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La mente generativa (o pro-creattiva)

Il sintomo, la crisi, il disagio, sia esso emotivo (psichico) o …finanziario, è un segnale per cambiare,una strategia,atta a modificare i comportamenti sia nelle famiglie che nelle aziende.E’ una scrittura che prende  il corpo e la mente in un gioco di contrapposizioni speculari, dove non si sa chi e’ causa, chi  e’ effetto. E’ una comunicazione di cui dobbiamo decodificare  il senso e il segno.da doive viene e soprattutto che cosa vuole,dove và.

Da molti anni mi occupo del cambiamento come scienza e come ”mestiere”, con i pazienti e con le imprese, le persone in cerca di felicità e le aziende in cerca di strategie per sopravvivere. Del “change” come possibilità per le persone di trovare strade nuove, alternative di vita, modi di “vedere” i bisogni in funzione dei desideri. Ho sempre considerato il sintomo psichico e psicosomatico come un segnale forte, un crittogramma dell’inconscio, una nota stonata in una melodia da ritrovare. Una strategia di comunicazione che il paziente adotta nei confronti del gruppo sia familiare che lavorativo. La crisi sarà per tutti ,un’occasione di rinascita? Un’ occasione cre-attiva? O pro-creattiva? La crisi trovera’ una mente altrettanto  generativa?pro-creattiva? resiliente? E come?
Il sintomo ti appare nella vita per segnalarti che sei su una pista troppo battuta e forse sbagliata. Arriva per dirti che devi cambiare.In questo senso e’ benefico, perche’ ti dice basta!E’ una svolta,il sintomo,che ti fa  male ,ma da cui puoi risorgere, ome nelle aziende. I sintomi,i disagi,le crisi,sono dunque il necessario pedaggio da pagare per il cambiamento.
La vita richiede  una riorganizzazione  e una ri -negoz-iazione continua dei centri  cerebrali e dei flussi neuronali, che gestiscono emozioni,  punti di vista, sensazioni, obbiettivi: come quando ci si innamora, si deve  ripartire quasi da zero per conoscersi, collegarsi, ri-conoscersi e riconoscere sé stessi nuovi. L’amore genera, oltre che salute, anche una mente generosa. Contrariamente,la rabbia e l’odio ci rendono rigidi,non aperti e indisponibili.asse chiuse,in cui e’ difficile mettere dentro qualcosa.La rabbia dunque e sentimenti negativi,influenzano negativamente i flussi del cervello neuronale e non lo rendono plastico,reattivo,procreativo, generativo. Bisogna prima sciogliere i nodi umorali per avere visioni chiare e ottimali,questo vale per la famiglia delle aziende che per le famiglie, soprattutto se allargate.
I nodi viscerali bloccano la creattivita’ mentale in un processo di regressione e inibizione fino alla morte delle iniziative,la depressione sia in senso aziendale che familiare. Esiste lo stesso nesso di causalita’ fra rabbia e inibizione all’apprendimento.Fra odio e rancore e mancanza di spirito di sacrificio di motivazione. Per  far ripartire la mente pro-creattiva,bisogna togliere nodi e grumi di insofferenza,pena il blocco dell’attivita’ e dell’attivita’ mentale.
L’amore e la mancanza di paura nei confronti del futuro, permette invece  di apprendere, addirittura ci dà gioia nell’apprendere, e di stare bene assieme  agli altri(i cosiddetti clienti interni,i nostri collaboratori):
Tanto che l’ossitocina (ormone rilasciato in fase di innamoramento) è chiamato anche il modulatore dell’impegno!Tutto questo dipende dalla fiducia che abbiamo in noi stessi,nel nostro potere relazionale,che è principio di ogni comunicazione.Fiducia e creattivita’ per far fronte alla crisi. Se ci sono sintomi, manca la fiducia relazionale,manca il patrimonio piu’ grande che è la capacita’ di comunicare.
