20 Aprile 2011: in memoria di Giuseppe Sinopoli, nell’anniversario della sua morte
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20 Aprile 2011: in memoria di Giuseppe Sinopoli, nell’anniversario della sua morte

Il compito che mi è stato dato in questa giornata dedicata alla memoria di Giuseppe Sinopoli mi ha attratto fin dal primo momento sebbene, contemporaneamente, mi sgomentasse l’idea di mettere in relazione il suo pensiero con la musicoterapia, disciplina di cui (come psichiatra) mi sono occupata attivamente negli ultimi vent’anni della mia vita e con la fede, il mistero della vita e della morte che sono stati , sin da quando il pensiero umano ha preso forma, argomento largamente dibattuto.

Ho cominciato a fare delle ricerche su Giuseppe Sinopoli  uomo, sul suo percorso umano e mi sono imbattuta in una persona che ha utilizzato come elemento predominante la riflessione e il tentativo di fondere e/o di far incontrare tra loro i diversi campi del sapere. Ricordo lo sgomento che mi aveva dato la notizia della sua morte, improvvisa, fulminea, nell’esercizio della sua attività di direttore d’orchestra  e il pensiero immediato che avevo fatto che forse non vi era morte più adatta per lui; a tal proposito mi ha molto colpito leggere alcune frasi commemorative pronunciate dalla moglie la quale afferma che negli ultimi anni della sua vita Giuseppe Sinopoli era ossessionato dall’idea della morte tanto da ricercarne il senso e la natura attraverso la ricerca compiuta all’interno degli usi, costumi, tradizioni e speculazioni filosofiche degli antichi Egizi, compendiate  soprattutto nel “libro tibetano dei morti”. Come persona pensante e come psichiatra tali racconti mi hanno richiamato a quella che noi attualmente chiamiamo “la profezia auto avverante” che fa sì che se ci concentriamo troppo su un argomento e ne temiamo la comparsa questo quasi magicamente si concretizza nella nostra vita.

In questa mia ricerca sulla vita e il pensiero di Giuseppe Sinopoli mi sono imbattuta in un interessantissimo articolo di Pietro  Bria, psicoanalista, scritto in occasione del quinto anniversario dalla  sua morte. Pietro Bria  sottolinea la transdisciplinarietà  del pensiero di Sinopoli e lo mette in relazione con la teoria dell’ “inconscio strutturale” di Ignacio  Matte Blanco. Questa teoria parla fondamentalmente di una stratificazione dell’inconscio, di due parti fondamentali di esso in relazione tra loro: L’INCONSCIO  RIMOSSO E L’INCONSCIO  NON RIMOSSO. Il primo è quello con cui tradizionalmente veniamo a contatto leggendo Freud in quanto ci mette in luce quei meccanismi di rimozione che mette in atto la nostra mente di fronte a contenuti interiori troppo dolorosi e che, in occasione di avvenimenti, pensieri, emozioni o altro che li riattualizzano cominciano a manifestare segni di disfunzionalità e quindi sintomi. La lezione freudiana ci dice che il grande maestro della psicoanalisi  portava alla luce tali contenuti rimossi avvalendosi dell’aiuto dei sogni, dei lapsus e della libera associazione. Il secondo è  sempre  maggiormente sottolineato dalla moderna psicoanalisi in quanto è rappresentato da tutti quegli elementi trasmessi geneticamente, ontologicamente e filogeneticamente che rimangono impressi nella memoria corporea dell’individuo e che si esprimono attraverso suoni e movimenti (ad esempio la mimica, la postura, l’emissione vocale, l’intonazione vocale ecc). Mauro Mancia, neurofisiologo e psicoanalista,  invitava a porre molta attenzione a questo secondo tipo di inconscio durante lo svolgimento di una seduta psicoanalitica in quanto le vestigia di esso erano molto utili a svelare il sommerso profondo, infantile, primigenio, di ogni individuo; danno la possibilità di prendere contatto con i contenuti più profondi di ogni persona in un’ottica comunque dinamicamente trasformativa. Dice Pietro  Bria:” Matte Blanco ha dato veste logica a questo inconscio strutturale che fa a meno del principio di non contraddizione aristotelico e delle coordinate spazio-temporali Kantiane, lo ha dotato di una logica –la logica simmetrica- di cui ha dichiarato anche l’isomorfismo con la logica dell’emozione e con quella dell’infinito.Per questa logica la semplice somiglianza o equivalenza tra due individui comporta la loro identità il che è lo stesso dire che essa tratta la parte come il tutto, tratta come uno ciò che il pensiero divide”.

