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L’intervento psicocorporeo tra imprinting e crescita

L’intervento psicocorporeo tra imprinting e crescita

La famiglia è il luogo dove si costruiscono relazioni significative intese  come legame di attaccamento e quindi come base fondamentale nella costituzione dell’individualità e nell’evolversi della storia personale. Essa è quindi uno spazio interpersonale vivo e dinamico in continuo cambiamento e quindi un potenziale spazio di crescita.

Ogni relazione familiare si muove tra aspetti stabili e aspetti dinamici, tra ciò che possiamo chiamare in altre parole imprinting e crescita.

L’imprinting è una forma di apprendimento di base, che si verifica in un periodo della vita detto “periodo critico”, nel quale si è particolarmente predisposti a quel tipo di apprendimento.

Tradotto dall’inglese significa “prendere forma” e per estensione “educazione, formazione originaria”

La famiglia è prima di tutto il luogo dove si ricevono gli imprinting fondanti della personalità, che porteranno a fare scelte, tessere relazioni, costruire nuove famiglie, sulla base delle esperienze biologiche, emotive ed affettive che si sono sperimentate specialmente nei primi tre anni di vita, a partire dal momento del concepimento fino ad arrivare alla fase verbale attiva.

La caratteristica principale di questo periodo è che l’essere umano non sarà mai altrettanto vulnerabile e ricettivo ai fattori ambientali. L’architettura del sistema nervoso si crea in questa fase ed è quindi in essa racchiuso il segreto del futuro potenziale di sviluppo e di crescita.

All’interno di questo periodo assume particolare rilevanza l’imprinting della madre al momento della nascita.

Si tratta di un processo biologico fondamentale, regolato da un equilibrio ormonale delicatissimo che permette l’istaurarsi di una relazione ottimale in cui il bambino esprime i suoi bisogni e la mamma risponde prontamente.

In particolare secondo lo psicologo svizzero Willi Maurer l’imprinting è l’impronta determinata dal contatto multidimensionale che avviene tra madre e bambino al momento della nascita. Quando questa esperienza non viene alterata da fattori esterni, si attiva un senso di appartenenza reciproca e un appropriato comportamento istintivo.

Il mancato imprinting è perciò secondo l’autore la mancanza delle condizioni previste, sia al livello ormonale che nella qualità relazionale. Un buon imprinting comprende viceversa il contatto mutidimensionale, il riconoscimento reciproco e l’appartenenza.

Al primo imprinting tra madre e bambino seguono gli imprinting che si ricevono da entrambi i genitori e che sono fondanti per lo sviluppo individuale successivo, in primo luogo nei primi tre anni di vita, e poi successivamente nell’infanzia e nell’adolescenza, che si riferiscono al modo in cui le figure genitoriali rispondono ai vari bisogni che si succedono nella crescita dei figli: il bisogno di attaccamento, il bisogno di accettazione, il bisogno di sperimentazione, il bisogno di incoraggiamento, il bisogno di comunicazione.

Gli imprinting provengono dall’ambiente socio-educativo, dal vissuto emozionale, dai messaggi permissivi o di divieto dei genitori.

La tipologia e la qualità degli imprinting ricevuti sono perciò determinanti non solo per la costituzione della personalità, ma anche per la regolazione dei rapporti interpersonali.

Gli imprinting rappresentano gli elementi stabili di come una persona si pone in relazione. Insieme all’aspetto nutritivo e portatore di sicurezza che si è ricevuto dalla madre e da entrambi i genitori, gli imprinting possono presentare aspetti di mancanza o di eccesso in una o più fasi della crescita, andando a determinare aspetti critici e di sofferenza sia sul piano individuale che nel rapporto interpersonale.

Nell’ Analisi Bioenergetica classica di A. Lowen gli imprinting negativi ricevuti corrispondono alla formazione di una corazza caratteriale, che si struttura specularmente nel corpo sotto forma di tensioni muscolari e nella psiche sotto forma di specifici aspetti della personalità. Le tensioni muscolari rappresentano “fissazioni” inconsce di forze energetiche in conflitto tra loro, che si stabilizzano nel bambino in una o più fasi della sua crescita.

