La neurologia in laboratorio e a diretto contatto con i pazienti
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La neurologia in laboratorio e a diretto contatto con i pazienti

“Cerca e identifica le persone che possono davvero insegnarti ed aiutarti velocemente”
Diego Centonze  ricorda la propria delusione quando, una volta conseguita la laurea in medicina, gli fu negato l’ingresso come praticante neurologo all’Università da lui prescelta a Roma. “Ora mi rendo conto che in quel momento cominciò la mia fortuna”, dice Centonze. Assorbita in fretta la delusione, Centonze combinò un incontro con l’altra scuola di neurologia a Roma, presso l’Università di Tor Vergata e riuscì a farsi assumere. Non solo potè specializzarsi come neurologo, ma a Tor Vergata trovò due mentori che gali offrirono l’opportunità di intraprendere una carriera di ricerca nelle scienze neurologiche. “Scoprii di avere la possibilità di partecipare attivamente alla ricerca. Per me era una grande opportunità”, dice.

I suoi due mentori gli prospettarono un lavoro mattutino in clinica e pomeridiano in laboratorio, aiutandolo a maturare le capacità necessarie lungo il suo percorso professionale. Il suo attuale duplice impiego — egli è sia un neurologo che un ricercatore in neurologia — è una “conseguenza diretta” dell’incontro con i suoi mentori, dice, e incoraggia gli altri giovani studiosi a cercare l’ambiente di pratica che essi ritengono essere importante per la propria carriera.
Il percorso verso la Medicina … e la Neurologia
Diventare un neurologo — o semplicemente un medico non era l’aspirazione del giovane Centonze (n.d.t. quando diciottenne conseguì la maturità classica presso il Liceo Ginnasio “G. Palmieri” di Lecce). “La vita mi portò su binari impensati”, afferma Centonze, “avevo deciso di studiare legge, ma cambiai idea dopo l’incontro con un paio di amici che studiavano medicina”. I suoi amici lo entusiasmarono con i loro sogni di prendersi cura della gente, andare all’estero in missione e fare ricerca scientifica. Così nell’autunno del 1988 si iscrisse alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università La Sapienza, in Roma.
Durante gli studi Centonze trovò particolarmente interessanti i corsi di fisiologia e neurologia, che vedeva strettamente legati. “Occorre essere costantemente coinvolti nella ricerca di nuove informazioni sul cervello se si vuole essere un buon neurologo”, dice. Mi piaceva l’idea di continuare gli studi e migliorarmi costantemente”. Così, dopo aver conseguito la laurea in medicina nel 1994, fece domanda alla Scuola di Neurologia de La Sapienza per specializzarsi come neurologo. “Ma c’era molta concorrenza e non vi riuscii”.
Quando la neurologia conduce alla ricerca
Ma Centonze non aveva alcuna intenzione di arrendersi; perciò presentò domanda all’altra scuola di neurologia, presso l’Università di Tor Vergata. Rimase sorpreso quando il direttore, Professor Giorgio Bernardi, gli chiese di incontrarlo il giorno seguente. “Gli dissi che non avevo nessuno che potesse garantire per me, ma sapevo che mi piaceva la neurologia; inoltre lavoravo sodo e se mi avesse dato la possibilità di lavorare con lui si sarebbe reso conto della qualità del mio lavoro”, afferma Centonze. Bernardi lo assunse.
Mentre la maggior parte delle scuole di neurologia in Italia sono ospedali che conducono piccoli programmi di ricerca — generalmente clinica — poche, tra le quali Tor Vergata, hanno anche programmi di ricerca di base. Centonze manifestò il proprio interesse per la ricerca a Bernardi, il quale gli diede la possibilità di lavorare la mattina in clinica e il pomeriggio in laboratorio. “Circa il 20 percento dei praticanti neurologi di Tor Vergata ha l’opportunità di lavorare in laboratorio”, dice Centonze. “Ma molti rinunciano dopo 1 o 2 anni perchè i sacrifici sono notevoli e molti decidono, o sono incoraggiati, a spendere il proprio tempo per maturare l’esperienza necessaria all’attività clinica”.
Centonze ha condotto il proprio lavoro di ricerca sulla fisiologia neuronale col Professor Paolo Calabresi. “Il mio progetto era quello di studiare come interviene la dopamina in condizioni patologiche e fisiologiche”. La dopamina, spiega Centonze, è coinvolta nei meccanismi di adattamento del cervello a stimoli esterni, quali l’assunzione di droga. Una volta che il cervello si abitua, l’efficienza della trasmissione di molecole di segnalazione tra i neuroni — in particolare la dopamina — viene modificata; il fenomeno è noto come plasticità sinaptica.
