+39 0832 601223 info@artedo.it
L’espressione Plastico Pittorica come esperienza di integrazione del sè nel setting terapeutico a mediazione corporea

L’espressione Plastico Pittorica come esperienza di integrazione del sè nel setting terapeutico a mediazione corporea

Esiste un intelletto corporeo. Esso si sviluppa precocemente attraverso l’interscambio relazionale del bambino con la madre. Le cure della madre rappresentano per il bambino la possibilità di compiere un processo fatto di acquisizioni e di trasformazioni psicofisiche di natura sensoriale e affettiva, che vanno a costituire quella  memoria preverbale. che condizionerà in seguito tutte  le ulteriori esperienze sensoriali e affettive.

Anche le prime rappresentazioni mentali, che appartengono all’intelligenza corporea e che danno origine in primo luogo all’immagine di sè, sono esperienze che coinvolgono contemporaneamente i cinque sensi, l’intero corpo e l’area affettiva.

“Occorre essere visti per potersi vedere”.  Attraverso la corrispondenza, il riconoscimento e il rispecchiamento, la madre permette al bambino di costituire un sé integrato, basato appunto sullo sviluppo armonico dell’intelligenza corporea. Un riconoscimento che corrisponda sufficientemente  all’esperienza che il bambino ha di se stesso, la percezione di sé come un tutto intero, consolidano ad un tempo la sensazione della propria esistenza radicata nel corpo e la costituzione di un’immagine di sé adeguata. Se alcune parti del bambino non vengono riconosciute dallo sguardo del genitore, queste resteranno nel buio, senza una rappresentazione interna, senza forma e senza nome, ma fortemente impresse nella memoria corporea.  Il corpo troverà le sue forme creative, a volte molto dolorose, per manifestare, sotto forma di sintomo, di malessere, di crisi, ciò che non è stato visto e riconosciuto, come nel caso di una paziente che qui  chiamerò  Giulia. 

“Giulia” è una  giovane donna, venuta in terapia a causa di forti crisi di ansia e di  attacchi di panico . Aveva attribuito questi disturbi a cause mediche  e solo dopo indicazione della stessa neurologa che ha consultato, ha deciso di  iniziare, seppure  con un po’ di  titubanza, una psicoterapia. Giulia è una donna molto intelligente, fredda e razionale, capace di trovare soluzioni in molte situazioni della vita. Non c’è alcuna connessione tra i suoi pensieri coscienti e le sue potenti crisi di ansia, che vengono vissute come ingombranti corpi estranei. La prima fase della terapia è perciò dedicata a creare uno spazio nella coscienza di Giulia che possa includere l’esistenza di un’altra parte di sé , fatta di emozioni, di bisogni, di aggressività e di profonde paure, che premono per essere ascoltati e riconosciuti. Il primo approccio è perciò prevalentemente cognitivo e consiste in informazioni e spiegazioni  che  l’accompagnano a dare gradualmente alle sue crisi il senso di significativi messaggi provenienti dal corpo. Dopo qualche tempo, secondo il mio approccio di tipo bioenergetico, inizio a proporre a Giulia  alcune esperienze  con il respiro e con il contatto corporeo. La sua risposta è intensa: il solo ascoltarsi respirare aiutata dalla mia mano, le fa percepire una forte ansia che non le piace sentire. Iniziano a comparire sogni popolati  da animali mostruosi che la aggrediscono e la bloccano e grandi masse d’acqua che cercano di travolgerla, lasciando tuttavia Giulia emotivamente calma e indifferente . Nelle sedute successive ci dedichiamo ad elaborare ciò che sta accadendo, compresa la nuova resistenza a ripetere esperienze che implicano il coinvolgimento corporeo. Adesso Giulia sa perfettamente di essere molto spaventata da una dimensione interna in grande movimento, che preme per essere vista e riconosciuta, ma il cui accesso è vietato, poiché sembra essere insostenibile.   Come scrive in un articolo Roberto Filippini “C’è l’inconscio costituito dalle immagini perturbanti o comunque insopportabili, ma in ognuno di noi l’inconscio ben più vasto è ciò che non possiamo vedere, perché non ne abbiamo rappresentazione mentale. Là dove non esistono immagini per vedere, la stessa percezione di sé e l’agitarsi delle emozioni e la sensazione del proprio corpo generano mostri, smarrimento, panico”                                                

E’ in questa fase della terapia che propongo a Giulia un’esperienza di espressione plastico pittorica. Il mio intento è quello di aiutarla a rapportarsi con  il suo mondo interno, vissuto come tanto minaccioso, attraverso una  rappresentazione visiva ,  riconoscibile a lei  e condivisibile con me. Così Giulia  potrà dare una forma, dei contorni, una definizione insieme sensoriale e rappresentativa, ad uno stato interno molto intenso e caotico privo di immagini, e  condividerlo visivamente  con me potrà darle il contenimento necessario a sostenerlo.  Chiamerà questa prima pittura “Inquietudine” . Anche se in un primo momento il mio suggerimento di usare liberamente i colori la spaventa, poiché è abituata a disegnare forme molto strutturate e con contorni precisi, Giulia risponde con grande entusiasmo all’idea di dipingere. Le suggerisco che il foglio bianco è uno spazio con dei confini e che potrà usare i suoi colori immaginando che il disegno è costituito dal foglio stesso.  “Inquietudine” è un dipinto fatto di chiazze colorate, ma cupe. Al centro c’è una  grande macchia rossa , inizialmente brillante, incupita successivamente  da un velo di grigio. Intorno altre macchie di colore scuro che tengono insieme, come a fermarla, la chiazza centrale. Giulia ha rappresentato una specie di isola, costituita da macchie, come se fossero delle provincie nella cartina geografica di una regione,  circondata da un mare giallino. E’ lei stessa a riconoscere   nel   dipinto la sua forza vitale, rappresentata dalla macchia rossa, trattenuta da forti difese rappresentate dalle macchie scure  e nel mare giallino l’ansia che molto spesso la pervade.

Grazie  al processo di espressione plastico pittorica , avviene un’evoluzione anche nelle rappresentazioni oniriche.In questa fase nei sogni di Giulia compaiono forze demoniache sovrannaturali che si  impossessano  dei protagonisti e li spingono a compiere  azioni distruttive e autodistruttive senza alcun controllo. Sono presenze che la terrorizzano e che testimoniano quanto ancora la sfera emozionale sia vissuta come minacciosa ed estranea. Ci vorranno diversi incontri  perché Giulia possa elaborare il suo turbamento  e  torni a guardare “Inquietudine”con occhi nuovi:  adesso la macchia rossa trattenuta le appare come una prossima esplosione che non può più essere frenata, a cui le suggerisco di dare un nome. Giulia la chiama  “Cuore” e questo è il titolo del suo prossimo dipinto.   Sembra qui di ritrovare con sorprendente corrispondenza le parole di Lowen , padre della Bioenergetica, quando scrive:”Il nucleo è il cuore. Il cuore è probabilmente l’organo più sensibile del corpo. La nostra esistenza dipende dalla sua attività costante e ritmica. Quando questo ritmo si altera anche solo momentaneamente, ad esempio quando il cuore perde un colpo o si mette a battere all’impazzata, proviamo un senso di ansia nel più profondo del nostro essere. Chi abbia provato questa ansia precocemente svilupperà molte difese per proteggere il cuore dai pericoli che ne possono disturbare il funzionamento. Non permetterà facilmente che il suo cuore venga toccato e le sue reazioni al mondo non verranno dal cuore. Queste difese vengono elaborate nel corso della vita e infine formano una potente barriera contro qualsiasi tentativo di raggiungere il cuore”   Le reazioni fisiologiche  del cuore sperimentate precocemente di cui parla Lowen corrispondono  alle risposte emotive di dolore, di tristezza, di solitudine  o  di terrore che il bambino sperimenta quando non viene accolto o sufficientemente contenuto e le difese , dal punto di vista bioenergetico, si sviluppano tanto da un punto di vista psichico che somatico.    Al bisogno di Giulia di  proteggersi da emozioni che non sono state integrate, attraverso il meccanismo della scissione, corrisponde una forma di rigidità corporea che si manifesta in particolare nella chiusura del canale espressivo della gola.                                                                                   

