Capire ed esprimere le proprie emozioni
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Se Tullio De Mauro definisce l’emozione “un’intensa esperienza psichica accompagnata da reazioni fisiche e comportamentali” e Robert Soussignan afferma che le emozioni danno ‘colore’ alle nostre esperienze quotidiane, è fondamentale identificare le nostre esperienze e capirne le cause e le possibili conseguenze, anche perché – come ha spiegato Paulo Lopes, psicologo della Yale University – “l’intelligenza emotiva” favorisce la qualità delle nostre relazioni e aiuta altresì a regolare le proprie emozioni.

D’altra parte, l’intelligenza emotiva passa dalla nozione del bisogno dell’essere umano, in quanto le emozioni affondano le proprie radici nei bisogni soddisfatti  o insoddisfatti e sono prodotte da eventi che hanno un legame più o meno forte con questi bisogni. E se, per esempio, la tristezza ha le proprie radici in un bisogno di condivisione non soddisfatto o nella solitudine di un individuo o nella trama di un romanzo o di un film particolarmente crudi, o di un risultato sportivo negativo, capire il senso di un’emozione, quindi, valutare i propri bisogni, verificarne la misura di soddisfazione e individuare le cause che hanno prodotto quell’esplosione emotiva senza soffermarsi alle più immediate ma interrogandosi sulle più profonde, ci consente di analizzare più attentamente quanto ci è d’intorno e, in un’ultima analisi, di capire per capirci.

Ma questo processo di intelligenza emotiva non può rimanere fine a se stesso, ha bisogno di estrinsecarsi e relazionarsi con il mondo: le nostre emozioni devono, quindi, essere espresse, una volta identificate e capite.

Il superamento di queste due conquiste – identificare e capire le emozioni – comporta il coinvolgimento del nostro linguaggio, delle nostre capacità di espressione, nella cernita interiore che noi facciamo nel nostro vocabolario, onde individuare le parole giuste per manifestare ciò che proviamo senza che il fenomeno emotivo alteri l’espressione. Sapere trovare le parole giuste e dare un nome a ciò che si prova, parlarne con le persone vicine, condividere con chi ci circonda il nostro mondo interiore, rende la vita più facile, migliora enormemente le nostre relazioni sociali, se non addirittura la nostra salute.

Provare un’emozione e comunicare agli altri le nostre impressioni con parole chiare, semplici, adatte al nostro interlocutore rende quest’ultimo partecipe delle nostre esperienze e gratifica enormemente noi stessi.

Alessandro Manzoni nel cap. XI del suo capolavoro dice: “Una delle più grandi consolazioni di questa vita è l’amicizia; e una delle consolazioni dell’amicizia è quell’avere a cui confidare un segreto. Ora, gli amici non sono a due a due come gli sposi….: il che forma una catena di cui nessuno potrebbe trovare la fine”. Ergo, le conseguenze di questa condivisione sociale, che Manzoni chiama ‘amicizia’, delle emozioni, sono soprattutto il rinforzo dei legami sociali fra il narratore e l’ascoltatore. “L’emozione confidata suscita un’emozione congruente nell’ascoltatore – spiega in un suo lavoro Moira Mikolajczak -: se la comunicazione è facilitata, le persone si sostengono e si apprezzano di più”.

L’espressione delle emozioni avrebbe un effetto positivo sulle relazioni sociali e uno studio condotto nel 1994 da Nancy Collins e Lynn Miller dell’Università di Buffalo ha dimostrato che le persone che confidano informazioni “intime” sul proprio conto sono più apprezzate di quelle che si limitano a informazioni “classiche”. Certo, è importante sapere esprimere le proprie emozioni, perché da ciò derivano effetti positivi o negativi a seconda della sù enunciata capacità. Tuttavia, le norme sociali di alcune società o di certi ambienti professionali vietano di condividere le proprie emozioni e il loro occultamento produce effetti generalmente deleteri, come ha dimostrato James Gross, psicologo della Stanford University.

Gross ha constatato “che il semplice fatto di simulare l’emozione provata causa un aumento dei parametri fisiologici associati, come se gli effetti mascherati dell’emozione si trovassero rinforzati nel soggetto” e che le persone che hanno la tendenza a dissimulare le proprie emozioni vivono meno emozioni positive e fanno esperienza di un maggior numero di emozioni negative durante uno scambio verbale con gli altri. Questi studi hanno dimostrato che il fatto di nascondere la propria collera causa i disturbi del sonno in persone che soffrono di malattie coronariche  e che questa “inibizione emotiva” prolungata può alterare il funzionamento del sistema immunitario.

Quindi – come spiega Moira Mikolajczak –, “saper dare un nome a ciò che si prova, parlarne alle persone che ci sono vicine, condividere con chi ci circonda il nostro mondo interiore sono componenti essenziali delle competenze emotive che rendono la vita più facile e meglio adattata alla realtà sociale. E per di più migliorano la salute”.

Questi studi dimostrano, dunque, che la vita sociale, come quella di coppia, si basa in parte sulla capacità di sapere controllare e opportunamente definire le proprie emozioni. Una persona che sa mantenere il controllo di sé è sempre apprezzata in società e in famiglia. Non solo, le persone con buone capacità di regolazione e di comprensione delle proprie emozioni sono meno vulnerabili allo stress e agli stati d’ansia e “contengono” più facilmente le malattie cardiovascolari e altre patologie. Addirittura prevengono certi tumori, poiché, se negative, le emozioni liberano ormoni e neurotrasmettitori (come il cortisolo e l’adrenalina) che hanno effetti negativi sul funzionamento dell’organismo. Viceversa, identificare, capire, esprimere, regolare e usare le proprie emozioni è possibile e presenta numerosi vantaggi. Bisogna esserne consapevoli.

 

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