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Il suono dimenticato

Esperienza di Musicoterapia in Casa Protetta in favore di un gruppo di pazienti anziani affetti da Demenza di variuo genere e grado.
Perdere il contatto con se stessi e con la propria storia personale. E’ quanto accade con i pazienti che, a causa della degenerazione delle cellule del Sistema Nervoso Centrale, si ammalano di Demenza. Questo lavoro racconta l’esperienza fatta – e tuttora in corso – con due gruppi di ospiti delle Residenze Sociali Assistenziali, già Case Protette, Buon Pastore di Lecce e Residenza Solaria di Carmiano (www.rsa.lecce.it) con diagnosi di Demenza di diverso genere e grado. L’obiettivo? Far riscoprire la capacità di emozionarsi, di rivivere sensazioni dimenticate, di sorridere…. Ovvero, permettere a ciascuno di recuperare tasselli della propria storia personale, attraverso il recupero della storia sonora, per un generale miglioramento della qualità della vita.

La Demenze
Con il termine di Demenza si intende un processo patologico, generalmente riscontrabile in persone anziane, che implica un deterioramento progressivo del tessuto cerebrale e, di conseguenza, del comportamento.
Alcune di queste malattie sono di comune riscontro, altre sono rare. Oggi le patologie neurologiche degenerative, non inquadrabili in un fisiologico invecchiamento, vengono suddivise in tre grandi ceppi: tra le Demenze cosiddette Primarie trovano posto le D. di Alzheimer e di Parkinson,  tra le Secondarie la D. Vascolare Ischemica e da Trauma Cranico, tra le Pseudodemenze, infine, le D. da Istituzionalizzazione (ovvero quelle da cui sono stati riscontrati affetti i pazienti dimessi dagli Ospedali Psichiatrici dopo la chiusura di questi ultimi con l’entrata in vigore della Legge 180). Tutte hanno in comune la morte delle cellule nervose quale fattore centrale per le manifeste alterazioni neurologiche e comportamentali e, tutte insieme, influenzano percentuali crescenti della popolazione di età superiore ai 65 anni, di cui circa un terzo con menomazioni tali da richiede assistenza a tempo pieno.
Nelle fasi precoci, ovvero prima che i pazienti arrivino a condividere le numerose caratteristiche comportamentali comuni negli stadi avanzati, le diverse forme di Demenza presentano significative differenze neuropsicologiche con cui si manifestano i disturbi degenerativi.
Tra questi rivestono un’importanza notevole:
• la regressione psicosociale;
• i disturbi dell’attenzione – come l’incapacità a concentrarsi – e la distraibilità;
• l’apatia – con l’alterazione della capacità di iniziare, programmare ed eseguire attività complesse -;
• l’intero spettro dei disturbi della memoria;
• la perdita delle funzioni cognitive – incapacità di articolare un pensiero, impoverimento del vocabolario ecc.-;
• nei casi più gravi e più avanzati, le sintomatologie psicotiche accompagnate da deliri ed allucinazioni.

Nelle fasi avanzate, quando la maggior parte delle funzioni cognitive si è deteriorata in maniera significativa, i pazienti avranno perduto la coscienza della propria persona, la capacità di giudizio e quella di provvedere a se stessi. Come estremo termine nella maggior parte dei soggetti che soffrono di queste malattie c’è la totale dipendenza dagli altri.
Al di là di alcune terapie farmacologiche in grado, solo in alcuni casi, di rallentare in minima parte il processo degenerativo, non ci sono ancora, ad oggi, cure in grado di interrompere il progressivo declino cognitivo e funzionale che caratterizza la demenza.
Tuttavia, diversi metodi di intervento riabilitativo, basati su nuove modalità e tecniche di comunicazione, proprie del contesto non-verbale, permettendo di utilizzare capacità espressive diverse da quelle convenzionali (di impossibile accesso per questo tipo di pazienti) hanno dimostrato di avere notevole efficacia nel rallentare il decadimento mentale, nel controllare i disturbi comportamentali, nel mantenere le abilità funzionali, nel migliorare, quindi, la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari.

Plasticità Neuronale e Musicoterapia
Le premesse scientifiche a questo intervento  sono le recenti scoperte in materia di Plasticità Neuronale (“Distinct Roles of D1 and D5 Dopamine Receptors in Motor Activity And Corticostriatal Synaptic Plasticity” – Bernardi G., Calabresi P., Centonze D. et al. – Dip. Neuroscienze dell’Università di Roma Tor Vergata) che hanno evidenziato come ambienti ricchi di stimoli favoriscano nuove connessioni sinaptiche delle cellule cerebrali, con conseguente riorganizzazione neurale, anche in soggetti gravemente compromessi.
A ciò si aggiunga che, nello specifico, l’efficacia di un intervento con tecniche Musicoterapiche, quali stimoli esterni,  nel trattamento riabilitativo di pazienti affetti da Demenza viene rafforzata:
1. dalla presenza attiva di strutture sottocorticali – amigdala, giro limbico ed ippocampo – responsabili dell’elaborazione e della memoria emozionale, atte a determinare un livello di consapevolezza emotiva;
2. dall’azione della musica sulla produzione di endorfine e di alcune catecolamine atte a favorire il rilassamento e l’innalzamento del tono dell’umore e di proteine che rinforzano la risposta immunitaria;
3. infine, dall’effetto stimolante della musica, con i suoi quattro parametri – intensità, altezza, durata e timbro -.