Vorrei a questo punto aprire una parentesi sulla musicoterapia, in particolare la musicoterapia di matrice Benenzoniana, che ha in sé due principi fondanti: il principio dell’ISO e quello dell’OGGETTO  INTERMEDIARIO  per la comunicazione. ISO vuol dire uguale e con questo nome Benenzon indica la possibilità tra due o più esseri umani di interfacciarsi  e comunicare attraverso la rispondente eguaglianza di alcuni elementi sonori che, partendo dal periodo precedente il concepimento, per continuare nella vita fetale e poi nella vita neonatale per proseguire via via in quella adulta, si strutturano insieme come le tessere di un mosaico e identificano come unico e irripetibile ogni essere umano. Benenzon dice che vi sono dei suoni (acqua, vento, battito cardiaco, scala pentatonica ecc.) che fanno parte del patrimonio di qualsiasi essere umano e che, depositati nell’inconscio, costituiscono l’ISO  UNIVERSALE; altri sono caratteristici del periodo fetale di ciascun individuo (battito cardiaco della madre e del feto, respiro della madre e del feto, borborigmi intestinali della madre, voce della madre e del padre ecc.), sono depositati anch’essi nell’inconscio e costituiscono l’ISO GESTALTICO; altri ancora sono patrimonio caratteristico della vita neonatale e via via di quella adulta e sono depositati nel preconscio e nella coscienza, soprattutto quando l’individuo si mette in relazione con altri individui ; costituiscono l’ISO CULTURALE  e l’ISO  GRUPPALE.

L’OGGETTO INTERMEDIARIO è rappresentato da qualsiasi oggetto sonoro, convenzionale o non, che, in qualità di prolungamento del corpo e non di sostituto o di rappresentante del corpo stesso, svolge la funzione di ponte comunicazionale tra due o più individui. Vorrei comunque soffermare l’attenzione maggiormente sul principio dell’ISO e sugli elementi sonori che lo costituiscono perché a mio avviso questi ci riconducono direttamente ai costituenti dell’inconscio non rimosso o inconscio strutturale di Matte Blanco, cosa che mi spinge a dire che noi musico terapisti lavoriamo, non solo, ma prevalentemente con questi elementi, con i contenuti profondi non pensabili, contenuti che emergono gradatamente attraverso la dinamica dell’emergere per strati e che prendono via via una forma espressiva sonora che nel tempo si modifica in ottemperanza alla capacità che,nel tempo, l’individuo forgia di poter sentire e vedere con la mente tali contenuti profondi dolorosi.

