Suoni diversi: la Musica che nasce dalla sofferenza
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Suoni diversi: la Musica che nasce dalla sofferenza

Da un percorso Musicoterapeutico con bambini “eccezionali”. L’esperienza che sottoponiamo all’attenzione del lettore riguarda il protocollo di lavoro che ha coinvolto i Servizi Sociali del Comune di Triggiano (BA) e il Centro Studi “Il Manifesto Musicale” di Triggiano (BA), sede di interventi di musicoterapia nel territorio pugliese.     

Attraverso un protocollo d’intesa è stato possibile organizzare e attivare  per il terzo anno consecutivo un progetto di musicoterapia che coinvolgesse   alcuni bambini  “eccezionali” (Nordoff-Robbins). Il laboratorio è stato monitorato dalla dott.ssa Capriati, assistente sociale e referente per la disabilità presso i Servizi Sociali, al fine di ottimizzare il trattamento musicoterapico e di garantire ai partecipanti e alle famiglie un valido e gratificante percorso di crescita. La fase iniziale ha riguardato lo studio dei vari casi e la scelta, da parte dei Servizi Sociali, in accordo con il modello di lavoro proposto dagli autori, dei bambini da inserire.  In questo progetto, i ruoli del musicoterapista e della educatrice si sono interscambiati per favorire la costituzione di un team (presenti al progetto anche un docente di pianoforte e uno di chitarra) in grado di accogliere le richieste di un’utenza differenziata.

Per un bambino affetto da deficit fisici o psichici, il gruppo inizialmente può rappresentare un sistema di relazioni in cui la presenza di altri  bambini è vissuta come entità staccata e poco propensa a unirsi per la “condivisione” di uno spazio, di un gioco, di una emozione.Il laboratorio di musicoterapia in cui sono accolti i bambini con patologie neurologiche o psichiche diviene un percorso sonoro, terapeutico, un contenitore dove accogliere e rispettare il disagio e la sofferenza di ciascun partecipante. Nella stesura del progetto è stato dato grande risalto al ruolo che la Musica ha nella relazione e nella comunicazione poiché, in presenza di  una disabilità, accade spesso che il bambino  non sviluppi adeguatamente le proprie capacità comunicative. Queste capacità possono subire un sostanziale peggioramento quando l’esperienza scolastica si chiude per le vacanze estive, lasciando il bambino solo con la propria solitudine. Il primo passo è stato quello di organizzare piccoli gruppi di lavoro inserendo bambini con patologie diverse ma compatibili (per esempio soggetti affetti da autismo e da disturbo generalizzato di sviluppo).  Il tutto per favorire, negli operatori, l’osservazione e l’applicazione di modelli di comportamento adatti alle esigenze del gruppo, non sottovalutando le necessità del singolo minore. Le sedute prevedono la  presenza del musicoterapista e della educatrice professionale con il ruolo di supporto alle attività motorie e verbali, a cui si sono aggiunti allievi del Centro Studi che frequentano i corsi di pianoforte e chitarra. La presenza di piccoli musicisti ha evitato una sorta di “ghettizzazione” del bambino disabile, il quale ha potuto così rapportarsi con altre forme di musicalità, con la conoscenza di strumenti meno semplici da usare, come la chitarra; soprattutto ha condiviso le proprie emozioni con un gruppo che lo ha accolto con calore.  Gli incontri si sono svolti due giorni la settimana con una durata complessiva di un’ora a seduta e ha coinvolto quattro minori per gruppo. La programmazione terapeutica ha posto come finalità il miglioramento delle capacità relazionali e cognitive dei singoli pazienti e del gruppo nel suo complesso.  Il “gioco dei suoni” che nasce dall’incontro di partecipanti viene utilizzato in modo creativo e terapeutico dagli operatori. Il protocollo di lavoro ha individuato come priorità la creazione di una prima forma di coesione di gruppo, incoraggiando il singolo paziente al riconoscimento e all’accettazione dell’altro. La premessa che ha animato questo laboratorio, rispettando i criteri per un corretto intervento riabilitativo attraverso i suoni, è la convinzione che le “ parti sane e le parti malate del bambino”  possano farcela.  Esiste quindi, come principio di base, la fiducia da parte degli autori che il minore possa migliorare il rapporto con sé stesso nella prospettiva di una esistenza sempre più orientata verso il mondo esterno. L’intervento musicoterapico stimola il piccolo paziente a investire energie e risorse, inducendolo a credere maggiormente nelle proprie possibilità e a impegnarsi con maggiore coscienza e consapevolezza al raggiungimento di tali obiettivi. Gli elementi metodologici su cui è stato fondato il percorso musicale in favore del gruppo sono suddividibili in varie fasi:

Fase 1: il primo approccio viene dedicato alla scoperta della “musicalità” di ciascun bambino, stimolando in lui l’ascolto e la produzione vocale di brani più o meno noti a tutti i bambini.

La modalità dell’ascolto comprende  sia l’aspetto ricettivo che quello produttivo della melodia allo scopo di evidenziare gli elementi che potevano essere comuni a tutti (parole, ritmo).

Si sperimenta così  una prima forma di relazione di gruppo.

In questa fase l’obiettivo primario è quello di creare un clima di fiducia tra i partecipanti, dando sicurezza e disponibilità alle esigenze del singolo bambino, anche attraverso una modalità direttiva.

In relazione a tale obiettivo si è cercato di :

  • offrire ai bambini occasioni per relazionarsi, creando processi socio- comunicativi;
  • aiutare ogni partecipante a ricercare un proprio mondo sonoro interiore;
  • dare la possibilità di percepire gli altri attraverso la libera espressione del proprio vissuto sonoro;
  • rafforzare le parti “sane” del bambino armonizzandole con le parti malate.

