DALL’INSERTO PSICOTERAPIE – Psicodramma Creativo, Poiesi-Terapia ed Icono-Terapia
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / psicodramma

DALL’INSERTO PSICOTERAPIE – Psicodramma Creativo, Poiesi-Terapia ed Icono-Terapia

Razionalità ed emotività sono – nell’uomo cosiddetto ‘sano’ (meglio si direbbe litoticamene: ‘non nevrotico’), ma vieppiù nella nevrosi – separate; ma ciò non vuol dire che esse non comunichino: come fossero due Stati confinanti retti da governi di tipo differente e abitati da popoli parlanti lingue diverse ma imparentate, esse sono strettamente legate dalla loro continua contiguità, e continuamente devono tradurre nella propria lingua i reciproci enunciati.

Ergo, dove c’è rimarcata irrazionalità, l’analista esperto non mancherà di riconoscere, e dunque di indagare, un quid irrazionale sottostante che  oscuramente ma indiscutibilmente lo determina: come lo spericolato detective di un noirbogartiano, egli andrà huismanianamenteà rebours risalendo le tracce misteriose ed incerte del crimine fino al disvelamento del mistero, insomma alla soluzione del ‘giallo’. E se, come in ogni ‘storia d’investigazione’ che si rispetti, i due universi – quello razionale e quello emozionale – non coincidono, l’uno rimanda però all’altro come in un gioco fantasmagorico di specchi: esiste infatti una ‘realtà dei fatti’ come esiste una ‘realtà delle emozioni’, entrambe altrettanto vere anche quando paiono eludersi a vicenda.

L’Arteterapia, infine, ritiene che tre siano le ‘istanze fondamentali’ dell’individuo, una volta soddisfatti i ‘bisogni primarî’ (fame, sete, sonno): ‘comprensione’, ‘riconoscimento sociale’ ed ‘espressione’. Ogni essere umano ha infatti bisogno di sentirsi pienamente e profondamente compreso nelle sue caratteristiche psicologiche, culturali ed intellettuali da almeno un altro individuo; ha bisogno di un ruolo sociale che senta adeguato a sé ed alle proprie caratteristiche e realistiche aspirazioni (l’uomo concreto, di là dalle astrazioni di laboratorio della Psicoanalisi classica, non è mai solo individualità, ma, come diceva Aristotele, «zóonpolitikón»; idest va sempre inquadrato nel suo ‘campo sociale’); ha bisogno di ‘esprimere’ e di ‘esprimersi’ (l’universalità dell’arte ne è la riprova), realizzando in piena libertà la sua necessità di comunicare se stesso e di concretizzare la sua creatività in esiti materiali o spirituali, dal discorso all’azione, dal manufatto alla vera e propria opera d’arte: l’essere umano è fatto per la libertà come l’uccello per il volo, rielaborando una celebre dizione dostojevskijana; e l’arte è proprio libertà nell’ordine e ordine nella libertà.

La libertà è certamente ciò che fa più paura all’essere umano; e vieppiù, obviously, al nevrotico: la nevrosi è perciò, in nuce, radicale e inestricabile paura della libertà.

È tutto questo che rende la psicologia, in ultima analisi, un’illuminazione emozionale su sé e sul mondo: uno Stato nella cui legislazione tutto è lecito, tranne la distruttività e l’autodistruttività, che sole sono bandite senza ritorno da questa moderna Politeia.


Prassi ART

Nella prassi gruppale arteterapeuticastricto sensu si alternano a ‘sedute monotematiche’ ‘sedute a tema libero’: nella prime il ‘soggetto tematico’ viene proposto dal terapeuta, con l’approvazione del gruppo; nelle sedute a tema libero il ‘soggetto’ è scelto liberamente dai componenti del gruppo. All’interno di ogni seduta vengono distinte tre fasi: la prima è quella ‘creativa’, in cui i componenti del gruppo devono creare l’opera nella massima libertà; la seconda fase è ‘interpretativa’, in cui il gruppo interpreta le opere creative dei singoli componenti del gruppo con la supervisione del terapeuta ed, eventualmente, del coterapeuta; la terza fase è quella ‘analitica’, in cui si analizzano le dinamiche che si innescano all’interno del gruppo attenendosi ai criterî della psicoterapia analitica di gruppo e delle psicoterapie esperienziali (la Gestalt e lo Psicodramma segnatamente).

L’ART è indicata elettivamente per individui che soffrono per disturbi ansiogeni e depressivi piuttosto che per la riabilitazione e l’inserimento nel gruppo di minorati.

Dall’esperienza sul campo, risulta che nel 75 per cento circa dei casi si produce un miglioramento complessivo dell’equilibrio psicofisico ed in particolare una maggiore capacità di socializzazione, maggiore fiducia in se stessi e un consolidamento dell’Io, accertato attraverso reattivi e questionarî. Il 25 per cento circa dei casi non riscontra significativi cambiamenti, in alcuni casi per la presenza di problematiche latenti di tipo psicotico o per mancanza di motivazioni adeguate.

Le ‘tecniche fondamentali’ in Arteterapia sono tre:

  • Psicodramma Creativo (PC)
  • Poiesi-Terapia (PT)
  • Icono-Terapia (IT)

L’Arteterapia si divide dunque, innanzi tutto, in Pòiesi-Terapia (PT) ed Ìcono-Terapia (IT): la prima si svolge in due fasi, una ‘attiva’ ed una ‘ricettiva’, entrambi conclusi dalla fase ‘rielaborativa’. In quella attiva, al paziente viene proposto, mediante opportune tecniche, di elaborare dei testi poetici o narrativi; in quella ricettiva, al paziente si chiede di esprimere i ‘vissuti’ rispetto a testi d’autore proposti; nella fase ‘rielaborativa’, si elaborano, con tecniche analitiche ed esperienziali, i vissuti emersi.

Anche l’Icono-Terapia si sviluppa in due momenti: nella ‘fase attiva’, viene chiesto al paziente di produrre un’immagine, avvalendosi di tecniche ad hoc: egli elaborerà, in primis, un disegno, che potrà essere in bianco e nero od a colori; ma potrà avvalersi anche di altre tecniche, a cominciare dalla fotografia. Nella fase ‘ricettiva’, il terapeuta proporrà un’immagine d’autore — tipicamente un quadro, ma anche una scultura od una fotografia —, chiedendo poi al paziente di esprimere i vissuti rispetto a quella immagine.

Sia in Poiesiterapia che in Iconoterapia l’‘elaborazione creativa’ da parte del paziente non deve mai essere ‘a freddo’: l’analista (perché tale, tutto considerato, può e deve definirsi l’arteterapeuta) prepara l’analizzando portandolo lentamente ma progressivamente nel ‘clima emozionale’ adeguato, re-suscitando in lui (attraverso la verbalizzazione o le opportune tecniche esperienziali) le emozioni e le sensazioni al fuoco della sua problematica nevrotica generale e/o attuale (che è poi, in fondo, la stessa cosa, dato che quest’ultima è pur sempre espressione manifesta hic et nunc della personalità completa e della sua nevrosi).

Lo Psicodramma Creativo (PC) è una forma di ‘psicodrammatizzazione strutturata’ precipua dell’Arteterapia: a differenza dello ‘psicodramma classico’ infatti, esso non è volto, freudianamente, alla ‘ricostruzione archeologica’ del ‘passato’; esso è votato invece alla ‘costruzione del futuro’. Nel corso della seduta viene infatti messo in scena, drammatizzato ed esplorato il ‘mondo del desiderio’ e l’ ‘universo delle potenzialità’ del paziente; idest non ‘ciò che è stato’, ma ‘ciò che sarà’, ovvero ‘ciò che vuole e può essere’: sono dunque in questa maniera evidenti la creatività e la dinamicità di una tale prospettiva, tesa a realizzare la propria vita futura così come si progetta e realizza un’opera d’arte, nel contempo liberando a pieno la creatività e la libertà della persona non meno che, rankianamente (e quasi nietzscheianamente), le forze più volontaristiche dell’individuo. Il paziente così, piuttosto che ripiegarsi in se stesso e rimuginare circolarmente sul suo passato, acquisisce fiducia nelle proprie potenzialità e capacità e può sperimentare, nel setting protetto della scena terapeutica, un modus vivendi ed una forma mentis diversi e più positivi di quelli abituali, ma nel contempo non di pura fuga nella fantasia, bensì con una loro fattuale concretezza situazionale.

Il Laboratorio di scrittura e pittura, che si affianca ove necessario nella prassi terapeutica al Poiesi-Terapia ed alla Icono-Terapia, consiste nell’applicazione delle tecniche di scrittura, specialmente poetica, e di pittura come veicolo elettivo nei livelli dell’esperienza sensoriale, corporea, emotiva, immaginativa e cognitiva-verbale: in questo senso l’Arte-Terapia (ART) trova pure piena applicazione in tutti quei contesti nei quali la capacità di instaurare una buona relazione è di fondamentale importanza nella propria vita sociale e professionale.

Fondamentale in Arteterapia è – come nell’arte, letteraria in primis –  l’uso dei tropi, ed in particolare della metafora: con il suo carattere diretto ed analogico (diversamente dall’elemento comparativo indiretto della ‘similitudine’), essa permette un’identificazione col concetto ed una qualità e fulmineità (a mo’ di ‘illuminazione’, insight o satori che dir si voglia) della comprensione (dunque emotiva ed intellettuale insieme), da parte del paziente, largamente superiore ad ogni altra modalità. Anche una complessiva struttura metaforica di senso può essere terapeuticamente preziosa: lo sport agonistico costituisce, in tal senso, un eccellente strumento di analisi esplicativa ed illuminante delle dinamiche interne ed esterne della persona, determinandosi in esso una concentrazione paradigmatica e mitologica della vita nel suo divenire, ma stimolando psicologicamente nel contempo una vitalistica competitività che può felicemente contribuire a rianimare le forze scoraggiate e pessimistiche del nevrotico.

 

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