“SOVRAPPOSIZIONI” UNA MOSTRA DI NEUROPSICOARTE.
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / sovrapposizioni una mostra di neuropsicoarte

“SOVRAPPOSIZIONI” UNA MOSTRA DI NEUROPSICOARTE.

Oltre trentamila anni fa, nelle grotte di Lascaux furono dipinte delle figure ibride, aventi testa cervina e corpo umano. Queste immagini dimostrano che sin da quel lontanissimo tempo l’uomo possedeva la facoltà di immaginarsi trasformato.

Tutti gli organismi biologici sono capaci di trasformare se stessi e il loro ambiente, sebbene in misura e modalità che variano da specie a specie, nell’essere umano queste trasformazioni si realizzano soprattutto grazie alla sua straordinaria capacità di immaginare i cambiamenti. La Neuropsicoarte (NPA) ambisce a far coincidere temporalmente immaginazione e realizzazione.
L’idea di un arte che si avvalesse degli strumenti neuroscientifici che consentono di influire sul funzionamento del cervello, mi venne leggendo un articolo in cui si descrivevano gli esperimenti che Manuel Delgado aveva compiuto negli anni sessanta [1]. Successivamente, quando seppi dell’esistenza di apparecchi per la stimolazione transcranica (TMS) [2], mi convinsi che la loro non invasività avrebbe potuto essere la chiave di volta del passaggio da un arte duale, in cui lo spettatore ed il creatore sono due entità distinte, ad un arte dove le esperienze sono autoindotte, ed ogni mente può modificare totalmente o parzialmente se stessa con efficacia istantanea.
La prima mostra di Neuropsicoarte risale al 2004 ed ebbe luogo a Cancun in Messico nella galleria Apeiron. Riporto di seguito il breve testo che in quella occasione introduceva gli esperitori alla mostra:
Le opere di NPA si basano sullo studio delle neuroscienze, della psichiatria e della psicologia, e hanno come obbiettivi principali:
– condurre chi ne fa esperienza alla percezione di ogni aspetto della mente (volontà, attenzione, autoconsapevolezza ecc.) in modo, per quanto possibile, separato.
– l’induzione temporanea di sintomi psicotici, giudicati dalla NPA quali incarnazioni di problemi filosofici.
– La traduzione di esperimenti neuroscientifici e psicologici in esperienze d’arte.
In alcuni casi nella NPA si sommano degli stimoli sensoriali agli effetti della rTMS per dar luogo a esperienze d’arte.
Dal punto di vista neuropsicoartistico si considerano inoltre alcune tecniche neuroscientifiche, come ad esempio la rTMS, utilizzabili per creare delle reti neurali assolutamente diverse da quelle geneticamente programmate e da quelle determinate dall’ambiente, nuove reti i cui correlati esperienziali sono oggi inimmaginabili, così come lo sono quelli che possono derivare dalla contemporanea, attivazione dei neuroni di alcune aree cerebrali (effettuata mediante un coil per la rTMS) e inibizione dei neuroni di altre aree (realizzata con un altro coil).
Le esperienze d’arte che derivano dall’uso di queste tecniche sono considerabili come autocreazioni della mente.
Nel 2009 alcune mie fotografie, in cui degli elementi piacevoli convivono con altri sgradevoli, furono utilizzate in un esperimento sulla confusione emotiva effettuato dai ricercatori del laboratorio di Neurologia Clinica e Comportamentale della fondazione S. Lucia di Roma Giacomo Koch ed Emanuele Lo Gerfo, in questo esperimento, seguito dal prof. Massimiliano Olivieri, le mie immagini venivano mostrate a dei soggetti che ne giudicavano il grado di positività e di negatività, questi giudizi si confrontavano poi con altri relativi alle stesse immagini, ma emessi dopo aver ricevuto una stimolazione effettuata con la rTMS diretta verso l’area supplementare motoria del cervello (area che sembra deputata al circuito del controllo delle emozioni) per inibirne l’attivazione. Lo scopo di questo esperimento era confermare l’importanza di tale regione corticale nella determinazione delle emozioni. Dal punto di vista neuropsicoartistico invece il fine era l’esperienza stessa della condizione tendenzialmente psicotica che la rTMS sommata alla visione delle mie fotografie induceva.
La NPA ritiene che i migliori presupposti per l’autodeterminazione umana siano due: l’adozione dell’ottica riduzionista – dalla quale la mente appare come un prodotto dell’attività cerebrale – e, il giudizio secondo cui si considera , il proprio ambiente e parte di se stessi, come essenzialmente instabili.
L’aspetto soggettivo dell’essere umano che si autodetermina attraverso le decisioni che avvengono, non va pensato come un omuncolo nel cervello, ma piuttosto come la componente statica della mente, che ogni riferimento a ciò che è instabile e dinamico non può fare a meno di implicare, ossia come l’essere del non essere, e lo spazio negativo in cui le decisioni avvengono.
L’autodeterminazione che auspica la NPA consiste quindi in un sistema nervoso capace di produrre i propri squilibri ed i propri equilibri tramite il perfezionamento degli strumenti che la ricerca neuroscientifica ha già prodotto e quelli che in futuro produrrà.
Le esperienze neuropsicoartistiche saranno dunque sicuramente presto producibili grazie a tecniche quali, la stimolazione cerebrale profonda [3], l’ impianto di nano tubi [4] nel sistema nervoso centrale
e la rTMS controllata dal soggetto stesso su cui agisce, magari mediante un casco per l’ EEG (elettroencefalogramma) capace di trasformare specifiche attività cerebrali, corrispondenti a specifici pensieri, in comandi diretti ad un computer.
Questi strumenti, la NPA li considera adatti a condurre ogni sistema nervoso umano, verso l’autodeterminazione istantanea, nonché a dar luogo ad avventurose generazioni di percezioni, prodotte da connessioni neurali assolutamente casuali.
Le diverse trasformazioni generate dalla NPA condivideranno allora la reversibilità, per cui ad ogni istante sarà ritracciabile la frontiera tra significato e significante, cosi come ogni altra frontiera.
Conoscere se stessi significherà allora sperimentare l’infinitezza delle proprie possibilità e modalità.
Nella mostra di NPA che avrà luogo il 19 gennaio nell’ Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative di Carmiano (Le) verranno proposte sei opere esperienziali:

