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Il Presidente di Artedo parla del Sistema per la creazione d’Impresa Etica nelle nuove professioni”.

Il Presidente di Artedo parla del Sistema per la creazione d’Impresa Etica nelle nuove professioni”.

di Chiara Spagnolo (Addetto Stampa Artedo)

Si è svolto il 27 Settembre 2103 nell’Auditorium Walter Corsi della sede nazionale di Confartigianato Imprese il Congresso dal titolo “L’IMPRESA ETICA: NORME TECNICHE E CERTIFICAZIONE DELLE NUOVE PROFESSIONI AI SENSI DELLA LEGGE 4/2013”.  La manifestazione, organizzata da ARTEDO e riservata in via esclusiva a tutti i propri associati, a vario titoloaderenti al Sistema d’Impresa Etica del Protocollo Discentes, ha toccato i temi delle nuove professioni, argomento al quale Confartigianato Imprese ha espresso il proprio interesse con la stesura di un addendum di convenzione con la stessa Associazione Artedo per il presidio sui Tavoli delle Norme Tecniche e la rappresentanza congiunta di tutte le nuove categorie Professionali disciplinate dalla Legge 4/2013.
Dopo la registrazione e l’apertura dei lavori, la parola è andata all’ospite, per i saluti rituali e per la relazione introduttiva.

“Da sempre Confartigianato rappresentiamo le necessità dell’Impresa in Italia” ha detto Bruno Panieri, Direttore delle Politiche Economiche dell’illustre Confederazione. ”E, pur non essendo quello delle Professioni il nostro ambito precipuo, abbiamo accolto favorevolmente la proposta di Artedo di stabilire un presidio nazionale congiunto in tale direzione, perché condividiamo il fare etico con cui si presenta il Protocollo Discentes. Riteniamo importante, infatti, che la nuova impresa che nasce con la formazione dei nuovi operatori sia il risultato di un incontro di bisogni: da una parte, quelli dei nuovi enti che, adeguatamente supportati, contribuiranno a creare nuove opportunità e nuove economie; dall’altra, quelle dei futuri operatori, finalmente riconosciuti e riconoscibili; ma, soprattutto, quelli del territorio, fatto di persone, in cui entrambi si troveranno ad agire”.
A seguire, Giancarlo Colferai, Presidente del CEPAS, ente di certificazione dei corsi di formazione e delle professioni,accreditato ACCREDIA, nonché partner di Confartigianato Imprese, ha illustrato ai presenti i criteri di certificazione di parte terza, sottolineandone l’importanza ai sensi della Legge 4/2013 e del Decreto 13 del 16 gennaio 2013.  Concetti ribaditi da Alberto Simeoni, responsabile dell’Ufficio UNI di Roma, che si è soffermato sui sistemi di normazione volontaria e dell’importanza che essi rivestono in esecuzione della recente Legge sulla Disciplina delle Professioni non organizzate in Ordini e Collegi.
“La Legge 4/2013” ha detto Stefano Centonze”, Presidente di Artedo, “pone l’accento sulla tutela dell’utenza. Professionalizzare, qualificare e contribuire alla certificazione dei futuri professionisti è la massima garanzia pensabile per le fasce deboli del Terzo Settore. Arte Terapeuti, Counsellor, Naturopati andranno ad operare in contesti delicati come quelli dei servizi alla persona, laddove il sopraggiunto professionismo soppianterà l’improvvisazione e la mancanza di autoregolamentazione che ha caratterizzato taluni operatori in un recente passato. Se consideriamo che la nuova impresa passerà per il sociale, è facile prevedere quanti operatori siano desiderosi di trovarvi collocazione: senza una disciplina, sarebbe impossibile per gli utenti orientarsi nel mare magnum dell’offerta di servizi. Senza una disciplina, in altre parole, sarebbeimpossibile distinguere un professionista da chi non lo è.”
Centonze, incaricato da Confartigianato Imprese a presidiare sui Tavoli UNI il gruppo di lavoro per la stesura della norma sulle Arti Terapie,ha, inoltre, parlato alla platea dei soci, composta da circa trentacinque associazioni in rappresentanza delle quasi cinquanta Scuole di Formazione aderenti al Sistema d’Impresa Etica del Protocollo Discentes in Italia, Francia e Svizzera, dello stato dell’arte per il proprio settore di specifica competenza.
A seguire, Giuseppe Mammana, Presidente dell’Associazione Di.Te., e Vincenzo Leo, Presidente dell’Associazione Terraroussa, partners di Artedo per i settori, rispettivamente, del Counselling e della Naturopatia, hanno fatto il punto per quanto di propria competenza.
“A nome di Artedo”, ha concluso Centonze, “sono grato a CONFARTIGIANATO IMPRESE per la sua vicinanza, come al CEPAS e all’UNI che, intervenendo ufficialmente in questa occasione, hanno dimostrato l’impegno e la professionalità che da sempre li contraddistingue.”
Dopo un breve intervento di saluto di Eric Gimbert, Presidente della Federazione Internazionale di Riflessologia con sede in Francia, i lavori sono proseguiti nel pomeriggio con l’Assemblea Nazionale dei Soci Artedo per l’approvazione del nuovo statuto, in conformità con quanto disposto dalla Legge 4/2013.

