L’amore infelice ovvero la sindrome della “principessa triste”
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L’amore infelice ovvero la sindrome della “principessa triste”

“L’amore in questo consiste
 Che due solitudini si proteggono
 E si toccano e si accolgono l’un l’altra”

Rainer Maria  Rilke

Nella pratica clinica, si incontrano spesso giovani donne che hanno difficoltà nelle relazioni d’amore.
Sono ragazze che, pur avendo occasionali rapporti sessuali, non riescono a concedersi la possibilità di un incontro importante o che allontano nel tempo l’esperienza sessuale, anche dopo i trent’anni.
Spesso sono graziose e curate,  lavorano o studiano.

Giustificano la mancanza di esperienze amorose raccontando di essere incappate in situazioni deludenti,  storie adolescenziali dove è mancato il tempo di conoscere l’altro. Queste donne lamentano di non incontrare partner interessanti; gli uomini sembrano misteriosamente scomparsi. Sognano una storia romantica, un incontro folgorante e struggente con un lui seducente e accogliente, un amore totale, perfetto, gratuito e immediato. Esattamente quello che immaginano essere l’esperienza di tutte le altre donne, quelle fortunate che si fidanzano e si sposano. A questo ideale amoroso, si contrappone un atteggiamento di diffidenza e di ritiro dalle relazioni e soprattutto una profonda paura per il proprio desiderio o attrazione verso un uomo.
La sessualità è vissuta come qualcosa che non le riguarda, che le sfiora appena. La diffidenza si esprime anche con l’atteggiamento del corpo, con una rigidità muscolare che sembra mantenere una corazza che nasconde l’emozione. Se un lui sconosciuto mostra un interesse verso la triste-solitaria, questa immediatamente attiva una barriera emotiva e spesso anche corporea per arginare la propria eccitazione, vissuta come pericolosa. L’emozione è anestetizzata con ogni mezzo, compresa la fuga o l’allontanamento dall’uomo.

Apparentemente opposto, è il comportamento di quelle donne che ricercano attivamente incontri sessuali ma che si ritirano al primo accenno di coinvolgimento emotivo. Spesso il “lui” in questione è già impegnato, magari più giovane o straniero o in procinto comunque di allontanarsi. Anche moltiplicando gli incontri sessuali, questi non lasciano tracce, la principessa resta sola e incompresa dimenticata dal principe ideale.
Se l’attesa si protrae nel tempo, aumenta l’infelicità e il sentimento di sconfitta e di amarezza profonda, questo a prescindere dal successo professionale e personale in altri campi.
Queste donne sono accomunate dall’attivazione di una severa difesa alla possibilità di un rapporto affettivo ed emotivo con l’altro sesso. Il paradosso è che la cosa che desiderano di più è anche quella che le spaventa. L’assenza del rapporto con l’uomo, è avvertita come la causa ultima della propria insoddisfazione e senso di vuoto, ma la realizzazione di un incontro è evitata con ogni mezzo.

Uno stereotipo comune tra le donne che non riescono a incontrare il partner ideale, è la ricerca del “bel tenebroso”, ossia di un uomo sfuggente, concentrato su di se e i propri interessi, propenso a una storia sessuale. Il paradosso è che se “il bel tenebroso” si lascia avvicinare sul piano affettivo, viene immediatamente degradato a semplice uomo perdendo gran parte del fascino e attrattiva. Un altro comportamento tipico delle principesse-tristi, è quello di svalutare gli uomini che le corteggiano, questi non sembrano mai abbastanza interessanti o attraenti. La svalutazione dell’uomo sembra collegata all’immagine che queste donne hanno di loro stesse ossia, non reputandosi abbastanza principesse da poter interessare un vero uomo, considerano di conseguenza ogni maschio che le corteggia come poco appetibile.
La principessa-triste è prigioniera di una ragnatela fitta, apparentemente senza via di uscita, di cui è lei stessa la principale artefice e vittima. Proprio il comportamento di queste donne-tristi, piuttosto che le reali condizioni esterne, le ostacola nella realizzazione del loro più grande desiderio consapevole. Il comportamento appare contraddittorio rispetto ai desideri: è evidente una scissione che le imprigiona nella ripetizione coatta di modalità disfunzionali.

