L’OGGETTO MEDIATORE NELL’ARTIGIANTATO ARTISTICO EDUCATIVO
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / l oggetto mediatore nell artigianato artistico educativo

L’OGGETTO MEDIATORE NELL’ARTIGIANTATO ARTISTICO EDUCATIVO

Il mio intervento si basa su un’esperienza iniziata quattro anni fa, quando ho proposto al Comune di Morlupo di realizzare un corso per ragazzi in età preadolescenziale e adolescenziale, in cui volevo sperimentare l’integrazione di due anime, quella appartenente all’Artigianato Artistico e quella appartenente all’ambito relazionale, propria della mia formazione di Counselor e Facilitatore di Gruppi.

Dall’incontro tra queste due anime e dalla disponibilità a finanziare e sostenere il progetto da parte delle Politiche Giovanili del Comune di Morlupo, è nato il Corso di Artigianato Artistico Educativo che mi ha permesso di riscontrare l’efficacia del metodo, suscitando sempre più interesse da parte dei ragazzi, che oggi sono 19, e l’entusiasmo dei loro genitori.

 

Normalmente, nell’artigianato il ciclo produttivo si conclude con la realizzazione di un oggetto con un valore economico che entra nel mercato attraverso lo scambio commerciale e questo scambio rappresenta la finalità ultima del processo produttivo. Nell’Artigianato Artistico Educativo, invece, la finalità ultima è quella di costruire una funzionalità sociale, attraverso l’aiuto di oggetti mediatori.

Nel caso della singola persona l’oggetto mediatore è il prodotto che ha realizzato. Il lavoro è finalizzato alla costruzione di un oggetto personale, in grado di esprimere la capacità creativa del ragazzo o in generale della persona. Per realizzare l’oggetto vengono messe in gioco abilità tecniche, apprese nel laboratorio attraverso prove, errori, esperimenti, scambi, rispecchiamenti, accrescendo l’autostima della persona con il sostegno e il contributo degli altri. L’oggetto realizzato diventa così il mediatore verso il mondo esterno della storia vissuta e costruita nel laboratorio da ogni singolo partecipante.

Nel caso del gruppo, l’oggetto mediatore è l’obiettivo comune che il gruppo vuole perseguire. Nell’esperienza fatta con i ragazzi di Morlupo, l’obiettivo comune è stata la costruzione di una mostra. Ciò ha permesso al lavoro di uno di diventare il lavoro di tutti e di creare una coscienza di gruppo, intesa come guida interiore per il raggiungimento di un bene comune.

Nel progettare e condurre un Corso di Artigianato Artistico Educativo mi sono ispirato a due concetti della comunicazione.

Il primo è il concetto della comunicazione ecologica del Prof. Jerome Liss. Al centro delle sue teorie sulla comunicazione ecologica, Liss pone la figura del facilitatore, soggetto che una volta che si è debitamente formato, ha la funzione di trarre il meglio dai membri del gruppo e, al contempo. di aiutarli a interagire in armonia reciproca.

La comunicazione ecologica è mirata a:

  • favorire la potenzialità di ognuno;
  • rispettare le diversità;
  • agire per il contesto, cioè per lo scopo comune dei membri del gruppo

Il secondo concetto è quello dell’ipercomunicazione, portato avanti dall’ultima ricerca scientifica russa e in particolare da Fosar e Bludorf.  Questi ultimi, nel loro libro “Intelligenza in rete”, presumono che nei primi tempi l’umanità sia stata, come gli animali, molto fortemente connessa alla coscienza di gruppo e abbia agito come un gruppo.

Un esempio di ipercomunicazione si trova in natura nel mondo degli insetti: quando la regina di un formicaio viene separata dalla colonia, le formiche continuano il loro lavoro secondo un piano preciso. Ma se la regina muore, tutte smettono di lavorare e nessuna formica sa più cosa fare. Sembra che la regina trasmetta i suoi “piani di costruzione” anche se lontana, attraverso la coscienza di gruppo dei suoi sudditi. L’importante è che sia viva.

Il gruppo di Artigianato Artistico Educativo attraversa due fasi nella costituzione e nello sviluppo della coscienza di gruppo. La prima fase è quella in cui di fondamentale importanza è la presenza del conduttore-facilitatore che rappresenta il collante, la “regina” per così dire, che conosce e trasmette i piani di costruzione al gruppo. Mentre il conduttore fa da punto di riferimento, aiuta contemporaneamente il gruppo a perseguire il suo obiettivo, la mostra. Permette così di raggiungere una seconda fase della coscienza di gruppo, quella in cui il ruolo della “regina” si sposta all’obiettivo, cioè alla mostra stessa, che diventa il collante, l’oggetto mediatore del gruppo.

Questa esperienza, la mostra, inoltre, non resta nei confini del laboratorio e del gruppo che vi ha partecipato, ma potrà essere estesa a una comunità più ampia, composta da genitori, insegnanti, cittadini  e in senso lato dalla collettività, diventando così un oggetto mediatore con una funzionalità sociale.

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

DE SARIO P., Professione facilitatore, Franco Angeli, 2014

 

GOSAR G., BLUDORF F., L’Intelligenza in rete nascosta nel DNA, Macro Edizioni, 2006

 

LISS J.K., La Comunicazione Ecologica, manuale per la gestione dei gruppi di cambiamento sociale, Edizioni la meridiana, 1998

 

LISS J.K., L’Ascolto profondo, manuale per le relazioni d’aiuto, Edizioni la meridiana, 2004

 

 

L’intervento è stato presentato dall’A.P.S.Il Boschetto di Pan al Seminario “HEALING THE LAND AND HEALING THE PEOPLE: FIRST STEPS IN CONSTRUCTION AND THERAPY”, che si è tenuto presso l’Università di Strathclyde di Glasgow il 13 febbraio 2014 insieme ad un video dove sono riportate immagini di laboratori svolti con gli allievi della Scuola Art.eD.O. di Roma e con ragazzi adolescenti del progetto di Artigianato Artistico Educativo, finanziato dalle Politiche Giovanili del Comune di Morlupo.

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