La Terapia Grafica Digitale
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / la terapia grafica digitale

La TGD (Terapia Grafica Digitale), ideata dall’autore di questo lavoro, utilizza come strumento di comunicazione tra paziente e terapeuta  le elaborazioni delle immagini prodotte utilizzando programmi per il ritocco fotografico.  Si pone inoltre come obiettivo quello  di rallentare, ove possibile, il decadimento delle funzioni cognitive del paziente, tipico di alcune patologie, attraverso stimoli volti al rinforzo di memoria, attenzione endogena, attenzione esogena, empatia, ragionamento e capacità creativa .

 

TECNICHE

  1. Ritocco fotografico
    Quando utilizza questo  mezzo, il terapeuta  ricorre alla sua capacità tecniche di  modificare le immagini per eliminare parti di queste che giudica possano danneggiare o opacizzare ciò che intende trasmettere con esse. Oppure aggiunge elementi capaci di sottolineare le sue intenzioni.In altri casi, ancora, il ritocco delle fotografie permette di modificare aspetti che altrimenti potrebbero  condurre il paziente ad una erronea decodifica soggettiva della realtà.Può accadere, ad esempio, che nella visualizzazione di immagini che lo ritraggono durante una gita in cui si è dimostrato gratificato, il soggetto anziano possa essere indotto ad associare in maniera distorta dei ricordi all’umore che aveva quel giorno alla vista di alcune rughe del suo volto o di particolari ombre, specialmente se la sua memoria non è più efficiente.
  2. Selezione delle sequenze
    Il terapeuta, dopo aver creato delle immagini – oppure dopo averle semplicemente scelte –    decide l’ordine in cui le presenterà al paziente, tenendo conto del potere comunicativo che queste scelte possiedono. Di fatto, nella selezione delle sequenze, il contenuto di un’immagine  può essere smentito, relativizzato, contestualizzato o confermato da quelle che gli succedono, così come dall’osservazione globale della presentazione nel suo insieme.  La selezione delle immagini può anche essere operata dal paziente; in  tal caso, sarà importante permettergli di visualizzare un numero elevato di immagini dal contenuto molto vario, sia per iconografia che per valore emotivo. Tali immagini,  inoltre, dovranno essere visionate le une affianco alle altre in una dimensione sufficientemente grande da permetterne la lettura .
  3. Allargamento contestualizzante del campo visivo
    Consiste nella gestione degli stessi meccanismi che entrano in gioco nella selezione delle sequenze (contestualizzazione, conferma, negazione) ma attraverso l’utilizzo dello strumento zoom: partendo da un area prescelta dell’immagine,  ingrandita  fino ad  occupare tutto lo schermo, gradualmente se ne  rende visibile una sezione via via  maggiore.
    È importante sottolineare che in molti disturbi mentali i processi sopra menzionati sono  poco o per nulla utilizzati, per cui l’obiettivo principale di questo esercizio consiste nel loro trasferimento dal setting alla vita quotidiana del soggetto.
  4. Modifica o creazione di foto-collage a più livelli
    Sfrutta la possibilità che offrono i programmi di ritocco fotografico di creare immagini in cui  i distinti elementi sono collocabili  su livelli  diversi e sovrapponibili;  ciò che  appartiene ad un livello (immaginabile come un foglio di plastica trasparente  su cui far aderire uno o più elementi compositivi  tra cui appaiono quelli dei livelli sottostanti) è modificabile in modo indipendente agli altri.

Mediante questo  strumento, il terapeuta, ricorrendo ad una sua personale e quanto più vasta e varia collezione di elementi che avrà ritagliato in digitale ed ad un altrettanto numerosa collezione di sfondi, può creare velocemente dei foto-collage pensati specificamente per comunicare ed interagire con  un determinato paziente, il quale a sua volta potrà decidere di eliminare   o modificare  gli elementi dell’immagine, così come di aggiungerne di nuovi.
Altresì,  potrà essere il paziente a costruire il foto-collage di  partenza  selezionandone gli elementi.
 In tutti i casi, se la  sua condizione lo permette ed egli lo desidera, il paziente  potrà  inoltre commentare e sviluppare verbalmente in modo creativo sia  le sue composizioni e selezioni che quelle del terapeuta.
Concludendo, l’autore afferma che i moderni strumenti digitali, che, ad esempio, consentono anche di approcciarsi alla pittura virtuale come ai programmi di animazione in 3D per dare vita a contesti e personaggi, offrono una vasta scelta di interventi possibili per facilitare la  relazione tra paziente e terapeuta. Purché il contesto dell’intervento resti protetto e riservato all’area della cura del soggetto compromesso senza necessariamente velleità artistiche.

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