Conciliare la neurologia clinica con le ricerche è stato appagante ma allo stesso tempo impegnativo. Centonze ha dovuto cominciare con l’acquisizione delle basi della metodologia di ricerca scientifica. “Essere sempre aggiornati nell’ambito scientifico è difficile e faticoso”, afferma. Ciò che lo ha veramente aiutato è stata la possibilità, durante il secondo anno, di concentrarsi esclusivamente sulla ricerca presso il Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Birmingham nel Regno Unito. “Ho avuto l’opportunità di vedere come si lavora e imparare tecniche e metodi pratici per affrontare problemi scientifici”.
Il conseguimento di una posizione permanente in Italia
Quando Centonze completò la fase di specializzazione 2 anni dopo, non aveva ben chiara quale sarebbe stata la sua successiva collocazione. “Avere la possibilità di fare ricerca e lavorare in clinica ad un alto livello non è usuale in Italia”, afferma. “Fui tentato di provare a tornare in Inghilterra per avere più opportunità”. Ma decise di dare all’Italia un’altra possibilità e finì alla Scuola di Neurologia di Tor Vergata che, per l’impegno nelle collaborazioni internazionali, “rappresenta una piccola Inghilterra in Italia”.
A Centonze fu offerto un posto di ricercatore universitario presso l’Università di Tor Vergata all’età di 30 anni, che rappresenta una età decisamente bassa per gli standard italiani. A far pendere la bilancia in suo favore, ritiene siano state le circa 50 pubblicazioni (n.d.t. oggi ben oltre 100) che era riuscito a fare in meno di 5 anni, grazie al suo ruolo di supervisore in laboratorio e al suo coinvolgimento in numerose collaborazioni. Il suo lavoro è la validità dei progetti presentati hanno fatto sì che Centonze si assicurasse i finanziamenti necessari per la sua ricerca. “Senza parecchio denaro nella ricerca non si va da nessunaparte”, afferma.
Come ricercatore universitario, tuttora Centonze passa le mattine in ospedale e i pomeriggi in laboratorio, ma si sono inoltre aggiunte le responsabilità dell’insegnamento. Il tutto è comunque gestibile poichè afferma “cerco di condensare tutte le mie ore di insegnamento in uno o due mesi all’anno”.
Centonze dirige un laboratorio di elettrofisiologia composto da un dottorando e 3 dottori della Scuola di Neurologia. Dal 2004 dirige inoltre un laboratorio di neurofisiologia composto da due dottori presso il nuovo Centro Europeo di Ricerca sul Cervello (CERC) a Roma. Il CERC è composto da tre diversi istituti, uno dei quali, la Fondazione Santa Lucia, gli ha offerto il secondo laboratorio. Entrambi i gruppi sono impegnati nella ricerca sull’attività sinaptica e sul coinvolgimento di neurotrasmettitori in condizioni di disordine neurologico (come nel caso dei morbi di Parkinson e Huntington) e di assunzione di cocaina.  E’ difficile districarsi tra così tante responsabilità, ma Centonze pensa che i vantaggi di una doppia carriera superino di gran lunga gli svantaggi. Sottolinea che uno dei vantaggi è stata la sicurezza avuta nei primi anni. Durante i primi e incerti anni come ricercatore, Centonze era conscio che avrebbe sempre potuto guadagnarsi da vivere come neurologo nel caso in cui la sua attività di ricerca non fosse andata a buon fine. “Ciò mi ha dato la tranquillità necessaria per concentrarmi sulla mia ricerca”. Un altro vantaggio considerevole deriva dal fatto che lavorare sia in laboratorio che a contatto con i pazienti gli permette di approfondire quali progetti di ricerca possano diventare potenziali terapie. E oltre ai vantaggi legati ai pazienti, Centonze riconosce che è più semplice ottenere finanziamenti per la ricerca, quando al Ministero si presentano progetti validi confortati da eccellenti risultati.
L’importanza di trovare un mentore
Centonze ritiene che ciò che è stato determinante nella sua carriera è stato il supporto dei suoi mentori. Quando bussò alla porta della Scuola di Neurologia dell’Università di Tor Vergata non aveva idea di cosa avrebbe trovato. “Ma 2 giorni dopo mi resi conto di come i giovani lavorassero seriamente” e quanto seriamente fossero seguiti dai membri esperti dello staff. Sia Bernardi che Calabresi hanno creduto e investito in lui, afferma, e ciò ha fatto la differenza. Nella fase di pratica gli scienziati dovrebbero prestare particolare attenzione all’ambiente in cui si trovano, cercando una condizione favorevole quale quella da lui trovata all’inizio della carriera. “Cerca e identifica le persone che possono davvero insegnarti e aiutarti velocemente”, afferma. E se le istituzioni non sostengono a sufficienza? Allora si dovrebbe essere pronti “a fare le valigie”.

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