Nell’evoluzione più attuale dell’Analisi Bioenergetica è il tipo di legame di attaccamento che si crea tra la mamma e il bambino a rappresentare l’imprinting più significativo nella storia evolutiva.

Gli imprinting ricevuti, se pure stabili, non sono tuttavia immutabili e definitivi, ma possono diventare occasioni di crescita e di superamento, laddove le impronte familiari hanno lasciato ferite, disagi, mancanze, a volte traumi, che inevitabilmente si ripercuotono sulle relazioni attuali con il proprio partner o con i propri figli.

Le relazioni attuali si possono leggere come occasioni per mettere a fuoco, assumere consapevolezza e modificare gli aspetti emotivi e relazionali irrisolti. Il rapporto con la nuova famiglia che si è creata, è perciò una preziosa opportunità per sperimentare l’aspetto dinamico dell’imprinting, quello che spinge al cambiamento e alla crescita.

Se spostiamo l’attenzione dalla crescita individuale all’intero gruppo familiare, ritroviamo la stessa polarità tra imprinting e crescita.

La sopravvivenza del sistema familiare è l’esito di due processi intrecciati: il processo morfostatico e il processo morfogenetico.

Il processo morfostatico riguarda il modo in cui il gruppo familiare riesce a mantenere una continuità con se stesso, il processo morfogenetico come riesce a cambiare rispetto alle sollecitazioni che vengono dai suoi rapporti con un ambiente, interno o esterno che sia.

I processi morfogenetici regolano il cambiamento, i processi morfostatici conservano stabile l’assetto familiare.

Ogni sistema familiare sviluppa uno stile di funzionamento che riguarda la modalità con cui coniuga cambiamento e stabilità, ogni famiglia esprime una diversa combinazione di stabilità e cambiamento che la definisce nella sua specificità e singolarità.

Queste modalità riguardano il modo di reagire e di regolarsi rispetto ad eventi critici prevedibili, cioè i cambiamenti che fanno parte del ciclo di vita di ogni organizzazione familiare, come la nascita, l’affiliazione o il lutto, e gli eventi critici imprevedibili, che riguardano i cambiamenti repentini o interni alla famiglia, come la perdita improvvisa di un membro familiare, o esterni, come crisi economiche, calamità..

E’ il valore simbolico attribuito dalle famiglie alla stabilità e al cambiamento che concorre a definire il grado di adeguatezza dello stile di funzionamento familiare.

Sia sul piano dell’equilibrio individuale che di quello interpersonale e del gruppo familiare, l’indice di salute psicologica è perciò dato dalla capacità di flessibilità tra aspetti stabili e aspetti dinamici, tra acquisizione e cambiamento, tra imprinting e crescita.

In questa ricerca di flessibilità non sempre facile, si colloca la funzione dello psicologo e dello psicoterapeuta, che consiste nell’aiutare a riequilibrare e a regolare sia al livello individuale, che al livello relazionale interno ed esterno al sistema familiare, gli aspetti statici con gli aspetti dinamici.

Gli aspetti statici, infatti, se si irrigidiscono e si cristallizzano impediscono l’evoluzione e la crescita, gli aspetti dinamici se non sono sostenuti da radici forti portano alla dispersione e alla mancanza di una base sicura.

In particolare lo psicologo e lo psicoterapeuta a orientamento  psicocorporeo, si rivolge all’interezza della persona, cioè sia al suo aspetto psichico che al suo aspetto corporeo.

L’imprinting, in particolare quello che riguarda i primi anni di vita, ma anche tutti gli imprinting successivi, passa specialmente attraverso un canale non verbale, lasciando tracce profonde nel corpo, nella memoria procedurale, ad un livello del tutto inconscio ed inconsapevole, e va a costituire una struttura non solo psicologica, ma anche somatica, attraverso una specifica postura, blocchi e tensioni al livello muscolare, per quanto riguarda il singolo individuo e attraverso stili di comunicazione non verbale per quanto riguarda le relazioni interpersonali.

Lo psicologo- psicoterapeuta a mediazione corporea opera quindi anche su questo piano, andando ad incidere sull’aspetto preverbale, non verbale e psicosomatico.

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