Effetto Mozart ed epilessia: aspetti neurofisiologici e riabilitativi
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Effetto Mozart ed epilessia: aspetti neurofisiologici e riabilitativi

Fin dalle origini della razza umana, la musica ha rivestito un ruolo inspiegabilmente importante. I reperti archeologici testimoniano che, già nella Preistoria, l’uomo si serviva dei suoni per comunicare con i propri simili e con la natura. In un passo della Bibbia si narra dell’uso della musica come agente terapeutico, presumibilmente in un soggetto con epilessia:

 

quando dunque lo spirito sovrumano investiva Saul, Davide prendeva in mano la cetra e suonava: Saul si calmava e si sentiva meglio e lo spirito cattivo si ritirava da lui. (Samuele, 1, 16-23)
I Greci, che attribuivano alla musica un ruolo determinante nelle loro teorie cosmogoniche e metafisiche, utilizzarono il suono nella prevenzione e nella cura di malattie fisiche e mentali.
Secondo Aristotele, la musica assolveva una funzione catartica, permettendo all’animo di purificarsi dagli istinti e dai sentimenti negativi:
Essendo adunche stata approvata la divisione delle armonie […], cioè che una parte di lei sia morale, una attiva, e una astrattiva, e ancora che la natura d’esse armonie, abbia in ciascuna parte una propria virtù, però dico la musica non dovere essere usata por cagione d’una sola utilità, ma di più anzi dico lei deve essere usata per fine di erudizione, e di purgamento. […] Nel terzo fine è lo intrattenersi nell’ozio, e relassare l’animo, e quietarsi dalli negozi. (Aristotele, Trattato dei governi, Libro V, Cap. VII)
Il filosofo greco suddivideva le armonie, individuandone alcune connotate da effetti positivi sull’anima e sul corpo. Nonostante siano passati secoli, si indaga ancora su tali effetti.
Negli ultimi anni, numerosi studi scientifici hanno provato i benefici esercitati dall’ascolto della musica di W. A. Mozart sul cervello.
Si parla infatti di Effetto Mozart, intendendo con tale definizione un cambiamento dell’attività neurofisiologica ed un incremento delle performance cerebrali, associati all’ascolto della musica del celebre compositore.
Le caratteristiche peculiari che renderebbero la musica mozartiana capace di esercitare tali influenze sul cervello sarebbero quelle di una periodicità a lungo termine (20-60 sec) e della costante ripetizione di sequenze variate. Tali analogie con i meccanismi della codifica cerebrale, come ad esempio con i CAP o i fusi del sonno, farebbero entrare in risonanza le strutture cerebrali, altamente organizzate, ottenendo un miglioramento di tutte le funzioni sub-ottimali. La musica di Mozart agirebbe quindi come esercizio di eccitazione per l’encefalo, favorendo la riorganizzazione dei pattern cerebrali e promuovendo il flusso di potenziali, responsabile delle funzioni superiori.
La composizione più studiata a tal proposito è la Sonata in Re Maggiore per due pianoforti K. 448. Gli effetti legati all’ascolto della suddetta composizione sarebbero molteplici, tra i quali:
– incremento delle performance nel ragionamento spazio-temporale;
– potenziamento delle capacità di pianificazione e monitoraggio;
– velocizzazione delle risposte;
– effetti positivi sul sonno, sull’ansia e sull’umore;
– riduzione della rigidità muscolare;
– normalizzazione delle risposte cardiovascolari;
– efficacia antiemetica;
– decremento dei livelli di cortisolo, beta endorfina, acido lattico e noradrenalina;
– incremento dei livelli di IgA;
– facilitazione della neurogenesi e della rigenerazione neuronale;
– modifiche del pattern EEG Influenza sull’attività ictale, con riduzione della frequenza e della durata delle crisi (effetti a breve ed a lungo termine).
Uno studio di Bodner et al. ha approfondito l’aspetto organico dell’effetto Mozart, utilizzando la risonanza magnetica funzionale (fRMN). Si sono viste significative differenze nella modifica del flusso sanguigno encefalico indotta dalla Sonata K.448 di Mozart, rispetto a quella indotta dalla musica di Beethoven e da una composizione popolare per pianoforte del 1930. Nel primo caso si è avuta infatti una attivazione del flusso a livello della corteccia prefrontale dorso-laterale (DCP), della corteccia occipitale, del cervelletto e dell’area 47 di Brodmann (a livello della corteccia frontale). Si tratta di aree fondamentali nel ragionamento spazio-temporale. Pertanto si può dedurre che tutta la musica attiva la corteccia uditiva, ma solo quella di Mozart attiva anche le aree del cervello coinvolte nella coordinazione motoria fine, nella visione e nell’elaborazione delle più alte funzioni cerebrali.
Presso il Policlinico Universitario di Catania è stato svolto uno studio clinico per approfondire la relazione tra Effetto Mozart ed epilessia. In particolare, si è tentato di valutare l’effetto benefico della musica mozartiana su pazienti affetti da una forma di encefalopatia epilettica refrattaria, la Sindrome di Lennox-Gastaut, caratterizzata da una tipica triade sintomatologica, comprendente:
– crisi epilettiche generalizzate (crisi toniche, crisi atoniche, assenze atipiche, crisi miocloniche);
– quadro elettroencefalografico tipico, con presenza di complessi punta-onda lenti a 2-2,5 Hz di ampio voltaggio, diffusi, irregolari, sincroni e asincroni, con disorganizzazione dell’attività di base;
– rallentamento o arresto dello sviluppo psicomotorio, con conseguente ritardo mentale.
Nella sindrome sono spesso presenti anche disturbi comportamentali, instabilità dell’umore, disturbi della personalità, atteggiamenti psicotici, aggressività, apatia, tendenza all’isolamento.
Nello studio si è tentato di valutare l’efficacia riabilitativa dell’ascolto della Sonata K. 448 in termini di riduzione del numero di crisi, della loro durata e delle complicanze correlate, indagando anche l’influenza sui disturbi comportamentali e sullo stato emotivo generale, oltre che sulla qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie.
Per i 5 pazienti reclutati, tutti in età giovane-adulta (25-35 aa), affetti da LGS con attività ictale sostenuta a frequenza plurisettimanale ed in terapia farmacologica stabile, lo studio si è articolato in un colloquio iniziale, un trattamento riabilitativo domiciliare di quattro settimane ed un colloquio finale.
Nel colloquio iniziale è stato somministrato un questionario anamnestico, appositamente strutturato, in varie sezioni, seguito dall’esecuzione di un video-EEG, con registrazione dell’attività di base, seguita da registrazione in contemporanea all’ascolto del I Tempo della Sonata KV 448 di Mozart. Il trattamento riabilitativo domiciliare si è svolto per le quattro settimane successive all’incontro, con la cooperazione dei familiari. I pazienti hanno ascoltato l’intera Sonata K. 448 per 2 volte al giorno, al mattino ed alla sera. Durante tale periodo i genitori e/o gli assistenti hanno compilato dettagliatamente un diario delle crisi. Nel colloquio finale è stato somministrato un questionario conclusivo, seguito da una registrazione EEG con e senza musica.

Lo studio clinico ha mostrato complessivamente risultati degni di nota in vari ambiti.

Tra gli effetti sul pattern EEG si è documentata una riduzione degli artefatti muscolari durante e dopo l’ascolto della musica, associata ad un leggero rallentamento della frequenza cardiaca durante l’ascolto.
Sono inoltre migliorate la durata e la qualità del sonno, le cadute e la perdita della continenza sfinterica si sono verificate con minore frequenza ed è diminuita la durata dello stato confusionale post-critico.
Alla luce dei risultati ottenuti, i pazienti con Sindrome di Lennox-Gastaut hanno beneficiato dell’Effetto Mozart.

Oltre ai dati sulla riduzione della frequenza e della durata delle crisi, il miglioramento della qualità di vita dei pazienti rappresenta uno dei traguardi più significativi.
Nonostante il mancato reperto di dati elettroencefalografici sufficientemente dimostrativi, dovuti alle notevoli difficoltà riscontrate nella registrazione, i risultati ottenuti dai questionari fanno ben sperare. Le eventuali modifiche del pattern elettroencefalografico saranno approfondite in ulteriori studi, in pazienti con un attività elettrica cerebrale meno critica, che permetta un’analisi adeguata. Per la significatività dei dati rilevati, l’ascolto della Sonata K. 448 del geniale Mozart potrebbe essere suggerito come terapia aggiuntiva in pazienti con epilessia.
In particolare però, per i pazienti affetti da malattie o sindromi rare, quali la LGS, costretti a convivere con un presente sempre più invalidante, l’Effetto Mozart fa intravedere un orizzonte riabilitativo che, in associazione alle comuni terapie farmacologiche o chirurgiche, permetterebbe loro di vivere il futuro con maggiori speranze.

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