I benefici della lettura nella relazione materno-fetale e nei primi anni di vita
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I benefici della lettura nella relazione materno-fetale e nei primi anni di vita

Come sostiene G.Ferrari nel suo libro ( La comunicazione e il dialogo dei nove mesi, Ed. Mediterranee, 2005 ), oggi c’è bisogno di una rivoluzione culturale che consiste nella scoperta che il concepimento segna il momento della nascita del futuro bambino, e che questi, ancorché feto, ha una capacità relazionale con la madre fin dalle prime settimane di vita.

Il bambino ha bisogno di essere accettato e amato fin dalle prime settimane di vita uterina da entrambi i genitori.

Del resto, la gravidanza è l’unico  caso nell’umanità in cui una persona contiene in sé un’altra persona e meriterebbe per questo solo fatto la massima considerazione, la massima valorizzazione e protezione. Infatti, ogni essere umano, uomo o donna che sia, ha questa esperienza all’origine del proprio venire al mondo, e trova in essa il prototipo di ogni relazione interpersonale intima e di ogni relazione di cura: è proprio a partire da questa esperienza originaria che ognuno di noi struttura in sé la propria capacità di intimità e di cura.

Come la Ferrari, sono molti gli studiosi che concordano nel ritenere che il periodo della gravidanza sia il periodo più importante della vita dell’individuo; periodo in cui vengono messe le basi future della salute fisica e psichica.

Per lo psichiatra canadese T. Verny l’utero non è solo la prima culla per il bambino ma è il suo primo mondo e il modo in cui lo sperimenta incide sulla formazione della sua futura personalità. Se sarà un ambiente caldo, affettuoso e ricco di stimoli, allora il bambino avrà molte probabilità di vivere sereno e fiducioso nei confronti di sé e degli altri. Se invece l’utero sarà vissuto come un ambiente freddo, ansioso, poco comunicativo, allora il bambino avrà molte probabilità di crescere insicuro, insoddisfatto e diffidente nei confronti di tutto e di tutti.

Secondo S.Gindro, docente di psicoanalisi della gestazione alla Università di Roma, la psiche del bambino nel grembo materno è costituita da tre aspetti: l’inconscio istintuale, l’inconscio individuale e l’inconscio sociale.

Nel suo insieme l’inconscio è memoria. L’inconscio registra sempre tutte le esperienze , che, non potendo però essere contemporaneamente presenti alla coscienza sotto forma di ricordo, rimangono in buona parte custodite nell’inconscio: non è possibile, in condizioni normali, richiamarle al livello cosciente, dove però non si comportano come materia inerte, ma agiscono. Del resto, da uno studio pilota condotto dal J.Shetler negli anni 1980-87 è stato rilevato che i bambini tra i due e cinque anni, che in fase pre-natale avevano vissuto attraverso la loro madre delle esperienze musicali e di canto, erano in grado di memorizzare partiture e canzoni piuttosto lunghe contenenti anche intervalli di 8° e cromatici, nonché di cantare in modo molto espressivo.

Al riguardo, A. Tomatis sostiene che l’ascolto è una facoltà che si instaura fin dal principio della vita. Già dal quarto mese il feto è in grado di ascoltare e da quel momento tenderà sempre l’orecchio verso il mondo esterno. Basandosi sulle teorie riguardanti la centralità dell’ascolto, lo studioso propone una nuova interpretazione del linguaggio – la audiopsicofonologia – in seguito alla quale, mette in luce una lettura diversa e più approfondita della relazione tra madre e figlio durante la gestazione e dopo la nascita, soffermandosi sul ruolo dell’orecchio nello sviluppo del linguaggio capace di dare l’inizio alla strutturazione dell’identità del bambino già nella vita intrauterina.

Proviamo ad immaginare cosa succederebbe se queste conoscenze  fossero date a tutte le donne, a tutti gli uomini, a tutti i professionisti del mondo intero!

Anche dopo la nascita, la lettura ad alta voce di fiabe, cantilene o filastrocche per bimbi che ancora non hanno gli strumenti per leggere è sicuramente un’altra esperienza fondamentale: essa stimola la loro capacità di auto-raccontarsi e di prendere spunto dalle storie narrate per raccontare le loro narrazioni personali, agevola la rappresentazione simbolica e motiva i bimbi alla lettura.

L’utilizzo precoce della lettura, infatti, stimola i bambini ad estrarre significati da un testo, attraverso l’ascolto del linguaggio scritto e parlato e l’analisi percettiva di quello iconico.

In tutto questo quadro, oltre all’agito, cioè alla lettura, è molto importante il setting, il clima che si instaura nel momento della lettura, che deve essere indubbiamente facilitante, tale da permettere al bambino di utilizzare il linguaggio liberamente.

Il clima, per essere definito facilitante deve avere due requisiti fondamentali:

  1. Fiducia: è necessario instaurare una fiducia di base tra l’adulto che legge e i bambini che ascoltano; è stato dimostrato che la lettura ad alta voce rafforza la relazione tra l’adulto ( in particolare la madre ) ed il bambino. Prima ancora dei messaggi verbali, infatti, il rapporto che si stabilisce tra educatrice e bambino è rappresentato in primis dal contatto fisico, una fiducia di base tanto necessaria quanto più l’ “ascoltatore” è piccolo. Inoltre la lettura di gruppo ha l’importante funzione di far esperire ai bimbi la socializzazione e la possibilità di condividere anche in tempi successivi (ad esempio durante il gioco) quanto sperimentato in fase di lettura.

  2. Linguaggio: per mantenere alta la motivazione e l’attenzione il linguaggio deve essere ritmico e musicale, creando un clima di mistero e di novità. Si intuisce la valenza affettiva assegnata al linguaggio nel momento della lettura, si intuisce l’importanza che l’atmosfera creata dalla lettura ad alta voce ha per il bambino e per lo sviluppo delle sue relazioni con chi vi partecipa e i termini di intimità e complicità sono carichi di quella positività che caratterizza un atteggiamento cognitivo fattivo. Assume quindi fondamentale importanza il significato intrinseco ed inconscio, ossia la relazione che si instaura tra adulto e bambini.

L’importanza della narrazione nei primi anni di vita non sta quindi nella mera trasmissione di parole e termini collegati da una trama, ma soprattutto la narrazione è uno strumento utile a dare senso alle immagini, ai segni e al mondo immaginario.

Prima di essere capaci di costruire un discorso narrativo, i bambini capiscono che le storie riguardano personaggi con desideri simili a quelli reali, delle persone. I bambini sanno attribuire un significato simbolico ad un oggetto concreto, ad esempio una forchetta può diventare una bacchetta magica, i bambini sanno però distinguere tra simbolo e realtà, questo discorso può essere fatto anche per il libro: l’immagine del libro viene trattata dal bambino come un simbolo, qualcosa che sta e rappresenta un pezzettino di realtà.

Penso che la frase di Pennac racchiuda in sé l’importanza della narrazione per i bambini e gli adolescenti: “Perché leggere a voce alta? Per la meraviglia!”, infatti riassumendo attraverso la narrazione si può lavorare in maniera positiva ed impattante sulla relazione, relazione con l’adulto che sta leggendo e condivide una parte di sé attraverso questo processo; relazione con il resto del gruppo che sta sperimentando la socializzazione con gli altri condividendo un’attività e relazione con sé stessi, intimamente e personalmente, rivivendo dentro di sé quanto stanno sperimentando i protagonisti del racconto….

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