Il copione di vita: modello chiuso o storia ancora aperta?
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Il copione di vita: modello chiuso o storia ancora aperta?

Le definizioni che Eric Berne dà del concetto di copione evidenziano alcune costanti relative a contenuti fortemente connessi tra loro. Ne elenchiamo alcune:

il copione si fonda su una decisione;

il copione è la risposta in cui, a prescindere dalla sua efficacia ( la risposta copionale è generalmente inefficace rispetto all’attualità), l’individuo si rifugia quando si trova in condizioni di stress;

la decisione originaria è rinforzata da decisioni successive;

 

il copione ha un suo tornaconto positivo, vale a dire che attraverso il copione l’individuo ottiene comunque qualcosa di buono per sé.

 

In questo complesso di definizioni compare:

l’elemento inconscio e deterministico; il fattore decisionale; l’elemento narrativo (è  questo che in effetti dà senso alla definizione dal momento che proprio la narrazione prevede una storia con origine e fine ).

Quando il copione viene inteso come schema bloccante paradossalmente diventa alquanto agevole, per chi non disdegni momenti di coscienza ed autocoscienza, individuare qual è il proprio. Basta, almeno così pare, riferirsi alle proprie risposte insoddisfacenti, a quelle che si percepiscono radicate nel passato, alle reazioni che si riconoscono improduttive ma da cui pare che non ci si possa staccare.

Una volta definito il proprio modello copionale subito, però, sorgono inevitabili alcune domande accompagnate da un forte senso di frustrazione. Tra queste le più frequenti sono: come si fa ad uscire dal copione?

Come è possibile che non si riesca ad uscire dal copione anche quando lo si riconosce?

 

Alla frustrazione, in tali casi, a volte si oppone un comportamento opposto, una sorta di reazione uguale e contraria. Così facendo si instaura quel meccanismo definito

“ controcopione “ che è, in effetti, un aspetto dello stesso copione.

 

Quando la domanda in oggetto non trova risposta probabilmente la ragione è che c’è una distorsione all’origine: non è quello il copione oppure quanto di esso è stato individuato, attraverso analisi ed autoanalisi, ne è solo un aspetto. Essenziale, probabilmente, ma pur sempre solo un pezzo di un mosaico ben più articolato e senza dimenticare, poi, che comunque questo schema incongruo è funzionale alla realizzazione di mete legittime.

Possiamo addirittura supporre che la stessa domanda “ che fare quando … ? “ faccia parte del copione stesso.

 

Se ci concentriamo, però, sull’aspetto narrativo del copione possono aprirsi altri spiragli.

Se consideriamo, cioè, il copione come storia scritta possiamo anche domandarci se questa storia sia stata  definita una volta per tutte o se, senza nulla negare in termini di complessità e drammaticità di quanto già tracciato nel passato, la conclusione della narrazione non sia ancora risolutiva. Che il copione sia perciò ancora uno schema aperto e che tale, forse, è per sua stessa natura.

Se la considerazione del copione come schema chiuso e definitivo rischia, a volte, di produrre reazioni di rottura ma che, in sostanza, confermano lo stesso copione, pensare ad esso come processo ancora in itinere può favorire la riformulazione degli obiettivi personali, delle emozioni e dei pensieri negativi permettendo la realizzazione di comportamenti adeguati all’attualità pur senza negare né opporsi agli schemi copionali.

In sostanza, in tal caso, la persona non sostituisce comportamenti “ sbagliati “ con atteggiamenti “ giusti “ bensì ha modo di aggiungere comportamenti e, dunque, di confermare le proprie capacità di scelta ed autoiderminazione. Che esistono e persistono, anche se inconsapevoli e a dispetto di ogni modello deterministico.

E’ in questa seconda  accezione di copione di vita che trova spazio l’intervento del  Counselor.

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