ESPERIENZE GESTALTICHE E MAPPE COGNITIVE CON IL METODO DEI PITTORI
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / esperienze gestaltiche e mappe cognitive con il metodo dei pittori

ESPERIENZE GESTALTICHE E MAPPE COGNITIVE CON IL METODO DEI PITTORI

Esistono due vie di accesso al sapere: uno frutto di conoscenza, l’altro frutto di consapevolezza dove non si entra con la sapienza ma dove l’accesso è garantito dalla chiave del sentire.

Il metodo che ho elaborato negli anni e che è poi stato trascritto nei testi pubblicati dalle Edizioni Armando nella Collana Medico Psico Pedagogica diretta da G. Bollea: Dei Paola e Gambarini Chiara, “Tra gioco e arte, imparare ad imparare con esperienze gestaltiche e mappe cognitive”, prefato da Boris Luban Plozza (psicosomatologo Svizzero, Presidente Associazione Internazionale per le Arti Terapie) e Dei Paola, “Il mondo magico fra Arte e conoscenza, il metodo dei pittori”, prefato da Federico Marucelli (Dirigente, MIUR) nasce con questo duplice intento: quello di unire conoscenza e consapevolezza, istruzione ed educazione, sapere scientifico e sapere esperienziale, corpo e mente che si traducono in sapere e passione, in intelligenza ed esperienza, in volontà e sforzo ed in accoglimento e rilassamento con intensa attenzione al presente che ci abita.

Le basi del lavoro traggono origine dalla Pedagogia e da molti autori appartenenti a questa branca che ci hanno parlato del “gioco” nella sua accezione più ampia e delle sue molteplici possibilità.

Le due vie citate sopra sono perfette ciascuna nel suo genere e con obiettivi paralleli che permettono di allargare la conoscenza e di scontrarsi con i problemi che incidono considerevolmente nel percorso di crescita di ognuno di noi: bassa autostima, insicurezza, mancanza di una metodologia appropriata che sviluppi l’intelligenza attraverso il gioco, la manipolazione, e la mancanza di un fine chiaro da raggiungere che susciti curiosità e passione. È riprendendo alcuni contenuti dai miei testi sopra citati riporto alcuni passaggi fondamentali di seguito.

…..Questi due fattori che realizzano una completa consapevolezza difficilmente coesistono nella vita di tutti i giorni, ma quando ciò si verifica, ciò che ne deriva ha sempre un effetto di trasformazione sull’intero essere.

Per questo è importante sviluppare questo principio fin dai primi anni della scuola dell’obbligo e tanto più un educatore avrà affrontato i problemi dell’insicurezza, dell’autostima, del metodo, delle finalità e li avrà risolti trovando le personali risposte tanto più sarà in grado di essere efficace con gli allievi e di trasmettere materia viva.

Chiunque può leggere la descrizione teorica di un percorso psicomotorio e chiunque può osservare un quadro, ma ciò non gli permette in alcun modo di appropriarsene finché lui stesso non abbia vissuto il processo di trasformazione con l’esperienza diretta. 

Accade molto spesso che un artista dotato dalla natura di qualità eccezionali, si riveli poi mediocre come educatore, proprio perché non ha vissuto nella propria esperienza le difficoltà della ricerca di quella strada che porta all’armonia perduta.

Ma almeno propone all’allievo una buona immagine del fine da raggiungere tenendo ovviamente conto delle differenze personali di ciascuno.

La prima cosa che si dovrebbe esigere da un educatore, come afferma Dropy, è infatti che sia egli stesso un esempio del giusto modo di essere, ma se a questo si aggiunge l’aver fatto una buona esperienza dei modi per arrivarci  attraverso il lungo percorso di trasformazione di se stesso ci avviciniamo sempre più all’educatore ideale, manca solo il tocco finale: il piacere di insegnare.

Un educatore di questo tipo è molto raro ma una cosa è certa; nessuno impedisce di perseguire questo ideale.

Il metodo dei pittori è in sintesi tutto ciò, il tentativo di avvicinarsi a questo ideale attraverso metodologie e costrutti teorici ed esperienziali che affondano le loro radici nelle mappe concettuali per ciò che concerne la conoscenza e nella Gestalt per ciò che concerne l’esperienza.

Perché metodo dei pittori? Perché sono loro che di volta in volta accompagnano il percorso con esperienze e conoscenze variegate dalle mille sfaccettature che cangiano miracolosamente di volta in volta per offrirci magie, giochi, viaggi in un luogo dove di solito non entriamo mai: il nostro mondo interiore.

