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Il Mandala e le sue origini, ambiti e contesti di applicazione

Il Mandala e le sue origini, ambiti e contesti di applicazione

Il termine Mandala¹ deriva dal sanscrito, letteralmente: «essenza» (manda) + «possedere» o «contenere»; tradotto anche come «cerchio-circonferenza» o «ciclo», entrambi i significati derivano dal termine tibetano dkyil khor  che è un termine simbolico associato alla cultura veda ed in particolar modo alla raccolta di inni o libri chiamata Rig Veda.

La parola Mandala è utilizzata, anche, per indicare un diagramma circolare costituito, di base, dall’associazione di diverse figure geometriche, le più usate delle quali sono il punto, il triangolo, il cerchio ed il quadrato. Il disegno riveste un significato spirituale e rituale sia nel Buddhismo che nell’Hinduismo. Il termine Mandala  si ritrova in varie culture, tra cui quella buddhista, mentre il corrispettivo induista è lo Yantra (lett. strumento). Lo Yantra è simile al Mandala, tuttavia le due tecniche si differenziano per la complessità: lo Yantra è molto più schematico, limitandosi ad usare figure geometriche e lettere in sanscrito, mentre nel Mandala sono rappresentati anche – in maniera talvolta particolareggiata – luoghi, figure ed oggetti. Il Mandala rappresenta, secondo i buddhisti, il processo mediante il quale il cosmo si è formato dal suo centro; attraverso un articolato simbolismo consente una sorta di viaggio iniziatico che permette di crescere interiormente. I buddhisti riconoscono, però, che i veri Mandala possono essere solamente mentali, le immagini fisiche servono per costruire il vero Mandala che si forma nella mente delle persone e vengono consacrate solo per il periodo durante il quale è utilizzato per il servizio religioso. Al termine del lavoro, dopo un certo periodo di tempo, il mandala viene semplicemente “distrutto”, spazzando via la sabbia di cui è composto. Questo gesto vuole ricordare la caducità delle cose e la rinascita, essendo la forza distruttrice, anche una forza che dà la vita.
Nella tradizione tibetana, un Mandala è composto dai 5 elementi che compongono il nostro universo:
•    la terra, giallo – fermezza, solidità, fiducia, accoglienza: dà la vita
•    l’acqua, bianco – fluidità, flessibilità, coesione: armonizza la vita
•    il fuoco, rosso – sole, calore,vitalità: matura la vita l’aria.
•    il verde – respiro della terra, scambio, comunicazione: un solo soffio fa vibrare l’universo intero. Anima la vita.
•    lo spazio, blu – l’infinito, la libertà. Il seme può aprirsi, il fiore schiudersi, l’albero crescere e l’uomo maturare. Accoglie la vita.
Lo squilibrio di uno solo di questi elementi incide sull’equilibrio dell’universo intero. Sempre secondo la tradizione buddhista tibetana, il Mandala viene disegnato per terra su una superficie consacrata con riti appropriati; per tracciare le linee e disegnare le figure si adopera, di solito, la polvere di diversi colori la cui scelta è determinata dal singolo settore su cui le figure saranno tracciate. I Mandala hanno forme e colori diversi, secondo il rituale o il tipo di meditazione, la loro raffigurazione ha comunque alcune costanti come l’orientamento che ha come partenza l’est per poi proseguire verso destra con il nord, ovest, sud. Alle porte dei quattro punti cardinali corrispondono i quattro elementi:
•    est =>aria,
•    nord => acqua,
•    sud =>  fuoco,
•    ovest => terra,
•    il centro è lo spazio.
 Il Mandala è un disegno simbolico universale; compare in tempi diversi e in ogni cultura il più antico mandala che si conosce  è una “ruota solare” paleolitica scoperta nell’Africa del sud. Ci sono  esempi di Mandala cristiani che risalgono  al primo Medioevo,  che mostrano la figura del Cristo al centro con i quattro evangelisti o i loro simboli posti ai quattro punti cardinali. Inoltre  si possono osservare figure mandaliche nei rosoni delle chiese, nei labirinti, nelle forme di alcuni templi, nei siti etruschi e romani. Oltre ad essere disegnati i mandala vengono anche “vissuti”: in India esiste la danza del mandala, tra gli indiani Navaho la persona da curare viene collocata al centro del cerchio disegnato sul terreno mentre in occidente l’idea del centro e del cerchio protettivo si ritrova in numerose danze popolari oltre che nel girotondo dei bambini. I Mandala hanno una tradizione antichissima e, nello scorso secolo, la psicologia occidentale ne ha fatto uno strumento di studio attraverso le ricerche di  Jung, che sull’argomento ha scritto quattro saggi dopo averli studiati per oltre venti anni che attestavano i positivi effetti terapeutici. Egli stesso, li aveva trovati d’aiuto nel corso della lunga crisi che era seguita alla rottura del suo rapporto con Freud. Se apparivano in sogno, li considerava una richiesta di aiuto di un anima afflitta, che voleva in tal modo procurarsi un sostegno, oppure esattamente al contrario un segno positivo dell’avvenuta conclusione di uno sviluppo, annunciato dal Mandala quale espressione di perfezione. Se, ancora, apparivano in sogno dopo una lunga psicoanalisi, li considerava un segno di imminente conclusione della terapia stessa. Diversamente, interpretava i Mandala che affioravano in pazienti psicotici quali segnali lanciati da un’anima disperata  da un lato, e come tentativo di automedicazione dall’altro. In uno dei suoi numerosi scritti sul mandala afferma  che: ”Ho compreso sempre più chiaramente, come il Mandala sia il centro, l’espressione di ogni forma di vita, la via dell’individualizzazione”; e ancora: “cose che hanno radici così lontane nella storia dell’umanità, come il Mandala, toccano naturalmente gli strati più profondi dell’inconscio e hanno la capacità di far presa su di esso, laddove il linguaggio cosciente si rivela completamente impotente. Tali cose non devono essere inventate, ma riemergere nuovamente dall’oscura profondità dell’oblio per esprimere il massimo presentimento della coscienza e la suprema intuizione dello spirito e così fondere l’unicità della coscienza del presente col più remoto passato della vita” ². Dunque secondo Jung, durante i periodi di tensione psichica, le figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore. Il simbolo del Mandala, quindi, non è solo un’affascinante forma espressiva ma, agendo a ritroso, esercita anche un’azione sull’autore del disegno perché in questo simbolo si nasconde un effetto magico molto antico: l’immagine ha lo scopo di tracciare un magico solco intorno al centro, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la “dispersione” e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall’esterno. Ma c’è di più: oltre ad operare al fine di restaurare un ordinamento precedentemente stabilito, un Mandala persegue anche la finalità creativa di dare espressione e forma a qualche cosa che tuttora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico. Come afferma Marie-Louise Von Franz (allieva di Jung), il secondo aspetto è ancora più importante del primo ma non lo contraddice poiché, nella maggior parte dei casi, ciò che vale a restaurare il vecchio ordine, comporta simultaneamente qualche nuovo elemento creativo.

