Il rapporto indissolubile fra architettura e musica
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Il rapporto indissolubile fra architettura e musica

Prima parte

La musica e l’architettura si sono sempre incrociate, rincorse, susseguite rispettivamente agli ambiti di appartenenza: spazio e tempo e per mezzo degli stessi strumenti di collegamento hanno interessato gli studiosi di molte aree della conoscenza e soprattutto dell’arte e della filosofia. Basta accostare l’elemento spazio alla musica e l’elemento tempo all’architettura che si intuisce immediatamente la vicinanza che c’è tra le due dimensioni in questione.

È vero che sia l’architettura che la musica hanno bisogno di essere realizzate praticamente nel tempo e nello spazio altrimenti non esisterebbero e non potremmo parlarne in termini di estetica, ma è pur vero che l’identificazione dell’importanza della loro relazione è stata possibile ed è stata riconosciuta grazie al lavoro dei teorici che hanno posto attenzione prevalentemente al valore numerico e matematico che ha caratterizzato tutta la cultura cosmologica e divina e non solo quella estetica come derivazione della filosofia più moderna.

 

Si pensi alla filosofia pitagorica con i suoi esperimenti sugli intervalli a cui attribuisce un valore numerico e che classifica in due grandi gruppi: intervalli consonanti e intervalli dissonanti; prevalentemente, si fa riferimento come intervalli principali alle ottave, diapason 2:1 quarta, diatessaron, 4:3 quinta, diapente, 3:2 e da questi hanno origine gli intervalli composti come doppia ottava 1:4, diapason e dodicesima 1:3 diapason e diapente, e così via.

Altrettanto significativo è il contributo di Platone il quale fonde la musica all’anima del mondo e dell’universo, attribuendone le risonanze nelle sfere che, a prescindere dalla possibilità che siano udibili, restano comunque il simbolo dell’intoccabilità, della perfezione assoluta. La tradizione greca e la tradizione cristiana si intersecano nel pensiero di diversi padri della Chiesa come Severino Boezio e Sant’Agostino, i quali fanno della proporzione fra matematica e musica la base della loro concezione di Bellezza. D’altronde, anche le Sacre Scritture sono piene di riferimenti al rapporto fra musica e architettura, uno fra questi è il Tempio di Salomone che si direbbe esser stato costruito proprio su alcune proporzioni che anticipano le deduzioni sugli intervalli pitagorici, a quel tempo attribuiti a Dio: 60 x 20 x 30 cubiti.

La teoria pitagorica sugli intervalli resterà in vigore fino a quando non incontrerà gli studi di fisica nel rinascimento e non verrà ridefinita alla fine di questo periodo con l’avvento della fisica acustica, includendo nella teoria musicale anche gli intervalli di terza e di quinta.

Da questo momento i piani fra architettura e musica si ribaltano e l’architettura inizia a misurare le proprie proporzioni sulla base degli intervalli della teoria musicale per raggiungere equilibrio e armonia universale.

Dalle speculazioni pitagoriche in poi, il numero assurge al ruolo di principio regolatore universale, non più, dunque, mera entità quantitativa, bensì elemento qualitativamente significante.Inoltre, Pitagora stesso, e sulla sua scorta anche Platone, si soffermano sulla possibilità di comparare il rapporto tra piccoli numeri interi e le combinazioni di armonie musicali, a loro volta fondamento dell’armonia naturale dell’esistente.Precisa Rudolf Wittkower a proposito della trattazione platonica del Timeo:“La serie dei numeri 1, 2, 3, 4, 8, 9, 27 contiene in sé il ritmo segreto del macrocosmo e del microcosmo: poiché i rapporti fra questi numeri racchiudono non soltanto tutte le armonie musicali, ma anche la musica inaudibile dei cieli e la struttura dell’anima umana.”Agli inizi del Seicento, dopo che lo stesso Copernico aveva attribuito al sole il ruolo di “ottimo e supremo Architetto“, Robert Fludd riconduce l’analisi comparata di microcosmo e macrocosmo al concetto di numero squisitamente qualitativo, in cui tutti i processi di generazione e trasformazione dell’universo sono concepiti come un’unica progressione dal numero uno, perfetta semplicità di Dio, al numero otto, perfetta composizione della generazione[1].

Insomma, nel rinascimento si poneva attenzione alla relazione fra accordi udibili e proporzioni visibili perché veniva classificata come scienza matematica, dunque da applicare a qualsiasi oggetto di studio per mezzo di una serie di operazioni algebriche, specie nell’architettura.

Sostiene Zarlino: “Musico esser colui che nella musica è perito, si ha facoltà di giudicare, non per il suono: ma per ragione di quello, che in tale scienza si contiene (…)”[2]



[1] http://www.federica.unina.it/architettura/disegno-architettura/proporzione/

[2] G.Zarlino, Instituzioni armoniche, Venezia 1558.

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