Propongo di seguito un percorso gioco che segue la metodologia sopra tratteggiata al fine di facilitare nei ragazzi l’acquisizione dei concetti fondamentali e al fine di sviluppare la creatività e favorire il problem solving in un percorso che, in virtù di quanto sopra auspicato ha prima di tutto divertito me stessa e mi ha dato la certezza assoluta che avrebbe divertito anche i bambini.

Il lavoro è rivolto ai bambini della scuola elementare ed ogni insegnante può svilupparlo in base a livelli di difficoltà modulati e tarati alla fascia di età.

Consiglio sempre di usare un musica di sottofondo, preferibilmente Mozart, Es.: Sinfonia n. 40 in sol minore, etc.

Si fanno suddividere i bambini in gruppi, preferibilmente di otto bambini per ciascun gruppo e si stabiliscono le regole che  potranno essere trascritte sulla lavagna in modo che ciascun bambino possa copiarne il contenuto, successivamente si chiede loro di giocare con le mani mettendo l’uno la mano su quella dell’altro fino ad arrivare a nove. Il bambino che avrà la prontezza di aver poggiato la mano la nona volta dovrà dire: “Nove, tengo il mio pied de boeuf!”.  Il bambino che ha vinto con l’altra mano dovrà anche scegliere uno degli altri bambini a cui fare un dono che avrà le connotazioni giocose di gesti da compiere come tirare la coda ad un cagnolino o realizzare un turbante con una sciarpa e indossarlo e altre cose che andranno stabilite le momento in cui vengono scritte le regole ma che possono anche essere aggiunte successivamente. A scegliere il dono da fare saranno i bambini che dovranno anche risolvere di volta in volta i problemi che incontreranno per eseguire il comando del dono.

A questo lavoro possono partecipare in sinergia interdisciplinare insegnanti di altre materie oltre a quella di educazione all’immagine, ad esempio motoria, che potrà aiutare i bambini a scegliere doni da eseguire con esercizi psicomotori, quella di educazione musicale che potrà far realizzare le musiche ai bambini stessi e mentre alcuni giocano gli altri suonano con lo strumentario disponibile in classe o creato per l ‘occasione e poi far ruotare i bambini affinché tutti possano sia giocare, sia suonare, l’insegnante di lingua italiana che farà raccontare l’esperienza con frasi, componimenti e potrà farli drammatizzare. Anche l’insegnante di geografia e storia potranno allargare mappe concettuali utilizzando la lingua francese della frase da pronunciare e le informazioni sotto riportate e relative al pittore per la geografia e la storia per scoprire i giochi di altre nazioni e compararli con i propri e la Storia di altri popoli.

Dopo che il gioco è stato portato a termine ciascun bambini disegna il momento in cui ognuno metteva la propria mano su quella degli altri e ognuno potrà scegliere l’attimo che vuol rappresentare orme una foto: inizio gioco, momento in cui il bambino che è arrivato a nove vince, etc.

A questo punto siamo pronti per presentare Louis Leopold Boilly e il quadro che segue, (inserire il quadro che ho allegato in attachment) cosa che ci permetterà di ampliare la mappa concettuale dell’arte e dell’educazione all’immagine. Presenteremo il pittore che ha fatto esattamente ciò che hanno fatto i bambini e confronteremo i bambini del quadro con i bambini che hanno giocato nella classe, osserveremo gli abiti, le espressioni dei volti, chiederemo ai bambini di immaginar il nome dei bambini del quadro e Boilly sarà già loro amico.

Louis Leopold Boilly, fu il più importante pittore di scene e litografie nel periodo della Rivoluzione Francese ed ebbe l’onore di ritrarre anche Robespierre. Nato a La Bassée nel nord della Francia ebbe otto figli e si divertì a dipingere scene della sua vita quotidiana.

Figlio di uno scultore mostrò fin da piccolo grande talento per la pittura, attraversò monarchie, repubblica ed un impero.

Portava gli occhiali e adorava i bambini. Nelle scene di vita familiare da lui dipinte colpisce la freschezza e la precisione con la quale racconta ciò che fa e che osserva.

Molte sue opere si trovano al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo e molte altre al Louvre di Parigi e consiglio caldamente chiunque abbia intenzione di fare un viaggio in quei luoghi di andare a vederle per apprezzare la vivacità e l’estro di questo grande artista conosciuto da pochi.

 

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