Per gli uomini e le donne, la base su cui si fonde la qualità delle interazioni amorose ed erotiche, è strettamente legata alla prima infanzia, in particolare al rapporto con la madre e come questa permette al padre di avvicinarsi al figlio. Questa origine antica, è spesso disconosciuta e apertamente negata se confrontata con l’esperienza delle persone impegnate in difficili vissuti emotivi.

Freud, dai primi decenni del ‘900, ha aperto la strada alla scoperta dell’inconscio, all’interpretazione dei sogni, al riconoscimento della sessualità e del complesso edipico come fondanti dello sviluppo umano.
Dopo Freud, moltissimi autori hanno studiato e approfondito questi temi ma la sua grande e straordinaria eredità, ossia la scoperta del relativismo della ragione a favore della predominanza dell’inconscio, viene  accolta ancora oggi come qualcosa che non riguarda direttamente ognuno di noi ma, al massimo, qualcun‘altro sospettato di diversità. Sembra esserci una sorta di massiccia negazione collettiva delle interpretazioni che riportano alla complessità della psiche. Le principesse-tristi non fanno eccezione a questo clima culturale, non sono libere di vivere la sessualità e l’affettività anche se immaginano che la loro sia una storia unica, legata a eventi casuali.

La capacità d’amare e di vivere una sessualità appagante, sono funzioni elevate e complesse che richiedono l’accesso a una relazione intima con un oggetto differenziato, integrato, totale. Bisogna che la persona sia in grado di riconoscere l’esistenza dell’altro separato da sé e che viva, senza troppa colpa edipica, la sessualità e l’appagamento erotico. Queste capacità si fondano nelle prime fasi evolutive edipiche e preedipiche.
Il primo passaggio è il processo di lutto verso le figure genitoriali della prima infanzia, separazione essenziale per lo stesso riconoscimento di un oggetto intero e separato. 
Come scrive Kemberg in “Relazioni d’amore”, l’amore sessuale maturo è una disposizione emotiva complessa che coinvolge molteplici fattori. L’eccitazione sessuale generica per l’altro sesso, si trasforma in desiderio erotico diretto a una persona speciale. L’identificazione con l’altro permette all’uomo e alla donna, di essere empatici pur riconoscendo la differenza sessuale e mantenendo identità distinte.
La formazione di una coppia presuppone che venga raggiunta un’idealizzazione matura dell’altro, ossia che questo venga percepito in maniera sufficientemente reale, condividendone il sistema dei valori. Inoltre, è importante la tenerezza, ossia la capacità di “prendersi cura” che deriva dall’integrazione delle rappresentazioni del Sé e dell’oggetto, investite dalla libido.
Anche l’aggressività ha un ruolo decisivo, in quanto per poter vivere con pienezza la passione erotica, è necessario che la pulsione aggressiva sia integrata e tollerata nel giusto grado di ambivalenza. La fusione dell’amore e dell’odio, mantiene uno stato di eccitazione e di differenziazione nella coppia. La passione sessuale, per sua stessa natura, consiste nel superamento dei confini del Sé, il suo culmine è l’esperienza biologica dell’orgasmo che per essere vissuta pienamente, richiede un temporaneo abbandono dei confini del Sé. Ma l’esperienza di fondersi con l’altro ripete, a livello inconscio, la paura di essere invasi dal corpo dell’altro, il pericolo di perdere la propria identità, scatenando la possibilità di una propria risposta aggressiva e violenta. La passione sessuale riattiva stati emotivi arcaici, presuppone la capacità di provare una costante empatica con uno stato primitivo di fusione simbiotica, senza esserne travolti; il recupero della vicinanza con la madre in uno stato di differenziazione tra Sé e l’oggetto e la gratificazione dei desideri edipici.
Vivere la passione sessuale verso un oggetto d’amore, ci fa sentire profondamente soddisfatti  e in pace con il mondo. Kemberg descrive un profondo paradosso dell’amore sessuale, ossia da una parte per amare un’altra persona è necessario un Sé ben definito, con confini certi, il riconoscimento della separatezza dall’altro fino al sentimento di solitudine; dall’altra parte amare richiede tendere alla trascendenza, alla fusione sentimentale ed erotica con l’altro, fino ad annullare ogni solitudine.
“Rimanere all’interno dei confini del proprio Sé pur trascendendoli nell’identificazione con l’oggetto amato è una eccitante, emozionante ma anche dolorosa, condizione dell’amore. Il poeta messicano Octavio Paz ha reso quest’aspetto dell’amore con una concisione impressionante: l’amore è il punto di intersezione tra desiderio e realtà (…) La natura contraddittoria dell’amore sta nel fatto che il desiderio mira a soddisfarsi tramite la distruzione dell’oggetto desiderato e l’amore scopre che quell’oggetto è indistruttibile e non può essere sostituito”. Partendo dall’amore sessuale maturo, Kemberg, descrive le patologie che più interferiscono con questa realizzazione, ossia quella narcisistica, preedepica e quella isterica-masochistica, edipica. La forma più severa riguarda personalità borderline con importanti tendenze all’autodistruttività o con patologia narcisistica, tendenze antisociali e aggressività egodistonica. In questo tipo di quadro clinico, sia gli uomini che le donne, possono mancare di qualsiasi scarica sessuale, sono incapaci di provare desiderio sessuale. La loro storia clinica è caratterizzata da eventi gravemente traumatici, abusi fisici, sessuali o da figure parentali inadeguate e lontane. Essi vivono fantasie primitive dominate da interazioni sadomasochistiche, dove la relazione si fonda sul potere giocato nel ruolo attivo-sadico o passivo-masochistico.