Smettiamola di temere futuro, prendendo i sintomi come crisi e la crisi come sintomo e come sfida, per dare nuove accelerazioni o volute decelerazioni, a pensieri ed azioni. Se così faremo, moduleremo i nostri cervelli in maniera plastica per i tipi di difficoltà che ci aspettano. E sapremo superare gli ostacoli. Altrimenti i primi ostacoli saremo noi, le paure, le insicurezze, la  mancanza di speranza ,il  nero con cui tingere ogni cosa. Mi ricordo Maria Concetta  che decise di cambiare vita dopo  una brutta malattia. Mise un atelier d’arte vicino a Spino d’Adda. Chiamò pittori della luce,ecologisti in erba,disegnò il “Nodo dei sogni ”centro per l’arte e l’ambiente. Guarì dal mal di vivere che era diventato melanoma e divenne,la sua casa, fulcro di attivita’ varie,che partivano da cultura ,natura e arte. Tutto divenne dolcezza e cambiamento nella sua vita. Persino i mobili di casa sua non volle piu’ vedere e li fece lei stessa con le sue mani,piu’ rotondi,come i vecchi trumeau della nonna , piu’ dolci : meno razionalismo piu’ pittura. Il sintomo l’aveva aiutata a vivere meglio…
La carta giocata era la vita. La vita, ora,in quelle stanze,continua in modo piu’ sinuoso, fra le pieghe dell’Adda. Ma c’e’ bisogno di una brutta malattia per cambiare? O di un fallimento secco come un colpo di frusta? Non possiamo vedere prima e generare nuove forme di adattamento sia sul piano umano ,che aziendale,nella comunicazione e nella relazione?Persino i siti web sono talmente piu’ umani di noi,piu’ comuni- cosi,da essere preferiti alle nostre persone!
Mi ricordo anche un’azienda,con sede vicino ad Alessandria.Tutto filava liscio.Improvvisamente una crisi di leadership,  fra il padre ed il figlio.Avevano costruito muro contro muro.Il primo ad accorgersi di questa de-generazione fu il project manager,la persona appunto che si prendeva cura del futuro dell’azienda: che mi chiamo’. Mesi e mesi di riunioni centrate sulla comunicazione sul e del   gruppo .Chi stava con chi e per quale motivo.L’azienda si era spaccata come quando due si separano. Da una parte il padre con alcuni collaboratori,dall’altra il figlio, quasi solo. La guerra,la competizione era dentro,e non solo fuori,come capita anche alle migliori famiglie. Ora l’azienda va a gonfie vele,poiche’ la crisi ha dissolto quei nodi comunicativi quei silenzi e quei musi,quegli sbarramenti comunicazionali che relegavano il ruolo di ciascun membro dell’azienda all’oppositivita’ e dunque alla stagnazione produttiva. Anche l’azienda e’ una famiglia. Le dinamiche psicologiche e comunicazionali sono le stesse. Per questo hanno bisogno ogni tanto di una cura.Di una sana decriptazione.Come per i geroglifici.E di vedere piu’ luce nel futuro,anche a breve,fra i membri stessi della stessa business community.
Ma vediamo cosa succede  quando stiamo male?
Quando “siamo giu’ di morale”siamo di cattivo umore, depressi, la plasticità del cervello s’interrompe , s’irrigidiscono gli arti (il colpo della strega!),e i nostri comportamenti interattivi,e sul piano biologico ed organico  si abbassano le difese immunitarie, non apprendiamo più: ma anche questo dis-apprendimento è preludio al cambiamento. Per cambiare mente, dunque, dobbiamo paradossalmente stare male nella vecchia pelle, guarire dai  vecchi sintomi,cambiare dinamiche, modi di pensare il futuro. Come i bruchi ,da cui escono le angeliche farfalle!Dobbiamo sdoganare le abitudini che ci rendono secco il cervello.Conoscere meglio i sintomi per combatterli.
La mente ed il sistema psicologico ed affettivo,sono  correlati e in continua trasformazione,a seconda delle relazioni,delle comunicazioni,dei comportamenti  ,del pensiero e della rappresentazione che una persona ha di sé stesso,della forza iconica, simbolica della cultura che possiede, della passione che rafforza il pensiero in un circolo virtuoso di straordinaria potenzialità evolutiva..
Oggi all’Ospedale Fatebenefratelli,a Milano,ad una donna depressa, si somministra la musica di Wagner,di Vivaldi,a secondo del grado di patologia!
Conoscevo un manager,casa di sicuro effetto, architetto di punta. Tutto spigoli  bianco e nero. Si ammala  la figlia Sonia,ha una sclerosi:la prendo come paziente,in base al principio che sotto la  depressione di una figlia dimenticata , c’ è tanto fuoco da riattizzare,  tanta affettività da far emergere dal rapporto , molte parole che chiedono di riaffiorare al posto della malattia. Chiedo al manager padre di cambiare tutto in quella casa fredda e distante, e di incaricare la figlia di arredare quegli interni cosi freddi impersonali,anaffettivi..Contemporaneamente ai colloqui che avvenivano nel mio studio chiesi a Sonia di darsi da fare con imbianchini,tappezzieri,mobili presi in negozi anche di seconda mano.
Il tetto (!) della cifra  per rifare casa era bassa,in modo da stimolare l’ allegria mentale  della ragazza.
Tre mesi dopo la casa era tappezzata di vecchie foto ,soffici. cuscini,  vecchi pizzi. Assieme a  nuove icone ,foto di attori,paesaggi incantati.Era rinato il legame e con esso il soffio della vita.
Aver costruito la propria casa,ha ridato fondamento e radici a Sonia.Arrivate le endorfine(ormoni del piacere),si sono alzate le difese immunitarie.Il clima emotivo in famiglia è diventato caldo:c’e’ voluta una sclerosi della figlia, perche’ il padre  prendesse tutte quelle cure e quelle responsabilita’ che non si era preso prima!
Il darsi da fare per qualcosa,prendersi impegni,lottare per qualcosa,rendersi utili,colora la vita, tonifica,ci mette in comunicazione, ci ridà il sorriso, che e’ il primo  benvenuto per tutti. La passione emotiva ed affettiva,la spinta motivazionale,l’entusiasmo contagioso sono un fattore biologico primario,di nutrimento per l’architettura emozionale del cervello, per la sua neuro-plasticità. Piu’,a volte ,di qualsiasi medicina.. Senza amore,muoiono parti del cervello,che a sua volta disinnesca reti neuronali,che abbassano le difese immunitarie.,che a loro volta  secernono ormoni killer.in un circuito che si auto-avvita. La sclerosi di Sonia,ragazza  di ventitre anni, si e’ fermata alle prime fasi.
Ecco perché i sintomi ,siano essi familiari o aziendali,sono sentieri impervi, ma luminosi (o “numinosi”?) :ci chiedono di fermarci, per riscoprire il daimon, il talento, l’energia vitale bloccata, la connessione che si è spenta, l’amore che hai perduto,la ferita che e’ rimasta aperta.Star male è il primo segno di una strategia  globale di cambiamento(cambia-mente!) della vita: il paziente diventa un “senziente” poiché sente che il  sintomo gli sta sussurrando qualcosa che non vuole o non sa capire. Dipende  anche da te come guarire,che strada prendere.
La tua medicina e’  il modo di affrontare la vita e la morte.Il tuo cervello è “infinito” (Norman Doidge, Il cervello infinito, Ponte alle Grazie, 2007) :usalo attraverso parole nuove, approcci diversi ed entusiasmanti,colori e movimenti ,anche di danza del pensiero. Così è anche per le strategie d’impresa: se un’azienda sta male non sono solo i conti che traballano, ma è soprattutto la mancanza di progettualità e di obbiettivi, di vision, il blocco emotivo e cognitivo del capitale umano, che la intralciano nel processo produttivo. Come per le madri nel processo riproduttivo.
