Trattamento del disturbo di panico con la Terapia Grafica digitale (TGD)
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / trattamento del disturbo di panico con la terapia grafica digitale tgd

Trattamento del disturbo di panico con la Terapia Grafica digitale (TGD)

Il disturbo di panico viene  diagnosticato  quando si verificano frequenti attacchi di panico in assenza di una causa che li renda prevedibili,  seguiti  da un mese o più in cui il soggetto  vive costantemente preoccupato per la possibilità di un nuovo attacco, e tali sintomi non sono attribuibili all’effetto   di   sostanze stupefacenti o  di altro tipo, ne ad una condizione medica generale e neppure ad un altro disturbo mentale. 

Il DSM-IV-TR definisce l’attacco di panico come – un periodo preciso durante il quale vi è l’insorgenza improvvisa di intensa apprensione, paura o terrore, spesso associati con una sensazione di catastrofe imminente, caratterizzato da sintomi come dispnea, palpitazioni, dolore o fastidio al petto, sensazioni di asfissia, o di soffocamento, e di paura di ”impazzire”  o di perdere il controllo-

Il panico è   una condizione in cui si anticipa, vivendola come presente un esperienza negativa che si giudica imminente . Ciò che distingue il panico dall’ansia riguarda fondamentalmente la prossimità temporale  attribuita all’evento negativo atteso, che nel panico è considerato vicinissimo, mentre nell’ansia più distante.  La sofferenza prodotta dal dolore immaginato ossia dalla   paura, si differenzia dal dolore in se per l’imprecisione con cui nell’immaginazione il dolore si manifesta.  Questa imprecisione rende spesso più insopportabile la sofferenza  della paura  che l’esistenza reale del dolore temuto.    

Negli attacchi di panico inaspettati, che sono distintivi del disturbo di panico, l’imprecisione diviene assenza di qualunque fattore situazionale scatenante, e il tema della paura  sin dall’inizio dell’evento è la paura stessa. Ma anche nelle forme patologiche di panico in cui esiste una situazione innescante,  la paura si autoalimenta e attiva dei circoli viziosi in cui ciò che si teme se non è la paura stessa sono le sue manifestazioni fisiologiche e le loro conseguenze, per cui, ad    esempio, la tachicardia   viene considerata  da alcuni pazienti capace di condurre ad un infarto e la confusione mentale come scivolamento nella pazzia. Nel disturbo di panico può persino avvenire un inversione sequenziale tra cause ed effetti, in cui la presenza di un pericolo viene dedotta da quella dell’ansia. Quindi in chi soffre di tale disturbo, il solo pensiero – e se adesso mi venisse un attacco di panico?-può diventare così terrificante da scatenare un attacco di panico. Diviene dunque evidente che, la trasformazione di un esperienza di panico nel punto di partenza di un processo patologico, avviene a livello della cognizione e che tale processo consiste in interpretazioni erronee relative alle conseguenze del panico e alle sue manifestazioni fisiologiche. Convinzioni  errate,  del tipo – La confusione mentale conduce alla pazzia- danno  luogo ad una serie di comportamenti protettivi diretti ad evitare ciò che si teme; tali comportamenti, consistono in evitamenti, distrazioni ,fughe, prevenzioni, attenzione selettiva e smentite. Per tale motivo al fine di interrompere i circoli viziosi, la terapia cognitiva parte dall’individuazione dei comportamenti protettivi messi in atto dal paziente, per poi refutare le convinzioni erronee da cui dipendono.  Nell’trattare il disturbo di panico mediante la TGD  si assume come premessa il fatto che alcune o tutte le credenze erronee  relative alle conseguenze del panico e alle sue  manifestazioni fisiologiche possono esistere a livello inconscio, per cui all’inizio dell’trattamento si  mira a far emergere alla consapevolezza quei  pensieri che nella storia del paziente resero un esperienza di panico l’inizio del primo   attacco di panico; a tale scopo si parte  dalla creazione di fotocollages  digitali rappresentanti delle situazioni in cui il soggetto  considera sia possibile   provare panico, per poi chiedergli  di   riferire quali crede sarebbero in quelle circostanze  i suoi pensieri e i suoi comportamenti.  Quando  si presenta nei suoi commenti  il riferimento ad una condotta o ad un pensiero che non riguarda  più l’evento temuto in se, ma bensì  le credenze erronee  relative alle conseguenze del panico o alle sue   manifestazioni fisiologiche, esso diviene immediatamente l’oggetto della terapia, che deve mirare alla sua modificazione. I pensieri ingannevoli   relativi alle reazioni fisiologiche a situazioni stressanti o imbarazzanti, ossia a risposte quali la sudorazione, l’arrossire, l’accelerazione del battito cardiaco, il tremore ecc, nel momento in cui divengono a loro volta eventi le cui conseguenze  sono considerate catastrofiche, vengono trattati  producendodelle versioni “ artificiali “ delle  reazionida cui derivano, che vanno abbinate alla visualizzazione del fotocollage che aveva suggerito l’ idea errata. Ad esempio si può provocare l’arrossamento del volto del paziente facendogli avvicinare per qualche secondo, il volto ad un termosifone, e poi riproporgli la visione dell’ immagine che   aveva suggerito la comparsa dell’idea di arrossire e le sue gravi conseguenze, e  suggerirgli quindi di vivere con la stessa indifferenza con cui   vive il suo rossore artificiale quello che si produce in talune circostanze stressanti, e come da tale sua indifferenza è molto probabile consegua quella di chi osserva il suo rossore. L’ esposizione alla situazione innescante partendo  dal suo grado minimo di realismo e intensità, ossia da quello relativo ad un immagine, se diviene assolutamente tollerabile, e i circoli viziosi a cui in un principio da luogo,  disinnescabili, può essere seguita da ricostruzioni via via più realistiche che passando per  la creazione di ambientazioni virtuali in 3D realizzate in collaborazione con il paziente, culminano in situazioni reali.  La ripetizione di tali esercizi  oltre ad essere vantaggiosa  a livello cognitivo,   dà origine  a dei positivi condizionamenti in cui si produce l’associazione mentale tra la percezione fisica sperimentata e la situazione vissuta, che in quanto familiare e superata diviene sempre più tollerabile. La depersonalizzazione è un sintomo che spesso compare nel disturbo di panico, e consiste in un senso di lontananza o distacco dai propri vissuti emotivi, frequentemente confuso con un  indebolimento del senso di sé, ma che va inteso invece come un consolidamento del sé-osservatore, la cui esistenza è inconcepibile al difuori della contrapposizione dove si distingue da ciò che viene esperito. La depersonalizzazione non comporta quindi    necessariamente sofferenza. L’afflizione, che come sintomo di un disturbo di panico la depersonalizzazione implica, si genera a livello cognitivo, derivando in questo ambito dal tentativo di fuggire ciò che causa dolore,  e che in quanto atto associato al dolore diviene anche esso temuto.   Quando si occupa di questo sintomo la TGD mira a convincere il paziente del fatto  che la dissoluzione del   sé non può derivare dalla depersonalizzazione, in quanto essa consiste in un processo inverso, in cui il niente dell’essere rivolgendo il suo sguardo verso se stesso si crea e consolida in esistenza, contrapponendosi ai fenomeni da cui si sente separato.  Anche nel trattamento di questo sintomo  la TGD tenta di produrre delle esperienze in cui ciò che si teme venga sperimentato  in una modalità controllabile e disattivabile in qualunque momento. Come  avviene per la costruzione di qualunque esperienza utilizzata  in TGD anche quelle relative alla depersonalizzazione devono nascere in buona misura dalla creatività ed esigenze del paziente, per cui  l’esercizio qui  di seguito descritto  va considerato come un esempio.

