Libroterapia e disagio sociale: dalle letture di auto-aiuto alla biblioteca come luogo di cura
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Libroterapia e disagio sociale: dalle letture di auto-aiuto alla biblioteca come luogo di cura

“ O libro, sole d’inverno, narri le tue storie i tuoi drammi e le tue angosce: sei come una persona, perché entri nel cuore. Con la grazia di un angelo. Fai vagare il pensiero e la fantasia in lontani ambiti e reconditi meandri. Penetri nelle più lontane vicende e nei più disparati luoghi di questa grande Terra artificio e bellezza di Dio “.

(Poesia scritta da un paziente psichiatrico dopo una visita in biblioteca )

L’idea di auto-aiuto attraverso i libri, detta libroterapia, è molto antica e risale all’epoca delle prime biblioteche in Grecia.

Già Aristotele credeva che la letteratura avesse effetti di guarigione e gli antichi romani riconobbero l’esistenza di un rapporto tra medicina e lettura.  Aulus Cornelius Celsus, un enciclopedista dell’antica Roma, suggerì la lettura di opere dei grandi oratori come sostegno nelle malattie.

In Europa, le biblioteche entrarono a fare parte  degli ospedali psichiatrici intorno al XVIII° secolo, mentre negli Stati Uniti comparvero alla metà del XIX° secolo. 

Precisamente nel:

  • 1840 → prima biblioteca in un carcere (Sing Sing)
  • 1901 → prime biblioteche negli ospedali (Massachussets)
  • 1910 → prime biblioteche presso alcune divisioni dell’esercito (Iowa, Minnesota, Nebraska)
  • 1920 → S.P. Delaney, bibliotecario dell’ospedale per veterani di Tuskegee-Alabama, comincia ad usare i libri per alleviare le sofferenze fisiche e psichiche dei reduci.
  • 1937 → W.C. Menninger, parla di libroterapia in un libro di psichiatria. Nella clinica dove lavora la tecnica è utilizzata nel trattamento della malattia mentale, all’interno di un progetto riabilitativo.

A cavallo di questi due secoli molti medici cominciarono a consigliare libri per le difficoltà emotive dei malati di mente mentre,  nel campo dell’istruzione, gli insegnanti lo iniziarono a considerarlo utile alla promozione della crescita culturale e sociale dei loro studenti alla metà del XX° secolo.

Dal 1950, la lettura selezionata ed i gruppi di lettura ha un’ ulteriore svolta educativa e terapeutica: i libri di auto-aiuto concorrono al trattamento dell’alcolismo. 

I lavori sull’auto-aiuto attraverso i libri progrediscono negli anni ‘60 in settori come la tossicodipendenza, la fobia, il lutto ed altre situazioni di disagio esistenziale e sociale.

Negli ultimi decenni la libroterapia si è andata lentamente consolidando sulla base dell’ esperienza di consapevolezza che intorno ad un libro – romanzo,  fiaba, poesia – ruotino dinamiche in grado di mettere in moto vissuti di integrazione e di crescita di sé, sia dalla parte del lettore che dello scrittore, e che dunque non sia piu’ sufficiente confinare la fruizione di un libro nell’ambito di una dimensione puramente evasiva e intellettuale.

Nel momento presente la pratica della libroterapia entra a pieno titolo nell’area delle discipline dell’arte-terapia e trova sostenitori nell’ambito medico, letterario, psicologico, sociale, religioso, solistico; è una tecnica di auto-aiuto che consiste nella scelta selezionata di letture guidate e personalizzate finalizzate alla gestione o risoluzione di problematiche personali o collettive. Essa è diretta a bambini, adolescenti, adulti, anziani perché un libro scelto con criterio e obiettività aiuta chiunque a riflettere su di sé, a confrontarsi, a potenziare le capacità  cognitive ed emotive, a sviluppare risorse manifeste o latenti ed abilità  empatiche, acquisendo conoscenze ed elaborando strategie di gestione del disagio psicologico e relazionale, oggi molto diffuso.