La conoscenza e l’amore per il futuro, il pre-vedere e il “sentire” ciò che sta accadendo, è dote materna: deve diventare un allenamento(un’allattamento?),un modo di nutrirsi, costante per chi lavora e per i “lavoratori della conoscenza”.L’insula controlla queste funzioni e d e’ a sua volta una ghiandola posta sotto la corteccia cerebrale ,deputata a sentire prima le cose.L’insula e’ deputata anche al cosiddetto sesto senso,negli affari e negli amori,per la tutela dei bambini e la tutela del patrimonio.E’ piu’ sviluppata nel cervello delle donne(cfr.i circuiti legati all’affettivita’,all’umore e all’intuizione)
Il pre- sentire, il prevedere sono visioni corrette della mente: non rifiutiamoci di ascoltarle! Gli antichi usavano questo tipo di cervello per qualsiasi funzione:in quel caso la mente diventava pro-cre-attiva,che significa creare prima attraverso le rappresentazioni mentali,quello che si sente che avverra’. I Romani non avrebbero fondato un impero,ne’ Alessandro Magno sarebbe stato cosi’ grande senza l’ausilio di questo tipo di “mente”immaginifica,pro-creattiva, appunto. Quello che stanno facendo ora i coach delle grandi imprese sportive,che allenano i loro campioni secondo questo tipo di rappresentazione che precede la realta’.. Le persone che hanno usato una mente procreattiva ,sono nei secoli, stati definiti visionari.. Visionari come ,Madre Teresa di Calcutta, Ghandi, Martin Luther King! E visionario era Freud,Jung,la Klein,Freud,per non parlare dell’ultimo Hilmann . Chi non cambia svilisce, mortifica, inganna, sopisce, sottomette, non ascolta, non rimbalza. Soprattutto ignora che l’insula, piccolissima zona della corteccia cerebrale, ha la capacità di prevedere intuitivamente, di avere dei pre-sentimenti  utili per la conoscenza del   futuro. Tutto ciò è diventato scienza. Alex ,20 anni,figlio di borghesia ricca  milanese,alla fine del 2008 ,diceva ai suoi genitori,”togliete tutto  dai fondi,ci compriamo una campagna e ci piantiamo cavoli biologici come in Bulgaria.” Poi vedremo.”Lo hanno preso per pazzo e delirante. Ma gli assistenti e i direttori dei fondi e delle banche dicevano “ma lei è matto, proprio adesso che vede i grafici,si guadagna finalmente bene………..non vorra’ mica?” e cosi tutti a far coro. “Sei il solito,ansioso,non ti fermi mai,non puoi restare mai nello stesso posto……….”Insomma piu’ la sua mente anticipatrice parlava,piu’ sembrava che altri lo maltrattassero come un’idiota che ha le travvegole. Le cose andarono male per il patrimonio  della famiglia,ma il fatto piu’ incredibile e’stato , che nessuno riconobbe almeno dal punto di vista morale,la capacità di A. di prevedere le cose. E non era la prima volta!:Questo tipo di maltrattamento lo si somministra di solito in famiglia, quando spesso una persona “giovane”, si permette di dare   consigli ritenuti visionari ai genitori o ai collaboratori e ai dirigenti. .Viene messo al bando. Spesso questo succede nelle aziende di tipo familiare e viene chiamato il problema del gap generazionale.Ma è qui il punto:il sogno ,la capacità di prevedere, progettare,cambiare approccio al problema,non staccandosi dalla realtà,l’abilità di intravvedere una vision (una  visione), vince nella vita professionale come in quella personale.
Un giovane e’ più vicino al futuro:bisogna ascoltarlo,se,competente, sa prevedere gli avvenimenti  ma nessuno lo ascolta Per questo spesso si deprime,si sfiducia ,spesso si ammala. La sua mente e’ troppo avanti rispetto al conformismo e viene delusa. Usa invece il tuo cervello umorale,flessibile, e avrai possibilità infinite di risolvere i problemi, come le madri con i figli. Da poco tempo (Louane Brizendine, Il cervello delle donne, Rizzoli 2007) si è scoperta la straordinaria plasticità e fecondità mentale delle donne che sentono, decidono, sono dotate di senso decisionale e protettivo, di intuizione istintiva per salvare i loro piccoli: soprattutto sono allenate a risolvere mille cose contemporaneamente. Abituate ad andare su e giù con l’umore, proprio per via dei loro ormoni e del loro tipo di cervello, (il “cervello ormonale”), sono dotate di resilienza, di una propensione biologica e psichica al cambiamento, al rimbalzo, per compensare con il “fare”il “non avere”, o il sentire sé stesse culturalmente inferiori rispetto agli stereotipi sociali che le riguardano. Esse sono infine dotate di corpo calloso che permette l’interazione fra i due emisferi cerebrali:la nascita del bisogno e della necessita’ di comunicare nasce fisiologicamente dalla originarietà del  loro stesso cervello. Inoltre, hanno instaurato reti di comunicazione fin dall’inizio della civiltà: il nostro secolo ne è la sostanziale riproduzione virtuale.Eppure non è ancora cambiata la loro subalternità psicologica nei confronti dei loro partners.
