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La musica e la musicoterapia: competenze musicali, esperienze e riflessioni

La musica e la musicoterapia: competenze musicali, esperienze e riflessioni

Preludio: La voce agli anziani
– Oggi Francesca nel suo vagare si è soffermata ad ascoltare la musica…… ho cercato di leggere la sua postura e i suoi movimenti nella mia improvvisazione ……… ha alzato gli occhi e mi ha sorriso…….. è la prima volta che accade tutto ciò da quando è ospite della struttura, al suo ingresso era molto sospettosa e diffidente. Ho colto il suo sorriso e ho battuto il tempo con la mia mano sulla sua spalla……. non si è allontanata da me.

Si è seduta con gli altri e mi ha ascoltato mentre suonavo. – Francesca è una delle tante persone che ho conosciuto qui alla Rossi Sidoli. Probabile malattia di Alzheimer difficilmente si avvicina alle persone, passa quasi tutta la sua giornata in piedi vagando senza meta fra corridoi e camere. – Mi avvicino ad un anziano che accompagna le canzoni battendo ripetutamente sul tamburello due colpi veloci con la mano destra ed un colpo lungo con la sinistra. Bruno mi dice: “Sai io facevo l’artigiano e spesso preparavo i ferri dei cavalli per i carrettieri… questo era il movimento che avevo al lavoro due colpi corti sul ferro e uno lungo più forte …..certi ritmi non si dimenticano se si ripetono tutti i giorni ..” – Bruno è una vecchia conoscenza, quando ero piccolino lo incontravo nei giorni di mercato in paese. Ci si salutava, penso fosse un amico di mio nonno. Ora è in casa di riposo non ha figli, solo qualche parente in Francia. Nella sua vita si è adattato a fare di tutto. Per un breve periodo è stato contadino con i suoi genitori, poi è partito emigrante in Francia dove ha fatto i lavori più umili. Poi la guerra ed il ritorno a casa per ricostruirsi un lavoro: il fabbro. – Adriana: “Quando ero giovane avrei voluto sposare un fisarmonicista……lei vuole sposarmi?” Adriana invece non la conosco affatto è entrata oggi in struttura e già mi ha chiesto di sposarla… Paolo (il direttore) l’ha accompagnata da me, … di solito l’attività di musicoterapia è una delle prime ad essere frequentata. Devo comunque chiedere sue notizie ai famigliari e al personale per avere un quadro più preciso della persona. Mi pare una signora distinta, mi hanno detto che non è dei nostri posti, forse viene dalla città? – Carla: “Da giovane mi ero innamorata di un alpino….. lui però è partito per il fronte e prima di lasciarmi sola mi ha detto, trovati un marito perchè io non tornerò più … da quel momento non l’ho mai più rivisto ……… mi cantava sempre questa canzone che ora mi canta lei ..” -Penso che sia ospite della struttura da circa 17 anni. E’ stata sposata ma è ancora perdutamente innamorata di quel bel giovane che non ha mai più rivisto. Il suo era stato un matrimonio combinato, aveva sposato un cugino di primo grado, un matrimonio di interesse come lo definisce lei. Alla morte del marito ha preferito prendersi una cameretta in Casa di riposo, non se la sentiva di continuare la vita in solitudine. Ama ascoltare le canzoni e collegare i testi ad avvenimenti vissuti. La sua salute peggiora di giorno in giorno e ricorda sempre meno quello che … vorrebbe ricordare. – Giovanni: ” Mi è piaciuto quel che ha suonato oggi….. (mi dice con voce aspra e decisa) si è ripetuto qualche volta però………anche se sono sordo ho sentito che ha suonato due volte “Sul cappello”. Giovanni è un malato di Parkinson. Dalla sua sedia a rotelle guarda attento tutto ciò che gli è intorno. Ama comandare ed imporsi, non può muoversi senza l’aiuto degli altri, è costantemente isolato dal gruppo. Con lui ho frequentemente lavorato in equipe con la fisioterapista. – Domenica: “Guarda la Monica non parla mai ma la musica la capisce ….. guarda come và a tempo….” – Domenica e Monica sono due inseparabili amiche sempre mano nella mano. Soggiornano nella stessa camera, si sono conosciute da poco tempo, Monica non parla più da tempo anche se ha la capacità di pronunciare le parole. Saltuariamente canta e ama suonare i tamburelli. A fine attività se non le chiedo di riconsegnarmeli li porta decisa in camera. nel suo armadietto forse fra i cassetti qualche mio strumento che ancor oggi sto cercando…