Esempi significativi di come la lettura guidata possa costituire un valido strumento per affrontare sfide sociali e per gestire problemi personali sono quella dell’Agnoterapia, l’applicazione della libroterapia alle persone della terza e della quarta età, e quella delle letture guidate per gli adolescenti ed i bambini a rischio di bullismo a scuola.

  • Nel primo caso, L. Binah, direttrice del Day Care Center for the Elderly di Kiryat-Tivon, in Israele, ha sviluppato un trattamento gerogogico-terapeutico che ha lo scopo di donare serenità, conforto e maggiore auto-consapevolezza alla persona anziana, alleviando le conseguenze delle più comuni cause di disagio psicologico e sociale legate all’invecchiamento cerebrale come vulnerabilità allo stress, ansia, depressione, demenza e malattia di Alzheimer.

Il metodo è basato sull’uso gerogogico dei brevi racconti di S.Y. Agnon, scrittore di origine ebraica, premio Nobel per la letteratura nel 1966. L’attività condotta al Day Care Center for the Elderly ha dato incoraggianti risultati. Le storie brevi si prestano meglio all’uso terapeutico perchè la finestra temporale di concentrazione degli anziani è breve.

L. Binah ha pubblicato recentemente un resoconto del suo lavoro su The Journal of Poetry Therapy insieme con K. Or-Chen, ricercatrice presso la School of Social Work dell’Università di Haifa.

Come le storie e le favole rappresentano il nutrimento per l’immaginario del bambino – argomento questo che tratteremo ed approfondiremo nella prossima lezione – le storie che si raccontano ad un anziano favoriscono l’identificazione e riannodano i fili – a volte frammentari e confusi – della propria storia. Ma non si tratta di un ritorno regressivo all’infanzia.

La persona anziana non ricade mai nell’infanzia, sostiene B. Cyrulnik, neuropsichiatra francese responsabile all’ospedale di Toulon delle ricerche in etologia clinica sul fenomeno della resilienza; le persone anziane rispondono meglio alle proprie rappresentazioni che alla realtà che la circonda.

Il mondo non è più attorno a loro ma vive dentro di loro, nella loro memoria.

La strategia adottata dalla Agnoterapia tende a favorire la rappresentazione della realtà.

Se nella vita sperimentata dall’anziano le sofferenze sono quasi insopportabili, il distacco dato dalla rappresentazione e la ricerca di un significato da condividere, può renderle più accettabili.

Leggere in gruppo ed analizzare un racconto, smontandolo in più parti, può servire a comprendere alcuni processi mentali, ad esempio, che cosa fa sì che due persone poste nella medesima situazione reagiscano con modalità differenti, chi   in maniera positiva e propositiva, chi in maniera negativa e sopraffatta dal senso di impotenza.

I racconti di S.Y. Agnon vengono scelti appositamente per mettere in luce personaggi che aiutano ad auto-trascendersi e che riescono a trasformare la propria sofferenza in una esperienza costruttiva, seguendo la strada della resilienza e dell’auto-efficacia.

  • Nel secondo caso, l’integrazione della letteratura di aiuto nel percorso scolastico dei minori a rischio di bullismo comporta quattro semplici passaggi:
  1. la definizione del problema;
  2. la determinazione delle sfide che si affronteranno;
  3. la selezione di libri da utilizzare come libroterapia;
  4. la pianificazione delle attività di lettura guidata che permetterà di raggiungere gli obiettivi.

Lo scopo generale dell’ intervento educativo è la riduzione delle prepotenze e la promozione di un migliore clima di classe, da perseguire attraverso la lettura di libri adatti con l’analisi e la mobilizzazione delle principali difficoltà relazionali presenti nel gruppo degli alunni.

Ogni episodio di prepotenza è infatti un chiaro indicatore di una qualche carenza socio educativa, è il segnale che qualcosa agli adulti è sfuggito, o perchè non l’hanno visto (quindi un errore di percezione) o perchè non ne hanno saputo cogliere il senso vero (quindi un errore di interpretazione). Il bullismo è infatti un’esperienza che i bambini e gli adolescenti non dovrebbero fare.

La scuola conferma la sua importante funzione educativa e di socializzazione, in particolare nella costruzione dell’autostima e nello sperimentare ed acquisire abilità sociali, tuttavia, non tutti gli episodi di bullismo avvengono all’interno della scuola, ma essa è l’ambiente dove più facilmente si possono contrastare e prevenire. La scuola ha la responsabilità di fare sentire al sicuro i bambini. Se i comportamenti prepotenti vengono lasciati continuare possono avere un effetto molto negativo sul bambino o sull’adolescente che stà subendo le prepotenze (la vittima). E se ai piu’ giovani è permesso di compiere episodi di bullismo sui coetanei è molto probabile che cresceranno compiendo prepotenze o picchiando il partner ed i propri figli.

Essere oggetto di bullismo è molto inquietante per la vittima ed è una questione che deve essere affrontata.

Ecco un esempio di come la libroterapia potrebbe essere implementata in una classe.

  1. L’insegnante decide di affrontare il problema del bullismo in classe.Dopo la ricerca e la selezione di un certo numero di testi, l’insegnante decide di usare il libro Un anatroccolo tutto da ridere.  Chi di noi non conosce la storia del brutto anatroccolo, un po’ ridicolo nella sua diversità ? E quanti di noi avranno gioito nello scoprire la sua straordinaria metamorfosi in un elegantissimo cigno bianco ? Tutti, insomma, abbiamo fatto il tifo per lui, anche con un tocco di sana immedesimazione. Sappiamo che, sin dai primi attimi di vita, fu schernito ed escluso dalla sua piccola comunità e, cosa certo più dolorosa, dai suoi stessi fratelli. Ciò che invece la fiaba di Andersen non ha tramandato è lo spirito che permise al brutto anatroccolo di sopravvivere alla derisione e all’isolamento.

  2. L’obiettivo di questa attività è aiutare gli studenti a capire che schernire con le mani un compagno di classe non è un comportamento adeguato.

  3. Le attività di libroterapia si svolgono con le seguenti fasi:
  1. L’insegnante chiede agli studenti di scrivere tutte le cose che con le mani si possono fare ( non solo quella di aggredire gli altri ).
  2. L’insegnante chiede agli studenti di condividere alcune delle cose che hanno scritto con i compagni.
  3. Dopo che ogni studente ha letto la propria lista davanti agli altri compagni, l’insegnante introduce il libro Un anatroccolo tutto da ridere.  
  4. L’insegnante legge il libro ad alta voce in classe.
  5. La classe discute il libro.  Il punto focale della discussione è perché le mani non devono essere usate per colpire.
  6. L’insegnante chiede agli studenti di scrivere perché le mani non devono essere usate per colpire.
  7. La classe crea un decalogo sul perché le mani non devono essere usate per schermire e aggredire.

La libroterapia applicata all’ età evolutiva può essere implementata con qualsiasi altro tipo di libro che si presta al problema che si intende affrontare.

Essa puo’ essere adottata a beneficio di piccoli o grandi gruppi di studenti, oltre che a vantaggio di singoli studenti, e può essere un’ottima strategia per l’insegnamento delle competenze necessarie per lavorare efficacemente con un partner o in gruppo. 

Oggi lo scopo generale della lettura dei libri come terapia aggiuntiva alla risoluzione di problematiche di salute è triplice:

1) Lettura individuale di auto-aiuto :

 

I self-help books, molto diffusi in America dalla metà del XX° secolo, sono consigliati da assistenti sociali, psicologi, insegnanti, ma anche da avvocati, bibliotecari, commessi di librerie, amici, noi stessi.

Lo psicologo R.A. Mar, della York University di Toronto, recentemente ha condotto alcuni studi sugli effetti della esposizione prolungata alla lettura di libri di narrativa su un campione di mille persone; è emerso che coloro che avevano letto un racconto rispondevano in modo migliore ad un test sulle interazioni sociali  rispetto alle altre persone che partecipava all’esperimento le quali invece avevano letto solo un articolo su una rivista.

Un esempio significativo di lettura individuale di auto-aiuto è il caso di Juanita: uno studio fu effettuato nel 2005 dagli studenti di “Bibliotecología y Documentación” dell’Università Metropolitana di Santiago del Cile condusse all’evidenza che la somministrazione di libri adeguati ad uno specifico caso di disagio possa concorrere ad aggiungere o recuperare benessere alla persona. Juanita è una bimba di 9 anni, vittima di abusi sessuali e affetta da ritardo cognitivo-intellettuale.

Il trattamento si svolse con 18 sedute di libroterapia:

 

1ª-7ª seduta: la piccolo Juanita lesse due libri “Little’s Bear Happy” e “Face/Sad Face Book”;

 

8ª seduta: le fu proposta la lettura del libro “Mi primera enciclopedia de Educación Sexual”;

 

9ª-17ª seduta : “Caperucita Roja”;

 

18ª seduta: “Mi cuerpo es mio”.

 

A compimento del ciclo, la giovane Juanita ha mostrato chiari segni di recupero del proprio benessere psicologico e fisico rispetto al trauma subito.

 

2) Lettura collettiva guidata:

  • Pazienti con danni cerebrali: si realizzano momenti di lettura collettiva, discussione e confronto, in presenza di uno psicologo o di un assistente sociale.

Portiamo l’esempio dell’Ohio dove, negli anni Settanta, J. C. Hynes, medical librarian presso il Wade Park Veterans Administration Hospital di Cleveland, compose un gruppo, detto Club 21, formato da 21 pazienti disabituati alla lettura, definiti non-readers, con danni cerebrali di notevole gravità: ictus, senilità precoce, parkinson, alcoolismo cronico.

Il gruppo di pazienti partecipo’, in una sala di lettura dedicata all’interno della struttura ospedaliera, ad incontri collettivi di lettura ad alta voce condotti dalla bibliotecaria che per il trattamento utilizzo’ materiale di livello elementare, testi brevi e semplici, filastrocche, poesie, racconti illustrati.

  • Pazienti affetti da alcolismo: si svolge con lettura individuale e frequenti contatti con psicologi, incontro e discussione finale, con persone affette dallo stesso problema.

Negli Stati Uniti una indagine degli anni Novanta sulla cura dell’alcolismo (Epidemiologic Bulletin) ha evidenziato come i 2/3 circa della popolazione americana beve regolarmente bevande alcoliche; il 7% degli americani ammette di soffrire di dipendenza e abuso di alcol (circa 14 milioni di persone).

Nel 2003 il “Journal of Clinical Psicology” ha analizzato 22 studi sull’applicazione agli alcolisti della libroterapia come lettura guidata. Dopo 6 mesi dall’inizio del trattamento il 13% degli alcolisti ha migliorato leggermente la propria dipendenza, il 25% di essi ha ridotto sensibilmente il consumo di bevande alcoliche. Dopo 12 mesi il 40% degli alcolisti si è dichiarato non più dipendente dall’alcool. Dopo 24 mesi la stessa percentuale ha raggiunto la totale astinenza.

3) Biblioteca come luogo protetto e di reinserimento sociale:

La biblioteca puo’ offrirsi come ambiente sereno di riunione per persone in difficoltà, dove alla tranquillità dello stare in un luogo sicuro si unisce la consolazione offerta dalla lettura.

