L’unione dell’anima e dei sensi
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / l unione dell anima e dei sensi

del Dott. Clovis R. Anversa

Nel mondo moderno, non c’è argomento tanto importante quanto quello della relazione tra scienza, religione e arte.
La scienza ci dà le tecniche per svelare la verità, la religione ancora è la maggiore fonte che ci dà il senso dell’ esistenza e l’ arte è il miglior modo con cui esprimere questo senso. Però queste sfere di valore sono state così dissociate una dalle altre che non riusciamo a capire più niente nel mare delle informazioni che ci arrivano da tutte le parti. Ogni sfera cerca di affermarsi come la più importante in assoluto e sembra che chi sta vincendo questa battaglia all’ultimo sangue al momento sia la scienza.

Però è qui che iniziano le complicazioni che disturbano la comprensione più amplia della realtà, qui che ci perdiamo nei dettagli, importanti senza dubbio, ma dove non riusciamo a fare relazioni che ci portino a una visione di insieme che non sia riduzionista e molte volte contraddittoria e confusa.
I vari rappresentanti di ogni sfera cercano di avere ragione o di considerare il proprio punto di vista (prospettiva) come il più importante rispetto a tutti gli altri, non considerando e neppure riuscendo a sentire cosa l’altro abbia da dire su un determinato argomento.
Questa sordità ci porta a una specie di schizofrenia epistemologica e ontologica.
Capire che nella pre-modernità queste sfere di valore erano fuse una nelle altre, capire anche che la modernità è stata la differenziazione tra l’arte, la morale e la scienza, che sono le sfere di valore, può facilitare a creare una comprensione più articolata e meno riduzionista, dunque più integrale.
La chiesa medioevale è stata un esempio che si è ripetuto in tutto il mondo pre-moderno come variazione dello stesso tema. Il fatto che arte -estetica, empirismo-scienza e religione-morale non fossero chiaramente differenziate, faceva sì che ciò che accadeva in una sfera poteva dominare e controllare ciò che accadeva nell’altra. In questo modo un scienziato come Galileo non poteva approfondire le sue ricerche scientifiche perché veniva perseguitato dalla chiesa. Un artista come Michelangelo era in conflitto costante con Papa Giulio II per il tipo di dipinto che cercava di fare, perchè la creazione artistica e la morale non erano differenziate e così l’oppressione di una sfera significava l’oppressione dell’altra.
In questo modo, lo Stato non si differenziava dalla religione, non c’era separazione tra chiesa e Stato. Così se qualcuno non era d’accordo con le autorità religiose, poteva essere giudicato di eresia o di tradimento politico. E alla fine poteva morire, torturato o bruciato o tutte e due.
Queste cose non erano olistiche e neppure integrali, erano pre-differenziate. Quello che non era differenziato, non poteva essere integrato. Fin qui le sfere non erano separate per essere integrate o sintetizzate, quello che c’era era una fusione delle sfere di valore.
Però con l’arrivo della modernità queste sfere dell’arte, della scienza e della morale furono definite con chiarezza e questo è la demarcazione della modernità.
Esiste una forma semplice di parlare di queste sfere di valore della morale, della scienza e dell’arte: loro sono il Bello, il Vero e il Bene . Questi termini sono stati creati dai greci, i quali furono i precursori, in una qual certa forma, della modernità.
Siamo arrivati a un punto interessante del problema dove ogni sfera, (arte, scienza e morale) ha un proprio linguaggio: il linguaggio dell’arte è descritto nel linguaggio dell’ “Io”, rappresentato dall’auto espressione, dal giudizio estetico, dall’espressione nel senso più generale, dal contenuto soggettivo con discorsi in prima persona, dall’ intenzionalità.
L’etica è la morale descritta nel linguaggio del noi, fa parte del dominio intersoggettivo, il dominio delle relazioni collettive, della coscienza sociale, il dominio della giustizia, della bontà, della reciprocità e della mutua comprensione, tutto descritto nel linguaggio del “Noi “.
La verità, in senso oggettivo, è descritta nel linguaggio di “Questo”, e qui vi è il dominio della realtà oggettiva, realtà che può essere vista in forma empirica, come gli atomi, il cervello, le cellule, gli ecosistemi, le roccie, i sistemi solari, tutte cose descritte nel linguaggio di “questo” o “esso”. Così quando diciamo che la modernità differenzia le sfere di valore dell’arte, della morale e della scienza, significa che differenzia i regni dell’ IO, del NOI e del QUESTO.
Allora se osserviamo bene gli eventi del mondo, tutti anno queste tre dimensioni, e si può osservare ogni evento della prospettiva del’ ” IO ” (come io vedo o sento quell’evento), dalla prospettiva del ” NOI ” ( come noi vediamo quell’ evento), o come un “QUESTO” ( come sono i fatti oggettivi degli eventi). Pertanto una condotta integralmente informata leverà in considerazione tutte queste tre dimensioni o prospettive, così da poter arrivare a una comprensione più ampia ed efficace che includa l’ IO, il NOI e il QUESTO; l’Io, la Cultura e la Natura.
Se lasciamo fuori solo una di queste sfere (della scienza, dell’arte o della natura), ne risulterà una mancanza, uno strappo in cui qualcosa sarà rotto.
Così per unire l’ anima con i sensi, dobbiamo prendere in considerazione queste prospettive in modo sistematico e seriamente, prendendo l’aspetto soggettivo e intersoggettivo, così come quello oggettivo, all’interno di un quadro di insieme, per non cadere in una forma schizofrenica di interpretazione della realtà, dissociazione in cui tutt’ora viviamo.

 

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