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I disturbi del linguaggio e del pensiero nella demenza trattati con la TGD

I disturbi del linguaggio e del pensiero nella demenza trattati con la TGD

Afasia

Le aree cerebrali da cui dipendono la comprensione e la produzione del linguaggio, nella maggior parte degli individui, sono localizzate nell’emisfero sinistro del’ encefalo.

I deficit relativi a queste funzioni, quando sono conseguenti a danni o malattie cerebrali, vengono indicati nel loro insieme con il termine “afasia”.

L’afasia si dice primaria se questi problemi dipendono dalle aree cerebrali deputate all’elaborazione del linguaggio, secondaria quando sono causati dal deterioramento della memoria, della percezione o dell’attenzione.

 

Afasia di Broca

 

Contrariamente a quanto si credeva in passato, l’afasia di Broca non è un disturbo limitato alla produzione del linguaggio, infatti i problemi che comporta interessano anche la concezione e la comprensione di alcuni tipi di frasi, ma questi problemi derivano a loro volta da due difficoltà, una riguarda l’utilizzo delle conoscenze sintattiche, necessarie ad esempio, per decifrare le frasi reversibili, in cui sono poco evidenti i ruoli dei personaggi, come avviene ad esempio nella frase: “una signora rimproverò un uomo”, che risulta meno comprensibile di una dove si dice: “l’uomo fumava una sigaretta”, cosa che accade perché per comprendere la seconda espressione non è indispensabile ricorrere alla conoscenza delle regole grammaticali, – per identificare in essa il soggetto agente basta sapere che le sigarette non fumano gli uomini, – mentre è necessario usare la conoscenza della sintassi per elaborare le informazioni della prima proposizione, e determinare chi sia il soggetto agente.

Si è parlato di difficoltà nell’utilizzo delle conoscenze grammaticali e non della loro perdita, in quanto, il fatto che le conoscenze sintattiche siano preservate nella maggior parte di questi pazienti, fu dimostrato dagli studi che Linebarger compì nel 1983, in cui dei soggetti con afasia di Broca riuscirono a discriminare tra periodi sintatticamente corretti e periodi sintatticamente scorretti, anche quando non erano in grado di comprenderne il significato. La seconda difficoltà concerne l’incapacità di identificare, con la velocità necessaria alla normale comprensione, il significato delle parole nel contesto linguistico, per cui le parole polisemantiche, quali ad esempio: saldo (robusto) saldo (sconto), bucato (forato) bucato (biancheria), pesca (frutto) pesca (pescare), richiedendo, per essere interpretate in modo corretto, la valutazione del contesto in cui appaiono, diventano particolarmente problematiche. Un’altra difficoltà che incontrano questi pazienti riguarda l’associazione tra frasi ed immagini, per cui in TGD si esercita questa facoltà partendo dalla comprensione di accadimenti rappresentati in immagini. Comprensione che viene verificata mantenendosi all’interno del linguaggio figurativo, per poi gradualmente affiancare alle immagini dei testi descrittivi.

L’afasico di Broca è spesso consapevole delle proprie difficoltà linguistiche.  

All’afasia di Broca non corrispondono danni circoscritti all’area cerebrale denominata area di Broca, infatti, come dimostrano gli studi Nina Dronkers, non tutti i pazienti con danni nell’area di Broca sono affetti da afasia di Broca.

Afasia di Wernicke

 

In questo tipo di afasia le difficoltà che riguardano la comprensione del linguaggio, sia pronunciato che scritto, possono persino divenire totali, ma ciò nonostante, a differenza di quanto avviene nell’afasia di Broca, l’eloquio dei pazienti affetti da afasia di Wernicke, anche quando diviene privo di senso, può continuare ad essere fluente.

Come accade per l’afasia di Broca e l’area di Broca, i defict di comprensione presenti nell’afasia di Wernicke a volte possono derivare anche da lesioni che risparmiano l’area di Wernicke.

Willem Levelt nel 1989 propose una teoria secondo cui esisterebbero specifiche reti di informazioni neurali, alcune delle quali costituiscono un livello esclusivamente semantico, mentre altre formano il livello dei lessemi o suoni. La separazione tra queste due reti potrebbe spiegare il fatto che l’eloquio dei pazienti affetti da afasia di Wernicke, anche quando diviene privo di senso, spesso continua ad essere fluente.

Il più delle volte i danni al sistema concettuale si annunciano con la difficoltà relativa all’assegnazione degli oggetti a particolari categorie semantiche e con il frequente ricorso a categorie generali, per cui, ad esempio, un gatto viene sempre denominato con il termine generale “animale”; in oltre, significati correlati possono essere sostituiti a vicenda. Questo deficit può riguardare anche solo una determinata categoria semantica – persone, animali, utensili, ecc – variante a seconda dell’area cerebrale danneggiata-.

Nei soggetti con questo tipo di afasia frequentemente manca la coscienza del proprio disturbo.

 

Afasia anomica

 

L’afasia anomica o anomia, è caratterizzata dall’incapacità di riferirsi agli oggetti pronunciando il loro nome, ciò nonostante, in questo tipo di afasia gli altri aspetti dell’eloquio possono rimanere pressoché inalterati.