La mente del terzo millennio sarà dunque umorale ,che “sente”e pre-sente oltre che ragiona,se la conosciamo bene, e la sappiamo usare,una mente sentimentale e sensoriale. Femminile, flessibile,e“cangiante”(L:Amisano“Candore,Excogita,2004) Per la capacità di prevedere, preoccuparsi, trovare soluzioni grazie all’insula e alla corteccia prefrontale (che integra le percezioni sensoriali), nonché all’amigdala (che opera una lettura affettiva degli eventi). Certo il quadro di riferimento, la società, non solo continua a cambiare, ma ha dovuto subire improvvisi cedimenti, fino alla totale caduta di qualsiasi riferimento relativo alla sicurezza dei “valori” intesi come punti fermi, imprescindibili.La realta’ ed il futuro lungi dall’elargire promesse,sono vissute come minacce. La sicurezza emotiva ed economica è stata minata alla base. Il cambiamento è epocale. Si parla di a-crescita e di decrescita. E’ arrivato forse il tempo della lumaca? Se cosi fosse,siamo preparati psicologicamente a partire da zero? Avremo la necessaria forza di sacrificio? Sapremo  utilizzare la mente sentimentale ,internet e amore? La “casa” interna, se prima era sopraffatta da depressioni e insicurezze, oggi brucia letteralmente, poiché bruciate sono state le risorse naturali e le risorse intellettuali, nell’incapacità di gestire, contenere, “vedere” uno sviluppo “sostenibile”. Sostenibile da chi e per che cosa, sembra essere ora la domanda.
Quali segnali mandano oggi la terra e la sua popolazione? Quali sintomi sviluppano le persone, figlie di questo tipo di civiltà? Paura e depressione dicono che sono pochi i segnali di ripresa della persona e troppe le informazioni: una nebbia psicologica sembra incombere sul mondo. Ma anche una grande sete di cambiamento :preludio di nuovo rinascimento culturale e dunque economico.
I conflitti interni, che un tempo erano (secondo il mito di Platone) il cavallo nero e bianco, governati da un auriga che rappresentava la padronanza di sé, la forza dell’Ego, si sono come esternalizzati, con il risultato di avere trincee emotive da mettere ovunque, dentro e fuori di noi.Dal fantomatico “nasci, produci, crepi” siamo arrivati al “nasci, consumi, crepi”. Quale sarà la terza strada? Siamo in un momento in cui le vecchie glaciazioni si sciolgono e arrivano le nuove desertificazioni.. E’ arrivato il momento del rinascere,nel sentire,nel pensare,nel costruire, nel creare.. Se non puoi cambiare il vento,aggiusta le vele.
DA DOVE RIPARTIRE
Ma da  quale mare,o male, possiamo ripartire?
Dall’esame dei sintomi che abbiamo sviluppato finora :dagli errori,che sono occasioni di cambiamento. Dalla….forza dei sintomi. La crisi e’ antropologica e dunque rimettiamo al centro l’uomo. Partendo dall’analisi del significato dei sintomi possiamo capire l’humus che li ha generati: giovani che rifiutano il cibo (forse non solo quello familiare!), che lo vomitano, che preferiscono ingoiarne di più, ma tossico, e che in questa maniera ci raccontano tutto il vuoto, la solitudine, la mancata tensione verso “altro”, la mancanza di limiti e di fermezza di scuola e famiglia. Adolescenti che si mutilano per sentire di essere vivi, avendo tutto e niente. Che bevono, che si ammazzano, che stuprano. Che cercano la morte nei rituali di danza scontrandosi alle quattro di mattina, inconsapevoli di quanto valga la vita. Genitori incapaci di dare regole, perché sregolati, che maltrattano perché maltrattati, figli dei loro figli. Città desertificanti, prive di scrupoli nel trattare male i propri cittadini: il degrado ambientale, la mancanza di rispetto di natura, cultura e arte, abbassano il limite di sopportazione, degradano moralmente. In queste perversioni di identità e di appartenenze, sintomatiche di confusione fra avere ed essere, ove si rimuove di continuo l’angoscia di morte, di perdere e dunque di cambiare, sta la morte dell’anima. E dunque, la morte della civiltà. L’autoreferenzialità è diventata un valore a sé stante. Il grande Ego post-moderno e post-industriale si è schiantato all’inizio del terzo millennio in una grave crisi: è arrivato il momento del limite?
Al culmine del tutto-e-subito e dell’onnipotenza produttiva e consumistica si è passati, in maniera maniaco-depressiva, ad un momento di lutto collettivo, dove solo i valori dell’anima, dell’affettività e del senso equilibrato di un futuro economico (che deriva da oikos, casa), sono fonte di riserve, risorse, speranze. Quod agam?
CHE FARE?
Innanzitutto, impareremo a riconoscere con quale approccio mentale potremo costruire il futuro della nostra salute e felicità (cap. 2). La storia del caso di Lucia, affetta da leucemia, che ha segnato una svolta nel mio personale modo di trattare i pazienti affetti anche da patologie considerate allora inguaribili, vi darà la possibilità di capire quanto l’approccio psicologico – sistemico,sia di importanza vitale per qualsiasi tipo di malattia.”  “Crisi” significa processo. Significa decidere. Significa separazione, mutamento.
Secondo Galeno, se abbiamo coscienza di un male cominciamo già a guarirne.
Per questo ho deciso di portarvi attraverso i territori del sapere, per poi introdurvi nell’oscurità di dinamiche relazionali e generazionali che, assieme ad altri fattori di crisi (lavoro, economia…) causano la maggior parte dei sintomi (cap. 3). Per poi virare alla ricerca di parole e colori e….quadri che sblocchino le prigioni mentali, i pregiudizi, le idee, le relazioni poco soddisfacenti che inibiscono salute e felicità (cap. 12). Le parole che diciamo a noi stessi modificano la vita. E siccome le parole sono pietre,modifica la vita modificando il linguaggio! Cambia approccio ai sintomi,ai mali che ti affliggono,alle cose che ti stanno attorno. Non dipendere più da  persone che ti fanno del male,magari invidiano anche quel poco che hai, non ti apprezzano! Cambia,il clima emotivo che ti rende tossico! Con questo libro,dunque, vi porterò nel labirinto dei processi e delle dinamiche mentali e generazionali che bloccano persino le speranze di un cambiamento evolutivo nelle famiglie  e nelle aziende (cap. 3-6) ma anche nelle singole persone. Dove a volte i figli servono come ponti fra genitori in crisi, o addirittura come corridoio di comunicazione fra i loro conflitti. Schiacciati dal vuoto di aspettative realistiche, o dal peso di situazioni irrealistiche, dove si trovano a fare i genitori dei loro stessi genitori. O sono invece troppo serviti da  genitori infantili,che pur di non perderli,perdono la loro faccia e dignità, in una forma di succubanza psicologica e di di servilismo che non serve certo a crescere le nuove generazioni, di fronte a queste crisi. Da queste relazioni disfunzionali di generazioni (ormai quattro!) che si schiacciano, proiettano profezie infauste,o sono del tutto emotivamente assenti, mancano di passione contagiosa , nascono e crescono sintomi sempre più pesanti (cap. 6-11) come l’anoressia, la bulimia, la depressione, l’internet-dipendenza, la compulsione allo shopping, al sesso eccetera.. Anche in azienda il peso umorale si fa sentire,deprivando le persone di quel clima emotivo che le rende piu’  gioiose e produttive. Non si capisce in questi giochi (gioghi?) chi ha la leadership, chi “tiene il bastone” e chi viene bastonato. Chi è il maschio e chi la femmina, nella coppia che sta andando verso un ermafroditismo psichico veramente dannoso (Jacques Attali, Amori. Storia del rapporto uomo-donna, Fazi 2008).
Nel terzo capitolo, dedicato alla simbiosi e alla partnership,e alla adultizzazione,(parentification) parlerò di dove si annida oggi la maggior parte delle crisi e delle patologie sia nelle famiglie che nelle aziende.
Nella partnership il figlio diventa inconsciamente un partner a cui tutto viene dato, amato più del partner stesso. Quando un genitore “sposa” un figlio senza saperlo,e’ perche’ si innamora di lui, e senza volerlo, lo adora, lo mette sopra ad ogni persona (overparenting, eccesso di attenzioni), lo riempie di aspettative irrealistiche, oppure gli fa sentire che senza di lui non può vivere. In realtà lo incastra, non gli permette di crescere, non gli dà limiti di frustrazione e dunque senso della realtà. Non lo prepara alle difficoltà della vita. Anche nelle aziende esiste questo stesso tipo di cecita’ per cui si adora acriticamente  un subalterno,rendendo geloso il gruppo e improduttiva la rete.Il risultato?Il delfino non sara’ capace di governare la complessita’ degli eventi e per di piu’ si trovera’ in panne quando non ci sara’ piu’ chi l’aveva acriticamente “appoggiato”. Cosi e’ anche nella politica. Questo tipo di dinamica rappresenta, al momento, un pericolo grave sia per il genitore, che abdica alla sua funzione, sia per il figlio, che viene inchiodato, sia per la coppia genitoriale, che si scinde. Risultato? Il figlio rimane un vecchio bambino incapace di plasticita’ e di flessibilita’aziendale.
Quindi, attraverso l’esempio sia di casi clinici che aziendali, entrerete  nel corpo della comunicazione.Avere un pensiero, una mente “circolare” che attraversa la storia e l’anamnesi delle generazioni corrisponde a quello che facevano una volta i medici di famiglia. Così importanti perché conoscevano, appunto, l’origine, la storia complessiva della famiglia: sapevano collocare il sintomo all’interno di un quadro. Come si vede il cambia-mente, il cambiare l’ottica del curante o del coach , serve in parte a vedere il paziente come il sistema aziendale  in altro modo, dunque ad imparare dal sintomo qualcosa che può aiutare ad aggredirlo. Come nella lotta giapponese.
Un paziente depresso, con due by pass, mi chiese: ma perché sono ancora al mondo? Non sapeva che di lì a un anno suo figlio avrebbe avuto così tanto bisogno di lui non solo da rispondere alla sua domanda, ma da curare, il figlio, la sua stessa angoscia del vivere,in un gioco di perfetta simmetria. Essere utili,sentirsi utili, guarisce. Ma quando è necessaria una svolta decisiva per poter cominciare un processo di cambiamento? Chi deve cambiare? Noi? Il rapporto che abbiamo con noi stessi? Con il nostro partner? Quello che abbiamo con i nostri genitori? O con i figli? Per questo, dal 12° capitolo in poi, tagliamo le pieghe di psicopatologia e dintorni e partiamo alla ricerca di noi stessi, del nostro cervello emotivo ed “anarchico” (Enzo Soresi, Il cervello anarchico, Utet, 2005) per conoscere il disegno della vita, il daimon, il talento,il sogno  che chiede di essere riconosciuto e valorizzato, i punti di forza, il valore, il potere contrattuale, il potere evolutivo che c’è in ogni persona. I sintomi sono la maschera  di un potere della persona che viene negato,poco”remunerato”, non riconosciuto. Finora abbiamo parlato di sfascio e crisi; d’ora in avanti, grazie anche al cambiamento mentale che mi auguro avrete operato riguardo a voi stessi, alla famiglia in cui siete nati e alle sue “proiezioni” e pregiudizi, cambierò anch’io il modo stesso di parlarvi, adottando tecniche tratte dall’immaginazione attiva, molto care a Carl Gustav Jung (Simboli, libido e trasformazione). A partire dal 12° capitolo vi chiederò di che “mito familiare” siete figli, o a quale modello di riferimento vi siete ispirati per crescere. O di quale segreto inconsapevole siete custodi, senza saperlo, senza volerlo.  