Disturbi del sonno
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / disturbi del sonno

Il sonno è un meccanismo indispensabile per il normale funzionamento dell’organismo e la sua privazione o un disturbo nella regolazione del normale ciclo sonno-veglia, può causare notevoli danni alla salute. Esso è regolato da particolari meccanismi neurofisiologici presenti nel cervello che seguono il ciclo circadiano, ovvero il giorno e la notte.
Tra le varie definizioni proposte, ricordiamo quella data da Fagioli e Salzarulo nel 1985, che definirono il sonno “uno stato dell’organismo caratterizzato da una ridotta reattività agli stimoli ambientali che comporta una sospensione dell’attività relazionale (rapporti con l’ambiente) e modificazioni dello stato di coscienza. Esso si instaura autonomamente e periodicamente, si autolimita nel tempo ed è reversibile”.

Nonostante il sonno sia rappresentato da un apparente stato di quiete, durante questo stato avvengono complessi cambiamenti a livello cerebrale. Due caratteristiche fondamentali distinguono il sonno dallo stato di veglia: la prima è che il sonno erige una sorta di barriera percettiva fra mondo cosciente e mondo esterno; la seconda differenza tra sonno e stato di veglia è che uno stimolo sensoriale (quale può essere, ad esempio, un rumore forte) può superare questa barriera e svegliare chi dorme.Tutto quello che oggi si conosce sul sonno è frutto di particolari esami basati sul monitoraggio delle onde cerebrali; sull’elettroencefalogramma che permette di registrare l’attività elettrica del cervello; sull’elettrooculografia che registra i movimenti oculari e sull’elettromiografia che rileva i movimenti muscolari.

Gli studiosi hanno evidenziato che il sonno non è uguale per tutta la sua durata, ma è caratterizzato dalla presenza di due fasi principali che si alternano durante la notte, determinando un ciclo:

  • la fase NON REM (sonno lento o sincronizzato o sonno NON REM);
  • la fase REM (sonno paradosso).

Nella fase NON REM (sonno lento), le onde cerebrali diventano sempre più lente e più ampie, man mano che il sonno si approfondisce. Il sonno lento è stato suddiviso in quattro fasi: assopimento, sonno leggero, sonno abbastanza profondo, sonno molto profondo. In quest’ultima fase gli occhi non presentano movimenti; le funzioni vegetative, il respiro e il battito cardiaco rimangono regolari.

Il termine REM (dall’inglese rapid eye movements= movimenti oculari veloci), deriva dal fatto che in questa fase del sonno gli occhi si muovono con movimenti ritmici rapidi. Si verifica normalmente 4 o 5 volte, ed è in essa che si fanno sogni molto intensi. Il termine sonno paradosso deriva dal fatto che l’elevata attività cerebrale e i movimenti oculari rapidi caratteristici di tale fase, sono in contrasto con il grado di generale rilassamento muscolare.

Quando ci mettiamo a letto, da uno stato di veglia si passa a uno di sonnolenza e quindi a uno stadio NON REM, che progressivamente diventa più profondo ed è caratterizzato da onde cerebrali sempre più lente. Dopo circa un’ora e mezza, compare la prima fase di sonno REM, indicata anche da un frenetico movimento degli occhi sotto le palpebre abbassate. In seguito, nel corso della notte, i due tipi di sonno si alternano. Circa il 25% del sonno totale è costituito dalla fase REM che è quella in cui si sogna: i sogni occupano l’85% del sonno REM.

I vari studi fatti sul sonno concordano nell’affermare che sia il sonno REM che quello NON REM sono necessari per essere in buona salute.

Tra le più importanti funzioni del sonno vi sono quella di regolamentare le energie psico-fisiche dell’individuo, consentire il normale funzionamento delle attività cognitive (memoria, attenzione, concentrazione, pensiero ecc.) e il ristoro. Chiunque abbia avuto l’esperienza, non proprio piacevole, di passare una o più notti insonne probabilmente ricorderà i principali effetti: sonnolenza, difficoltà a concentrarsi, minore lucidità, impatto negativo sull’umore, maggiore difficoltà a svolgere compiti complessi come lavorare o studiare. Naturalmente, la gravità di questi effetti varia sia in relazione al periodo di tempo che si trascorre senza dormire, sia in funzione della “variabilità” individuale. 
La durata “normale” del sonno è un fattore tipicamente soggettivo, pertanto, varia da persona a persona: si distinguono i soggetti che necessitano di dormire poco (dormitori brevi), da quelli che hanno bisogno di una quantità di sonno maggiore alla media (dormitori lunghi).

Quando la persona non riesce ad avere beneficio dal riposo perché dorme troppo poco, eccessivamente, male o con frequenti e improvvisi risvegli o incubi, si può pensare alla presenza di un “Disturbo del Sonno”.

I Disturbi del Sonno sono caratterizzati da un riposo carente per qualità e quantità; questo provoca disagio, compromettendo il normale funzionamento sociale e lavorativo dell’individuo.