Intervista a Stefano Centonze – Presidente di ARTEDO

Finalmente, dopo trent’anni d’attesa, arriva la Legge che riconosce le professioni non organizzate in ordini o collegi. Un traguardo storico, raggiunto nel pomeriggio del 19 Dicembre 2012, allorquando il DDL 3270 è stato definitivamente approvato e, successivamente, il 14 Gennaio 2013 per l’esattezza, tramutato in Legge (Legge n.4/2013 – Disposizioni in materia di professioni non organizzate in Ordini e Collegi) per dar via ad una nuova era del mercato del lavoro e delle nuove professioni.

Che cosa cambia adesso nel mondo delle professioni e, con uno sguardo alle imprese ed al mercato del lavoro, nel panorama nazionale della formazione?

Lo abbiamo chiesto a Stefano Centonze, Presidente di ARTEDO, uno degli stakeholders tra i più attivi in Italia per il settore delle Arti Terapie, presente sul Tavolo della normazione UNI insieme a CONFARTIGIANATO IMPRESE, fondatore del Protocollo Discentes, l’innovativo sistema per la creazione d’impresa etica nel settore della formazione delle nuove professioni.

 

Presidente, con la Legge 4/2013 è dunque finalmente arrivato il riconoscimento che si attendeva da tanto tempo in settori come le Arti Terapie, la Naturopatia, il Counselling. È così?

È anche così. Nel senso che la Legge 4/2013 non riconosce esplicitamente le professioni come l’Arteterapeuta, il Naturopata o il Counsellor. Le disciplina. Ovvero, con le “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi” riconosce ai professionisti di tutti i settori mai normati in precedenza, e come tale non iscritti in Albi, il loro status. E questo vale per tutti. Basti pensare che l’UNI, l’ente nazionale per la stesura delle norme tecniche volontarie di settore ha circa 80 proposte di norme per altrettante professioni da evadere.

 

Come si sta muovendo Artedo?

Artedo è un’associazione che è anche registro professionale. Cura, in primis, gli interessi degli esperti in Arti Terapie. Con l’entrata in vigore del Protocollo Discentes, tuttavia, sposa, in partnership con altri enti, le istanze anche di altre categorie professionali, come i Naturopati e i Counsellor. E, sviluppando sistemi per la creazione d’impresa etica nelle nuove professioni, ne diffonde la cultura della formazione. Inoltre, essendo partner di Confartigianato Imprese, il mercato del lavoro e l’occupazione dei giovani sono temi attuali per Artedo che cura molto gli intessi delle imprese di domani.

 

Come nasce l’idea di Artedo di creare il Sistema d’Impresa Etica del Protocollo Discentes?