Introduzione al tema della musica-musicoterapia con anziani
Il panorama applicativo della musicoterapia con anziani offre una varietà di situazioni. Questa diversità operativa risulta essere un punto di forza della disciplina. Viene palesata infatti una ricchezza di interessi ed un’indiscutibile sforzo verso valori comuni di azione. Si stanno sempre più aprendo canali informativi di confronto, utili ad una coesione di intenti, sia in Italia che all’estero. Al centro dell’operare vi è ovviamente la figura dell’anziano nel suo rapporto con il materiale sonoro. Anziano inteso come vita musicale vissuta, elaborazione progettuale di un’identità sonora in comunicazione dialogica con il mondo. Gli ambiti di intervento più attuati allo stato attuale risultano essere quelli con persone autosufficienti con obiettivi volti all’integrazione della persona in gruppi omogenei. Nella letteratura esistente però in questo caso molto spesso risulta difficile distinguere la differenza fra un intervento sistematico di musicoterapia e approcci di animazione musicale. Altre esperienze prendono in esame pratiche musicoterapiche di gruppi eterogenei, che attraverso il canto, l’uso della ritmica a supporto della voce, l’utilizzo degli strumenti nell’improvvisazione musicale convergono alla veicolazione della relazione terapeutica. Una buona parte delle esperienze documentate si occupa della malattia di Parkinson e delle potenzialità della musica di essere supporto alla distensione muscolare per poter meglio direzionale la riabilitazione e il coordinamento del movimento. Ampio spazio è dato alla ricerca e all’applicazione della musicoterapia con le demenze. Le sedute sono in prevalenza di tipo individuale ma non mancano esempi di gruppi (poco numerosi) di malati di Alzheimer. In prevalenza viene scelta musica non registrata, utilizzata come proposta, accompagnamento, conduzione. La musica registrata è spesso presente nell’approccio con malati terminali come rivisitazione della vita e accompagnamento alla morte. Alcuni studi dettagliati analizzano l’ascolto musicale come proposta coordinata di brani musicali, esperienze specifiche invece lo utilizzano come supporto a narrazioni guidate. Interessanti e sempre più menzionate le attività di costruzione di strumenti musicali a completamento di attività di musicoterapia complesse. Sempre più frequente l’abbinamento fra musicoterapia e fisioterapia con l’obiettivo di far convergere nella medesima attività musica e movimento. Questa la situazione attuale ma bisogna ricordare però che solo una trentina di anni fa in Italia poche erano le strutture disposte ad investire con convinzione risorse e personale sul campo. Differente era invece la situazione all’estero dove con la figura del musicoterapeuta istituzionalmente riconosciuto e una valida letteratura di supporto si potevano monitorare avviate situazioni di utilizzo della musica in ambito geriatrico. L’interesse e la fiducia che circonda l’argomento oggi anche in Italia deriva a parer mio da differenti situazioni che hanno condotto nel tempo ad un “pensiero positivo” riguardo le potenzialità della musica nei confronti del settore della terza età.

Cerco di esaminarne brevemente le motivazioni.

