La sessualita’ in medicina omeosinergetica
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La sessualita’ in medicina omeosinergetica

di Luigi Marcello Monsellato

Tutti sappiamo che quella sessuale può rappresentare un’esperienza fisica unica, la più intensa, la più eccitante, la più gratificante, quella capace di dare la più grande gioia e di rigenerare: la più ener­getica, la più coinvolgente, la più intima, quella che unisce di più, tra le esperien­ze, che gli esseri umani siano in grado di fare. Pur avendo scoperto questo in via sperimentale, abbiamo scelto di accetta­re, sul sesso, i pregiudizi, le opinioni e le idee resi di pubblico dominio da altri, i quali, interiorizzati, parlano in noi attra­verso il conflitto ed i sensi di colpa. Tali opinioni, giudizi e idee si sono dimostra­ti diametralmente opposti alla nostra personale esperienza, eppure, per un certo conformismo, il desiderio di essere socialmente accettati, ci convinciamo che è la nostra esperienza a doversi rite­nere sbagliata. Il risultato è quello di aver tradito la nostra effettiva verità su tale argomento, con risultati devastanti.

 

Non c’è dubbio che il sesso sia una buona cosa. Ho la certezza, del tutto personale, che la Vita, se non avesse ritenuto opportuno che noi praticassimo taluni giochi, non ce ne avrebbe forniti i mezzi. Procureremmo noi ai nostri figli cose, con le quali non vogliamo che gio­chino?

Giochiamo con il sesso. Facciamolo, non con vergogna, e nemmeno con timore o sensi di colpa, ma senza idee di controllo, potere o dominio, che non hanno nulla a che vedere con l’Amore. E un divertimento meraviglioso. Pulsioni e desideri, irrompendo come significanti incontrollati nell’ordine dei significati sta­tuiti, portano alla luce altri nessi, altri orditi, altri intrecci, i cui nodi affondano in quell’ai di là, che è l’altra parte di noi stessi. La sessualità, infatti, non appartie­ne al retaggio dell’Io, perché, in sua pre­senza, la trama dell’Io viene interrotta, subisce una dissolvenza, che, spezzando la continuità del dire e spostando l’ordi­ne delle regole, fa perdere all’Io la sua centralità, lo apre alla crisi, lo toglie dal regime delle sue connessioni, portando­lo verso itinerari di fuga, per nessi di tutt’altro genere, forma e qualità, che la ragione che lo governa, non riesce a seguire ed ad inseguire. L’Io non è più autore delle sue parole ma portavoce di altri messaggi. A questo allude l’etimolo­gia che vuole sexum derivare da nexum.

Non serviamocene pertanto per ottene­re il potere, o per scopi nascosti, per la gratificazione dell’ego, o per dominarlo, per qualsiasi proposito al di fuori della pura gioia e della più intensa estasi, donata e condivisa – che costituisce l’amore, e quell’amore creato di nuovo – che è una nuova vita!

Nella sessualità, l’azione cede alla pas­sione, che non vuol dire perdersi o erra­re, ma patire l’andare alla deriva della ragione; in tal modo l’Io, come realtà che assedia, come amalgama che raschia, graffia, costringe, si trova ospi­tato in un linguaggio, in un fraseggio dove la comunicazione è affidata, più che al senso, all’insolito, all’enigma, rendendo mute tutte le voci un tempo familiari.

Nella sessualità non si decide per un percorso tronco, come un lemma privo di voce, come una perdita della categorizzazione dei significati, ma per un lasciar cadere, nella misura in cui la con­tinuità dell’esperienza trova la sua inter­ruzione, la sua fuga ad ogni tentativo che cerchi di contenerla e disporla in sequenza logica ed ordinata, perché, al di là dell’ordine costruito, la sessualità sente che la totalità è sfuggente, che il non-senso contamina il senso, che il mare fisico della razionalità si combina con l’orizzonte impalpabile del vuoto, che il possibile eccede paurosamente il reale, che ogni tentativo di comprensio­ne totale implode a partire da uno sfon­do abissale che è caos, apertura, dispo­nibilità vertiginosa per tutti i sensi.

Metafora dell’espansione e della con­trazione della relazione, la sessualità ricostruisce, all’infinito, l’approdo e la partenza, il contrasto e la modulazione, l’orizzonte dello scambio, del confronto. Relazione stretta che vede sciogliersi le componenti strutturali dell’Io per dar spazio ai substrati abiotici della vita.

Il codice della vita così ha il sapore della restituzione di una Mappa che aggiunge chiarezza, ma non evita le incertezze del Territorio dell’Assoluto. Alla fine la sessualità ricolloca in uno spazio con-diviso e di connessione, sullo stesso terrazzamento il soma dilagante e la marea emozionale del Tutto, matu­randone opportunità.

La sessualità, nello statuto ecologico dei sistemi viventi (trama ed ordito della “salute”) tesse nuove vie, ci permette di approdare alla morte dell’Io per dissolu­zione dei suoi confini e alla sua rinascita in nuove configurazioni, accavallando storie di passione e riserve mentali, attra­zione d’opposti, rimescolamenti strategi­ci di territori di frontiera tra Nascita e Morte. La verticalità dell’Io, centrato su quella sorta di torre sacra che definiamo mente – cervello, grazie alla sessualità, si stempera nell’ologramma dell’Universo.

Pertanto ciò che è godimento dell’Io è, in effetti, una dislocazione, un togliere l’Io dal centro della sua egoità, uno spalancamento, un perdersi in quelle regio­ni dove si sfumano i contorni del finito per partorire l’infinito uroborico, ciclico, eterno. O si passa attraverso questa ver­tigine o il gioco resta epidermico, mec­canico, senza spessore, senza visceralità. Non c’è stata novità, conoscenza, illumi­nazione, rinascita e neanche sesso, per­ché il primo legame, quello che intreccia la morte con la rinascita, non è stato allacciato, per paura o prudenza, per non lasciare il certo dell’Io per l’incerto del cosmo, che non ci ignora.

Il sesso ha perduto da molto tempo la sua sacralità originaria, è degenerato in una ossessione meccanica e, finché non riusciremo a portare armonia e libertà nell’atto sessuale, a insegnare una sin­tassi spirituale del sesso, finché il sesso non avrà ritrovato la propria sacralità, non potrà nascere una umanità migliore e così avremo perso un veicolo per entrare in contatto con la realtà supre­ma, una via per avvicinarsi alla fonte ori­ginaria. Il sesso come fonte di vita e la vita come riproduzione e rifacimento del­l’armonia cosmica.

In questo senso, mi piace pensare alla sessualità come una chiave di entrata, una partitura che “l’anima” reclama per intero, disponendola nell’ordine emozio­nale, notte e giorno, per sondare gli abissi dell’esistenza dove tutte le nostre vite possono riapparire con i toni forti di chi chiede, se non proprio la vita, quel rinnovamento della vita, a cui l’Io cede ogni volta che fa sesso e quindi nesso con l’altra parte di sé.

Chi pensa, ha sempre torto…

Domande

Come fare sesso?

Non abbiamo bisogno di avere un motivo, per una qualsiasi cosa, limitia­moci ad esserne la causa. Siamo la causa della nostra esperienza: l’esperien­za produce il concetto di Sé, il concetto produce la creazione, la creazione pro­duce esperienza.

Vogliamo sperimentare noi stessi, come un individuo che si procura il sesso senza amore? Facciamolo! Lo faremo fin quan­do non cambieremo idea. E l’unica cosa che ci fermerà – o che potrebbe fermarci – in questo o in altri comportamenti, è, ancora una volta, il nostro pensiero emergente, a proposito di chi siamo e di chi abbiamo scelto di essere e che cosa stiamo facendo qui.

Il sesso è gioia, e molti di noi hanno fatto del sesso le cose più disparate, a esclusione della gioia. Inoltre il sesso è sacro. Ma la gioia e la sacralità si mescolano (sono, in effetti, la stessa cosa), e molti di noi pensano che non sia cosi.

I nostri atteggiamenti in merito al sesso costituiscono uno specchio dei nostri atteggiamenti nei confronti della vita. La vita dovrebbe essere una gioia, una festa, e si è trasformata in un’esperienza di paura, di ansia, di «non basta-mai», di invidia, di fretta, di rabbia e di tragedia. Lo stesso può dirsi del sesso. Abbiamo represso il sesso, come abbiamo repres­so la vita, invece di esprimere noi stessi con abbandono e gioia. Abbiamo coperto di vergogna il sesso, definendo­lo peccato e vizio, invece che il più alto dono e il più grande piacere, l’atto che crea la vita. La nostra società considera il sesso (una funzione umana naturale) qualcosa da fare di nascosto, mentre uccide senza alcun ritegno. La morale cristiana, prevalente in Occidente, ha negato il sesso come espressione del-