COPRESENZA
Essere legati emotivamente ad una persona con un disturbo dissociativo dell’identità facilita la conoscenza dell’artificiosità dei nostri sguardi riunificanti, che costringono il molteplice a compattarsi fino ad apparire un unità. Ma la percezione dell’altro che questi rapporti implicano, potrebbe anche ingannevolmente suggerire che le distinte personalità di chi ci è caro siano presenti una alla volta, solo perché così si manifestano, che mentre l’una appare, le altre non siano, e che quindi la caotica contemporaneità dei distinti sentimenti che proviamo per quella persona, non sia giustificata dall’apparente ordinata alternanza delle personalità. L’opera “Copresenza” per osteggiare questo giudizio, intende far corrispondere specularmente alla caoticità dei nostri sentimenti due personalità manifeste contemporaneamente.

Descrizione dell’opera.
Lo spettatore viene fatto accomodare davanti ad una parete nera, da cui emerge il volto reale di un uomo, che recita, dal vivo un brano tratto dal saggio di Nietzsche “Aldilà del bene e del male”, e, contemporaneamente, in un video proiettato sul suo volto – facendo coincidere il viso proiettato e quello reale – alcuni versetti dell’apocalisse di Giovanni.

DERMA 1.1
Le allucinosi, come le allucinazioni, sono percezioni senza oggetto, ma si differenziano dalle allucinazioni in quanto chi le sperimenta sa di non rilevare qualcosa appartenente alla realtà esteriore.
Dal punto di vista neuropsicoartistico, le allucinosi costituiscono uno dei sintomi più interessanti, poiché consistono in equilibrati incontri tra realtà ed irrealtà. Nell’allucinosi infatti, la concretezza di ciò che un istante prima si giudicava assolutamente reale, può risultare attenuata dal rapporto istaurato con l’irreale, che, in modo complementare, grazie a questa relazione, diviene più credibile.

Descrizione dell’opera.
Il soggetto osserva allo specchio l’immagine riflessa del proprio volto, su cui viene proiettato un video dove figurano delle formiche alle prese con un alimento. Mentre ciò avviene una voce recita:
Dall’osservare le formiche che sembrano divorarti la fronte, puoi trarre un grande vantaggio se immagini che ogni loro morso scopre un po’di più il nulla che è in te. La loro azione non ti procura alcun dolore, e quindi puoi guardarla con distacco, per e scoprire che il nulla che in te non ha bisogno di essere liberato, in quanto, non lo si può coprire ne scoprire. Perciò il loro lavoro risulta ad un tempo utile ed inutile.

