La TGD (terapiagraficadigitale) nella demenza II parte.
Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze / la terapia grafica digitale nella demenza ii parte

La TGD (terapiagraficadigitale) nella demenza II parte.

La memoria,  comedel resto gli altri aspetti della mente, non consiste in un’entità monolitica, ma piuttosto in una serie di processi, ognuno dei quali è il prodotto dell’attività prevalente di aree cerebrali specifiche che sono distinte per ogni funzione mnemonica.
Spesso la  prima distinzione chesi fa analizzando la memoria, è quella relativa ai processi mnesici che le informazioni ricevute possono subire,si differenzia quinditra memorizzazione, immagazzinamento e recupero.

Per memorizzazione, codifica o apprendimento, si intende il processo che trasforma le percezioni e i  pensieri ininformazioni potenzialmente rievocabili.
L’immagazzinamento  consiste nel risultato finale del processo di codifica, ossia nel deposito delle informazioni potenzialmente recuperabili.
Infine il recupero è il processo attraverso cui le informazioni riaffiorano alla coscienza o,sebbene inconsce, influenzano il comportamento.
Dal punto di vista temporale si distingue tra memoria sensoriale, memoria a breve termineememoria a lungo termine; le quali hanno rispettivamente una durata misurabile in millisecondi o secondi, minuti, ore o anni.
Dei dati raccolti dalla memoria sensoriale possiamo anche non essere consapevoli, sebbene siano recuperabili e trasformabili negli altri tipi di memoria durante il brevissimo tempo in cui  persistono. Il loro dominio èpiù vasto di quello della memoria a breve termine. I dati  che la memoria sensoriale raccoglie non riguardano i significati, ma solo le sensazioni.
Durante la loro permanenza nella memoria a breve termine, le informazioni conservate sono disponibili    per la coscienza, dopodiché decadono spontaneamente, a differenza di quanto avviene ai dati della memoria a lungo termine la cui perdita  è dovuta alla loro sostituzione con nuove informazioni . La ripetizione di un evento  favorisce il trasferimento del ricordo, ad esso relativo, dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine.
La teoria dei livelli di elaborazione considera  il consolidamento e il deposito nella memoria a lungo termine di una informazione, efficiente in modo proporzionale al livello di elaborazione avvenuto, mentre il modello modale attribuiva solo alla ripetizione l’efficienza dei processi mnemonici.  
L’idea di memoria di lavoro nasce   dall’esigenza di correggere gli errori  del modello modale, secondo cui, le informazioni memorizzate seguono un rigido percorso  sequenzialeche, dal registro sensoriale le può condurre sino al deposito a breve termine,il quale rappresenta l’unico Punto da cui possono partire per raggiungere la memoria a lungo termine. Questa teoria venne smentita quando fu dimostrato che le informazioni possono passare direttamente dalla memoria sensoriale alla memoria a lungo termine.
La memoria di lavoro consiste in un magazzino mentale in cui  vi sonoper un breve tempo più informazioni, che sono contemporaneamente accessibili ed elaborabili, queste informazioni, a differenza  di quanto avveniva nella memoria a breve termine secondo il concetto modale, possono provenire non solo dalla memoria sensoriale, ma anche da quella a lungo termine.
Il concetto di memoria di lavoro esclude inoltre l’esistenza di un magazzino cerebrale unico per la memoria a breve termine.La separatezza tra le reti neurali, che sottendono i ricordi  visuo-spaziali da quelli di tipo uditivo, è dimostrata dall’esistenza di numerosi soggetti  in cui, danni cerebrali specifici,hanno prodotto, a seconda del luogo in cui sono localizzati, deficit che riguardano selettivamente l’uno o l’altro aspetto della memoria di lavoro.
All’interno della memoria a lungo termine invece si distingue tra memoria dichiarativa  e memoria non dichiarativa (ossia tra memoria conscia e memoria inconscia ), anche dette esplicita e implicita.
La memoria dichiarativa si suddivide a sua volta in memoria episodica, che riguarda le esperienze personali, e memoria semantica relativa all’acquisizione di conoscenze che non derivano dalla nostra diretta esperienza.