I Disturbi Primari del Sonno si suddividono in:

  • Dissonnie: caratterizzate da anomalie della quantità, della qualità o del ritmo del sonno;
  • Parasonnie: caratterizzate da comportamenti anomali o da eventi fisiopatologici che si verificano durante il sonno, durante specifici stadi del sonno o nei passaggi sonno-veglia.

Le Dissonnie, che causano un disagio significativo del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti, comprendono:

  1. l’Insonnia Primaria;
  2. l’Ipersonnia Primaria;
  3. la Narcolessia;
  4. il Disturbo del Sonno Correlato al Respiro;
  5. il Disturbo del Ritmo Circadiano del Sonno.

a) Insonnia Primaria si caratterizza per la marcata e persistente difficoltà a iniziare o mantenere il sonno, che perdura da almeno un mese. Tale difficoltà compromette l’ambito sociale e lavorativo. Molti dati dimostrano che i vissuti di insonnia sono più frequenti con il crescere dell’età e tra le donne, aggirandosi intorno al 30-40% nella popolazione totale. Normalmente l’Insonnia Primaria esordisce improvvisamente a seguito di uno stress, per poi persistere in conseguenza dell’aumentata reattività e dei condizionamenti negativi (una notevole preoccupazione riguardo l’incapacità di dormire può contribuire allo sviluppo di un circolo vizioso, in cui il soggetto non riesce a prendere sonno). Si può giungere a creare un condizionamento negativo con il proprio ambiente, a tal punto che molti soggetti migliorano il proprio sonno quando si trovano a dormire altrove.

b) Ipersonnia Primaria: la caratteristica fondamentale consiste in un’eccessiva sonnolenza che si manifesta con sonno prolungato e frequenti episodi di sonno diurno che perdura da almeno un mese. L’Ipersonnia Primaria insorge generalmente tra i 15 e i 30 anni d’età e colpisce il 5-10% della popolazione. Le persone che soffrono di Ipersonnia Primaria avvertono una sonnolenza che aumenta nel tempo soprattutto nelle situazioni di bassa stimolazione o di bassa attività (leggendo, guardando la tv, guidando per lunghe distanze, ecc.).

c) La Narcolessia: è caratterizzata dalla tendenza a passare rapidamente dallo stato di veglia a quello di sonno nei più svariati momenti della giornata (mentre il soggetto sta parlando, camminando, guidando l’auto, ecc.). Comporta: attacchi persistenti di sonno ristoratore che ricorrono quotidianamente per almeno 3 mesi.; la presenza di cataplessia (brevi episodi di improvvisa perdita bilaterale del tono muscolare, più spesso in associazione con emozioni intense) e/o ricorrenti intrusioni di sonno profondo nel passaggio tra il sonno e la veglia, come attestato sia da allucinazioni ipnopompiche (intensa attività immaginativa simile al sogno appena dopo il risveglio) o ipnagogiche (intensa attività immaginativa simile al sogno subito prima di addormentarsi), sia da paralisi del sonno all’inizio o alla fine degli episodi di sonno (i soggetti riferiscono di sentirsi svegli, ma incapaci di muoversi o di parlare). Normalmente tale patologia, che colpisce ugualmente uomini e donne, ha il suo esordio in adolescenza anche se sintomi di eccessiva sonnolenza diurna già in età scolare possono essere rintracciabili come primi sintomi della Narcolessia;

d) Il Disturbo del Sonno Correlato alla Respirazione comporta un sonno interrotto, con eccessiva sonnolenza o insonnia, che si ritiene dovuta a una patologia della respirazione correlata al sonno. I fenomeni respiratori anormali comprendono apnea (episodi di cessazione del respiro), ipopnea (respirazione anormalmente lenta o poco profonda) e ipoventilazione (livelli ematici anormali di ossigeno e anidride carbonica) ma, soprattutto, la sindrome apnoica ostruttiva del sonno. Quest’ultima si caratterizza per apnea, ipopnea, russamenti pesanti e cessazione del respiro che può durare fino a 60-90 secondi e si risolve con russamenti “resuscitativi”. I soggetti con questo disturbo non si sentono riposati al risveglio lamentando una sensazione di ubriachezza da sonno, cefalee sorde e secchezza delle fauci. Tale sindrome è più comune nella mezza età e nei maschi in sovrapprapeso;

e) Il Disturbo del Ritmo Circadiano del Sonno si caratterizza per una modalità persistente o ricorrente di interruzione del sonno che porta a eccessiva sonnolenza o insonnia dovuta a uno squilibrio tra il ciclo sonno-veglia, richiesto dall’ambiente in cui vive la persona e il suo particolare ritmo circadiano sonno-veglia.
I soggetti con tale disturbo, per lo più persone di mezza età, lamentano insonnia in certi momenti del giorno ed eccessiva sonnolenza in altri, con conseguente menomazione nel funzionamento lavorativo e sociale. Questo disturbo presenta delle varianti:

  • il Tipo a Fase del Sonno Ritardata: una modalità persistente di ritardo dell’inizio del sonno e dell’ora di risveglio, con una incapacità di addormentarsi e di risvegliarsi nelle ore desiderate o precedenti;
  • il Tipo da Salto di Fusi Orari: sonnolenza e vigilanza si verificano in un’ora del giorno inappropriata rispetto all’ora locale, e si manifestano dopo viaggi ripetuti attraverso più di un fuso orario;
  • il Tipo da Turno Lavorativo che insorge dal conflitto tra il ritmo di sonno-veglia generato dal sistema circadiano e il ritmo sonno-veglia adattato ai turni lavorativi.

Le Parasonnie sono disturbi caratterizzati da comportamenti anomali o da eventi fisiologici, che prevedono l’inusuale attivazione del sistema nervoso autonomo, del sistema motorio o dei processi cognitivi durante il sonno, specifici stadi del sonno o nei passaggi sonno-veglia.

Le Parasonnie comprendono:

  1. il Disturbo da Incubi;
  2. il Disturbo da Terrore nel Sonno;
  3. il Disturbo da Sonnambulismo.

a) Il Disturbo da Incubi: si caratterizza per ripetuti risvegli dal periodo di sonno principale o da sonnellini con ricordo dettagliato di sogni prolungati ed estremamente terrifici, che di solito comportano una minaccia alla sopravvivenza, alla sicurezza o all’autostima. I risvegli si verificano generalmente durante la seconda metà del periodo di sonno. Al risveglio dai sogni terrifici, la persona diventa rapidamente orientata e vigile. Tale disturbo riguarda principalmente i bambini tra i 3 e i 5 anni, anche se la stessa popolazione adulta riferisce in percentuale alta di avere occasionalmente degli incubi;

b) Il Disturbo da Terrore nel Sonno presenta: episodi ricorrenti di brusco risveglio dal sonno e insorge con grida di paura, terrore e segni di iperreattività del sistema nervoso autonomo (tachicardia, tachipnea e sudorazione durante ciascun episodio); relativa mancanza di reattività agli sforzi degli altri di rassicurare la persona durante l’episodio. Non viene ricordato in dettaglio alcun sogno e c’è amnesia per l’episodio. Il disturbo è frequente nei bambini (dall’1 al 6%) e negli adulti è stimato intorno all’1%;

c) Il Disturbo da Sonnambulismo manifesta: ripetuti episodi di allontanamento dal letto durante il sonno e di deambulazione nei dintorni, usualmente ricorrenti durante il primo terzo del principale episodio di sonno. Durante il sonnambulismo, il soggetto ha un’espressione fissa, vuota, è relativamente non reattivo agli sforzi compiuti da altri per comunicare con lui e può essere risvegliato solo con grande difficoltà; al risveglio (sia dall’episodio sonnambulico, che al mattino successivo), la persona presenta amnesia per l’episodio. Dopo alcuni minuti dal risveglio dall’episodio sonnambulico, non vi è menomazione dell’attività mentale o del comportamento (benché vi possa essere inizialmente un breve periodo di confusione o disorientamento). Circa il 20% dei bambini ha avuto almeno un episodio di sonnambulismo, ma il Disturbo di Sonnambulismo è presente in una percentuale di gran lunga inferiore (tra l’1 e il 5%) e usualmente permanente nel corso dell’età adulta.

Come curare tali disturbi e godere di un sonno ristoratore?

Una buona terapia per fronteggiare tali disturbi implica un’accurata diagnosi. Quest’ultima viene normalmente effettuata attraverso il monitoraggio di molteplici parametri elettrofisiologici durante il sonno. Si tratta della polisonnografia che, generalmente, include la misurazione dell’attività EEG, elettroculografica, elettromiografica ma anche il flusso d’aria orale e nasale, lo sforzo respiratorio, il movimento del torace o della parete addominale. Uno dei principali test diurno è il Test Ripetuto della Latenza del Sonno, nel quale si chiede al soggetto di resistere al sonno, sdraiato in una stanza buia e sprovvista di stimolazioni. In realtà, a tutt’oggi non esiste una terapia univoca nei confronti della maggior parte dei disturbi del sonno. Oltre all’importanza di un corretto stile di vita e di particolari condotte (alimentazione, attività fisica, alcool, abitudini e stress, ambiente, stato emotivo, ecc), si sono rivelati utili sia la psicoterapia sia la farmacoterapia. Questi ultimi in modo particolare riducono notevolmente i disagi legati al cattivo riposo, anche se possono perseverare con effetti residui durante il giorno successivo. Le psicoterapie, nei loro diversi approcci, sembrano invece migliorare gli aspetti di condizionamento negativo legati alle difficoltà scaturite dallo specifico Disturbo del Sonno.

Leave a comment

Commenta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi