14 Gennaio 2013 – Definitivamente approvata la legge 4/2013 per il Riconoscimento delle Professioni delle Arti Terapie
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / 14 gennaio 2013 definitivamente approvata la legge 4 2013 per il riconoscimento delle professioni delle arti terapie

14 Gennaio 2013 – Definitivamente approvata la legge 4/2013 per il Riconoscimento delle Professioni delle Arti Terapie

Finalmente, dopo trent’anni d’attesa, arriva la Legge che riconosce le professioni non organizzate in ordini o collegi. Un traguardo storico, raggiunto nel pomeriggio del 19 Dicembre 2012, allorquando il DDL 3270 è stato definitivamente approvato e, successivamente, il 14 Gennaio 2013 per l’esattezza, tramutato in Legge per dar via ad una nuova era del mercato del lavoro e delle nuove professioni.

“Stiamo assistendo ad un evento storico”, dice Stefano Centonze, Presidente di ARTEDO, uno degli stakeholders tra i più attivi in Italia per il settore delle Arti Terapie, presente sul Tavolo della Certificazione UNI insieme a CONFARTIGIANATO IMPRESE. Tra ARTEDO e CONFARTIGIANATO IMPRESE, infatti, è stato firmato un importante protocollo d’intesa il 15 Dicembre 2012 a Poggiardo (LE), in occasione del Congresso sul Riconoscimento delle Arti Terapie organizzato dall’Istituto di Arti Terapie e Scienze Creative di Carmiano (LE). “Parte subito l’iter per la stesura delle norme tecniche di settore, tra cui quella che riguarda la figure operanti nel campo delle Arti Terapie, presso l’UNI, l’Ente di Unificazione preposto dalla Stato Italiano all’emanazione delle norme volontarie. A nome delle Associazioni che personalmente presiedo e di CONFARTIGIANATO IMPRESE, che ho l’onore di rappresentare sul Tavolo UNI, esprimo enorme soddisfazione per questo successo senza precedenti e, al tempo stesso, auguro agli altri attori nazionali buon lavoro per arricchire, in tempi rapidi e in un clima di collaborazione, condivisione e cautela, il provvedimento appena emanato con contenuti di rilievo per la tutela degli utenti e dei tanti professionisti operanti nel nostro Paese”.

Documento di sintesi sulle Professioni non regolamentate pubblicato il 18 Aprile 2012 sul sito della Camera dei Deputati
Accanto alle professioni “ordinistiche” (o “protette”) si sono sviluppate, anche nel nostro Paese e con intensità crescente nel corso degli ultimi anni, numerose professioni che non hanno ottenuto il riconoscimento legislativo e che nella quasi totalità dei casi hanno creato ad autonome associazioni professionali rappresentative di tipo privatistico. Si tratta delle cosiddette professioni non regolamentate o “non protette”, diffuse in particolare nel settore dei servizi, che non richiedono alcuna iscrizione ad un ordine o ad collegio professionale per poter essere esercitate. Numerose tipologie di professioni non regolamentate si ritrovano in settori come le arti, le scienze, i servizi alle imprese e la cura alla persona: gli amministratori di condomini, gli animatori, i fisioterapisti, i musicoterapeuti, i bibliotecari, gli statistici, gli esperti in medicine integrate, i pubblicitari, i consulenti fiscali, ecc.
Ad inizio legislatura la Camera ha avviato l’esame di una serie di proposte di legge, tutte d’iniziativa parlamentare (A.C. 3 e abb.), volte ad una complessiva riforma dell’ordinamento sia delle “professioni regolamentate” sia delle “professioni non regolamentate”. In una prima fase dell’iter, i due aspetti sono stati trattati congiuntamente; successivamente, le Commissioni competenti (giustizia e attività produttive) hanno deciso di separare i procedimenti legislativi relativi alla riforma delle professioni regolamentate (cfr. La riforma delle professioni) e di quelle non regolamentate (seduta del 23 giugno 2010).
Il testo approvato dalla Commissione X ed elaborato sulla base delle proposte di legge A.C.1934 e abb. reca dunque una disciplina delle «professioni non organizzate in ordini o collegi». La scelta della forma societaria in cui esercitare la propria professione è lasciata al professionista, riconoscendo l’esercizio di questa sia in forma individuale, che associata o societaria o nella forma di lavoro dipendente.
I professionisti possono costituire associazioni professionali, con il fine di valorizzare le competenze degli associati, diffondere tra essi il rispetto di regole deontologiche, favorendo la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza. Tali associazioni hanno natura privatistica, sono fondate su base volontaria, senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva. Esse promuovono la formazione permanente dei propri iscritti, adottano un codice di condotta, vigilano sulla condotta professionale degli associati, definiscono le sanzioni disciplinari da irrogare agli associati per le violazioni del medesimo codice e promuovono forme di garanzia a tutela dell’utente, tra cui l’attivazione di uno sportello di riferimento per il cittadino consumatore.
Le associazioni possono costituire forme aggregative, che rappresentano le associazioni aderenti e agiscono in piena indipendenza ed imparzialità. Sono soggetti autonomi rispetto alle associazioni professionali che le compongono. Le forme aggregative hanno funzioni di promozione e qualificazione delle attività professionali che rappresentano, nonché di divulgazione delle informazioni e delle conoscenze ad esse connesse e di rappresentanza delle istanze comuni nelle sedi politiche e istituzionali. Su mandato delle singole associazioni, esse possono controllare l’operato delle medesime associazioni, ai fini della verifica del rispetto e della congruità degli standard professionali e qualitativi dell’esercizio dell’attività e dei codici di condotta definiti dalle stesse associazioni.
Le associazioni professionali possono rilasciare ai propri iscritti delle attestazioni su molteplici aspetti (regolare iscrizione del professionista, requisiti e standard qualitativi, possesso della polizza assicurativa) previe le necessarie verifiche, sotto la responsabilità del proprio rappresentante legale, al fine di tutelare i consumatori e di garantire la trasparenza del mercato dei servizi professionali. Tali attestazioni non rappresentano tuttavia requisito necessario per l’esercizio dell’attività professionale. Per i settori di competenza, le medesime associazioni possono promuovere la costituzione di organismi di certificazione della conformità a norme tecniche UNI, accreditati dall’organismo unico nazionale di accreditamento (ACCREDIA), che possono rilasciare, su richiesta del singolo professionista anche non iscritto ad alcuna associazione, il certificato di conformità alla norma tecnica UNI definita per la singola professione.

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