“Ipertrofizzazione dei neuroni specchio” è il nome di un esperienza che progettai nel 2003 e che sin da allora fu pensata sia con finalità terapeutiche che come un opera di Neuropsicoarte – la poetica da me ideata nel 2003- Quest’ opera fu presentata per la prima volta nella mia personale al Asfalto Teatro di lecce nel2007. L’esperienza veniva fatta da seduti mentre si guardava un video, in cui due  mani  massaggiavano delle gambe che il soggetto  osservava sovrapposte alle sue, mentre egli stesso riceveva un massaggio analogo.  

Anche in questo caso  l’esperienza può essere intensificata attraverso l’utilizzo della realtà virtuale  in 3D .  L’uso che la TGD  fa delle esperienze virtuali, nel trattamento del disturbo di panico,consiste nell’associare  suddette  esperienze alla produzione  anaffettiva delle manifestazioni fisiologiche del panico. Questi due elementi, pur essendo contemporanei tra loro  si mantengono in parte  percepiti   come autonomi, per cui il soggetto esercitandosi in questi compiti  mira a trasferire tale  relativa separatezza nella  sua vita quotidiana, e disinnescare così i circoli viziosi che  negli attacchi di panico riguardano reazioni quali: tremori,sudorazione e tachicardia ecc.   Va sottolineata in fine  l’importanza che la TGD  assegna agli aspetti creativi delle ambientazioni e degli oggetti virtuali. Nella TGD l’operatore deve possedere non solo le conoscenze necessarie per gestire degli ambienti virtuali preconfezionati,  ma deve anche essere un esperto in modellazione e animazione 3D capace di    modificare nel modo più ampio e veloce possibile ogni aspetto di ciò che egli stesso o il paziente propone o realizza. Lo sviluppo delle capacita creative, nella TGD, e più in generale nelle  Artiterapie, sia per quanto riguarda il paziente che il terapista, non rappresenta un beneficio parallelo agli scopi della terapia , ma piuttosto uno strumento fondamentale da utilizzare per superare ogni problematica psicologica o esistenziale.

Leave a comment

Commenta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi