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Progetto Con.PATT per la Promozione delle Arti Terapie Teatrali

Progetto Con.PATT per la Promozione delle Arti Terapie Teatrali

del Comitato “Facciamone un dramma”

 

Il giorno 21 settembre, nelle storiche sale della splendida Villa Tittoni Traversi nella città di Desio (MB), si è svolto il secondo incontro nazionale tra professionisti delle Arti Terapie Teatrali nell’ambito della terza edizione del Meeting Italiano di Drammaterapia.

Questa manifestazione intitolata “Così vicini… così lontani” è stata organizzata dal Comitato per la promozione e la diffusione della Drammaterapia “Facciamone un dramma”, composto dai professionisti del settore Renata Camagni, Alfredo Cicchinelli, Cristina Morosi, Laura Stucchi e Barbara Traversa.

 

L’evento si inserisce nel quadro di un progetto più ampio di scambio conoscitivo tra le discipline che utilizzano il teatro nella relazione d’aiuto: il progetto Con.PATT, Contatto per la Promozione delle Arti Terapie Teatrali. Tale iniziativa nasce allo scopo di creare un contatto informativo ed esperienziale tra le diverse forme di terapia teatrale, basato sul confronto tra le teorie di ciascuna disciplina e sulla conoscenza diretta dei metodi e delle tecniche.

Il progetto Con.PATT si realizza grazie ai professionisti del settore che contribuiscono a svilupparlo, creando momenti di condivisione e di scambio come quello avvenuto in Villa Tittoni Traversi. Quest’anno hanno partecipato alla tavola rotonda, in qualità di relatori, esponenti delle associazioni e degli enti che rappresentano le singole discipline nel campo delle Arti Terapie Teatrali in Italia:

Drammaterapia: Ezio Grassi e Laura Mercadante – Società Professionale Italiana Drammaterapia

Teatroterapia: Chiara Forgillo – Federazione Italiana Teatroterapia

Playback Theatre: Davide Motta – Scuola Italiana di Playback Theatre

Teatro Sociale: Claudio Bernardi – Università Cattolica

Art-Theatre Counseling: Mariagiovanna Rosati Hansen – Istituto Teatrale Europeo

Dramma-Teatroterapia: Chiara Germanò – Istituto Arti Terapie e Scienze Creative

Teatro Terapia Gestalt: Igor Reggiani e Domenico Bucca – Istituto Gestalt di Bologna

Teatro Drammaterapico e Hypnodrama: Ermanno Gioacchini – Creative Drama In-Out Theatre

Psicodramma: Antonio Zanardo – Associazione Italiana Psicodrammatisti Moreniani

Il primo incontro si era incentrato sull’introduzione delle discipline secondo il relativo approccio teorico di base e sulla identificazione e comprensione, attraverso un confronto diretto, delle radici comuni dalle quali prendono le mosse tutte le discipline che lavorano con il teatro nel settore del benessere. Quest’anno il focus è stato la metodologia: chiarito il background teorico, l’attenzione è stata rivolta al metodo e alle tecniche che contraddistinguono le discipline.

I professionisti hanno aperto la mattinata con la presentazione degli strumenti di lavoro, proseguendo poi con la descrizione di alcune tecniche in workshop pratici.

Ezio Grassi ha illustrato il ruolo svolto dalla Drammaterapia sul potenziamento delle risorse positive attraverso il lavoro sull’attivazione corporea e sull’altro da sé (E.P.R. di Sue Jennings), la possibilità di sperimentare il “come se” e di entrare nei ruoli che consentono di sviluppare tutta una serie di potenzialità già in nostro possesso (tassonomia dei ruoli di Robert Landy), oltre all’ausilio di tecniche proiettive che prevedono l’utilizzo di oggetti esterni (Roger Grainger).

Chiara Forgillo ha evidenziato come la Teatroterapia si concentri sulla trasformazione che avviene durante il processo creativo e sulla reintegrazione con soluzione dell’elemento di novità emerso appunto nel percorso. Le tecniche utilizzate vanno dal training fisico al gioco libero, dai massaggi ai canti, per passare alla creazione personale e alla drammaturgia, con improvvisazioni e con una fase finale di formalizzazione attraverso lo spettacolo.