AUTOVISUALIZZATORE
Nella esperienza visiva comune, i fenomeni che attirano la nostra attenzione, se non si svolgono sin dall’inizio nell’area mediale del campo visivo, provocano l’immediato spostamento degli occhi nella direzione che consente di collocarli al centro della visuale. Quindi ciò che osserviamo consciamente ha luogo quasi completamente nell’area mediale del campo visivo.
Ciò nonostante è possibile mantenere l’attenzione concentrata sulla periferia della visuale (come dimostrarono gli esperimenti sull’attenzione nascosta condotti da Hermann von Helmholtz nel 1894).
L’Autovisualizzatore è uno strumento pensato per favorire lo spostamento ed il mantenimento dell’attenzione sull’estrema periferia del campo visivo. grazie ad esso si può verificare esperienzialmente la continuità tra essere e non-essere, che sfumando l’uno nell’altro, danno luogo ad un zona che non può considerarsi ne esistente ne inesistente. Da questo spazio ambiguo lo sguardo dell’usuario dovrà tentare di sconfinare nel niente, ma fallirà inevitabilmente, in quanto possiamo percepire soltanto la coincidenza tra essere e nulla che ci costituisce.

Descrizione dell’opera.
Due luci roteanti, ripetutamente e gradualmente, prima entrano nel capo visivo dell’osservatore -che deve mantenere lo sguardo fisso davanti a se- e poi ripercorrono in senso inverso il loro percorso fino ad uscire dal suo campo visivo.
In questo esercizio l’attenzione nascosta deve essere impegnata soprattutto nell’individuare il punto in cui la luce prima scompare e poi appare.

VOCI.
Le allucinazioni uditive possono consistere in voci che consigliano, rimproverano o accusano, questo sintomo nella schizofrenia è quasi sempre centrale, i pazienti in cui è presente, per spiegarselo sviluppano idee deliranti. Normalmente le voci si generano gradualmente, a partire da normali pensieri, che si vanno intensificando fino a divenire, nella mente del soggetto, vere e proprie voci ascoltate. Pur essendo le allucinazioni uditive la manifestazione psicotica più angosciante, vanno considerate, alla pari del disturbo dissociativo di identità, come una sorta di “conoscenza incarnata” della nostra costituzione mentale, ossia delle molteplici tendenze che in presenza dell’assenza, ossia del paradosso che diciamo “io”, si aggregano o si scontrano.
L’opera voci tenta di condurre chi la ascolta verso l’ambiguità di questo sintomo, dove le stesse voci sono ad un tempo estranee ed intime.

Descrizione dell’opera.
All’esperitore viene chiesto di sedersi e di indossare degli occhiali che lo immergono in un ambiente virtuale, in cui non vi è altro che un intensa luce gialla, visibile sia ad occhi aperti che ad occhi chiusi. Poi una voce inizia a bisbigliare molto vicino ad un suo orecchio il seguente testo di Nietzsche, tratto da
“Nascita della tragedia” : L’antica leggenda narra che il re Mida inseguì a lungo nella foresta il saggio Sileno, seguace di Dioniso, senza prenderlo. Quando quello gli cadde infine fra le mani, il re domandò quale fosse la cosa migliore e più desiderabile per l’uomo. Rigido ed immobile il demone tace; finché, costretto dal re, esce da ultimo fra stridule risa in queste parole: Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? Il meglio è per tè assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, non essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è – morire presto.
Contemporaneamente un’altra voce si sposta caoticamente attorno al soggetto, suggerendo, con repentini avvicinamenti ed allontanamenti, la sua appartenenza allo spazio fisico, sebbene la velocità e libertà dei sui movimenti facciano pensare ad un entità incorporea piuttosto che umana, quindi ad una presenza simile a quelle che abitano alcune allucinazioni uditive. Le parole pronunciate da questa seconda voce sono queste: Ogni traguardo che raggiungi diventa una piattaforma stabile, da cui riesci ad osservare un po’ più chiaramente la nullità che tenta di nascondersi dietro tutte le mete future, che ad ogni tappa diventano via via più prive di senso.
Invecchiare così, senza imparare che gli unici passi che vale la pena di fare, sono quelli che si fanno indietreggiando e preparandosi dunque sempre meglio alla morte. Invecchiare così, senza percepire il costante svolgimento della morte, rende la tua vita inutile a se stessa.
Questa voce che io sono in te mettila come sottofondo di tutto ciò che vivi e, perderai più dolore di quanto ti possa arrecare.

