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Ipnosi Ericksoniana: alla ri-scoperta delle proprie risorse

Ipnosi Ericksoniana: alla ri-scoperta delle proprie risorse

Quando si pensa all’ipnosi probabilmente viene alla mente l’immagine dell’ipnotista esperto che fa ciondolare davanti agli occhi del suo paziente un orologio affinché produca una trance soddisfacente e ben visibile. Tutti pensiamo alla trance come ad un fenomeno in cui il soggetto perde completamente l’uso della sua coscienza a tal punto che il terapista può fare di lui quello che vuole.

Tutto questo appartiene a quella che oggi si definisce “Vecchia Ipnosi”, quella tradizionale, che tuttavia affonda le sue radici in un lontano passato fatto di studi, osservazioni e ricerche senza le quali oggi non ci si potrebbe avvalere di tale approccio terapeutico. 

Milton H. Erickson, psichiatra statunitense, viene considerato dalla comunità scientifica il padre di questo orientamento psicoterapeutico che oggi chiamiamo “Nuova Ipnosi” in quanto si differenzia da quello precedente per alcuni aspetti salienti. Erickson è stato un uomo che ha affrontato e superato svariate difficoltà fisiche (affetto da poliomelite all’età di 17 anni ha affrontato lunghi periodi della sua vita infermo su una sedia a rotelle). Questo ha costituito per lui la possibilità di sviluppare un’acuta sensibilità ed un’ottima capacità di osservazione di ciò che accadeva dentro e fuori di lui. Soprattutto ha avuto l’occasione di attingere alle sue risorse per poter superare reali difficoltà. Per lui l’inconscio èun’importante e ricco “serbatoio” di risorse attraverso le quali possiamo gestire i momenti di avversità che la vita ci pone davanti. Questi i principi fondamentali che definiscono l’ipnosi ericksoniana:

  • La concezione della trance: la trance è un fenomeno squisitamente relazionale di tipo diadico che insorge tra il paziente e il terapeuta. Entrambi e attivamente concorrono allo sviluppo di tale fenomeno.
  • L’importanza del rapport: per “rapport” Erickson intende “Lo stato in cui il soggetto risponde solo all’ipnotista e sembra incapace di udire, vedere, percepire o rispondere ad alcunché, a meno che non ne riceva l’ordine da lui. In pratica la concentrazione e la consapevolezza del soggetto sono dirette unicamente sull’ipnotista e su quanto l’ipnotista desidera inserire nella situazione di trance, con l’effetto di dissociare il soggetto stesso da ogni altra cosa”. È caratterizzato da un atteggiamento di empatia e sensibilità da parte del terapeuta e di responsività da parte del paziente. Per responsività si intende la capacità di rispondere e di seguire l’ipnotista. Il rapport ha carattere diagnostico e terapeutico.
  • La concezione naturalistica: per Erickson l’ipnosi è un attitudine che ognuno di noi sperimenta in quelle che egli chiama “trance spontanee quotidiane”. La trance quindi non viene più considerata un fenomeno etero-indotto e artificiale ma un processo di co-costruzione tra il soggetto e il terapeuta.
  • L’approccio indiretto: quello di Erickson è un approccio di tipo indiretto per l’uso che fa delle suggestioni ma anche per l’utilizzo che fa di ogni cosa che viene offerta dal paziente, incluse le sue resistenze. Indiretto è anche l’atteggiamento con il quale si avvicina la problema presentato e con cui offre opzioni di soluzioni. L’attenzione del terapista è diretta a non dare delle soluzioni definite e chiuse, alle quali il soggetto può rispondere solo si o no. Cerca invece di dare delle indicazioni aperte e sarà poi il paziente a scegliere la strada a lui più consona.
  • Il cambiamento del ruolo dell’ipnotista: è stato superato il concetto dell’ipnotista attivo che può fare quello che vuole col soggetto che, in trance, viene considerato passivo in quanto non più temporaneamente in grado di poter fare affidamento alla sua coscienza. Studi sull’elettroencefalogramma sia del terapeuta che del soggetto hanno dimostrato che entrambi vanno in trance. Addirittura l’ipnoterapeuta va in trance un attimo prima del paziente (Eva Bànyai, 1989). Per Erickson le abilità più importanti in ipnosi sono l’utilizzazione, sfruttare cioè tutto quello che il paziente offre, e il tailoring, la capacità cioè di “cucire su misura” per quel particolare soggetto un intervento che tenga conto della sua realtà psicologica. Alla base di tutto questo ci deve essere un’acuta osservazione che colga ogni minimo elemento evocato dalla trance (le “minimal cues”).
  • Il concetto ericksoniano di resistenza: la resistenza per Erickson è un comportamento che “deve essere rispettato piuttosto che svalutato e considerato come un comportamento attivo e deliberato o anche inconscio di opporsi al terapeuta… La resistenza deve essere apertamente accettata, addirittura con riguardo, perché si tratta di una comunicazione di importanza vitale di parte dei loro problemi…” (1964). Opporvisi sarebbe controproducente e ciò che si fa è utilizzarlo affinché diventi una guida nel raggiungimento della trance.
  • Le tecniche: si tratta prevalentemente di tecniche indirette che permettono il raggiungimento degli obiettivi terapeutici: la disseminazione, le metafore, ricalco e guida, la semina, storie, aneddoti e fantasie.
  • La visione positiva dell’individuo: Erickson ha sviluppato una considerazione rispettosa e positiva nei confronti dei soggetti soprattutto per quel che concerne la loro capacità di attingere alle loro risorse da mettere in gioco per affrontare e superare le difficoltà per le quali chiedono aiuto. Questo gli era permesso da un atteggiamento di osservazione e di ascolto empatici.

L’ipnosi è uno strumento terapeutico indicato per affrontare una vasta gamma di sintomi. Fornisce la possibilità di esperire nuovi apprendimenti in cui poter recuperare le risorse personali. In tutto questo è l’inconscio a “lavorare” e a mettere a frutto la sua enorme e sorprendente creatività.

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