Quanto detto fino ad ora mi ricollega al pensiero di Giuseppe Sinopoli in quanto egli, soprattutto nel suo incontro con Wagner, fece proprio l’assunto matteblanchiano dell’inconscio stratificato, affermando che attraverso  l’espressione sonoro-musicale, prendono forma via via i contenuti inconsci dei vari personaggi che si stratificano l’uno sull’altro secondo una evoluzione dinamica. Egli mette in luce soprattutto il meccanismo del LEITMOTIV wagneriano che è una particolare tecnica compositiva che rimanda ad una determinata situazione psicodinamica. Non solo ma per esso Sinopoli parla di funzione attrattoriale nel senso che trascina o attrae strutture musicali tanto da subire una trasformazione che lo rende quasi irriconoscibile. “Il  Leitmotiv – dice Sinopoli- sottolinea il fluire continuo, la trasformazione perenne, la natura naturans evocata da Feuerbach. E’ un motivo che crea un campo magnetico e ne interviene un altro capace di creare il proprio campo. E questo trasforma il primo dal punto di vista ritmico e armonico. Tramite tali interazioni si accede ai diversi livelli di coscienza dei personaggi:percorsi labirintici, viaggi prospettici nella mente e nelle emozioni dove ai leitmotiv più evidenti si intrecciano altri nascosti, sfuggenti,pronti a segnalare aspetti inconsci”. Tale visione psicodinamica viene analizzata da Sinopoli soprattutto nel ciclo del Ring; in tale incalzante sovrapporsi di Leitmotiven che trapassano l’uno nell’altro si disvela la memoria dei diversi personaggi, è una sorta di “cura” in cui, come puntualmente ci fa notare Sinopoli,Wagner anticipa di mezzo secolo lo stesso Freud. Per bocca di Sigfrido Wagner dice :”Il mio sonno è sognare” e analizzare il sogno è una tecnica utilizzata da Freud per arrivare all’inconscio ma egli stesso  nelle Lezioni introduttive alla Psicoanalisi del 1917 afferma che il sogno ci riconduce ogni notte allo stadio infantile, quindi  fa coincidere il desiderio inconscio con “quanto vi è di infantile e arcaico dentro di noi”, con quel tipo di inconscio (non rimosso) dove non c’è tempo né spazio, dove non esiste il principio di non contraddizione, lo stesso di cui parla Benenzon quando cita l’ISO universale e gestaltico. Questi ultimi sono anche quelli che ci permettono di metterci in comunicazione con altri individui al di là della parola che non viene spesso utilizzata perché non si può o non si sa utilizzarla.

Dice ancora Pietro Bria: “La mente si costituisce come una struttura a più strati che si dispiega in un continuum strutturale che parte dai livelli più superficiali dove prevale la coscienza “asimmetrica” e “dividente” per addentrarsi nei livelli più profondi che sono i livelli della “coscienza affettiva” o “simmetrica”  “. E’ stato questo il modo con cui Sinopoli, utilizzando anche la sua passione e la tecnica di svelatrice di livelli via via più profondi  che è dell’archeologo, si è avvicinato ai personaggi delle opere di Wagner mettendo in atto la cura e la messa in forma dei contenuti non pensabili allo stesso modo con cui noi psichiatri musico terapisti ci avviciniamo ai pazienti per curarli, di certo il più delle volte non per guarirli.

Proseguendo ancora in questa mia ricerca  ho letto lo scritto di Sinopoli:”Parsifal a Venezia”, una riflessione compiuta dal musicista una notte in cui,uscendo dal Teatro  La Fenice si era perso casualmente e aveva poi voluto continuare a perdersi per le calli veneziane seguendo un tragitto che lo conduceva da Ovest ad Est della città dove giungeva all’albeggiare.  Dedusse che la pianta di Venezia con al centro la doppia spirale costituita dal canal Grande è quella di un labirinto; il labirinto rappresenta il luogo in cui ci si perde e l’uscita dal labirinto la rinascita. Al di là dei vari  e numerosi collegamenti simbolici che Sinopoli fa riallacciandosi ai suoi studi sui miti e sull’architettura dei popoli antichi mi ha colpito l’interesse di Sinopoli uomo verso il sacro, interesse che ha riversato in particolare nella interpretazione musicale del Parsifal. Parsifal è il “puro folle”, colui che riesce a lenire le sofferenze di Amfortas, il salvatore. Nel Parsifal Wagner sembra adombrare un percorso verso la salvezza come lo stesso Sinopoli fa quando si perde per  Venezia e questo percorso sembra dare un senso alla sua vita e alla sua morte.Il percorso labirintico corrisponde ad un rito di iniziazione che viene realizzato attraverso una circumambulazione  prima sinistrorsa e poi diretta verso est. Anche Parsifal compiva un iniziale quarto di cerchio destrorso entrando nel tempio del Graal, quindi tornava sui suoi passi per effettuare una completa circumambulazione sinistrorsa attorno al monte, toccando prima il Sud e poi l’Est corrispondente al Venerdì Santo.

 Tali considerazioni di Sinopoli mi hanno riportato a quanto detto da Vito Mancuso, teologo dei nostri tempi, il quale considera il cammino dell’uomo verso la pienezza della sua realizzazione spirituale quasi inevitabile, purchè egli lo voglia. La pienezza della parte spirituale non coincide con quella intellettuale; l’uomo deve coltivare e alimentare la propria ricerca della spiritualità per poter acquisire una modalità di “sentire” che gli permette di accedere alle vette più alte della spiritualità stessa  e così assicurarsi il destino della salvezza. Mancuso dice :” I grandi sono grandi non perché hanno inventato qualcosa che prima non c’era ma perché hanno visto e scoperto una realtà che c’era da sempre.” Ancora dice:” La grande musica, la grande pittura, la grande letteratura, la grande filosofia non passano mai, perché sono una traccia reale dell’eterno che i migliori di noi hanno saputo restituirci”. Ecco  io credo che Sinopoli sia stato uno di questi grandi, che ha scoperto la musica come modalità per collegarsi alle parti più profonde di sé, che gli ha dato la possibilità di conoscere e realizzare pienamente il suo talento di ricercatore, la sua spiritualità,lui che è riuscito a collegare tra loro i vari rami del sapere e a farli confluire verso un unico grande disegno. In tal modo Giuseppe Sinopoli sembra aver trovato delle risposte alle numerose domande che si faceva sul senso della morte e della vita.

Un altro elemento mi ha molto incuriosito leggendo i vari commenti nelle sue biografie: durante la direzione delle opere musicali, Sinopoli era come vittima di un incantesimo, si trasfigurava. La moglie dice anche che prima della sepoltura sembrava ancora mettere le dita delle mani e le labbra in una posizione che gli era molto caratteristica, come se ancora stesse dirigendo. Sulla copertina del libro Parsifal a Venezia, egli è raffigurato nell’atto di dirigere e la sua espressione è assorta, quasi in trance. Tale osservazione mi ha riportato  con la mente a tutti quei rituali ( per esempio la danza dei dervisci, la preghiera degli ebrei davanti al muro del pianto ecc.) che hanno come caratteristica comune la ripetizione di gesti , movimenti e suoni, ripetizione che ha come scopo il raggiungimento di un rapporto esclusivo con  la divinità, una situazione che sembra rispecchiare il Nirvana o comunque uno stato di beatitudine. Evidentemente, da un punto di vista scientifico possiamo parlare di alterazione dello stato di coscienza dove tutte le funzioni corticali si dissolvono e tutta la realtà circostante sembra conseguentemente non più esistere, causata dal fatto che l’attenzione nei suoi confronti è fortemente alterata sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Sappiamo che la musica, certi tipi di musica dove per esempio esistono dei ritmi ripetuti in modo sempre più incalzante o canti con influssi ipnotici (pensiamo anche ai canti dei monaci tibetani dove vengono costantemente ripetute alcune sillabe accompagnate dal suono dei campanelli tibetani), la musica techno tanto usata nelle discoteche, inducono stati di alterazione della coscienza durante i quali l’identità individuale si dissolve e si raggiunge la sensazione di  fusione con tutte le altre individualità. Ecco, guardando Giuseppe Sinopoli dirigere e interpretare la musica di grandi autori, soprattutto Wagner da lui assolutamente prediletto,, si ha l’impressione che egli sia trasfigurato come se avesse raggiunto una vetta spirituale così alta da escludere totalmente la realtà circostante. Tra le notizie raccolte riguardanti Sinopoli mi ha colpito una osservazione fatta su di lui, osservazione riguardante il surplus di energia da lui stesso investita  nel processo di esecuzione e interpretazione musicale che ha  suscitato in alcuni l’ipotesi che questo possa essere stato causa di quell’infarto che in maniera non in alcun modo preventivata lo colpì irruente, devastante, tanto da mettere la parola fine ad una vita ricca e intellettualmente multiforme.

Dr.ssa Pinella  Pistorio  Specialista in Neurologia e Musicoterapia. Psichiatra, psicoterapeuta. Esperta in tecniche psicodrammatiche di gruppo.

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