Le premesse sono quelle create dall’ormai famosa e citata Legge n. 4 del 14 Gennaio 2013. Con l’approvazione delle cosiddette Disposizioni in materia di professioni non organizzate in Ordini e Collegi, infatti, il Legislatore apre il mercato del lavoro a tutte quei professionisti in possesso di competenze non formali, frutto della pratica e dell’esperienza. In nome di questa libertà fiorisce una nuova generazione di esperti a cui è demandato il compito di farsi valere nel mondo del lavoro sulla base delle proprie capacità di fare, senza vicoli di conoscenze tecniche formali. Artedo raccoglie la sfida e si colloca al centro di questo universo, proponendo un proprio modello per creare nuova impresa, denominato, per l’appunto, Protocollo Discentes, attraverso l’apertura di scuole per la formazione dei nuovi professionisti. Una formazione flessibile, dinamica, vantaggiosa e di facile accesso, erogata in partnership con associazioni, cooperative ed enti che diventano Imprese Etiche, a loro volta creatrici di imprese etiche.

 

Che cos’è un’Impresa Etica?

È molto semplice: oggi Artedo, un’Associazione Nazionale, propone un’idea suggestiva per sfidare il momento di difficoltà dell’economia italiana. Acquisisce il partenariato di altre associazioni e cooperative, desiderose, da una parte, di soddisfare i bisogni delle fasce deboli, formando i professionisti della relazione d’aiuto e del sociale, sapendo che importanza ha ormai acquisito il Terzo Settore nel nostro Paese (destinatario di enormi risorse da parte dell’UE); dall’altra, di sviluppare economie etiche, attraverso un sistema che ripartisce e condivide con il territorio la ricchezza che è in grado di produrre, sia in termini materiali che morali. Né bisogna stupirsi se si parla d’impresa in riferimento ad associazioni: è lo stesso legislatore che, nella Legge 4/2013, richiede agli enti che si proporranno di rappresentare le istanze dei nuovi professionisti di possedere la struttura dell’impresa.

 

In questo senso, gioca a favore di Artedo la vicinanza di Confartigianato Imprese?

Esatto. È dal dicembre 2012 che esiste un protocollo d’intesa tra noi e Confartigianato Imprese. Ed io ho l’immenso piacere e l’onore di rappresentare questa coalizione sui tavoli per la stesura delle norme tecniche di settore presso l’UNI, l’ente preposto dallo Stato alla rilevazione dei bisogni delle nuove professioni, finalizzata all’elaborazione, in condivisione con gli stakeholders per ogni categoria, di norma attuative a carattere volontario. Insieme rappresentiamo l’impresa di oggi e, soprattutto, di domani, quella che nascerà dall’iniziative dei nuovi professionisti.

 

È così che l’Impresa Etica crea nuova impresa etica?

Naturalmente. I professionisti formati con noi si costituiranno, con il tempo, in imprese etiche per cogliere le opportunità offerta dal Terzo Settore. Progetteranno interventi, spendendo al meglio le proprie competenze, e formeranno a loro volta nuove professionalità. E così all’infinito.

 

Parliamo del Protocollo Discentes…

È un Sistema per la Creazione d’Impresa Etica nel campo della formazione delle nuove professioni, da poco riconosciute, ed offre l’opportunità ad associazioni, cooperative ed enti di avviare scuole di formazione in partnerhip con ARTEDO, promotore del progetto sia in Italia che nel resto del mondo, anche in assenza di specifiche competenze tecniche nei vari settori d’interesse. Un ente che vogli avviare la propria impresa etica nella formazione in Arti Terapie, in Counselling o in Naturopatia, ad esempio, può diventare Scuola di Formazione con noi, grazie all’adozione del modello didattico innovativo che non lo vincola al possesso delle conoscenze pregresse, poiché tutto il now how viene fornito da Artedo e dai partner tecnici scelti per i vari settori. Così, noi eroghiamo una parte della formazione, quella basata sullo studio dei materiali documentali a distanza, mentre la nuova sede eroga il resto della formazione in presenza, utilizzando docenti e modalità didattiche proprie o fornite, direttamente o indirettamente, da ARTEDO. È come dire che basta che l’ente abbia la volontà di creare la propria impresa. Poi, pensiamo noi a tutto.

 

In che senso il Protocollo Discentes è Impresa Etica?