Si fa riferimento quindi al concetto di “improvvisazione sonora in senso clinico”e quindi alla fase del “combaciare”, in cui si ricalca musicalmente tutti gli elementi legati alla musicalità del bambino (movimento, frequenza vocale, stereotipie).

Fase 2: la musicoterapia da ricettiva si trasforma in produttiva nel momento stesso in cui gli stessi brani ascoltati inizialmente sono stati riascoltati e accompagnati ritmicamente utilizzando dapprima il corpo nella sua interezza, in seguito coinvolgendo i vari segmenti corporei.             

Non solo, ma stupore e curiosità hanno destato l’uso di strumenti musicali (strumentario Orff), utili a facilitare l’espressione ritmico-gestuale e a incrementare il processo comunicativo. Grande risalto hanno avuto le “onomatopee” tipiche caratterizzanti lo strumentario a disposizione (tamburelli, maracas, nacchere, triangolo,ecc.), con l’intento di incoraggiare la vocalità di ogni partecipante in rapporto ai suoni e rumori del setting musicoterapico.  Si è ricorso a esercizi più specifici per quei bambini che manifestavano difficoltà nell’apprendimento, nell’eseguire una piccola consegna; infine si presta particolare attenzione al gruppo di bambini maggiormente in difficoltà nell’uso della voce parlata. Per quanto riguarda le abilità motorie, si sono proposti esercizi che comprendevano abilità di ascolto, apprendimento e messa in pratica della consegna come prendersi per mano in presenza di Musica dall’andamento lento, e formare un cerchio; quando la Musica acquisisce maggiore velocità i bambini formano un trenino.  Suoni, movimento ed emozioni si aggregano in un processo euritmico affinchè i bambini possano scoprire e assimilare nuovi rapporti tra la corporeità e lo spazio circostante.  Tutte le attività che prevedono un’andatura nello spazio da coordinare ad una pulsazione data, favoriscono la percezione e la discriminazione non solo del tempo scandito e dello spazio percorso ma anche dei movimenti necessari per adeguare il proprio corpo ad un determinato input ritmico. Il soggetto può essere guidato poco alla volta a sperimentare variazioni di velocità ed intensità ma anche e soprattutto a creare lui stesso la pulsazione ritmica alla quale egli stesso, i compagni e il musicoterapista devono adeguarsi attraverso giochi creativi.In questi esercizi si sono resi subito evidenti i diversi ruoli all’interno del gruppo: il bambino più attento e partecipe è stato sin da subito, inconsapevolmente, “eletto” leader del gruppo, mentre il meno abile ha richiesto un ulteriore aiuto e facilitazione.

I  bambini del gruppo tendono lentamente a imitare il bambino più abile  in qualsiasi suo movimento, dal gesto involontario, all’andatura legata alla Musica.   Si osserva anche che nelle sedute in cui il piccolo “leader” risulta assente, la situazione del gruppo diventa caotica. Nessuno dei partecipanti, infatti è in grado di assumere il ruolo di leader e per far sì che l’esercizio venga svolto con ordine è necessario una presenza più incisiva degli operatori. Nel laboratorio si è fatto uso di numerose filastrocche con facili ritornelli che, per la loro ciclicità, stimolano la ripetizione e la memorizzazione di semplici parole. 

E’ un’attività che risulta molto utile nei casi di ritardo del linguaggio e nel disturbo della memoria. Inoltre suonare su una canzone che piace e’ gratificante e facilita la possibilità di lavorare su un determinato compito; ad esempio quello di condurre i bambini ad acquisire una maggiore consapevolezza del proprio corpo attraverso una maggiore coordinazione motoria. Intonare una filastrocca in cui si descrivono e si indicano i segmenti corporei è un esercizio molto utile oltre che divertente. Attraverso le filastrocche si esaltano gli aspetti del cantare che favoriscano la concentrazione e le potenzialità attentive; per questo motivo abbiamo chiesto ai bambini di porre attenzione alle variazioni proposte sulla filastrocca musicata: cantare forte-lento, forte-veloce, piano-lento, piano-veloce; o ancora cantare rallentando e passando da veloce-fortissimo a lento-pianissimo e viceversa Eseguire un esercizio di coordinazione (per esempio una sequenza precisa su vari strumenti da ripetere più volte) risulterà meno pesante se, nel mentre, si può cantare la canzone preferita. Su persone con difficoltà espressive, questa attività può diventare una modalità stimolante tanto da indurre a sciogliere le loro resistenze e aprirsi con fiducia.  Un importante approccio terapeutico è, per un bambino disabile,  il rispetto del silenzio: non suonare lo strumento o fermarsi nel caso in cui si sta compiendo un esercizio motorio, quando d’improvviso  la musica smette di esistere è un modello di ascolto attivo che implica attenzione e partecipazione. Questa abilità si ripete anche nel momento in cui si chiede ai partecipanti di accompagnare il ritmo musicale con il proprio strumento, rispettando il proprio turno oppure stando in silenzio  e ascoltare il compagno che suona. L’ascolto dell’altro favorisce l’acquisizione del senso della successione, della sequenzialità, dell’ordine e del rispetto delle regole. Al termine dell’esperienza, alla presenza dei genitori e della dott.ssa Antonia Capriati,  toccante e significativa è stata la partecipazione di tutti i bambini alla lezione aperta di fine corso organizzato dal Centro Studi “Il Manifesto Musicale”. Insieme hanno cantato, suonato e hanno condiviso l’emozione del “fare Musica” attraverso un sottile gioco di spontanea creatività. Una esperienza toccante sotto il profilo umano e musicale che sancisce, ancora una volta, il ruolo essenziale della Musica come “arte della comunicazione” nel difficile cammino del bambino disabile verso la società odierna.

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