+39 0832 601223 info@artedo.it
C’era una volta…un simbolo

Laboratorio sulla costruzione di Fiabe e Storie per imparare a conoscersi meglio
Gennaio 2007

Premessa
Non c’è popolo che non si sia raccontato attraverso le sue storie o che non abbia avuto i propri racconti (leggende, miti e fiabe), tramandati, di generazione in generazione, attraverso la magia della narrazione intorno al fuoco. La tradizione del racconto delle storie, a ben vedere,  affonda le sue radici nella notte dei tempi. Mentre, però, nel mondo classico (da Omero in poi) le gesta eroiche dei grandi condottieri ispiravano l’opera dei cantori  del tempo, lo stesso non accadde per la Fiaba, per lungo tempo considerata la sorella povera del Mito e della Leggenda. Così, prima della sistematica ricerca di Perrault che diede vita alla prima raccolta scritta, essa restò relegata alla diffusione orale.

Ciò, in qualche maniera, preservò nei secoli l’originario ed intrinseco valore di strumento di cura del Racconto di Fiabe – cosa, peraltro, sconosciuta ai più -, dal potenziale terapeutico incontestabile ed oggi largamente rivalutato.
Non solo, dunque, Racconti per bambini. Basti pensare, infatti, a che vasto pubblico possa rivolgersiun racconto: attraverso le fiabe, per esempio,  è possibile agire sulla stimolazione delle funzionicognitive (memoria, pensiero, attenzione) in persone con importanti deficit come i pazienti con demenza, sul miglioramento del livello d’attenzione e delle capacità di apprendimento in bambini in età scolare, sul contenimento dell’iperattività o sulla slatentizzazione di sofferenze represse.
Attraverso le fiabe, parimenti, è possibile operare una rivisitazione della propria storia personale per assumere nuove informazioni sui processi interiori che inducono all’agire.Il giusto compromesso potrebbe essere, allora, di considerare le Fiabe come …Racconti per bambini i ogni età…
Ancora oggi, dopo secoli di tradizione orale con il passaggio alla raccolta scritta, la Fiaba conserva la propria funzione ma ha dovuto cedere parte della propria identità al racconto ludico con cui spesso iene confusa. La domanda è: in un contesto sociale quale quello attuale, improntato all’immagine ed alla comunicazione, uanto sarebbe importante recuperare il ruolo del narratore?

Il potere terapeutico della Fiaba
C’era una volta … che cosa? Non due amici di cui uno avaro e l’altro generoso ma tre porcellini, una fata, na strega, un gigante….                     
Dunque, c’era una volta … una metafora, un simbolo. Un simbolo a cui viene demandata la doppia funzione i rappresentare – in primo luogo – la nostra vita interiore (con i suoi drammi ed i conflitti) e, ontemporaneamente, risvegliarne istinti e paure. In secondo luogo, data la sua stessa natura, di agire ndirettamente, quasi di soppiatto. Non bisogna, infatti, trascurare che sebbene oggi le Fiabe siano molto pesso impiegate in processi volti al rinforzo di abilità in persone con disagio, esse, per forma, struttura  contenuto, sono concepite per un ideale pubblico di piccoli ascoltatori.  Come dire che ogni argomento trattato dal racconto, per mezzo dell’attento narratore che assume la funzione fondamentale del terapeuta, i colui che guida la verbalizzazione, deve allarmare e tranquillizzare, dire tutto e non minacciare nulla, creare un continuo gioco di tensione e distensione, al riparo del camino e delle mura domestiche tra cui nulla potrà mai accadere. Ecco, dunque, la valenza del simbolo: rivolgersi alla sfera dell’immaginazione e favorire in tranquillità i processi di identificazione del bambino nella trama e nei personaggi della storia.
L’esordio – “c’era una volta”, appunto, non “ci fu”, “c’è” o “c’è stata” una volta…  – è la garanzia per il ambino che ascolta che può lasciarsi condurre in tutta sicurezza in una storia ambientata  in un  tempo indeterminato e  in un luogo imprecisato. Tutto ciò che accade non coinvolge né il narratore né l’ascoltatore, é il tempo (presente) o il luogo (la stanza) in cui essi vivono. C’era una volta è la garanzia che la storia on sia accaduta, non stia accadendo, non accadrà e non sia mai accaduta. Ciò permette alla metafora di agire perché libera la storia dalla sua durezza e permette al bambino di essere più sereno e di immaginare.
E, immaginando, il bambino può giocare con temi che appartengono alla sua realtà psichica come l’amore,l’abbandono, la morte, la paura, fino al lieto fine che stimola i processi di riparazione utili al suo sviluppo emotivo.