Prima di dipingere “Cuore”  appare nei sogni  una bambina bruttissima e cattiva. Finalmente Giulia può dare  una forma tangibile  a quella parte di sé che aveva percepito fino ad ora come indesiderata ed estranea e,  anche se le attribuisce delle caratteristiche orribili,  questo le permette di interagire con lei e di iniziare a prendersene cura.“Cuore” viene dipinto in due sedute e rappresenta un vortice rosso che sale verso l’alto dal fondo di una grotta. E’ puntellato di macchioline nere, che rappresentano, dice Giulia, l’insieme di emozioni negative che contaminano il suo cuore. Tra una seduta e l’altra arriva un altro sogno in cui Giulia, immersa in un mare in tempesta, viene aggredita da uno squalo che tenta di divorarla. Per la prima volta contatta un profondo terrore e libera nel sogno un urlo portentoso, nel quale, dice, è racchiusa non solo la paura, ma anche tutta la potenza della sua energia vitale. Nell’esperienza plastico pittorica fatta con Giulia ciò che colpisce è il dialogo  che si stabilisce tra le immagini rappresentate nei dipinti e le visioni oniriche, dove lo stimolo figurativo ha la funzione di creare nuove rappresentazioni interne e nuove percezioni. L’urlo liberato nel sogno che adesso è emerso alla coscienza, ha creato infatti una connessione con il cuore,esprimendo attraverso la voce tutta la sua carica emotiva.    L’esperienza dell’espressione plastico pittorica ha rappresentato per Giulia, così come ha confermato lei stessa, lo strumento più efficace e significativo in una fase della terapia in cui era importante facilitare l’avvicinamento ad emozioni inconsce molto intense, spaventose proprio perché prive di una rappresentazione . Attraverso i colori che ha scelto, i contorni con cui ha dato una definizione al suo sentire e i confini di un foglio bianco che l’hanno protetta, Giulia ha dato una nuova configurazione al suo mondo interno, creando una sorta di mappa geografica, importante per orientarsi e nella quale, soprattutto, ha potuto includere un territorio interiore scisso ed escluso.  Ciò le ha permesso di avviare quel processo di integrazione del sé che non si è ancora concluso. A partire da  questo processo di scoperta , di rappresentazione e di espressione emozionale, avvenuta nella dimensione  onirica, ora potrà essere  accompagnata a radicare nel corpo le immagini emerse, attraverso il riconoscimento delle sensazioni evocate tanto dai suoi sogni che dalle sue pitture.  Tramite l’esperienza del respiro e   mediante il contatto terapeutico  potrà percepire il  corpo come un contenitore, in grado di sostenere l’intensità delle emozioni  precedentemente escluse.  La liberazione della voce avvenuta nel sogno, potrà  adesso  avviare un processo  corporeo per ammorbidire le tensioni della  gola  e facilitare l’espressione dei  sentimenti. Ciò permetterà a Giulia di elaborare con il suo intelletto corporeo, basato su  sensazioni e  memorie di esperienze antiche, che non le hanno   evidentemente permesso di integrare  né gli  impulsi aggressivi né il terrore di restarne travolta,  un vissuto nuovo, in grado di costituire una nuova memoria.  Citando ancora Lowen “La conoscenza diventa comprensione quando si unisce al sentimento. Solo una comprensione profonda, dotata di una forte carica affettiva, è in grado di modificare gli schemi strutturati di comportamento”. 

 

Relazione presentata al Convegno: “Arte Terapia Plastico Pittorica: percorsi formativi e ambiti di applicazione”, Roma 21 novembre 2011, Sala Consiglio XI Municipio

Leave a comment

Commenta

SCARICA LA NUOVA APP DEL DOCENTE
E SCOPRI LA FORMAZIONE ACCREDITATA A PORTATA DI CLICK

App del Docente

Disponibile gratuitamente
per iOS ed Android

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi