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Importanza dell’ area di impatto nei traumi cranici contusivi chiusi

Importanza dell’ area di impatto nei traumi cranici contusivi chiusi

Importanza dell’ area di impatto nei traumi cranici contusivi chiusi ai fini delle complicanze endocraniche.

Le complicanze endocraniche più importanti sono rappresentate dagli ematomi. Questi possono distinguersi, in ragione della loro localizzazione, nel senso della profondità in: epidurali, sottodurali, subaracnoidei (in questo caso si tratta di emorragia perché il sangue si mescola con il liquor), intraparenchimali o intracerebrali, intraventricolari (anche in questo caso siamo di fronte ad una emorragia, per la stessa motivazione suddetta).

 

Ma la sede degli ematomi varia anche in virtù della regione anatomica del capo interessata, per cui dovremmo avere ematomi frontali, temporali, parietali, occipitali. In verità i primi sono rarissimi, sono dovuti ad un trauma diretto, che non produce il più delle volte effetti endocranici, perché attutito in un certo senso dalla presenza dei seni paranasali. Gli occipitali, sono dovuti ad un impatto in tale sede, sono anch’ essi rari, anche se meno rari, e rappresentano di fatto i cosiddetti ematomi di fossa cranica posteriore. Vanno tenuti presenti, poiché, essendo di origine venosa, si formano più lentamente che in altre sedi, e quindi sono molto insidiosi, dando luogo ad una vaga e progressiva sindrome da ipertensione endocranica (vomito e cefalea), fino al momento in cui il quadro clinico si scompensa e sopraggiungono gravi disturbi respiratori e bradicardia spinta, fino all’ arresto cardio – respiratorio da sofferenza del tronco encefalico.

Infine, se l’ area d’ impatto è la regione temporale, abbiamo, con una notevole frequenza, il formarsi del classico ematoma epidurale temporale, che è fondamentalmente dovuto ad una triade di fattori eziologici:

 

  1. una certa “scollabilità” della dura madre dal tavolato osseo interno, nel senso che è poco aderente e vi è quasi uno spazio virtuale, che può facilmente esser occupato dal sangue stravasato;

  2. il dato che la squamma del temporale può fratturarsi più facilmente di altre strutture ossee, in quanto rappresenta un’ area di debolezza ossea, essendo compresa fra due “pilastri”, che sono invece aree del cranio di maggiore resistenza;

  3. infine, elemento più importante e quindi conditio sine qua non,  il decorso in tale regione dell’ arteria meningea media, che può essere lesa da una frattura ossea e dare inizio all’ emorragia che scolla la dura madre dall’ osso, formando un ematoma sempre più voluminoso, il quale, dopo un iniziale periodo di intervallo lucido, manda il paziente in un coma sempre più ingravescente, fino all’ exitus, se non si interviene chirurgicamente con urgenza.

Questa, in gran sintesi, la topodiagnostica delle complicanze post- traumatiche di natura emorragica endocraniche, che possono e devono essere ben conosciute, se vogliamo intervenire con la dovuta tempestività, unico elemento necessario ed indispensabile per una prognosi favorevole.

 

Roberto Calamo Specchia Specialista in Neurochirurgia

Francesco Calamo Specchia Laureando in Medicina e Chirurgia

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