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Alzheimer e Musicoterapia in un’ottica di promozione del benessere

Alzheimer e Musicoterapia in un’ottica di promozione del benessere

La vecchiaia è la fase conclusiva della vita dell’uomo. Attualmente l’attenzione è sempre più rivolta verso questo stadio, in particolar modo a seguito dell’aumento dell’età media della popolazione. Erikson, uno dei maggiori esponenti della psicologia dell’Io, nella sua teoria dello sviluppo psicosociale postula lo sviluppo dell’individuo caratterizzato da un susseguirsi di otto fasi, dalla nascita alla vecchiaia, ove ogni fase si forma da quella precedente, ed è caratterizzata da un conflitto che l’individuo deve risolvere. Il passaggio alla fase successiva non implica il superamento di quella precedente, ma una integrazione della stessa in ciò che l’autore definisce un “insieme integrato”.

L’innovatività del suo contributo è quello di aver considerato la vecchiaia (caratterizzata dal conflitto tra “integrità” e “disperazione”) come la fase conclusiva dello sviluppo psicosociale dell’individuo, a differenza di molti altri autori che solitamente considerano l’età adulta.

Questo è il momento in cui l’individuo fa un bilancio della propria vita, ripensando a ciò che ha fatto, ed è anche il momento in cui sopraggiunge la consapevolezza della morte. A questo punto l’individuo può sprofondare in uno stato di disperazione, o può risolvere questa fase con il sopraggiungere dell’integrità, grazie alla saggezza, elemento caratteristico di questo periodo di vita, che permette al soggetto di vedere con altri occhi questo momento della propria vita, guardando con distacco la vita e la morte, e dando significato a tutte le esperienze fatte e non fatte.

 

Con la vecchiaia l’individuo può andare incontro allo sviluppo di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

L’Alzheimer ha esordio presenile verso i 60 anni, a seguito della formazione di placche amilloidi e grovigli neurofibrillari all’interno del cervello. Questa malattia comporta una progressiva compromissione delle capacità dell’individuo. I primi deficit che si manifestano sono a livello cognitivo, con una compromissione del sistema mnestico. Seguono comportamenti aggressivi, stati confusionali e disfunzioni sensoriali.

Attualmente l’attenzione nei confronti di tale malattia sembra aumentare progressivamente.

“L’Europa lancia un progetto sulle malattie neurodegenerative. Si chiama ACTIFCARE (Access to Timely Formal Care) ed è un’iniziativa nell’ambito del JPND (Programmazione Congiunta sulle Malattie Neurodegenerative). Lo studio è volto a comprendere come ottimizzare il supporto alla persona con demenza e alla sua famiglia, attraverso l’analisi dei percorsi che conducono dalla diagnosi precoce all’assistenza. Alla ricerca, coordinata dall’Università di Maastricht, Paesi Bassi, partecipano Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Portogallo, Regno Unito e Svezia”[1].

 

Diversi studi hanno dimostrato come per tale disturbo sia di fondamentale importanza far ricorso ad un approccio integrato e multifattoriale, che miri ad un trattamento non esclusivamente dal punto di vista medico, ma incentrato sulla persona, cercando di impostare l’intervento in un’ottica riabilitativa completa.

Partendo da tale presupposto, è rilevante far riferimento agli effetti positivi riscontrati con l’utilizzo delle Arti Terapie, ed in particolar modo della Musicoterapia con i malati di Alzheimer.

La Musicoterapia è una tecnica che utilizza la musica come strumento terapeutico, grazie ad un impiego dell’elemento sonoro, allo scopo di promuovere il benessere dell’intera persona, corpo, mente e spirito.

Ad oggi sono molti gli studi scientifici che hanno valutato gli effetti benefici della Musicoterapia sui malati di Alzheimer. Infatti, essa sembra aiutare il rallentamento dei processi degenerativi, ottimizzando le condizioni generali dello stesso (Aldridge, 1998), con cambiamenti vantaggiosi visibili in diverse sfere, apportando un miglioramento dell’umore, riduzione dell’aggressività e stimolazione della memoria.

Anche l’America Accademy of Neurology (2001) ha confermato l’efficienza della Musicoterapia, e come questa sembra essere determinata dal fatto che la musica risulta essere una via privilegiata di comunicazione con i malati.



[1] Alzheimer Italia. Notiziario della Federazione Alzheimer Italia. III Trimestre 2014. Anno XXIII. Numero 49. P. 3.

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