Kemberg distingue tra i borderline, un gruppo meno disturbato che può vivere l’eccitazione sessuale e il desiderio erotico ma che ha grandi difficoltà a mantenere una relazione stabile in quanto i meccanismi di scissione, dividono il mondo delle relazioni oggettuali interne ed esterne, in immagini idealizzate e immagini persecutorie. Le relazioni d’amore di questi pazienti, anche se fragili, possono comprendere il desiderio erotico, l’idealizzazione primitiva dell’oggetto d’amore. Il limite è dato dalla tendenza a improvvise e radicali reazioni di delusione che trasformano l’oggetto idealizzato in persecutorio. Questo tipo di pazienti dimostra come la piena capacità di eccitazione sessuale e di orgasmo unita a un coinvolgimento passionale, non sia garanzia di maturità affettiva. La scissione delle relazioni oggettuali tra forti idealizzazioni e persecutorietà, ha anche la funzione di negare l’aspetto aggressivo delle relazioni oggettuali interiorizzate e di proteggere la relazione idealizzata dalla contaminazione aggressiva. I pazienti borderline mostrano un tipo primitivo di innamoramento, caratterizzato dall’idealizzazione irreale dell’oggetto d’amore che rimane misconosciuto. 
“Le intense esperienze sessuali che idealizzano le relazioni intime possono venire usate per negare un’ambivalenza intollerabile e mantenere la scissione delle relazioni oggettuali. Tale processo illustra quella che potremmo chiamare una “edipizzazione precoce” dei conflitti preedipici in molti pazienti con struttura di personalità borderline: storie d’amore gravemente nevrotiche ma intense, oscurano la sottostante incapacità a tollerare l’ambivalenza. Come se l’inconscia speranza di ottenere gratificazioni orali tramite l’attività sessuale e di creare una relazione ideale, diversa dalla relazione pregenitale frustrante con la madre, alimentasse la fuga in una precoce sessualizzazione di tutte le relazioni”.

Molti pazienti con struttura narcisistica di personalità possono provare un coinvolgimento erotico e anche vagamente sentimentale, senza però avere la capacità di un profondo investimento emotivo, spesso non hanno vissuto l’innamoramento. I pazienti borderline che ricercano attivamente i partner sessuali ma perdono immediatamente interesse quando questi si rilevano disponibili. L’eccitazione sessuale è per un corpo che si nega o per una persona considerata attraente o apprezzabile dagli altri. Un corpo o una persona di questo genere suscita una forte invidia che determina la tendenza inconscia a svalutare e distruggere l’oggetto invidiato che, una volta conquistato, perde ogni potere di eccitazione sessuale. Del resto la fuga del paziente narcisista dagli oggetti sessuali conquistati, rappresenta anche l’estremo tentativo di difendere l’oggetto stesso dall’aggressività inconscia.
Accanto alla patologia narcisistica, Kemberg distingue le personalità isteriche con tratti masochistici, anche questo gruppo di pazienti può incontrare importanti difficoltà nel vivere la coppia ma questa volta, per una profonda colpa edipica inconscia rispetto lo stabilire una relazione duratura e matura che rappresenterebbe a livello inconscio, la soddisfazione edipica proibita. Questo tipo di persone sono in grado di stabilire importanti e durature relazioni, a patto che non sia coinvolta la sfera sessuale. I pazienti nevrotici, per i loro conflitti edipici, sono fondamentalmente inibiti, non impossibilitati come i narcisisti nella normale relazione d’amore. Infatti i nevrotici hanno maturato la costanza dell’oggetto e una realistica capacità di valutazione di sé stessi e dell’altro. “La patologia tipica delle relazioni amorose connesse ai conflitti edipici, è una piena capacità di idealizzazione romantica, innamoramento e di amore, combinati alla inibizione dei desideri sessuali infantili polimorfi rivolti direttamente all’oggetto edipico (…) come difesa alternativa (…) vi è la dissociazione tra bisogni di tenerezza e desideri erotici, cosicché un oggetto sessuale viene scelto in contrapposizione a un altro desessualizzato e idealizzato (…) l’espiazione della colpa inconscia rispetto ai desideri edipici proibiti può essere espressa nella scelta di oggetti sessuali frustranti, irraggiungibili e punitivi (…) o relazioni d’amore frustranti.”

Ritornando alle principesse-tristi, il loro comportamento amoroso può rientrare sia nella patologia narcisistica che in quella isterica, la differenza diagnostica dipende dalla costanza o meno dell’oggetto. Comune è l’infelicità ma la causa di questa può avere un’origine molto diversa. Le principesse-tristi narcisiste non riescono a innamorarsi, spesso si rifugiano in sogni romantici, non provano eccitazione sessuale o desiderio erotico, anche la masturbazione può essere scarsa e poco soddisfacente. In questo gruppo possono rientrare anche le donne che ritardano molto l’inizio dei rapporti sessuali. Le principesse-tristi che invece hanno raggiunto la costanza dell’oggetto, si innamorano, provano desiderio sessuale ma quello che le allontana dalla realizzazione di una matura relazione sessuale, è la colpa edipica. Si tratta di donne che da bambine hanno avuto una troppo ambivalente relazione con la madre la quale non è stata in grado di tollerare la sessualità della figlia e successivamente il suo amore per il padre. Il normale cambiamento di oggetto della bambina dalla madre al padre, è inconsciamente distorto. Tutto questo può aumentare la colpa inconscia rispetto all’intimità sessuale che accompagna il coinvolgimento affettivo con l’uomo, portando a una relazione sadomasochistica. “L’esperienza di un padre edipico irraggiungibile sadico e sessualmente rifiutante o seduttivo, esarceberà questi conflitti precoci e i loro effetti sulla vita amorosa della donna”.
Le principesse-tristi, sono spesso rancorose hanno l’atteggiamento  di chi si aspetta di essere risarcito da un danno, un torto subito. Madud Khan, in un saggio  associa l’isteria al risentimento, le bambine isteriche non hanno ricevuto un sufficiente sostegno dall’ambiente, hanno la sensazione che qualcosa sia stato loro negato e i loro desideri disconosciuti. L’esperienza infantile è stata carente,  hanno vissuto una scissione tra sessualità e bisogni dell’Io corporeo. In età adulta , l’angoscia viene affrontata tramite la sessualità, da ciò dipende sia la promiscuità che l’inibizione sessuale. Paradossalmente, il successo sessuale equivale inconsciamente alla castrazione delle capacità dell’Io, arrendersi sessualmente all’oggetto implica il pericolo dell’annientamento dell’Io, da ciò il rifiuto dell’oggetto prima desiderato e cercato. Il pretesto del risentimento dell’isterico è che anche il nuovo oggetto d’amore non è riuscito a distinguere i bisogno dell’Io dai desideri dell’Es deludendo, ancora una volta, l’aspettativa di essere riconosciuto nella propria autenticità. Le principesse-tristi cercano, con il linguaggio sessuale, di ottenere una gratificazione affettiva confondendo il linguaggio degli adulti con quello infantile (Ferenczi). Magari si rifugiano nei sogni romantici a occhi aperti che, come scrive Bollas in “Isteria”, sostituiscono i contenuti erotici rimossi o dissociati, un po’ come avviene nella trama dei romanzi rosa o in modo più attuale, nelle fiction televisive. L’isterico cerca di allontanare le tematiche sessuali, egli cerca di rispondere a un alto ideale del sé anche attraverso la desessualizzazione della libido. “Il bambino che diventerà isterico sosterrà un ideale rigidamente puro, che considera degradante la propria vita sessuale e cercherà di trascendere la contaminazione ribadendo la presenza di un Sé ideale attraverso la dimostrazione di un comportamento ineccepibile o di un ascetico ritiro da tutte le relazioni”.

Come poter aiutare le principesse-tristi?

Il primo passaggio, è una diagnosi differenziale tra struttura di personalità prevalentemente narcisistica o isterica. Si tratta di pazienti molto diverse in quanto nel caso del prevalere della patologia narcisistica è proprio il riconoscimento di un oggetto intero separato e visto in modo realistico a essere carente o distorto, invece la paziente nevrotica ha raggiunto la persistenza dell’oggetto, la difficoltà è legata alla colpa edipica. Ma credo che comune ai due gruppi sia, di fondo, una certa idea della femminilità e del ruolo della donna. Freud, nell’identificare le origini psichiche dell’isteria, è partito da una scoperta essenziale che non sempre viene evidenziata, ossia anche le donne, non solo gli uomini, hanno una libido che se non trova una via di soddisfazione nella realtà, si ritorce contro la persona che inizia a soffrire di sintomi che rappresentano il compromesso tra la libido stessa e la difesa. Freud, in modo originale, ha riconosciuto alle donne il diritto alla potenza aggressiva dell’energia sessuale a prescindere dalla maternità, riconoscendo alla donna un ruolo sessuale pari a quello maschile separato dalla funzione materna. Come afferma la psicanalista francese Sophie Cadalen che si è occupata in più scritti della questione maschile e femminile, nonostante i contraccettivi e quindi il controllo delle nascite, la maternità a livello inconscio assicura ancora una normalità della femminilità. Le donne occidentali seguitano a sentirsi in colpa per la sessualità e la femminilità. Assumersi il ruolo di protagoniste delle proprie scelte sessuali, significa accettarne anche la responsabilità. Le principesse-tristi sono in attesa. Anche se apparentemente attive, restano arroccate nella loro torre solitaria, è comunque il principe che le deve raggiungere e conquistare. Se la conquista della felicità dipende da ognuno di noi, uomo e donna, essere felici può fare paura perché significa assumersi la responsabilità della propria vita; non basta un principe qualsiasi ma serve che il nostro desiderio incontri, nella realtà, il desiderio dell’altro.

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