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Le polarità psicorporee

Le polarità psicocorporee riguardano  diversi aspetti del sé, complementari tra loro e necessari alla completezza della persona. La presenza di forze opposte  nella psiche e nel corpo può essere vissuta come una ricca opportunità di completamento, come una fonte di  autocompensazione  di parti sofferenti o eccessive, o come un passaggio armonico tra connotazioni diverse tra loro,  che rappresentano lo spessore, la ricchezza e l’unicità individuale.Può accadere tuttavia che  parti diverse del sé vengano vissute come inconciliabili e che il rapporto con qualità di energia contrarie ed opposte generi  un doloroso e a volte inconciliabile conflitto.

Quando sono presenti due forze può accadere che una reprima l’altra, prendendo il sopravvento, oppure che il dominio di una si alterni prepotentemente al dominio dell’altra, o ancora che le due parti siano in costante conflitto, con la conseguenza di neutralizzare l’energia e la carica a disposizione. In tal caso la funzione armonizzante  e integrativa delle polarità psicocorperee risulta compromessa, provocando disagio, malessere e una difficile convivenza con se stessi.
La polarità corporea alto/basso riguarda l’evoluzione della specie dalla posizione animale a quattro zampe a quella verticale che ci vede in piedi. In questa evoluzione la parte superiore del corpo e il suo erigersi verso il cielo si fa portatrice del maggiore sviluppo della razionalità e del pensiero, mentre la parte inferiore viene culturalmente confinata al ruolo un po’ deprecato dell’istinto e dell’animalità. E’ così che nell’impostazione della nostra crescita ed educazione, più facilmente si sviluppa nell’ individuo una forte componente “alta”, intendendo dire che spesso vengono privilegiate ed accettate le parti mentali  e le persone imparano letteralmente ad appoggiarsi  sugli occhi e sulle spalle , invece che sui piedi, basando la propria idea di se stesse più su un’ illusione mentale che sulla realtà corporea. Quando il mentale prende il sopravvento priva la persona di una grande ricchezza, quella della sua spontaneità, della sua naturalezza e della benefica espressione della propria parte”animale” che riguarda, tra le altre cose, la sua forza vitale e la sua sessualità. Può anche accadere che lo squilibrio si manifesti con la presenza di una forte e sconfinata istintualità, che non riesce ad essere canalizzata e a diventare costruttiva per la persona. In questo caso il disagio sarà soprattutto avvertito come un’incapacità di dare una direzione e una progettualità al proprio percorso personale, alle proprie azioni e alla propria vita di relazione. Le due forze possono essere in conflitto, annullandosi l’una con l’altra, cosicché la parte del sé che appartiene al mentale scredita e giudica tutto ciò che appartiene al mondo istintivo, mentre la parte emozionale si sente costretta ed arrabbiata contro l’eccessiva rigidità della mente fino a diventare distruttiva. La persona che integra la parte capace di scegliere, di discernere, di spiegare ed interpretare con la parte spontanea, istintiva ed emotivamente viva riflette questo stato anche nel suo corpo: il suo appoggio a terra sarà più sicuro e saldo, le sue spalle e i suoi occhi più rilassati, la sua energia scorrerà più fluidamente permettendo una  buona integrazione tra la mente, il cuore e i genitali. Questo stato energetico si riflette sulla maturità della persona e sul suo vivere in armonia con se stessa e con gli altri, nonostante le inevitabili difficoltà.
Lo scorrere fluido dell’energia non riguarda solo il passaggio dall’alto verso il basso e viceversa, ma anche la naturale pulsazione dal dentro al fuori e dal fuori al dentro. Al livello corporeo ciò evoca il ritmo della respirazione con le due fasi dell’inspirazione (verso l’interno) e dell’espirazione(verso l’esterno). In un organismo sano questo ritmo è alternato e fluido e l’energia scorre liberamente dal centro alla periferia e viceversa. Quando la persona tende a ritirarsi dal mondo esterno questo armonico fluire si interrompe, e prende il sopravvento il movimento del chiudere, del trattenere, del contrarre. Questa tendenza può assumere forme di intensa tensione cronica al livello della muscolatura profonda e di isolamento dagli altri e dalle esperienze dalla vita, oppure di forte compressione energetica ed emotiva, generando significative tensioni psicocorporee. Al contrario chi ha difficoltà a tenere e  a contenere, sarà perennemente proiettato verso l’esterno, verso gli altri, le situazioni ed i contesti , senza più riuscire ad ascoltarsi e a mantenere il proprio centro. Come in una costante espirazione farà difficoltà a nutrirsi delle esperienze e a  riconoscerne il valore ; potrà inoltre soffrire di sentirsi come una bandiera al vento, senza avere la connessione con una salda radice interiore. La polarità centro/periferia riguarda anche il rapporto con l’immagine di sé e con il sé autentico, quindi quanto la persona ha bisogno di basarsi su valori di riconoscimento e prestigio sociale o di approvazione altrui, e quanto invece può permettersi di esprimere la propria autentica natura.
Come la polarità alto/basso, anche la relazione avanti/dietro ha a che fare con il passaggio evolutivo alla posizione verticale: in questo cambiamento l’uomo bipede ha incominciato a scoprire e ad esporre  la parte anteriore del suo corpo, connessa con il cuore, con i sentimenti e con la vulnerabilità. Ciò era precedentemente difeso dalla posizione stessa dell’animale a quattro zampe, che usava la sua parte posteriore un po’ come la tartaruga usa la sua corazza. In questa nuova realtà  oggettivamente più indifesa, le corazze muscolari nella zona anteriore del corpo hanno iniziato ad assumere una forte funzione difensiva. E’ molto comune che lo squilibrio della polarità avanti/dietro abbia a che fare con un forte sviluppo della volontà, a scapito del contatto con i propri sentimenti e dell’esposizione di sé. In questo caso può essere difficile per la persona manifestare i propri bisogni, la propria tenerezza  e più facile muoversi nel mondo con l’attitudine dell’”io sono forte e ce la faccio”. Significa che sia negli uomini che nelle donne (anche se negli uomini può essere facilmente più vero) può essere sviluppata prevalentemente la parte maschile, mentre la parte femminile più sensibile viene chiusa in una cassaforte. La parte femminile è connessa con la possibilità di abbandonarsi, di fidarsi e di lasciarsi andare, quella maschile con la capacità di chiedere, di prendere e conquistare. Succede anche che le persone soffrano di un disagio legato alla carenza di una forte volontà o decisionalità e che si lascino guidare prevalentemente dalle sensazioni del momento, senza riuscire a raggiungere ciò che vogliono. Può succedere che le persone siano fortemente bloccate nell’espressione della propria aggressività o della propria assertività. Alcuni hanno molti problemi a dire di no, a far rispettare il proprio spazio e la propria volontà.
La polarità maschile e femminile è speculare anche alla parte destra e alla parte sinistra. L’emisfero destro del nostro cervello corrisponde alla parte sinistra del corpo e ha a che vedere con la capacità di ricevere, di intuire, di creare, di sognare, tutte qualità “femminili”, mentre l’emisfero sinistro che corrisponde alla parte destra del corpo è relativo alla capacità di apprendere , di capire, di ragionare, di formulare concetti sofisticati, aspetti propri del “maschile”. Mentre la destra ci fornisce gli strumenti per essere efficienti e produttivi, la sinistra ci permette di mettere in gioco la parte sensibile, intuitiva e creativa. Gli squilibri tra destra e sinistra possono avere a che fare con un blocco della creatività  oppure con la difficoltà ad ottenere soddisfacenti risultati nel modo più congruo ed efficace. Possono riguardare un conflitto della personalità circa la sua specifica identità e realizzazione.
La polarità maschile/femminile trova il suo equilibrio e la sua integrazione quando altrettanto valore viene accordato al sentire e al fare, al processo e al risultato, alle emozioni  tenere e a quelle aggressive, alla fiducia e al discernimento ,all’abbandono e al controllo .
Ci sono poi lati di sè che la persona, conosce, riconosce e accetta: si tratta per così dire della sua parte in luce, che può riguardare tanto i propri aspetti oggettivamente positivi quanto ciò che viene valutato come amabile e gradevole, anche a scapito di altre componenti vitali della personalità. Chi è cresciuto nell’aspettativa altrui di essere simpatico e ottimista, per esempio, potrà vivere con estrema facilità questa parte di sé, considerandola accettabile e positiva, a detrimento di zone più sensibili e scontrose, magari, oppure aggressive, che non hanno avuto modo, nella storia della persona, di essere contattate ed espresse. Quando interi aspetti della propria personalità vengono rimossi o negati, importanti risorse sono disattivate  o perdute: i sentimenti di vulnerabilità o la carica vitale insita nell’aggressività, per continuare con l’esempio citato. Ciò che viene relegato in zone inaccessibili alla consapevolezza e alla comprensione, è la parte ombra della persona, quel grande mare ricco di molte buone cose, che restano però sommerse e sconosciute. La polarità luce/ombra si esprime per esempio attraverso i sogni, quando parti buie premono per venire riconosciute dalla coscienza ed essere “illuminate” oppure attraverso messaggi del corpo, quali i sintomi psicosomatici, che stanno chiamando all’attenzione, con il loro linguaggio simbolico, qualche aspetto non visto e non integrato della personalità. A livello corporeo la parte ombra coincide con quelle zone del corpo che vengono percepite come distanti o come non accettate, o che oramai la persona non percepisce nemmeno più. Avvalersi positivamente della polarità luce/ombra significa  predisporsi con curiosità all’esplorazione di ciò che ancora non si è evidenziato ed espresso a proposito di se stessi, con lo scopo di ampliare e arricchire la gamma delle proprie risorse e dei propri strumenti

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