SINESTESIOMETRO
Sin dalla prima infanzia il condizionamento associativo lega in modo più o meno stabile sensazioni di tipo diverso, per cui quasi tutte le nostre percezioni sono considerabili in qualche misura come sinestesiche. Ovviamente il grado di integrazione delle distinte componenti sensoriali e, le loro proporzioni, variano notevolmente da una percezione all’altra, ad esempio le sensazioni che riguardano ogni specifico alimento sono molto integrate fra loro.
L’uso del sinestesiometro, permette, attraverso il condizionamento associativo, il rimodellamento percettivo, e quindi, sia lo sviluppo di intense e nuove percezioni sinestesiche che la loro decostruzione.

Descrizione dell’ opera.
Per vivere questa esperienza, il soggetto indossa gli occhiali cromatici – di cui si è già detto, ma che in questo caso producono diversi colori – e poggiando la mano destra su una ruota che gira, entra in contatto con diverse texture, contemporaneamente, percepisce una sequenza di suoni ed una di odori.
Il passaggio graduale ad una nuova sensazione visiva è quindi accompagnato da cambiamenti sincronici interessanti anche gli altri sensi.

SOVRAPPOSIZIONI
Sia la filosofia che le scienze, nel corso della loro storia, hanno dovuto gradualmente rinunciare a distinguere tra ciò che gli antichi greci chiamavano “Aletheia” (ossia, verità incontrovertibile e di per se evidente) e ciò che denominavano Doxa (ovvero, opinione fallace); ma a questa progressiva cancellazione della linea di demarcazione tra realtà ed apparenza, avvenuta in campo teorico, non è corrisposta una analoga elisione dai giudizi che riguardanti la vita empirica. Ciò nonostante anche in questo ambito tale distinzione sembra destinata a svanire, soprattutto grazie all’evolversi delle tecnologie in cui reale e virtuale si sovrappongono con sempre maggiore efficacia.
Alcune opere di NPA hanno come obbiettivo principale condurre chi le esperisce, su una via di mezzo, in cui tutto diviene un po’ meno che reale e un po’ più che irreale.

Descrizione dell’opera.
“Sovrapposizione” si basa su un esperimento realizzato da Henrik Ehrsson al Kaolinska institutet di Stoccolma; in essa l’esperitore indossa degli occhiali-monitor collegati ad una telecamera sistemata sulla fronte di una persona che il soggetto ha d’avanti, una mascherina per la bocca, in cui è collocato un piccolo microfono connesso ad uno strumento che altera la voce, e delle cuffie collegate allo stesso apparecchio. Mentre gli occhiali monitor sono ancora spenti, una terza persona chiede al soggetto di dare la mano a chi ha davanti. Appena prima di tale richiesta gli occhiali vengono accesi e parte una registrazione provenente dal luogo in cui il soggetto vede se stesso. Il testo ascoltato riguarda la depersonalizzazione.
La terza persona chiede poi all’esperitore di descrivere ciò che prova, risultando così l’estraniamento rinforzato dall’alterazione vocale.

NOTE:
1. In un suo esperimento Manuel Delgado impiantò lo “stimoceiver” (un apparecchio da lui ideato per la radio stimolazione cerebrale) nella corteccia di un gibbone aggressivo e lo collegò ad una leva che una volta abbassata produceva uno stimolo elettrico che portava alla quiete l’animale. Quando le altre scimmie capirono il meccanismo, ogni volta che subentrava un comportamento violento abbassavano la leva e subito il soggetto si calmava.
Nel 1965 a Cordoba impiantò lo stimoceiver nel cervello di un toro e poi gli si pose di fronte nell’arena. Quando il toro stava per investirlo, in un istante Delgado lo fermo premendo un pulsante del suo radiocomando.

2. La Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) è una tecnica non invasiva di stimolazione nervosa, in cui un campo magnetico, generato su un area del cranio, produce la depolarizzazione dei neuroni superficiali sottostanti.

3. La DBS (Deep Brain Stimulation – Stimolazione Cerebrale Profonda) è una tecnica neurochirurgica, non lesiva e reversibile, in cui si impianta un generatore di impulsi in aree profonde del cervello di pazienti con gravi patologie neurologiche o psichiatriche per alleviarne i sintomi.

4. Nano tubi in fase di sperimentazione, che saranno usati per creare collegamenti neurali artificiali, attraverso cui far passare gli input nervosi.

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