Per una serie di ragioni. Un sistema didattico innovativo come il Protocollo Discentes, basato su una modalità mista di apprendimento, tra laboratori in presenza e studio a distanza, incontra il territorio e le sue necessità su più aspetti. Innanzi tutto, la facilità di accesso permette a realtà strutturate o non ancora organizzate di plasmarsi sul modello aziendale, formando i nuovi professionisti della relazione d’aiuto. Pensiamo agli arteterapeuti, ai counsellor e ai naturopati, il cui lavoro risponde ai bisogni di servizi di qualità da parte del territorio. Al tempo stesso, abbatte i costi della formazione, rendendola accessibile a tutti, ma senza togliere nulla ad una formazione di primissimo ordine. Dunque, incontra i bisogni delle fasce deboli e sfida il momento di difficoltà che attraversa l’economia mondiale, generando nuove opportunità condivise. In più, e solo questo basterebbe a giustificare l’attribuzione etica, assicura la conformità dei percorsi formativi alle norme tecniche UNI per i vari settori, l’inserimento delle imprese e dei professionisti formati nei sistemi di certificazione e l’accesso diretto ai registri professionali, secondo quanto stabilito dalla Legge 4/2013.

Aggiungiamo anche dei dati statistici: attualmente il mercato della formazione ha un’incidenza del 20% circa sul PIL  del nostro Paese. Con la liberalizzazione delle professioni, prolifereranno talmente tanti di quei corsi che, tra qualche anno, il Terziario Avanzato potrebbe addirittura diventare il settore trainante dell’intera economia nazionale. Ecco perché è il momento giusto per fare impresa nella formazione, meglio se impresa etica, seguendo una proposta innovativa come la nostra che non ha precedenti.

 

Veniamo per un momento all’UNI…

Qualcosa dell’UNI l’abbiamo già accennata. Di fatto, il Legislatore individua nell’UNI l’ente di raccordo tra tutti i massimi esponenti nazionali di una data professione che richiedano di autodisciplinarsi. Ribadisco: in maniera del tutto volontaria. Vuol dire che chiunque eserciti una delle nuove professioni senza aderire ad una norma tecnica UNI non infrange alcuna legge, benché l’esistenza di una norma volontaria sia comunque uno spartiacque importante, poiché i professionisti conformi e certificati ai sensi della stessa dovranno essere inseriti in registri pubblici sul web per favorire la conoscibilità della formazione di ciascuno da parte dell’utenza, per combattere abusi di professione e improvvisazione.

 

E anche qui si entra in un campo minato…

Sì, perché il professionista certificato, titolare di partita IVA, per poter esercitare è come se dovesse “uscire allo scoperto”, è come se dovesse alzare la mano in un’assemblea e dichiararsi., poiché i registri, lo abbiamo detto, saranno pubblici e le informazioni sugli aderenti accessibili a tutti. E con il regime d’imposizione fiscale che abbiamo in Italia, non siamo in grado di prevedere in quanti seguiranno la strada tracciata dalla Legge 4/2013 e quanti si avvarranno della facoltà di non farlo. Il punto è che bisogna comprendere se giocherà un ruolo fondamentale nella cultura dei nuovi professionisti la paura per la stress che comporta l’iscrizione nei registri o l’abissale differenza tra certificazione e non, poiché la mia impressione è che ci troviamo di fronte ad una volontarietà finta, ad una obbligatorietà camuffata da volontarietà.

 

Ma la rispondenza ai profili tracciati dalle norme e dalle certificazioni è indispensabile per esercitare le professioni ai sensi di questa Legge?

No. Ogni operatore può decidere se conformarsi alla norma tecnica del proprio settore oppure no. Nel caso si rifiutasse, continuerebbe a svolgere la professione come accaduto fino a prima dell’entrata in vigore della Legge. Se volesse farlo, avrebbe diritto al riconoscimento dello status di professionista e, come tale, soggetto alla disciplina della norma e dell’eventuale certificazione che, a sua volta, rappresenta una ulteriore qualificazione. Egli potrà così dichiarare, in tutti i suoi documenti, di essere “professionista disciplinato ai sensi della legge 4/2013”. Dovrà aprire una propria partita IVA, avere la firma digitale ecc.

Quindi, anche se aderire alla norma non è obbligatorio per il professionista, di fatto è come se lo fosse, pur nel rispetto del libero mercato?