l’amore e ha portato ad una scissione, ad una divaricazione, a dir poco, dram­matica fra amore, come sentimento e sesso come espressione di un istinto naturale. Quello che viene praticato a destra e a manca è un sesso senza anima, è un atto che da simbolo si è ridotto a puro significante, avendo quin­di perduto di senso. Questa è una vera oscenità! Abbiamo reso il sesso un tabù, un fatto sporco, vergognoso, imbaraz­zante e sconveniente. Riguardo alla «sconvenienza», è un concetto che ha ini­bito la gioia dell’umanità più di ogni altro, eccetto forse quello di un Dio puni­tivo. E un concetto più che limitante. E distruttivo, e non solo in campo sessuale. Non c’è nulla di più triste di un uomo e una donna che vorrebbero sperimentare qualcosa, ma non lo fanno perché cre­dono che sia «sconveniente». Non evitia­mo mai di fare qualcosa, in tutti gli aspetti della vita, solo perché viola le regole, di ciò che qualcun altro conside­ra «appropriato».

L’energia, che sottolinea il sesso, è l’energia, che sottolinea la vita, essa è la vita! Il senso di attrazione e il desiderio intenso e spesso incalzante, urgente di incontrarsi, di unirsi, costituisce la dina­mica essenziale di tutto quello che vive: è innata, inerente, interna ad ogni cosa, a tutto ciò che esiste. E l’atto sessuale, più di ogni altro, ripropone il progetto segre­to e immanente in ogni cosa e cioè che due realtà, all’apparenza separate, distinte diventano un’unica realtà: il sesso, quindi come nesso che intreccia morte e rinascita, dove l’altra parte di noi stessi può annunciarsi inquietante, con i toni forti della vita e della morte, per quel che eravamo e che, dopo ogni atto d’amore, non siamo più.

Fin dall’inizio dei tempi, tutto quanto l’uomo ha sempre desiderato è stato di amare e di essere amato, fin dall’inizio dei tempi, l’uomo ha fatto tutto quello che era in suo potere, per rendere impossibile il realizzarsi di tale desiderio. Il sesso è una straordinaria espressione d’amore, l’amore per un altro, l’amore per se stessi, l’amore per la Vita. Dovrebbe piacerci, quindi! E ci piace, solo che non possiamo confessarlo a nessuno, non osiamo mostrare quanto ci piace, o diranno che siamo pervertiti. E invece è questa idea a essere pervertita.

Ma si può usare il sesso soltanto per una gratificazione personale?

La risposta è sì, perché «gratificazione personale» è sinonimo di «amore per se stessi», così bistrattato nei secoli, che non c’è da meravigliarsi se la sessualità è per­vasa dai sensi di colpa. Ci è stato detto di non usare per la nostra soddisfazione personale qualcosa che è, di per sé, intensamente gratificante! E una con­traddizione evidente, ma, poiché non sappiamo come risolverla, abbiamo deciso che dobbiamo almeno sentirci colpevoli per la gratificazione che proviamo, durante e dopo l’atto sessuale.

Per tutta la vita ci hanno fatto sentire in colpa, per ciò che vogliamo più intensa­mente. Invece: amiamo, amiamo, amia­mo le cose che desideriamo, perché sarà il nostro amore ad attrarle a noi. Quelle cose sono il materiale della vita. Se le amiamo, amiamo la vita! Quando dichiariamo di desiderarle, annunciamo di avere scelto tutto il bene, che la vita ha da offrire.

Per tutta la vita ci hanno insegnato che è meglio dare che ricevere. Eppure non possiamo dare ciò che non abbiamo. Pertanto diamoci abbondante piacere, e avremo piacere in abondanza da dona­re agli altri.

Perché in mezzo a tanto copulare, la gente è angosciata, ammalata, infelice?

Perché fondamentalmente è scissa: o trasgredisce, annullando ogni senso morale e piombando nella pura “bestia­lità” (incesti, pedofilia, stupri, ecc) o nega l’istinto naturale e si depriva del piacere fisico e della gioia di vivere, che ne conseguirebbe.

Alcuni sostengono che il solo scopo legittimo della sessualità umana sia la procreazione. Sciocchezze! La procrea­zione è il felice risultato, non la premes­sa logica dell’esperienza sessuale. L’idea che il sesso serva solo per mettere al mondo i bambini, e che quindi non si debbano avere rapporti, se non si desi­derano figli, viola la natura umana, la natura che Dio ci ha dato.

Concludo, consigliandovi di fare sesso, con disponibilità, con amore. Giocosamente, gioiosamente, appassio­natamente, oltraggiosamente. In modo spontaneo, romantico, creativo, sfaccia­to, umoristico, sensuale, sacro. E, ovvia­mente, spesso.

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