 

Afasia globale

 

Nell’afasia globale le alterazioni sono gravi sia sul fronte della produzione e  della fluidità dell’ eloquio, che su quello  della comprensione e della elaborazione dell’linguaggio.

 

 

Esercizi

 

I temi da trattare negli esercizi che mirano a combattere l’afasia, come spesso avviene in TGD, saranno il più delle volte, selezionati tenendo conto degli interessi del soggetto.

  

Traduzione graduale

 

In questo esercizio si traduce il linguaggio figurativo in quello linguistico.

Supponiamo di aver scoperto che il nostro paziente sia un appassionato di pesca, in tal caso potremmo mostrargli le seguenti immagini (fig 1):

 

 

fig 1

 

Dopo avergli mostrato queste immagini gli chiederemo di metterle nell’ordine corretto, se il paziente svolgerà erroneamente il compito si semplificherà l’esercizio riducendo a due il numero delle immagini, se lo eseguirà correttamente si potrà aumentare il numero dei disegni.

Una volta stabilito il numero di immagini che il soggetto riesce a mettere nella sequenza corretta – se non riesce ad ordinare nemmeno due disegni sarà l’arteterapista ad affiancarne correttamente due – il riabilitatore, contemporaneamente, sia verbalmente che scrivendo sotto la figura, descriverà ogni immagine.

Nella fase successiva dell’esercizio le figure si disporranno di nuovo in ordine casuale, per poi renderle parzialmente trasparenti (fig 2) utilizzando lo strumento “esposizione” del programma per il fotoritocco, si richiederà quindi al soggetto di riordinarle correttamente. Questa operazione si ripeterà più volte aumentando ad ognuna il grado di trasparenza delle immagini, fino a che scompariranno totalmente e saranno solo le loro descrizioni scritte ad essere visibili, le quali costituiranno a questo punto le uniche informazioni utilizzabili per sequenziare correttamente la narrazione.

 

fig 2

 

L’obbiettivo di questo esercizio è potenziare progressivamente il potere rievocativo delle frasi attraverso il graduale passaggio dalla percezione delle immagini ad una loro versione mnemonica.  

 

Suggerimenti compresi

 

“Suggerimenti compresi” è un esercizio che ha come scopo osteggiare il progresso dell’anomia; a tale fine si modificano delle immagini raffiguranti elementi della categoria – strumenti, animali, volti, ecc – i cui nomi il paziente non pronuncia, sovrapponendo alle figure il loro nome scritto e adattando la forma delle lettere a quelle dell’immagini (fig 3). Fatto ciò si chiede al paziente di leggere i nomi. Nelle prime presentazioni le lettere potranno avere colori contrastanti con quelli della figura, ma poi gradualmente tali colori andranno sostituiti con altri presi dalla figura stessa mediante lo strumento contagocce. Le scritte diventeranno poi, ad ogni progresso del paziente, meno evidenti. il principale vantaggio di questa procedura consiste nel fatto che l’integrazione visiva tra nomi e figure, favorisce quella mnemonica, e consente inoltre di ridurre o intensificare gradualmente l’evidenza del suggerimento, a seconda delle risposte del soggetto.

 

 

fig 3

 

Chiarificazioni

 

Con questo termine in TGD si indicano delle piccole illustrazioni inserite nei testi dirette a facilitarne la comprensione. Si può ricorrere a questo sistema quando la decifrazione dei ruoli dei personaggi menzionati presuppone la capacità del lettore di accedere alle regole della sintassi. Ad esempio la frase scritta più sopra potrebbe essere proposta così: Una signora rimproverò  un uomo. Tale metodo faciliterà anche la comprensione di proposizioni in cui ci sono delle parole polisemantiche: La signora Maria mentre si dedicava ad appendere il bucato     

si accorse che una gonna era bucata    .              

 

 

                                                                                                                              

Disturbi del Pensiero

 

Comunemente si definisce il pensiero come “l’attività della mente”, ma questa definizione potrebbe condurre verso un oggettualizzazione della mente, in quanto propone un’immagine associabile ad una macchina in funzione. Sarebbe quindi meno fuorviante definire il pensiero come “il complesso dei pensieri  contemplati  da una soggettività”.

Il pensiero è infatti solo una parte della mente, quella composta dai fenomeni, che interagiscono in presenza dell’aspetto statico, l’immutabile assenza, il non essere in cui consiste l’essere della relazione che permane distinta dalle sue componenti, e che il dinamismo fenomenico ad essa complementare implica, e insieme alla quale costituisce la mente. Per cui, gli aspetti della mente, che abbiamo trattato negli articoli precedenti, dovremmo considerarli come modalità di rapporto tra pensieri, modalità che sono a loro volta coesistenti ed interdipendenti, anch’essi quindi distinti dalla relazione di cui sono elementi. Si giunge cosi all’accettazione di un ineludibile paradosso: le relazioni che diciamo aspetti della mente nonostante non siano enti rispetto ai loro elementi, lo sono nei confronti della relazione che hanno tra loro. 

Un’idea motivante può smettere di essere tale in assenza di una memoria di lavoro efficiente, così come la memorizzazione e la rievocazione, per avere luogo necessitano dell’aspetto motivazionale del pensiero.

L’efficienza del pensiero, o razionalità, consiste nell’adeguatezza dei mezzi usati ai fini prefissi, essa dipende