Infatti. Il Legislatore ammette tutti ma demanda agli organismi tecnici competenti la stesura delle norme volontarie per ogni settore e, successivamente, la certificazione delle competenze. Chi vorrà certificarsi ai sensi delle norme, dunque iscrivendosi ad associazioni iscritte, a loro volta, nei registi pubblici del MISE, impegnandosi a svolgere formazione continua,  a rispettare un codice etico ecc., otterrà il riconoscimento di una “Qualifica”, equiparata al sistema europeo di qualifica della formazione EQF. Chi non vorrà certificarsi, parimenti, sarà libero di farlo. Le associazioni alle quali aderiranno i professionisti come in quest’ultimo caso, potranno rilasciare un “Attestato” di conformità alla norma tecnica. Essi saranno tenuti a rispettare le regole delle associazioni alle quali aderiranno ma non le indicazioni del MISE, poiché non assoggettati alle condizioni delle certificazioni. Il discorso, dunque, vale per professionisti ed associazioni. Ognuno potrà scegliere in totale autonomia da che parte stare, benché ottenere certificazione e qualifica abbia un valore diverso, sul piano formale, dal non averle.

 

Come pensa che si orienteranno i professionisti davanti a tutto ciò, visto che entra in gioco la tutela dell’utenza?

Come sempre, ci sarà chi vorrà aderirvi e chi no, trattandosi appunto di norme volontarie, ma la loro esistenza sarà un inequivocabile deterrente per chi opera senza cognizione di causa, senza essere in possesso dei requisiti per l’esercizio delle nuove professioni. E’ proprio questa la tutela per l’utenza, poiché i professionisti potranno riunirsi in associazioni professionali per l’istituzione di registri pubblici e per farsi certificare da enti terzi super partes. Mi riferisco, oltre che all’UNI, al CEPAS e agli altri enti di certificazione accreditati ad ACCREDIA, e ai registri pubblici delle associazioni professionali accreditate al Ministero per lo Sviluppo Economico. Per non parlare dello Sportello del Consumatore che le Associazioni Professionali sono tenute a istituire: il Legislatore ha pensato a tutto per la tutela dell’utenza.

 

Questa libertà non è in nessun modo una minaccia per utenza e associazioni professionali?

Proprio no. Una norma volontaria permette a tutti di scegliere se uniformarvisi ma la pubblicazione su siti web del MSE e delle varie associazioni professionali di operatori certificati ai sensi della stessa norma aiuterà l’utenza ad individuare chi sia meritevole di fiducia e chi no.

 

Ci saranno ripercussioni in Europa, dove ancora, a livello centrale, non esiste un corrispettivo del sistema legge-norma-certificazione varato in Italia con la Legge 4/2013?

Noi confidiamo molto che l’UE segua le buone prassi messe in campo dal nostro Paese. E accadrà naturalmente che il nostro sia un precedente importante per gli altri Stati. Associazioni professionali, ad esempio, francesi, potranno rivolgersi alle proprie istituzioni per richiedere una norma sulla base di quella italiana o, viceversa, agganciarsi alla nostra norma per tutti i casi di vacatio legis. Il riferimento alla Francia, peraltro, non è casuale: noi di Artedo abbiamo già intrapreso questa strada creando una forte partnership proprio con Parigi per l’adozione del nostro protocollo didattico in tutti i paesi anglofoni. E non è che il primo passo di quella che abbiamo denominato “Scuola Diffusa 2.0”. Oggi partiamo dalle Arti Terapie nel mondo: le altre professioni seguiranno a ruota.

 

Che cos’è la Scuola Diffusa 2.0?

È una visione e, nello stesso tempo, il futuro della formazione. Artedo è a più livelli un precursore dei tempi: abbiamo anticipato di anni l’uscita delle norme di settore, dicendo esattamente ciò che oggi dice la Legge 4/2013. Oggi diciamo pure che la strada dell’innovazione è la strada del futuro, anche nella formazione dei settori più tradizionali, sapendo che si realizzerà. Di fatto con la Scuola Diffusa 2.0 diventa sistema a carattere europeo e mondiale l’idea, in Italia promossa con il nome di Protocollo Discentes, di creare un’unica scuola, grande come l’Europa, dispensatrice dei medesimi livelli di formazione e che garantisca la libera circolazione degli allievi, per lo scambio e la condivisione delle esperienze, che sono il valore aggiunto e, talvolta, quell’arricchimento che manca nei corsi universitari di stampo classico. E questo vale per le Arti Terapie, per il Counselling, per la Naturopatia e per l’offerta formativa che, con il tempo, nascerà intorno al Protocollo Discentes.