Davide Motta ha esordito delineando l’obiettivo sociale del Playback Theatre, ovvero quello di creare comunità con l’inevitabile ricaduta terapeutica che ne deriva. Che si tratti di performance, di laboratori di formazione al metodo o di laboratori espressivi, la metodologia rimane la stessa, ovvero riscaldamento fisico, intervista/messa in scena e restituzione con spazio aperto allo scambio per favorire lo sviluppo di reti sociali.

Claudio Bernardi ha aperto il suo intervento sottolineando l’importanza che ogni strumento può rivestire nel Teatro Sociale nella misura in cui aiuti a trasferire la terapia alla società e ad affrontare collettivamente un disagio. Per individuare un metodo che permetta di costruire la collettività, è necessario comprendere a fondo la cultura locale, intervistando, ad esempio, la gente nei bar per approfondire gli aspetti che ne caratterizzano la vita quotidiana. Questo lavoro sul contesto, unito a un lavoro più fisico sul corpo e a una fase performativa, sono gli elementi essenziali di questa disciplina.

Mariagiovanna Rosati Hansen ha sottolineato come l’Art-Theatre Counseling nasca con l’obiettivo di mettere il teatro al servizio dell’attore. Teatro come mezzo di ben d’essere, unione di spiritualità e religione, di sentimento di appartenenza al tutto e di ritualità.

Chiara Germanò ha messo in rilievo come la Dramma-Teatroterapia utilizzi tecniche trasversali al teatro lavorando in gruppo e col singolo. Un incontro tipo è articolato in tre momenti: un lavoro iniziale sul corpo e sulla formazione del gruppo, un momento centrale creativo in cui si utilizzano strumenti proiettivi e racconti di storie e una fase finale di restituzione che può realizzarsi non solo verbalmente, ma anche con l’uso della musica e del colore.

Igor Reggiani ha evidenziato come il Teatro Terapia Gestalt lavori sul contatto e sulla ricerca di autenticità partendo dal noto esercizio della seggiola vuota. In questo esercizio l’utente, seduto sulla sedia, deve immaginare uno scontro con un Altro; questo favorisce un lavoro sul conflitto e sul riconoscimento delle emozioni attraverso un gioco sulle possibilità e sull’esasperazione del contradditorio allo scopo di trovare nuove soluzioni. Nel Teatro Terapia Gestalt il conduttore è partecipe e gli attori sono in relazione tra loro: queste sinergie aprono la strada all’accettazione di sé attraverso il riconoscimento dei propri automatismi, raccontati in prima persona e messi in scena dagli altri.

Ermanno Gioacchini ha illustrato come il Teatro Drammaterapico e l’Hypnodrama lavorino per agevolare l’espressione delle proprie nevrosi personali, che acquisendo così un senso e un confine, divengono consapevoli espressioni della propria autenticità. Il protagonista del processo è il gruppo, che attraverso gli strumenti della drammaterapia, prepara una performance al servizio della comunità: la realtà soggettiva dell’attore viene dunque rappresentata attraverso un processo di risignificazione di input di singoli e output del gruppo.

Antonio Zanardo ha mostrato come lo Psicodramma lavori sul singolo a partire dagli scambi e dall’incontro che avviene nel gruppo. Le tecniche utilizzate sono diverse: l’inversione di ruolo, con l’utilizzo della scena senza l’aspetto prestazionale; la teoria dei ruoli, non con una classificazione precisa, ma con ruoli spontanei; la rappresentazione vincolata, con la messa in scena del mondo interno della persona. La sessione tipo prevede il riscaldamento di gruppo, durante il quale emergono immagini che vengono votate come caratteristiche di un protagonista; il quadro con il protagonista e gli ego ausiliari che rappresentano la scena; la condivisione relativa a quanto di personale emerge e a quanto risuona nel gruppo. Il palcoscenico è rotondo, per dare parità di diritto ed è prevista una balconata dalla quale il protagonista può guardare la scena prendendone distanza.

Alla mattinata ha avuto seguito un intenso pomeriggio di workshop esperienziali che si è concluso con una plenaria di condivisione verbale delle sensazioni sull’esperienza appena conclusasi e un brainstorming di idee per i prossimi incontri. Il progetto Con.PATT è infatti al lavoro per creare altri momenti di incontro su tematiche di interesse comune alle diverse discipline, per proseguire in un’ottica non solo di scambio di tecniche, ma anche di apertura a problematiche sociali attuali. Per mettere in scena i quadri che abbiamo dentro, e lavorare in sinergia per restaurarli.

 

Revisore: Federica Fiorucci

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