Madre Terra nei percorsi arteterapici: Il potere trasformativo dell’Argilla
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Madre Terra nei percorsi arteterapici: Il potere trasformativo dell’Argilla

La questione, se l’arte è femmina o meno, è discutibile. Cercando le figure femminili importanti nell’arte moderna ho trovato: Camille Claudel, che ha lasciato molte sculture prodotte durante la sua vita con August Rodin; poi Niki De Saint Phalle, che insieme al compagno Jean Tinguely ha realizzata opere di grande impatto come il Giardino dei Tarocchi in Lazio e la fontana di Strawinsky al Centro Pompidou a Parigi. Gabriele Münter è stata componente del Gruppo  “Der Blaue Reiter” (il cavaliere blu) del movimento espressionista in Germania e compagna per lungo tempo di Wassily Kandinsky.  Frida Kahlo poi è diventata famosa per le sue opere che accompagnano una vita movimentata è sofferta accanto all’artista messicana Diego Rivera. Per l’arteterapia il suo percorso è particolarmente interessante perché documenta come l’arte può accompagnare un percorso difficile e dare sollievo anche nei momenti più difficili.

Un’altra artista importante ed interessante, per non andare molto lontano, è Antonietta Raphael, compagna del pittore Mario Mafei, che ha vissuta tra Palermo e Roma e che ha dedicata la sua vita prevalentemente alla scultura. Così abbiamo all’inizio e alla fine dell’elenco (Claudel e Raphael) due artiste importanti che hanno utilizzato molto l’argilla, la quale è il soggetto dell’intervento.

Se è difficile sostenere che l’arte è femmina, possiamo però dire con sicurezza che nell’arteterapia la maggior parte degli studenti e dei professionisti sono donne. Questo dato fa pensare (anche se non è l’argomento dell’intervento). Parliamo ora di un materiale con un elevato numero di caratteristiche femminili (da intendersi come tendenza a prescindere dall’identità sessuale; paragonabile allo yin e yang nella filosofia cinese): L’ARGILLA

Pensando all’argilla mi vengono in mente parole come: contatto, ricevere, arcaico, completo, contenimento….L’argilla è grigia (non sempre), morbida, lunare, passiva e così nella sua apparente mancanza di identità chiara pare non essere particolarmente interessante.

Vediamo invece cosa succede quando le mani toccano l’argilla. Egli entrano in diretto contatto con la materia e possono percepire alcune delle sue qualità come morbidezza/durezza, caldo/freddo etc. Un contatto si istaura immediatamente e crea una risposta. Le mani iniziano ad esplorare, a stringere o comprimere, appiattire o sollevare l’argilla. E’ da qui che inizia il viaggio. Il contatto crea una relazione e poi un’azione nel modellatore. E’ da qui che si decide il carattere del gioco, la qualità della relazione. Se il modellatore si mette in ascolto potrà captare i messaggi provenienti dall’argilla – altrimenti utilizzerà semplicemente il materiale per modellare qualcosa di suo gradimento. Bisogna però vedere già qui con chiarezza la qualità differente del rapporto che si istaura. Nel primo caso il modellatore si mette in relazione e in ascolto dell’altro, apre uno spazio comunicativo importante dove l’altro può entrare. Nel secondo caso, invece, egli usa la materia per seguire uno scopo senza istaurare una relazione significante. Ovviamente dovrà lo stesso rispettare le regole intrinseche della materia per raggiungere il risultato.

In arteterapia siamo interessati alla relazione e perciò cerchiamo di costruirla attraverso il  modo di fare. La relazione è lo spazio terapeutico dove possono succedere cose nuove, dove inizia il processo di trasformazione del quale parliamo nella metodologia “Trasformazione e Forma”: trasformo (la materia) e mi faccio trasformare (dalla materia). E’ questo il principio sul quale si basa il lavoro con l’argilla in arteterapia.

Torniamo per un attimo alle radici e al principio del lavoro con l’argilla. E’ la maternità: è lì che nasce la relazione. Vediamo queste immagini di maternità. Questa prima relazione sarà determinante per tutte le future relazioni, come abbiamo potuto sentire anche in altri interventi del convegno. E’ lì che si crea la relazione con l’altro e di conseguenza con il proprio Se.

E’ uno stato (maternità) in armonia con l’universo e la sua forma originaria è la sfera; modificata anche nella forma dell’uovo. Questo principio universale ritorna nel lavoro con l’argilla. E’ il punto di partenza e il principio della creatività. In quello stato si manifesta la capacità di contenere ed è una qualità che viene impressa dal modellatore e nello stesso istante percepito dallo stesso. Questo principio è alla base del processo creativo in quanto simbolo della nascita, della trasformazione e successivamente della forma intesa come stato temporaneo di un processo evolutivo. Inoltre la forma della sfera trasmette il principio della maturazione passiva, il processo di trasformazione senza azione.

Detto questo, sorge la domanda perché qualcuno dovrebbe lavorare l’argilla. Vediamo nelle seguenti immagini come si esprimono malessere e sofferenza in scultura. Vediamo nella prima immagine una persona da sola in una stanza che si affaccia sulla strada. E’ un manufatto piuttosto raro dove una paziente permette di entrare in casa sua e mostra situazione, atmosfera e dettagli dell’arredamento. Si percepisce la solitudine e la sofferenza della persona.

Nella seconda opera vediamo una persona ripiegata su se stessa in una posizione che esprime tristezza, stanchezza, forse rassegnazione.

In questi stati manca la forza vitale, l’energia, il calore e forse anche la prospettiva. Sono energie che bloccano lo sviluppo e arrestano la creatività.

Così possiamo vedere nell’immagine simbolica della donna con le brocche come richiama l’idea dell’acqua che fluisce senza fine.

Si tratta allora di riattivare le forze vitali e la creatività; la gioia e la volontà di dare forma alle cose. L’argilla può creare un senso di radicamento, un senso di solidità e nello stesso momento di flessibilità. Diventa un percorso di consapevolezza che porta da uno stato orizzontale ad uno stato verticale.

Molto di questo lavoro ha a che fare con qualità femminili come l’ascolto, l’intuizione, la capacità di contenere, maturare nell’attesa, riuscire a sostenere silenzio e vuoto, accettare una trasformazione graduale. Ovviamente bisogna dire che si mira su di un equilibrio tra qualità maschili e femminili che oggigiorno si rivela spesso fuori equilibrio sia in maschi che in femmine.

Perciò alla fine l’augurio di concedersi ogni tanto questo sguardo come il  gatto che si vede leone nello specchio ricordandosi di  non accanirsi mai troppo contro lo stato di squilibrio dell’altro in mancanza di una sana autostima.

(Intervento di Axel Rütten in occasione del convegno annuale sulle ARTI TERAPIE  dal tema “L’arte è femmina” tenutosi a Lecce il 21 Dicembre 2014)

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