 

A che punto sono i lavori per gli ambiti d’interesse di Artedo?

La norma per il settore della Naturopatia è già in vigore da giugno 2013. Per le Arti Terapie ed il Counselling, probabilmente, la fumata bianca sarà per la fine dell’anno.  Le Associazioni professionali dei settori citati sono attualmente al lavoro sui tavoli dell’UNI. E noi tra quelle.

 

Torniamo al Protocollo Discentes. Qual è l’offerta disponibile per fare impresa con Artedo?

Oggi, i partner di Artedo possono erogare corsi di formazione in Arti Terapie (Musicoterapia, Arte Terapia Plastico-Pittorica, Teatro Terapia, Danza Movimento Terapia), in Naturopatia e in Counselling Relazionale Espressivo Integrato, aprendo scuole in esclusiva provinciale in tutta Italia in conformità con il Protocollo Discentes.

Per l’estero, siamo già pronti per l’attivazione di corsi di Arti Terapie in lingua francese, inglese e spagnola. Mentre, a breve, altre offerte formative saranno disponibili.

 

Possiamo parlare della nascita di un franchising, di un circuito d’affiliazione per nuove Scuole di Arti Terapie, Naturopatia, e Counselling?

Per favore, no. Il Protocollo Discentes è un sistema associativo, non un franchising. Cioè, non è uno strumento commerciale. Il senso dell’iniziativa è mettere a disposizione della diffusione della cultura delle Arti Terapie, della Naturopatia e del Counselling – e per incentivare il loro riconoscimento formale, che passa da una capillare articolazione delle scuole di formazione e della veicolazione di un messaggio di alta professionalità – una metodologia didattica, all’interno della quale i partner che hanno fondato i modelli teorici di riferimento, ciascuno per la propria disciplina, fanno convergere anni di professionalità, ricerca ed esperienza applicativa: l’Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative per le Arti Terapie, Di.Te. per il Counselling e Terraroussa per la Naturopatia. Tutte organizzazioni che, nel proprio modello didattico, hanno da sempre utilizzato un impianto teorico di base corposo (lo studio del materiale documentale) che, con l’avvento di internet e delle nuove tecnologie, hanno scelto di svolgere in FAD, a distanza, sulla nostre piattaforme e-learning www.artiterapie-italia.it, www.counselling-italia.it e www.naturopatia-italia.it. Tutto qua.

 

Dunque, non si tratta solo di trasferire on line quello che tradizionalmente si studia in presenza…

Infatti. On line si studieranno solo le materie teoriche, mentre in presenza sarà necessario svolgere la formazione laboratoriale che, nelle nostre discipline, è imprescindibile. Il Protocollo Discentes è un modello integrato di formazione, tra studio a casa e attività in presenza: noi forniamo la piattaforma per lo studio a distanza, le sedi che aderiranno forniranno le attività di laboratorio, che confluiranno in un unico calendario nazionale che sarà disponibile sul nostro sito, ed un tutor per monitorare lo studio degli allievi di quella determinata sede. Ciò, d’altro canto, creerà un circuito nazionale di scuole che aderiranno ad un calendario unico e che permetterà ad ogni allievo di scegliere la sede più vicina o quella più interessante dove svolgere la propria formazione in presenza. Insomma, libero mercato, libera circolazione ma all’interno di un sistema circoscritto, monitorato e professionale: tutti gli allievi che vi aderiranno dalle varie scuole si incontreranno on line, scambieranno esperienze, materiali, conoscenze… Svolgeranno, dunque, una formazione molto ricca e a costi molto contenuti – dettaglio non trascurabile -.

 

Ma questo studio on line non può pregiudicare la qualità dei corsi?

