I primi rapporti sentimentali
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Una fase sperimentale
Per i rapporti di coppia l’adolescenza è un periodo di sperimentazione, caratterizzato dalla tendenza a provare e riprovare, in situazioni in cui per mancanza di esperienza, le cose spesso non vanno bene al primo tentativo. Si vivono delusioni che per molti sono la spinta a riprovare, per altri invece diminuiscono il desiderio di ritentare per paura di altre delusioni.

Molte sperimentazioni sono già state fatte nelle amicizie e nel gruppo di coetanei dello stesso sesso. Ora si entra nella comitiva di cui di solito fanno parte sia i ragazzi che le ragazze.

La comitiva
Dato che la maturazione puberale avviene nelle ragazze in media due anni prima che per i ragazzi, esse entrano prima dei coetanei nella formazione sociale della comitiva e orientano i loro interessi di tipo affettivo e sessuale su ragazzi che hanno qualche anno più di loro. In comitiva soprattutto si parla, ci si confronta sugli argomenti più disparati (dalla scuola alla musica, dallo sport al cinema, ecc…), ogni membro del gruppo può ascoltare, osservare, conoscere sempre meglio gli altri componenti del gruppo, soprattutto quelli dell’altro sesso.  Partecipare alla vita di comitiva permette di imparare e perfezionare la capacità di stabilire rapporti con coetanei dell’altro sesso e di provare ad entrare in rapporto con loro a vari livelli: dalla conversazione, alla battuta scherzosa, all’attenzione affettuosa, fino al corteggiamento. Si comincia a sperimentarli senza esporsi troppo dato che si sta in gruppo. E’ in comitiva che in genere nasce il primo rapporto sentimentale tra un ragazzo e una ragazza, che può intensificarsi fino a che i due formano una coppia fissa che si ritrova anche al di fuori della comitiva. Spesso l’esperienza è fatta insieme ad altri nel senso che due ragazzi e due ragazze decidono di ritrovarsi per stare insieme al cinema , o per fare una gita, con la possibilità per le coppie poi di isolarsi, ma di tornare a fare gruppo se durante l’esperienza a due uno dei membri della coppia si trova in imbarazzo o in ansia e non riesce a fronteggiarli. A 19 anni circa la metà degli adolescenti ha vissuto la prima esperienza di coppia fissa nella comitiva, altri l’hanno vissuta indipendentemente dalla comitiva, e alcuni di loro l’hanno vissuta più volte.

L’innamoramento
La sperimentazione nel periodo adolescenziale per quanto riguarda i rapporti sentimentali è ancora più evidente se si pensa all’innnamoramento: a 19 anni quasi tutti gli adolescenti dichiarano di essere stati innamorati almeno una volta, molti di loro si sono innamorati più volte, affrontando ogni volta l’esperienza in modo diverso. In questo periodo un importante momento preparatorio in questo processo di apprendimento sociale è costituito dal sognare e fantasticare sulla persona verso cui ci si sente attratti e nel guardarla. La maggior parte dei ragazzi e delle ragazze durante il tempo libero frequenta luoghi dove è più facile incontrare coetanei dell’altro sesso.  Ci sono luoghi dove il comportamento di approccio deve essere più esplicito, come i pub o le discoteche, situazioni dove l’approccio è più facile, come ad esempio nella squadra sportiva o nella comitiva, e luoghi in cui i contatti avvengono in modo quasi automatico, come a scuola.

Il primo approccio
Al primo approccio, in genere ci si aspetta che sia il ragazzo ad avvicinare la ragazza (che aspetta richiamando in qualche modo l’attenzione), soprattutto nei pub o nelle discoteche, nei luoghi cioè più impersonali.  I ragazzi ritengono di solito di dover prendere l’iniziativa e preferiscono che la ragazza aspetti, anche se alcuni di loro, quelli che magari hanno un pò più di paura a fare il primo passo, apprezzano che la ragazza collabori attivamente al contatto. Alcuni ragazzi poi sentono il peso del dover prendere l’iniziativa, perché pensano che è l’unica cosa che ci si aspetta da loro e che devono dimostrare così di essere uomini e reagiscono a queste pressioni assumendo un atteggiamento da duro che qualche volta sfocia in comportamenti antipatici nei confronti delle ragazze. E’ un modo di superare l’imbarazzo e la vergogna. Alcuni ragazzi pensano che le ragazze dicano sempre no al primo impatto, per principio o per non sbilanciarsi subito, per cui si comportano in maniera aggressiva per raggiungere il proprio scopo pensando di dover dare poco peso al loro consenso. Atteggiamenti di questo tipo nascondono in genere l’incapacità di subire ed elaborare un rifiuto.Le ragazze invece pensano di dover prevalentemente attirare l’attenzione prendendo poche iniziative, cercando di creare le condizioni per far avvicinare i ragazzi. Non sanno ancora bene cosa comporta avere una relazione quindi c’è molta curiosità ma anche molta paura: per esempio di essere trattate male dal ragazzo, o di entrare in intimità fisica con lui. Per una ragazza è importante che un ragazzo la scelga, la stimi e la consideri importante.