L’uso del Mandala nell’art-counseling può essere utile come forma di autorappresentazione  in quanto può raccogliere in sé aspetti e momenti significativi del mondo interiore dell’utente. E’ un mezzo che permette la libera espressione in forma simbolica dei conflitti individuali e relazionali, permette di riconoscerli e di superarli. Di per sé il Mandala fornisce una struttura rassicurante che facilita l’emersione di stati emotivi all’interno di una linea protettrice e contenitiva creando un proprio spazio. Il Mandala rappresenta simultaneamente il centro, ovvero ciò che la persona è interiormente e la circonferenza che indica come la persona si pone all’esterno. Inoltre, delimitando lo spazio aiuta a gestire i confini, ad accettare quelli fondamentali e a strutturare liberamente lo spazio che li separa. E aiuta l’utente a cercare il proprio “centro”, dal quale spesso ci si allontana proiettandosi troppo all’esterno. Colorare un Mandala, produce effetti rilassanti, riduce l’ansia, rinforza la concentrazione, la memoria e la pazienza. Questo favorisce il benessere personale e relazionale, in quanto aiuta l’utente a sviluppare una maggiore disponibilità all’ascolto e alla comprensione di sé. Realizzare un Mandala porta all’accettazione di sé, insegna ad osservarsi con amore, senza giudicarsi, permette di capire quanto emerge di sé stessi e aiuta a prendere la giusta direzione attraverso il messaggio che viene dall’anima. La peculiarità del Mandala è quella di stimolare la forza e l’energia, quella forza che in terapia della Gestalt viene definita con il termine core-energy o “forza centrale” e gli effetti postivi del suo utilizzo, anche in contesto clinico, dipendono dal carattere rituale della sua origine. Nel Mandala e dal Mandala ci si sente accolti nel suo cerchio da subito, tutte le espressioni cromatiche risultano essere giuste e il risultato è sempre perfetto. Dunque ogni Mandala è perfetto e induce le persone a confrontarsi con l’idea della perfezione. A questo proposito, già Abrahm Maslow, il padre della psicologia umanistica, aveva scoperto che sperimentare l’unità ha effetti magnetici e al contempo trascina con sé altre esperienze di unità. Più una persona si confronta con esperienze eccezionali, tanto più spesso le sperimenterà e i Mandala mettono costantemente in contatto con l’unità, confermando a livello pratico i risultati teorici di Maslow. Utilizzare il Mandala aiuta ad integrare le parti mancanti di sé per raggiungere la perfezione perchè in esso è contenuta ogni cosa,  e in esso ognuno trova ciò che va bene per sé stesso e può integrarlo nel quadro della propria vita. Il Mandala permette di comunicare in modo alternativo, attraverso un linguaggio simbolico, è un mezzo che aiuta a stabilire un dialogo basato sulle emozioni e non solo sulle parole.

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