Affatto. Anzi, al contrario. Noi crediamo che organizzare in modo intelligente lo studio dell’impianto teorico (dispense, monografie, presentazioni in power point, videolezioni,  discussioni e test programmati per quattro volte all’anno) agevoli la programmazione dell’apprendimento graduale dell’allievo, il quale, al termine del triennio, avrà competenze che gli permetteranno di relazionarsi ad ogni genere di professionalità. Dalla scuola, con gli insegnanti, ai contesti clinici, con i medici. Ecco perché, e con ciò torno alla sua precedente domanda, il Protocollo Discentes per la formazione in Arti Terapie in Italia non è affatto un circuito di affiliazione.

 

Ma sul web voi parlate di “nessuna competenza tecnica richiesta per aprire una scuola”.  Come si formano vere professionalità se le stesse non sono un requisito minimo per essere una Scuola Artedo?

Sì, è vero: noi non richiediamo competenze pregresse, poiché siamo noi ad essere in possesso degli strumenti per fornirle. Mi spiego meglio. La competenza tecnica (in arti terapie, in naturopatia o in counselling) è sempre e comunque un requisito apprezzato, auspicato ma non fondamentale, poiché tutti i nostri partner che diventano nuove scuole Artedo possono utilizzare il nostro know how e i nostri docenti. Vale a dire che forniamo noi le competenza specialistiche se le nostre sedi ne sono sprovviste. Ecco risolta la questione.

Sul piano organizzativo, inoltre, noi forniamo tutti i supporti all’avvio, dal modello d’iscrizione per gli allievi, al corso per i Tutor on line, dai docenti per le attività in presenza, come detto, ad una vetrina sul web, con pagine dedicate ad ogni nostra associata. Alle nuove sedi sarà necessario che individuino semplicemente uno spazio fisico per le attività di laboratorio.

 

È l’ideale per una nuova scuola di formazione: un’associazione diventa Impresa Etica e voi fornite tutto. Ma esiste anche qualche vantaggio per l’adesione al Protocollo Discentes da parte di scuole di formazione già operanti?

Noi preferiamo pensare a creare nuove scuole più che fornire supporto teorico a scuole già attive. Tuttavia, anche questa è una possibilità. Il Protocollo Discentes organizza, infatti, tutta la didattica documentale con uscite programmate dei testi, argomenti di discussione e verifiche. Tutto contenuto nel piano di studi generale. Una scuola attiva che adotti il nostro Protocollo, può razionalizzare lo studio teorico on line ed incastrarlo con le attività di laboratorio, così soddisfacendo le necessità degli allievi che spesso vivono la frustrazione della divergenza tra momento teorico e momento esperienziale. Può, inoltre, seguire con maggiore semplicità gli allievi più distanti dalla propria sede, aumentare il monte ore del proprio percorso triennale, monitorare lo studio sistematico degli allievi, abbattere i costi, anche per la tenuta della segreteria (consideriamo la mole di lavoro che ci vuole per organizzare un test in presenza) e altro ancora.

 

Si direbbe, una novità assoluta…

Sì, se si considerano i punti nodali della formazione oggi disponibile in Italia nelle nuove professioni. Sì ancora, se considerano le modalità di erogazione della stessa formazione. Modalità innovativa oggi brevettata da noi, poiché nata da noi. E forse è il caso di fare un po’ il punto della situazione.

Lo stato dell’arte dice che l’offerta formativa in Arti Terapie (Musicoterapia, Arteterapia Plastico-Pittorica, Danzaterapia e Teatroterapia), in Naturopatia, in Counselling è affidata a un considerevole numero di Scuole private, in larga parte associazioni, ciascuna delle quali con un proprio modello di riferimento e con una propria struttura didattica. Prima dell’entrata in vigore della Legge 4/2013, e per larga parte anche oggi come in futuro, poiché è del tutto volontaria la conformità alle Norme Tecniche UNI per i vari settori, ad ogni Scuola veniva lasciata la facoltà di  stabilire autonomamente la durata della formazione, le materie di studio, le competenze dei docenti, il titolo rilasciato, se svolgere supervisioni e tirocinio, le modalità di valutazione della formazione, i requisiti d’accesso degli allievi, ecc. A lungo le associazioni di categoria, come Artedo, si sono battute per approdare al quadro normativo appena emanato. Senza, tuttavia, che molte di esse siano in possesso di una rappresentatività territoriale che Artedo, viceversa, possiede dalla sua origine. Noi questa metodologia l’abbiamo chiamata Scuola Diffusa 2.0 perché rispetta tutti i principi richiesti: metodo unico, interesse nazionale, offerta formativa qualitativamente e quantitativamente impareggiabile, forte rappresentatività. E tutto coniugando la tradizione con l’innovazione tecnologia. Grazie a internet, infatti, oggi un allevo può studiare da casa e frequentare tutte le attività di laboratorio organizzate in tutta Italia da tutte le sedi territoriali. Noi lo troviamo straordinario e senza precedenti.