  • Una crescente consapevolezza sociale che la vecchiaia non è una malattia e che l’anziano è ancora soggetto attivo con potenzialità da attuare anche in campo musicale.
  • Una esplicita richiesta da parte dei famigliari di azioni di intervento volte alla prevenzione e al mantenimento di una buona qualità di vita della persona, non solo fisica ma anche intellettuale, affettiva e relazionale.
  • L’inserimento sistematico di attività di animazione nelle case di riposo. L’animazione e più propriamente l’animazione musicale, hanno esplicitato nel contesto le potenzialità intrinseche della musica come valido aggancio con il vissuto dell’anziano stesso.
  • Una pressante rinnovo progettuale da parte degli enti ed un bisogno interno di ricerca della musicoterapia stessa hanno prodotto pubblicazioni a tema, siti internet di riferimento, scambi di informazioni fra operatori. – Maggiore interesse per una letteratura straniera di riferimento (in particolar modo in lingua inglese) L’esperienze compiute in altri paesi sono stati per molti in Italia punto di partenza e momento di riflessione di percorsi formativi.

 

Esperienza personale lavorativa
A Compiano (PR) nel settembre del 1996 ho iniziato la mia attività di musicoterapia in una struttura che è luogo di residenza tuttora per circa 80 anziani. E’ un’esperienza che ritengo molto valida per la mia formazione professionale che dopo una prima richiesta di intervento a breve termine ha invece avuto prosecuzione sino ad oggi. Quale musicoterapia quindi alla “Rossi Sidoli”? Musicoterapia come incontro fra identità musicali1: Musicoterapeuta, anziano/i. In un’ottica relazionale i bisogni sono punto di partenza di percorsi che attraverso le intrinseche potenzialità della musica elaborano obiettivi riabilitativi, cognitivi, sociali a breve medio e lungo termine. In questo contesto il termine Musica è da intendersi come mezzo intermediario, elemento utile a promuovere l’indagine e la relazione fra identità sonoro musicali differenti. Il materiale musicale diviene oggetto plasmabile che se utilizzato nei suoi componenti costruttivi e supportato da un setting e da uno strumentario dinamico può veicolare al/il dialogo sonoro2. La relazione musicale in questo contesto pur nel distinguo e nella specificità dei ruoli pone i soggetti nella dinamica della proposta e della risposta, dell’accompagnare e del condurre in un’ottica di condivisione d’intenti. E’ un tipo di intervento che si è strutturato nel tempo cresciuto con la volontà di collaborare con tutti gli operatori della casa di riposo e con i famigliari degli ospiti. Tenuto conto delle differenti caratteristiche patologiche e psicologiche in cui si vengono a trovare gli anziani della struttura, un piano di lavoro che intende utilizzare le potenzialità della musica per migliorare la qualità di vita nella terza età deve perseguire nel particolare i seguenti obiettivi:

  • Incentivare la condivisione di interessi comuni per facilitare i rapporti sociali.
  • Essere promotrice di attività che implicano esercizio fisico e mentale.
  • Promuovere nuovo apprendimento.
  • Rivalutare il soggetto come fonte sonora creativa dalla quale attingere idee e insegnamenti.
  • Essere sollievo nella sofferenza..

“L’arte come un processo conoscitivo che muove dall’uomo ….. va nella direzione dell’uomo”3. Un approccio terapeutico deve comunque considerare prioritario il rispetto della persona. Sono da evitare atteggiamenti invasivi ed un’ottica votata al personalismo, all’imposizione e alla ricerca fine a se stessa; è basilare la lettura dei bisogni dell’anziano. I progetti di attività sono sempre stati redatti in equipe. Ho collaborato in stretta sinergia sia con l’animatore, con la fisioterapista, con il personale medico interno ed esterno alla struttura. I luoghi degli incontri si sono diversificati nel tempo, diverso il setting e lo strumentario (setting dinamico). In questi anni ho utilizzato molto le canzoni. Canzoni come canto, reminiscenza, identità. La forma canzone è oggetto sonoro-testuale che se opportunamente plasmato diviene fulcro e mezzo intermediario della comunicazione. La comunicazione non è semplice riproposizione di una letteratura musicale, è invece condivisione che partendo da una base conoscitiva comune (la forma e il suo linguaggio) ne diviene una rielaborazione creativa. In questo contesto possono essere prese in considerazione le canzoni del passato apprese nel tempo, la composizione o la riedizione di materiale nuovo che tocca il vissuto della persona nel presente o che affronta o descrive una situazione futura. Variabili di questo processo possono essere la forma, lo strumentario, gli abbinamenti, la struttura musicale, le sequenze, le omissioni, le interpolazioni dei vari parametri musicali o testuali. Strumento principe è stata la fisarmonica che mi ha permesso per le sue caratteristiche antropologiche, organologiche, culturali, di supportare validamente la mia azione. Non solo le canzoni sono state il materiale utilizzato. Molti sono stati i momenti dedicati all’improvvisazione (gruppo e singoli) e all’ascolto. Ho cercato di seguire la vita dell’anziano in casa di riposo dalla sala da pranzo, al salone, alla camera con malati terminali, ai corridoi, alla palestra. Ho lavorato cercando di collegare tutti i miei interventi con i singoli o con i gruppi con un criterio di circolarità e continuità di azione. Condivido le considerazioni di K.Bruscia3 nel quale si asserisce che la musicoterapia debba essere “sistematica nel senso che è finalizzata, organizzata e regolare…… Le sue tre componenti procedurale sono: accertamento, trattamento e valutazione” e in questo contesto ho cercato sin dall’inizio di muovere i miei passi. Il mio intervento di musicoterapia ha inoltre tenuto presente che “……L’arte è qualcosa di più che la produzione di oggetti belli o anche espressivi….. è essenzialmente un processo mediante il quale esploriamo il nostro mondo interiore ed esteriore e impariamo a vivere in esso” 4. Musica quindi come arte e come aiuto al raggiungimento di uno migliore qualità di vita attraverso percorsi riabilitativi e terapeutici.

Prospettive
La casa di riposo “Rossi Sidoli” nel Giugno 2002 ha promosso il convegno “La musica della vita”. Il confronto la riflessione sulla musicoterapia con anziani ha evocato l’urgenza di una più attenta analisi dell’attività in materia. Quali i benefici ? Come valutare l’attività? Come rilevare i dati da analizzare?. In sinergia con altre strutture presenti al convegno è stata istituita un gruppo di verifica/confronto che ha deciso un protocollo in itinere con schede già in uso in ambito medico e con l’integrazione di schede da me appositamente elaborate per la rilevazione dei dati musicali (poi ho inserite in un corpo unico all’interno di un software) che sono tutt’oggi utilizzate in varie strutture. Questo software utilizzato anche con le demenze incorpora sia schede di valutazione musicali che altre di valutazione multi-dimensionale. La sua compilazione è effettuata in equipe. La ricerca musicoterapica su questo versante abbisogna ancora di molta strada da compiere per poter trovare univoci mezzi validati di verifica propri del campo della musicoterapia anche se molti autori-ricercatori hanno prodotto materiale già utilizzabile anche in ambito geriatrico. Diverse le esperienze in italia e all’estero sul campo.

Conclusione: Il senso dell’intervento di musicoterapia
Ritengo che la vera competenza di chi opera con la musicoterapia sia quella di saper utilizzare il materiale sonoro non esclusivamente come semplice intrattenimento ma come utile strumento della comunicazione che partendo dai bisogni progetta in equipe percorsi dinamici. Percorso musicale inteso come dialogo sonoro: accompagnare, condurre, aspettare camminare insieme verso obiettivi personalizzati. Necessita ovviamente che si consideri la persona nella sua interezza nella sua storia nella sua situazione attuale, nel suo contesto. Musica come valore dell’essere nel tempo e nello spazio, nei contesti.
Infine….Intravedo infine (….quasi a contraddire il titolo della mia relazione) l’esigenza di convergere tutti verso una musicoterapia (CON) anziani rispetto ad una musicoterapia (E) anziani a sostegno e a rinforzo della centralità e del valore dell’unicità della persona umana.

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