I benefici di una vita di gruppo
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Per lungo tempo i ricercatori hanno ritenuto che appartenere a troppi gruppi non fosse positivo, in quanto sostenevano che, più sono i gruppi a cui apparteniamo, tanto più siamo occupati e stressati. Studi recenti, tuttavia, suggeriscono che ciò che conta non è tanto il numero dei gruppi sociali, quanto le relazioni che sussistono tra loro.

Uno studio condotto su 655 pazienti colpiti da ictus e pubblicato nel 2005 da Bernadette Boden-Albala, docente di scienze sociomediche e neurologia alla Columbia Universitiy ha dimostrato che appartenere a molti gruppi diversi fa bene alla salute, sia del corpo sia della mente, secondo quanto è riportato in Cura sociale, l’articolo redatto da un’equipe di psicologi americani, Jolanda Jetten, Catherine Haslam, S. Alexander Haslam e Nyla R. Branscombe e apparso nel n. 60 di Dicembre 2009 del mensile di psicologia e neuroscienze  Mente & Cervello.

E’ importante considerare che l’isolamento sociale è nocivo quasi quanto il fumo, l’ipertensione, l’obesità. E’ stato, inoltre, riscontrato, mediante questo studio, che i pazienti che erano socialmente  isolati erano posti a maggiori probabilità di avere un altro ictus entro cinque anni rispetto ai malati con relazioni sociali significative. Allo stesso modo, in uno studio condotto nel 2009 dagli epidemiologi Karen Ertel, Maria Glymour e Lisa Berkman della Harvard School of Public Health hanno preso in esame un numero di anziani pari a 16.638 per un periodo di sei anni e hanno riscontrato una perdita di memoria significativamente inferiore in coloro che erano socialmente più integrati e attivi.Appartenere a diversi gruppi permette anche di cautelarsi da eventuali cambiamenti improvvisi, e magari non volontari, dello stile di vita, perché perdere un contesto di riferimento non comporta, in questo caso, la perdita della propria identità sociale.Pensiamo a un maratoneta che subisce una lesione che gli impedisce di continuare a correre. Chiunque potrebbe sentirsi devastato dopo un fatto del genere, ma la situazione è più delicata se si tratta di una persona che si autodefinisce esclusivamente come corridore. Per esempio, se una persona perde il lavoro, è  probabile che perda anche una rete di colleghi che negli anni sono stati importanti per lei, e questo tende a comprometterne il suo benessere e il suo equilibrio. Ma se la stessa persona fa parte anche di un club sportivo locale o fa volontariato in parrocchia, o frequenta una scuola di ballo, la conservazione di queste identità probabilmente la aiuterà a superare la transizione. Pertanto è fondamentale orientare i nostri interessi in più campi ed evitare di puntare tutte le proprie identità sociali su un’unica carta, nel caso si venga colpiti dalla malasorte. Appartenere a più gruppi permette anche di integrarsi meglio e in tempi brevi a un nuovo ambiente, come quello universitario, senza andare incontro a stati depressivi o stress, così come è stato dimostrato da un recente studio condotto da Jetten e S.A. Haslam e pubblicato sul “British Journal of Social Psychology” dove alcune matricole universitarie sono state sottoposte a un monitoraggio per un periodo di 4 mesi, a partire da due mesi prima che si iscrivessero e fino a due mesi dopo l’iscrizione. La questione in gioco era riuscire a capire quali soggetti sarebbero stati più capaci di adeguarsi alla loro nuova identità di studenti universitari. E, infatti, coloro che avevano fatto parte di più gruppi in passato presentavano livelli inferiori di depressione, anche dopo aver considerato altri fattori che avrebbero potuto influenzare questa transizione, tra cui l’incertezza sul percorso da seguire, la disponibilità di sostegno sociale e gli ostacoli accademici.

Il gruppo non sempre può risultare vantaggioso, inizia a diventare una minaccia qualora sia caratterizzato da una forte conflittualità interna, tuttavia rafforza il senso di identità. Sembra strano, ma si è scoperto che il fallimento di  gruppo produce uno di questi due esiti: o le persone ne prendono le distanze e riferiscono di sentire un minor senso di identificazione, o, il più delle volte, il loro senso di appartenenza si rafforza e provano una maggiore solidarietà di gruppo. Vale lo stesso per i gruppi soggetti a discriminazione e denigrazione. Anche in questo caso i membri del gruppo seguono una di queste due strade: o ne prendono le distanze oppure il loro coinvolgimento aumenta. I gruppi sociali, quindi, possono causare sofferenza quando sono oggetto di discriminazione, ma possono anche essere un mezzo efficace con cui affrontare i problemi creati dalla discriminazione stessa. Ma se la vita sociale incide sul nostro benessere, quanto le reti sociali virtuali, come Facebook o MySpace incidono sul nostro stato di salute? Con oltre 300 milioni di utenti di reti sociali come Facebook e MySpace, la capacità di interagire con gli altri in ogni angolo del pianeta si è espansa rapidamente, aprendo nuove strade per la costruzione di relazioni di gruppo. Basta collegarsi per scoprire che cosa stanno facendo i nostri amici, vedere le loro foto e sapere che cosa stanno pensando, anche se sono dall’altra parte del globo. Ci si chiede se queste reti sociali virtuali riescano a incidere sul nostro benessere quanto quelle reali. Le opinioni in merito si dividono, ma resta il sempre fatto che queste nuove opportunità di socializzazione siano una ricchezza in più.

In definitiva, la vita di gruppo e il senso di identità sociale hanno una profonda influenza sul nostro stato di salute e benessere generale. Siccome noi esseri umani siamo animali sociali, viviamo e ci siamo evoluti per vivere in gruppo, per noi esseri umani l’appartenenza al gruppo è una parte imprescindibile di quello che siamo e di ciò che ci serve per condurre una vita ricca e soddisfacente.Riconoscere l’importanza dell’identità sociale apre la strada a un nuovo tipo di pensiero non soltanto in psicologia, ma anche in campo sociologico, economico, medico e neuroscientifico. Non solo: fornisce anche applicazioni pratiche, perché indica che i gruppi sono in grado di offrire una terapia sociale. In altri termini, partecipare alla vita di gruppo può essere un vaccino contro le minacce alla nostra salute fisica e mentale, più economico e con meno effetti collaterali. E potrebbe rivelarsi un metodo molto piacevole per tenere il medico lontano.

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