 

Parliamo un po’ della Scuola Diffusa 2.0?

Sì, certo. Il progetto pilota è stata la “Scuola Diffusa Arti Terapie 2.0”. Oggi abbiamo mutuato l’iniziativa anche nella Naturopatia e nel Counselling. Si tratta della naturale evoluzione del nostro sistema didattico. Il Protocollo Discentes è il Sistema d’Impresa Etica che permette l’apertura di Scuole di Formazione nelle discipline citate. Tutto il circuito di scuole costituisce la Scuola Diffusa 2.0.,  sistema senza precedenti, in Italia e non solo, attraverso il quale Artedo offre agli allievi del le scuole aderenti la possibilità di frequentare tutte le attività didattiche organizzate in tutte le città d’Italia. Un allievo può, dunque, personalizzare il suo piano di studi, inserendovi non solo le attività curriculari della sede di appartenenza ma anche quelle di altre sedi, senza costi aggiuntivi e senza limiti di ore di formazione. Gli basterà andare sui nostri siti (www.artiterapie-italia.it, www.naturopatia-italia.it, www.counselling-italia.it) e scegliere i laboratori da aggiungere, di concerto con il proprio tutor, nel proprio piano di studi per accedere alla massima offerta formativa pensabile.

 

Su quali criticità agisce la proposta di Artedo, anche grazie alla Scuola Diffusa?

Sicuramente di migliorare e consolidare le competenze in uscita degli allievi, a vantaggio di una maggior professionalizzazione di arte terapeuti, naturopati e counsellor, di ridurre i costi della formazione e di elevare la qualità della formazione stessa. Con il risultato, nell’interesse delle nuove Scuole Artedo, di incrementare il numero delle domande di iscrizione ai corsi in tutto il territorio nazionale.

 

È questa la scuola del futuro?

Noi crediamo che il nostro progetto sia all’avanguardia, non solo perché permette la libera circolazione degli allievi all’interno di un sistema di Scuole che scelgano di adottare un protocollo comune, snello e dinamico, livellato verso l’alto, ovvero fondato su basi teoriche e scientifiche comuni su cui innestare attività di laboratorio diversificate, in ciascuna Scuola secondo il proprio modello di riferimento. Ma lo crediamo soprattutto perché ciò non va mai a discapito delle competenze in uscita. Il nostro protocollo, anzi, mira a garantire che le stesse siano consolidate e spendibili, grazie ad uno studio del materiale documentale graduale e costante, al pari del monitoraggio e delle verifiche sulla crescita personale e professionale di ogni allievo. L’uso della piattaforma e-learning, poi, non è altro che il risultato dell’esigenza di essere al passo con i tempi: sappiamo che prendono sempre più piede le nuove tecnologie in tutti i corsi di studi, Università comprese, e che il futuro va in questa direzione. Non abbiamo fatto altro che coniugare correttamente i due momenti.

 

Per concludere, come funziona l’adesione al Protocollo Discentes?

Intanto, per diventare Scuola Artedo occorre essere costituiti in associazione, cooperativa o impresa. Come detto, è richiesta la disponibilità di una sede che possa ospitare le attività pratiche. Poi, è necessario scaricare il disciplinare per l’apertura di nuove scuole Artedo dai nostri siti (www.artiterapie-italia.it, www.naturopatia-italia.it, www.counselling-italia.it), secondo l’ambito di preferenza. Quindi, sincerarsi che la provincia richiesta sia libera, ovvero che non siano presenti altre scuole della medesima disciplina (operiamo in esclusiva). Infine, inviare i moduli di domanda.

Per aderire bastano pochi minuti e pochi semplici passaggi.

 


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