Con quale corredo o bagaglio inconscio siete nati per capire quale destino o destinazione avete interiormente sposato, quale pre-giudizio è stato proiettato su di voi, quale voce interiore vi chiama. “Vocazione” deriva da “voce”: quale missione dà sapore alla vita. Useremo il lato destro del cervello, quello più flessibile e dinamico, innovativo e giocoso. Chi siete, cosa volete e cosa volete che cambi nella vostra vita, sia affettiva che di relazione, sia privata che professionale? Vi chiederete che “prodotto” pensate di essere. Cosa contiene questo prodotto che si chiama “se stesso”, che cosa vi manca, in quale scaffale ideale di marketing, o di lavoro della conoscenza, vi mettereste. Ci divertiremo a conoscere quale peculiarità e quale capacità ci rendono unici al mondo, quali topics, quali topoi, luoghi vorremmo visitare o abitare in vista della mobilità del mondo, diventato tutto una cosa sola, quale“topolinità” ci appartenga come stile: andremo a sfidare il mondo partendo dai resti, da quello che rimane da questa distruzione. Come si fa oggi con l’arte del riciclo! Ratatouille  e Despereux ne sono  la moderna fantasiosa metafora. Che cosa farebbe un topolino come noi se davanti si trovasse un deserto? O restasse senz’acqua? O trovasse solo briciole di veleno?O restasse intrappolato in Internet(cap.11)?
Farete insomma esercizi di ginnastica emozionale per appropriarvi della vostra auto-immagine psicologica e del potenziale di cambiamento evolutivo insito in ciascuno di voi.In un’epoca di crisi come questa è il momento di tirar fuori tutto: coraggio, forza di disperazione, soprattutto fantasia e senso di futuro, cercando di fare tutti come Ratatouille o Despereux , il topolino saggio che mette in fila i suoi amici ed il suo coraggio, archetipi e metafore di voglia di fare e di non rassegnarsi mai. In questa nuova geometria di bisogni (e di desideri), conoscersi bene serve per sapere con quali strumenti si va all’arrembaggio.
Ma c’è un’ultima evidenza scientifica, regalataci dalla biologia dello sviluppo. Il medico-etologo inglese Patrick Bateson, in Progetto per una vita (Dedalo 2002) ha scoperto che in alcuni organismi viventi, in particolare gli uccelli, esiste il senso del “dove andare”, dunque della destinazione, del telos. Esiste infatti in natura la capacità di sondare i venti e portare variazioni fino al raggiungimento degli obbiettivi. Importante che non ci sia nessun tipo di anarchia che comprometta l’ equilibrio della natura, previa la mancata sopravvivenza dell’ ecosistema e il suo sviluppo. Nasce dunque la psico-etologia che ci racconta come i comportamenti degli animali siano in definitiva simili a quelli dell’ uomo . Il sogno e la missione (vision e mission) diventano un tutt’uno. Siamo dotati come di un piccolo sonar, un’ innato daimon che ci spinge verso obbiettivi nuovi, verso un’ innata sanità , verso modelli di sviluppo compatibili. Lo è per gli animali come per gli uomini. In quest’ ultimi sono necessari sforzi per superare tappe evolutive fondamentali per lo sviluppo dell’ umanità. Bateson ci incoraggia così a pensare che la bussola e l’orizzonte sono entrambi dentro di noi. Basta esercitarsi a sentire i segni, i segnali, che ci vengono dalla voce interiore. Quella che sa prima ancora di sapere, perché “sente”. La nostra mente sentimentale. Impariamo a riconoscerla! È quella che siamo abituati a far tacere, a reprimere, a tradire, ostacolando la vocazione che ci spinge a vivere al massimo delle nostre forze, la “missione” che dà valore alla vita. Cambiare dentro si può, come fare ordine nella propria casa, tirando via vecchi pizzi e vecchi vizi, guardando fuori dalla finestra e dentro di noi,con sguardo diverso  e  vera compassione,  scelte anticipatorie, regali di scienza e conoscenza. Cambia vita. Cambia mente. Il futuro deve diventare uno studio anima-mentedove anima e mente sono una stessa risorsa.

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