’elaborazione delle emozioni.

Infatti, un pianista, per esempio, è in grado di eseguire tecnicamente bene un brano e, allo stesso tempo, interpretare la musica dal punto di vista emotivo.

E chi danza? Chi balla richiama implicitamente aree diverse del cervello, dal momento che è  tenuto a mettere insieme capacità motorie, espressive e comunicative – “ imparare a danzare non va considerato esclusivamente un problema di passi e abilità fisica ma un prezioso strumento di formazione dell’individuo, poiché il bambino è messo nelle condizioni di comporre la propria danza senza il bisogno di imitare un modello ma, semplicemente, riassemblando l’esperienza del corpo” -, spiega Franca Zagatti, docente di attività motoria per l’età evolutiva all’Università di Bologna e ideatrice della danza educativa, in Intelligenti con Arte.

Parimenti l’arte della recitazione aiuta i ragazzi a sviluppare maggiori capacità creative, secondo uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Toronto che ha analizzato l’attività cerebrale di un gruppo di ragazzi che seguivano lezioni di recitazione, insieme alla loro capacità creativa, misurata attraverso un test di associazione verbale.

I preziosi studi effettuati da Michael Poster, professore e primario di psicologia all’Institute of Cognitive and Decision Sciences dell’Università dell’Oregon a Eugene, tuttavia, portano a ritenere che non si debba esclusivamente affidare all’educazione alle arti in sé la soluzione ai problemi di apprendimento, vista la diversità dei fattori (di natura genetica e cerebrale)  che intervengono a determinare il nostro interesse verso un’attività,  ma è necessario sapere che nei bambini che dimostrano interesse verso una forma artistica la pratica agisce sulla capacità di attenzione, migliora le funzioni cognitive ed è associata a un maggior sviluppo delle capacità di linguaggio e di lettura. Tornando alla questione posta in partenza, ovvero se l’arte stimoli l’intelligenza dei bambini oppure no, si può riconoscere, in definitiva, il valore della stessa nello sviluppo dei bambini, nell’ottica di favorire, tra l’altro, nuove esperienze didattiche nel campo scolastico, campo in cui, oggi, un’educazione artistica ampia e diversificata è quasi totalmente assente.

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