Musicoterapia e Demenze
Tra i linguaggi della creatività, che oggi trovano sempre di più applicazione nei contesti non-verbali degli interventi volti alla riabilitazione di persone con gravi disagi, la Musicoterapia si presenta come disciplina privilegiata per consentire il recupero di molte facoltà perdute nel paziente con Demenza. Ciò non implica la sua unicità. Del resto, la citata Teoria della Plasticità Neuronale fa riferimento all’importanza dello stimolo esterno, dell’esercizio nel senso più ampio. Tra le varie possibilità, però, l’universo del suono e della musica sembra essere il più adatto a questa tipologia di pazienti. La musica, infatti, prima o poi ha incontrato tutti e non esiste essere umano che non si riconosca nella propria canzone. Parlando direttamente alle emozioni,  essa “aggira” la sfera cognitiva – ormai compromessa – e crea autentiche forme di contatto, con se stessi e con gli altri. Molti sono gli studi a supporto dell’uso della Musicoterapia nei casi Demenza. Nel nostro piccolo abbiamo sperimentato che essa:
aiuta il processo di comunicazione, rende possibile il processo di ascolto e facilita lo sviluppo di contatti sociali e l’interazione con gli altri, evitando il problema della comunicazione con un linguaggio che, giorno dopo giorno, perde di significato;
aiuta a stabilire e mantenere contatti con la realtà attraverso il suonare e il cantare che racchiudono in sè il profondo significato di esistere e che divengono possibilità d’espressione di sentimenti ed emozioni;
consente l’espressione di meccanismi e di conflitti inconsci che il soggetto è incapace di verbalizzare fino ad una maggiore consapevolezza dell’ambiente circostante e un maggiore coinvolgimento con esso.
Il nostro intervento non prevede la Musicoterapia solo in ambito psicosociale. Anzi, la maggior parte del lavoro con i pazienti con Demenza si concretizza con finalità di prevenzione terziaria (prevenzione del peggioramento con pazienti cronicizzati) e, in misura minima, riabilitative. In tali ambiti, il corretto utilizzo della Musicoterapia mira a permettere:
l’attivazione di processi che stimolino le funzioni linguistiche, la memoria, la capacità di discriminare, la possibilità di esprimersi in modo creativo;
il recupero dell’identità di ogni paziente, attraverso la storicizzazione – dal punto di vista sonoro – delle vicende personali e la creazione di un percorso storico emotivo sonoro mediante il quale risulti possibile riattivare la memoria del passato;
il miglioramento del tono dell’umore, il recupero del processo creativo associato  – ove possibile – ad un parziale recupero del deficit cognitivo (memoria, linguaggio, attenzione);
la stimolazione dei processi di attenzione e concentrazione, il recupero della coscienza di sé, lo sviluppo della capacità di orientarsi nell’ambito di un gruppo e l’interazione e socializzazione tra i membri del gruppo.

Esperienze di Musicoterapia in Casa Protetta
Come detto, l’intervento, iniziato nel 2004 con due gruppi per un totale di circa 20 pazienti, è tuttora in corso. Ogni anno, però, gli obiettivi vengono riprogrammati in funzione della composizione del gruppo, delle sue necessità e delle indicazioni fornite dai test  somministrati dall’equipe (composta da neurologo, psichiatra, psicologa e musicoterapista) e che concludono ogni ciclo annuale di sedute. In linea di massima, il lavoro è improntato sul recupero o sul mantenimento di attenzione, memoria e benessere, demandando l’eventuale impegno nella stimolazione delle funzioni cognitive residue alle evidenze documentali circa le individuali risorse personali.
Gli incontri con ciascuno dei due gruppi avvengono con cadenza settimanale. Ad ogni appuntamento, della durata di circa 50 minuti, oltre al sottoscritto, sono presenti almeno 2 allievi musicoterapisti dell’Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative di Carmiano (LE), oltre ad un operatore della struttura ospite per evidenti necessità.

Fasi dell’intervento
Ogni ciclo annuale si articola in 6 fasi:
1. Test in entrata (per la verifica del grado di compromissione);
2. Compilazione della scheda di Musicoterapia col paziente o con un familiare (per i nuovi ospiti);
3. I parte dell’intervento;
4. Verifica semestrale dei risultati a mezzo di test;
5. II parte dell’intervento;
6. Test in uscita.
Nelle fasi operative di ogni ciclo annuale, si utilizzano tecniche di Musicoterapia abbinate ad interventi psicosociali quali la R.O.T. (Terapia di Orientamento nella Realtà) e la Validation Therapy (basata sul riconoscimento e sull’accettazione di sentimenti e vissuti).

Conclusioni
La questione è se sia possibile migliorare la qualità e le aspettative di vita del paziente con demenza grazie alla Musicoterapia.
Io credo che questo lavoro contenga molte risposte positive in questo senso ed i test fin qui svolti forniscono importanti e significative indicazioni. Ciò vale pur ammettendo un naturale adattamento del paziente al test medesimo. Dirò che il risultato ottenuto in questi tre anni di lavoro consolida la convinzione che mettere il paziente nella condizione di recuperare i propri ricordi, la propria storia, le proprie emozioni, la propria dimensione interpersonale, la stima di sé ed il benessere ne migliora la qualità della vita. La musica, in tutto questo, agisce come oggetto intermediario di una relazione che va costruendosi attraverso l’evocazione, lo sperimentarsi nel raccontare, la danza e i suoni.  E’ come se, grazie alla musica, il paziente imparasse di nuovo cose su di sé e questo processo di ri-apprendimento lo stimolasse all’attenzione che il processo stesso richiede ed alla presenza a se stesso a cui lo invitano i suoi anni d’argento.

Ricerca condotta dall’Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative di Carmiano  (LE) : www.artiterapielecce.it – email: info@artiterapielecce.it
 

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