Laboratorio sulla costruzione delle Storie per la formazione degli insegnanti
Non serve, tuttavia, essere bambini per sperimentare il potenziale delle Fiabe. Chiunque può rivolgervisi, per ricerca, per puro diletto oppure, come nell’esperienza che mi accingo a raccontare, per imparare a conoscersi meglio.
Negli ultimi tre mesi del 2006, su incarico ricevuto dai Dirigenti Scolastici dei Comprensivi di  Carmiano,Alessano e Corigliano d’Otranto e del II Circolo di Galatone – in provincia di Lecce -, ho condotto laboratori esperienziali con più di cento insegnanti (a gruppi da venti) improntati alla riscoperta della creatività  come momento di formazione.  Il punto di partenza  di tutto il progetto (“La relazione educativa: dimensioni emotive e dinamiche di gruppo”  –  Conduttori: Stefano Centonze, Musicoterapista, Attore teatrale e Simona Negro, Psicologa – www.artiterapielecce.it) è l’idea che qualunque apprendimento non sia solo un fatto cognitivo ma che coinvolga soprattutto la dimensione emotiva, dal momento che comporta una rielaborazione di tutte le conoscenze
preesistenti, comprese quelle su se stessi. E’ l’idea, per meglio dire, che non esista esperienza, neanche quella formativa – e ciò vale tanto nella formazione personale che nel rapporto insegnante/alunno – che non passi per il corpo. O, ancora, che non esista formazione che possa prescindere da un rinforzo delle capacità espressive e relazionali.
Così, riscoprire la creatività facilita l’esperienza del personale vivere su di sé nuove dimensioni emotive, elemento chiave di qualunque processo di apprendimento, anche rispetto a se stessi, aiuta ad assumere nuove informazioni sul proprio personale modo di relazionarsi agli altri e a comprendere le modalità con cui gli altri si relazionano a noi.
In una parola, lasciare la sfera emotiva libera di esprimersi con i linguaggi della creatività insegna  nuove cose su di sé.

Descrizione dell’esperienza
Il percorso si è articolato in diverse fasi : la presa di coscienza del proprio corpo come primo mezzo per entrare in relazione con gli altri, la comunicazione non verbale attraverso il suono, la musica, il movimento ed il tratto grafico, la stesura della Fiaba personale, di una Storia del gruppo e drammatizzazione attraverso strumenti musicali, danze e colori.
Questi gli obiettivi: sviluppare e potenziare le capacità espressive e relazionali, stimolare la riflessione sulle proprie modalità di entrare in relazione, stimolare la riflessione sulle dinamiche di gruppo, promuovere la dimensione emotiva dell’apprendimento, sviluppare le capacità di utilizzare al meglio le risorse individuali e collettive.
Svolgimento degli incontri: riscaldamento iniziale seguito da lavoro in gruppo con i diversi  linguaggi artistico – espressivo – creativi (suoni corporei e convenzionali, colore, movimento)
Strumenti e tecniche: il percorso di formazione si è articolato attraverso i diversi linguaggi elle Arti Terapie (Musica, Arte Plastico – Pittorica, Danza e Teatro), spaziando dall’ascolto musicale all’improvvisazione sonora individuale e di gruppo, dalla produzione grafica libera alla primitiva espressività corporea, seguiti da momenti di verbalizzazione delle esperienze vissute sul piano non verbale.
La Fiaba del Gruppo
La Fiaba del Gruppo è stato il punto di arrivo di tre mesi di laboratori. Un po’ il risultato di tutta la fase di preparazione in cui ciascun componente ha sperimentato su di sé la possibilità di mettersi in gioco, andando oltre le naturali difese e resistenze, per approdare a momenti creativi.
“C’era una volta…” è stata la proposta conclusiva, davanti alla quale ognuno ha parlato alle e delle sue varie parti, sottoforma dei vari personaggi (del dramma, dell’opera o della fiaba), o per conto di ciascuna di esse. Un impegno non quotidiano che certamente ha colto di sorpresa ma che non ha preoccupato. Parlare di sé sottoforma di metafora, che ha sempre più chiavi di lettura e mai una sola interpretazione, rende sicuro portare fuori e condividere con il gruppo le proprie parti nascoste (a volte anche le ombre). Ed è quello che è accaduto, sia nella storia individuale
che in quella del gruppo. In fondo, lo sforzo richiesto era di mettere sul foglio non UNA fiaba ma LA fiaba, ovvero quella e solo quella che viene fuori dalla scelta del materiale a disposizione e dalla penna dell’autore, in quel preciso contesto e momento e che mai più potrebbe essere scritta nella stesa maniera. Ed ecco che, vedendo dall’alto quel foglio che contiene una parte di noi, prendiamo coscienza di alcuni aspetti della nostra personalità che fino a poco prima ignoravamo e trasformiamo i storia il nostro passato.
Al ritorno dal viaggio nella fantasia, il nostro modo interiore si sarà definitivamente modificato. O se non altro, avremo molto su cui riflettere.
“Forse perché la capacità di stupirsi e di sognare non la abbandonava mai, la fanciulla che si trovava nella grotta in attesa della nave teneva tra le mani i suoi unici averi: un quaderno, una penna e dei colori. Queste tre piccole cose le avevano permesso di affrontare il dolore, la solitudine, la malattia e l’abbandono.”
Da Maria Varano – Guarire con le Fiabe – ed. MELTEMI
 

Leave a comment

Commenta

SCARICA LA NUOVA APP DEL DOCENTE
E SCOPRI LA FORMAZIONE ACCREDITATA A PORTATA DI CLICK

App del Docente

Disponibile gratuitamente
per iOS ed Android

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi