DALL’INSERTO PSICOTERAPIE – Arteterapia ed eros
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / arteterapia ed eros

DALL’INSERTO PSICOTERAPIE – Arteterapia ed eros

In Eros. Le deviazioni del desiderio, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1997, Joyce McDougall, psicoanalista di fama internazionale ed analista supervisore e didatta della Società psicoanalitica di Parigi, «segue e illustra con una serie magistrale di esempi clinici l’intreccio tra femminilità e sessualità, anche nei suoi risvolti creativi, che riguardano, oltre alla sfera dell’arte, della letteratura, della scienza e delle attività socialmente valorizzate, quella specifica dei rapporti tra i sessi.

Perversioni, deviazioni, neosessualità possono essere appunto considerate sotto questo profilo non soltanto come infrazioni a una presunta norma, fisica, psichica o sociale, quanto [ed è questa la prospettiva di maggiore originalità e di più ampie prospettive del saggio] come espressioni autonome della realtà del desiderio».
Di particolare interesse appare la Parte seconda, costituita dai capitoli Sessualità e creatività, Sessualità e processo creativo, Creatività e identificazioni bisessuali, Trauma e creatività, nei quali acute teoresi scientifiche generali si alternano ad avvincenti frammenti di analisi, a partire dalla considerazione che «I misteri della creatività hanno affascinato gli analisti sin dagli albori della riflessione psicoanalitica» (p. 67), da quando Freud, nel celebre saggio del 1908 Il poeta e la fantasia si pose pionieristicamente le due domande fondamentali: «donde quella personalità ben strana che è il poeta tragga la propria materia» e «come egli riesca ad avvincerci, suscitando in noi commozioni di cui forse non ci saremmo creduti capaci» (Sigmund Freud, Opere, Torino, Boringhieri, 1967-1980, vol. V, p. 375).
Dalle pp. 68-69 McDougall prende di mira un diffuso tópos romantico (o di sempre?), sviluppando un discorso a tratti persuasivo, a tratti eccessivamente semplificatorio, che solo in parte ci sentiamo di condividere: «A questo punto vorrei liquidare il diffuso mito dell’individuo creativo nelle sembianze dell’artista o dello scrittore che muore di fame, emotivamente instabile e/o sessualmente deviante. In realtà, le vite dei grandi artisti, quanto a contenuto storico e a struttura psicologica, sono diverse tra loro quanto le vite di qualsiasi altro individuo, dei banchieri, dei macellai o dei politici.
Molti artisti hanno avuto una normale vita borghese. Molti sono stati genitori affettuosi. Alcuni hanno combinato la loro attività creativa con una vita pienamente realizzata in altri campi: Rubens fu nominato ambasciatore; Matisse iniziò la sua vita professionale come avvocato; Cechov fu un medico, Claudel un diplomatico, Mussorgskij un militare di carriera e così via. Alcuni individui creativi hanno sicuramente dato chiari segni di turbe psicotiche, perverse o psicopatiche, ma forse la parte della personalità che permetteva loro di creare — e di farlo in modo continuo — era la parte sana!».
Su tutto questo discorso cfr., e contrario, l’importante volume collettaneo, a cura di Marco Manzoni, Creazione e mal-essere, Milano, Guerini e Associati, 1989, e specialmente gli interventi di Nadia Fusini, La ferita di Kafka, di Carlo Sini, Nietzsche e il destino inattuale, e di Ernesto Borgna, Quando l’esperienza psicotica diviene esperienza creativa; nonché i nostri La ripetizione creativa, in “Il letterato”, 1-3, 1985, pp. 3-5; Recensione a Ivan Fónagy, La ripetizione creativa. Ridondanze espressive nell’opera poetica, Dedalo, Bari, 1982, in “Annali dell’Istituto Universitario Orientale” Sezione Romanza, XXVIII, 1, 1986, pp. 407-410; Il Poema Paradisiaco, in “Alla bottega”, 2, 1986, pp. 19-21; La forma della bellezza. Intorno alla genesi della lirica moderna: uno studio psicoanalitico, in “Gradiva” (New York, U.S.A.), VI, 2, 1996, pp. 97-105; La forma della bellezza: la genesi della poesia di Mallarmé come specimen della lirica moderna, in “Esperienze Letterarie”, XXI, 2, 1996, pp. 89-96.

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