La paura del rifiuto
Alla prima esperienza in ogni caso, la paura di sbagliare è maggiore e si cerca di avere il maggior numero di informazioni sulla probabilità di successo dell’approccio: si chiede agli amici, si cerca di osservare l’altro per capire se è interessato (mi guarda spesso, si siede spesso vicino a me, parla spesso con me,….). Fare un buco nell’acqua sembra più drammatico (anche se più probabile), la prima volta, quando appunto si cominciano a valutare le proprie capacità di entrare in relazione con l’altro sesso, che non dopo, se e quando l’esperienza e qualche successo hanno rinforzato la propria autostima. Molti ragazzi e molte ragazze hanno più difficoltà di altri ad avere contatti con l’altro sesso e attribuiscono a qualche proprio difetto fisico il non essere notati dalla persona che interessa. Spesso non sanno come comportarsi per fare in modo che sia più probabile che questo avvenga. Quindi rimangono in disparte per paura che il loro presunto difetto venga notato da tutti. Più che a difetti personali le difficoltà di contatto sono dovute alla mancanza di esperienza e alla paura di essere respinti, anche questo spesso è legato all’inesperienza: basta anche un velato rifiuto a bloccare i tentativi di approccio anche con altre persone, limitando così ogni possibilità di successo. Anche un volta che sia stato superato il problema del primo contatto molti ragazzi e molte ragazze si sentono insicuri quando si trovano in compagnia di un coetaneo dell’altro sesso. Pensano di non sapere cosa dire, hanno paura di annoiare, si chiedono se il/la partner lo/la troverà attraente, cosa si aspetta e così via. Così molte delle energie vengono impegnate nel non far vedere questa insicurezza per paura di essere giudicati male, magari presi in giro o derisi. Soprattutto i ragazzi, quando una ragazza è un pò incerta non sanno bene come affrontare la situazione: se lasciar perdere o insistere. Queste incertezze in genere diminuiscono man a mano che si acquisisce maggiore esperienza. Alle prime armi si tende a lasciar perdere interpretando l’incertezza come un rifiuto, andando avanti con le esperienze si può capire che un’incertezza può significare anche altre cose: che magari la ragazza non è pronta per una storia, oppure che non si aspettava l’approccio e ha bisogno di tempo per decidere, ecc…. e allora si può provare ad insistere oppure si può aspettare. E’ meglio se si può fare esperienza potendo contare sull’appoggio del gruppo di amici, ci si stimola a vicenda, ci si può aiutare per organizzare incontri con la persona che interessa, si può parlare delle proprie esperienze così che ognuno può imparare qualcosa anche dall’esperienza dell’altro e soprattutto ci si può appoggiare così che ad un’esperienza andata male non si dia troppa importanza.  Fino a dove spingersi? Quando un ragazzo e una ragazza poi cominciano a flirtare si chiedono fino a che punto vogliono spingersi con il partner. I ragazzi desiderano in genere arrivare presto ad avere rapporti sessuali completi, le ragazze invece sono più caute e preferiscono tempi più lunghi. Spesso i ragazzi hanno la prima esperienza sessuale con una ragazza più grande, che possono anche non rivedere più. Anche le ragazze preferiscono fare la prima esperienza con un ragazzo più grande, ma con il quale magari hanno già un rapporto sentimentale. I rapporti sentimentali durante l’adolescenza e la prima giovinezza oltre ad essere importanti per l’esperienza che ne deriva, hanno anche il ruolo importante, di fornire conferme al proprio senso di identità personale che si va via, via sempre più strutturando. Anche per questo all’inizio si ha più paura. Come avviene la scelta del probabile partner? Come avviene che siamo attratti da alcune persone e non da altre? In generale possiamo dire che nel corso della vita siamo portati a stabilire diversi tipi di rapporti mano a mano che progrediamo verso la maturità. A volte i cambiamenti si possono verificare molto lentamente e quello che ne risulta è a volte una successione di rapporti più o meno simili.

La scelta del partner
Nel periodo adolescenziale la scelta viene fatta soprattutto in base all’aspetto esteriore del partner, che non significa necessariamente o soltanto aspetto fisico: tutti o almeno molti sono attratti dal ragazzo leader o dalla ragazza più carina della classe. Essendo un periodo di grandi insicurezze, proprio perché caratterizzato dalla sperimentazione su tanti campi sociali, la convalida esterna attraverso le doti pubblicamente riconosciute dell’altro può aiutare a compensare queste insicurezze. Il modo in cui ci vedono gli altri (per esempio come una bella coppia) fornisce un potente senso di conferma sul piano personale.   Rapporti di questo tipo tendono a durare poco e ad essere sostituiti, man a mano che prosegue la maturità, da rapporti con persone che meglio si adattano alle proprie caratteristiche psicologiche personali. Nei rapporti confermanti, è importante che l’altro non sia troppo disponibile. Più è difficile da raggiungere, più risulta confermante. Il criterio di scelta del partner in base alle sue caratteristiche esterne non deve essere considerato come una forma di immaturità, ma come una fase di crescita, possiamo parlare di immaturità soltanto se si utilizza ancora lo stesso come unico criterio in età più adulta. I rapporti adolescenziali hanno aspetti positivi e negativi. Quando si sceglie un ragazzo o una ragazza in base alle conferme che il rapporto può fornire agli occhi degli altri (cioè se il rapporto permette di sentirsi considerati perché si sta con una persona che viene considerata), ci si sentirà sempre un pò inadeguati. Se si scelgono continuamente ragazzi o ragazze che  fanno apparire straordinari prima o poi ci si sentirà annoiati o frustrati. E allora dopo un pò la storia finisce. Finché durano però non c’è niente di male nel lasciare che un rapporto aiuti a sentirsi più a proprio agio con se stessi mettendo in rilievo pregi che magari non si pensava di avere, alimentando così la propria autostima.  Quindi durante l’adolescenza e la prima giovinezza è più facile che i rapporti siano molti e relativamente brevi e che servano soprattutto a conoscere e maturare e a sapere chi siamo noi in relazione agli altri.

La fine del primo rapporto
Questi rapporti finiscono perché uno dei due trova un altro partner che offre conferme maggiori (per esempio è più bello/bella), oppure perché uno dei due arriva prima alla fase successiva e comincia a desiderare un partner con cui ha più affinità. Quindi succede che uno dei due prenda l’iniziativa e l’altro si trovi in condizioni di subirla senza essere ancora pronto per il passo successivo. In questo caso ne risulta una sofferenza e un senso di disconferma (dal momento che si interrompe contro la sua volontà un rapporto confermante). A questo punto può succedere che la persona lasciata cerchi un altro rapporto confermante che compensi lo smacco subìto oppure che si tenga lontano dai rapporti affettivi, almeno per un pò, per paura di soffrire ancora, oppure che stabilisca un rapporto con un ragazzo o una ragazza che non ha nessuna delle caratteristiche del partner ideale, ma con cui instaura un rapporto affettuoso che in questo modo svolge una funzione terapeutica per la ferita subita. Sono rapporti che durano il tempo necessario a curare la sofferenza. Non si deve dare troppo peso alla fine dei primi rapporti. Il primo rapporto importante è stato e sarà causa di sofferenza per la maggior parte degli adolescenti. Appena finisce sembra che il resto non abbia più importanza che non si riuscirà più a trovare un altro ragazzo o un’altra ragazza così bello o così bravo o di cui si è così innamorati. L’esperienza ci dimostra poi che non è così.  Il primo amore finisce facilmente per i motivi che abbiamo detto prima e perché, essendo l’inizio della sperimentazione, non tiene conto degli elementi che devono essere presenti in un rapporto per farlo durare che sono prevalentemente quelli di avere in comune interessi, valori, obiettivi, aspettative, stimoli, bisogni.  Il rimanere amici allevia spesso la sofferenza per la fine del rapporto. Il potersi frequentare ancora, consente da una parte di lasciare aperta la strada per una eventuale ripresa del rapporto, dall’altra diminuisce il senso di sofferenza in quanto il distacco non è totale e ciò permette di salvaguardare la propria autostima da penosi sentimenti di rifiuto. Restare amici infine aiuta ad articolare meglio il motivo della rottura. In questo periodo è evidentemente possibile restare amici perché non sono ancora entrati in gioco sentimenti troppo profondi.

 

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