→ Le iniziative UNICEF per le giovani vittime della guerra in Croazia all’inizio degli anni ’90: progetto “Step by step to Recovery”.

Il progetto ha coinvolto 14 città croate, 22 biblioteche, 2732 bambini. Il team, composto da bibliotecari, psicologi ed insegnanti, ha utilizzato libri, audio-cassette, giochi, rappresentazioni con marionette. I sintomi post-traumatici nei bambini sono diminuiti del 73%.


Altre importanti esperienze:

  • “In the world of Fairy Tales of Ivana Brlić-Mažuraníc”: 20.000 bambini coinvolti, seminari itineranti, rivolto agli insegnanti;
  •  “Early Childhood Care and Development in the Republic of Croatia”;
  •  “Promotion of the Rights of the Child”.

Dal 1991 al 1994 è stato registrato il 100% di aumento degli utenti delle biblioteche pubbliche croate.

Per di più, la biblioteca ha costituito un luogo di lavoro per chi, guarito o in fase di guarigione, risultasse idoneo a svolgere una mansione in essa, con possibilità di coniugare l’acquisizione di competenze pratiche e il potersi relazionare con altre persone in un contesto “non protetto”.

→ Le esperienze di libroterapia applicata alla cura dei problemi di salute:

– dislessia (Danimarca e Giappone)

– depressione (Lituania)

 

→ I progetti di libroterapia come supporto per l’integrazione sociale:

– il movimento ACCES (Francia)

 

→ Strumento alla lotta nelle emergenze del pianeta:

– il Banco del Libro (Sud America )

– la battaglia contro l’AIDS (Africa)

 

Volendo riassumere l’argomento trattato e focalizzarne i punti salienti, è possibile affermare che, nel momento presente, la cura attraverso la lettura, fà parte degli home works, compiti che le persone in difficoltà svolgono a casa come parte integrante ed aggiuntiva della loro terapia e che molti clinici ed educatori consigliano loro come strumento di crescita cognitiva e socio-affettiva nel trattamento psicoterapeutico e sociopedagogico.

L’obiettivo condiviso è la promozione dell’empowerment della persona, lo sviluppo di risorse, il potenziamento delle life skills, ossia le capacità di coping, l’ auto-efficacia,  l’autostima, l’assertività, il problem-solving, la comunicazione efficace.

 

“ Ecco la terapia più terapia di tutte: curarsi con i libri.

Ce ne sono un’infinità, non scadono mai, e puoi decidere tu tempi e dosaggi. Per qualsiasi disturbo, carenza o bisogno, i libri curano, nutrono, confortano”

( Rosa Mininno )

 

Tuttavia la libroterapia si riferisce anche all’auto-cura, all’auto-aiuto, dunque un libro di auto-aiuto, scritto  da professionisti di aiuto o da chi ha vissuto il problema,  è un utile supporto, ma  anche un romanzo può essere stimolante e nei suoi personaggi ci si può immedesimare e nella storia si possono ritrovare analogie e richiami alla propria storia personale, suscitando emozioni e riflessioni.

In chiave psico-educativa la libroterapia può validamente essere indirizzata non solo alle persone sofferenti, ma anche ai loro familiari con risultati molto interessanti e nell’intento di costruire un clima terapeutico o pedagogico che favorisce la partecipazione, l’alleanza terapeutica, la conoscenza del problema, lo sviluppo di risorse e la capacità di gestione del disagio psicologico e relazionale.

Un buon libro è strumento di  conoscenza, crescita cognitiva, psicologica e sociale  nel percorso di tutta la vita.

Di tutto questo, e di altro ancora, parlo nel mio Corso on line in “Educazione in Narrazione di Sè e Scrittura Diaristica nei contesti del disagio giovanile” (http://www.erbasacra.com./corsi), un compendio di dieci lezioni destinato ad educatori, assistenti sociali, psicologi, insegnanti, infermieri pediatrici, genitori.

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