Anche questi due tipi di memoria sono indipendenti, per cui possediamo conoscenze semantiche, senza necessariamente ricordare le circostanze in cui le abbiamo apprese.
La memoria non dichiarativa comprende la memoria procedurale e il sistema percettivo della rappresentazione. Alla memoria procedurale  ricorriamo quando eseguiamo  attività  di tipo motorio, come ad esempio andare in bicicletta, oppure quando siamo occupati inesercizicollegati alla cognizione, come  la scrittura.  
Il sistema percettivo della rappresentazione fa parte  della memoria non dichiarativa, ed èunaforma di memoria  che entra in gioco quando un indizio è sufficiente per produrre una percezione completa, ossia quando un ricordo affiora automaticamente grazie alla rievocazione prodotta dalla presentazione parzialedi uno stimolo appreso.Il sistema percettivo della rappresentazionenon si giovanédella ripetizione dell’esposizione allo stimolo originario,né viene intaccato nel tempo.
Un’altro tipo di   memoria non dichiarativa è il condizionamento classico, che avviene quando ad uno stimolo incondizionato, ossia capace di produrre da solo una determinata risposta da parte dell’organismo, si associa uno  stimolo che  da solo non   produrrebbe la stessa risposta di quello incondizionato, mentre associatoad esso diviene poi, anche  quando è isolato, capace di generarla.
Anche l’apprendimento non associativo appartiene alla memoria non dichiarativa e consiste in quel tipo di apprendimento che deriva da  processi, quali la desensibilizzazione dovuta all’assuefazione ad uno stimolo.
 Va detto che  nonostante si sia dimostrato che la memoria implicitapermette persino l’acquisizione inconscia di una grammatica  inventata dai ricercatori,   non è utilizzabile   per un apprendimento di tipo pienamente concettuale, in quanto, anche le  informazioni relative a questa grammatica,   se acquisite inconsciamente,   sono e rimangono di  tipo sensoriale.
Qui di seguito   un breve accenno alle aree cerebrali  che, con la loro  attività, danno luogo ai distinti aspetti della memoria.
L’attività dei lobi temporali mediali (soprattutto quella dell’ippocampo) e  quella delle strutture della linea mediale del diencefalo (nucleo dorso- mediale del talamo) sono implicatenella costituzione di nuovi contenuti nella memoria dichiarativa.
Le nuove informazioni, una volta  consolidate, diventano ricordi alungo termine,conservatistabilmente in reti neurali distribuite su tutta la neocorteccia.
Altre parti del lobo temporale sono importanti per custodire memorie episodiche, ma non partecipano all’acquisizione di nuove informazioni.
L’amigdala ha un ruolo fondamentale nella produzione delle emozioni, nonché nella generazione dei ricordi che hanno una valenza emozionale.
Studi che si sono serviti della  tomografia a emissione di positroni (PET) e della risonanza magnetica funzionale (fMRI) hanno confermato l’attivazione dell’ area ippocampale destra durante la codifica dei volti osservati,mentrenel  loro riconoscimento, l’interventodella corteccia prefrontale destra,   coinvolta  nel recupero di informazioni episodiche e   attiva insiemea entrambi i lobo temporali mediali quando si tratta di riconoscere   immagini colorate.
Alla codifica delle informazioni  partecipa anche lacorteccia prefrontale sinistra,  che è inoltre implicata  nel recupero delle informazioni semantiche.
La corteccia motoria e il putamen hanno un ruolo  fondamentale nell’apprendimento procedurale implicito di schemi di movimento; mentre l’apprendimento e   la conoscenza esplicita delle sequenze,si producono   principalmente grazieall’attività congiunta della corteccia  premotoria destra, della corteccia prefrontale dorso-laterale, impegnata nella memoria di lavoro, del giro del cingolo anteriore, e delle aree della corteccia temporale laterale che immagazzinano le memorie esplicite.
Da questi dati risulta dunque una chiara dissociazione tra i sistemi cerebrali coinvolti nell’ apprendimentoenella memoria espliciti e quelli attivi nei processidi apprendimento ememoria impliciti.

LA TGD NELTRATTAMENTO DELLA MEMORIA
La creatività intesa come abilità elaborativa e combinatoria, non è solo una componente essenziale dell’intelligenza, ma può contribuire in modo importante anche all’efficienza della memoriae in particolare  allamemorizzazione   basatasulla comprensione, in essa l’integrazione dinuove informazioni nel tessuto dei ricordi  già   consolidati, comporta sempre -sebbene in misure che possono variare in funzione della discordanza tra ilnuovo dato e quelli preesistenti- unrimodellamento della conoscenza pregressa.
Quando le informazioni  da ritenere sono  numerose la memorizzazione basata esclusivamente  sulla ripetizionenon è molto efficiente, infatti,  come  è noto a molti studenti, le nozioni  così apprese  hanno una vita molto più breve nella memoria  rispetto a quelle profondamente comprese;ai fini della comprensione -che risulta quindi  il modo migliore per memorizzare le informazioni estese e complesse-saràfondamentale che nell’assimilazionele nozioni  vengano tradotte in un linguaggio personale, ricorrendo a parole ed esempi appartenenti al proprio bagaglio conoscitivo. Nel grado di efficienza di questo rimodellamento,coinvolgente nuove e  vecchie informazioni, consiste dunque la creatività mnemonica.
Nella TGD la tecnica denominata ”fedeltà alla traduzione personale” mira a preservare la   creatività mnemonica,per descriverne le distinte fasi mi servirò del seguente esempio: un pazienteamantedei fiori desidera apprendere le informazioni  contenute nel seguente testo:
La rosa, della famiglia delle Rosaceae, è un genere che comprende circa 150 specie, originarie dell’Europa e dell’Asia, di altezza variabile da 20 cm a diversi metri, comprende varie specie, tra cui: quelle  cespugliose, sarmentose, rampicanti, striscianti, arbusti e alberelli a fiore grande o piccolo; le specie spontanee in Italia sono oltre 30, di cui ricordiamo la R. canina (la più comune), la R. gallica , la R. glauca (frequente sulle Alpi).Il nome, secondo alcuni, deriverebbe dalla parola sanscrita vrad, che significa flessibile. Secondo altri, invece, il nome deriverebbe dalla parola celticarhood, che significa rosso.
Queste informazioni vengono separate e tradotte dall’arteterapeutain rappresentazioni grafiche.

Informazione 1
La rosa, della famiglia delle Rosaceae, è un genere che comprende circa 150 specie.
L’immagine associata all’informazione dovrà suggerire il rapporto intercorrente tra le circa 150 specie di rose e le altre piante alla cui famiglia  esse appartengono.Servendosi di unarappresentazione di tipo insiemistico, l’arteterapeuta utilizzerà il comando zoom del programma di fotoritocco per sottolineare questaforma di relazione includente, e quindi mentre alternerà  delle zoomate sulle rose a degliallargamenti del campo osservato,  chiederà al paziente di descrivere a parole sue questa relazione, poi,  grazie ad un programma di dettatura, le parole pronunciate dal soggetto appariranno sullo schermo del PC affianco all’illustrazione. Successivamente,  disattivato il programma di dettatura, ilsoggettoavvicenderà la lettura del testo dettato, all’utilizzo dello zoom.

Informazione 2
Le rose sono originarie dell’Europa e dell’Asia.
L’immagine 2 consisterà in un fotocollage creato su più livelli, ognuno dei quali comprenderà alcune rose, che in un primo momento saranno invisibili , ma che poi l’arteterapeuta  farà apparire nei  continenti di origine mentre chiederà al paziente di descrivere cosa stia  accadendo. La risposta del soggetto-così come la precedente e tutte le successive- apparirà gradualmente scritta sullo schermo del pc mentre egli la produrrà. Il paziente dovrà poi  rileggere  questo testo più volte.

Informazione3
di altezza variabile da 20 cm a diversi metri.
Nella terza immagine saranno rappresentate delle rose,le cui  distinte altezzeandrannostimate utilizzando come unità di misura un oggetto che al paziente risulti familiare (e quindi di facile rievocazione) e che sia altoall’incirca 20 centimetri,ossia l’altezza minima delle rose.

Informazione 4
comprende varie specie, tra cui: quelle  cespugliose, sarmentose, rampicanti, striscianti, arbusti e alberelli a fiore grande o piccolo.
Il lavoro da compiere con questa immagine è  dello stesso tipo di quello relativo all’ informazione 1.

Informazione 5
le specie spontanee in Italia sono oltre 30, di cui ricordiamo la R. canina (la più comune), la R. gallica (poco comune nelle brughiere e luoghi sassosi), la R. glauca (frequente sulle Alpi).

Dell’informazione 5 va sottolineata, con lo strumento zoom, l’associazione  tra  le distinte specie, l’area geografica in cui si trovano e le caratteristiche dei  territori dove vivono, in dei fotocollage dove tali elementi vanno sovrapposti.

Informazione 6
Il nome, secondo alcuni, deriverebbe dalla parola sanscrita vrad, che significa flessibile. Secondo altri, invece, il nome deriverebbe dalla parola celticarhood, che significa rosso.

Nella rappresentazione grafica della sesta informazione, l’arte-terapeuta affiancherà le due distinte possibilità.
In un immaginesarà raffigurata una rosa che,utilizzando lo strumento  tuwirl dei programmi di fotoritocco,verrà flessa e raddrizzata più volteassieme   allascritta ”vrad “ mentre il paziente commenta ciò che osserva.Il termine acquisirà in questo modo un valore onomatopeico, che ne faciliterà la memorizzazione.
Nell’altra immagine, invece, il termine rhoodsarà al centro di una serie di oggetti di colore rosso e verrà trascinato con il mouse  di volta in volta sotto ogni oggetto.
Il termine “apprendere” deriva  dal latino “adprehendere” – che significa prendere o afferrare – esuggerisce quindi un  comportamento attivo e consapevole, ma  come abbiamo visto  esiste anche un tipo di apprendimento inconscio: il sistema percettivo della rappresentazione, che è di estrema efficacia quando si tratta di  memorizzare  informazioni di  tipo sensoriale.
LaTGD si serve delsistema percettivo della rappresentazione  nell’esercizio denominato ”arricchimento visivo” che consiste in presentazioni sequenziali di immagini, ognuna delle quali è visibile a schermo pieno durante uno o due secondi, i temi di queste immagini sono avolte vari ed altre di tipo monotematico e riguardano, in quest’ ultimo caso, argomenti particolarmente interessanti per il soggetto.
La modalità pluritematica è particolarmente indicata  all’inizio di un incontro di arteterapia se, si manifestano  delle idee ossessive  che possono ostacolare lo svolgimento degli  esercizi.
Lo scopo principale dell’arricchimento visivo è quello di compensare, almeno in parte, lo stato di “deprivazione sensoriale” in cui spesso si trovano i pazienti dementi, specialmente quando sono istituzionalizzati.

Nella TGD la storia della vita del paziente affetto da demenza e quella delle persone a lui care, si considerano quali  vere è proprie materie di studio, per cui su ognuno diquesti  soggetti l’arteterapeutacreeràundossier digitale contenente fotografie, disegni realizzati dal  paziente edescrizioni di eventi. La parte figurativa diquesto materialesarà  poi utilizzabile nell’ esercizio di ”arricchimento visivo” già descritto, ma si ricorrerà a questi dossier anche in unesercizio mnemonico di tipo analitico,denominato ”concentrazione di informazioni” in cui si  modificano le fotografie   tenendo conto deidati che le persone ritratte possono fornire, rendendo così le immagini più ricche di informazioni riguardanti  quel momento o quel periodo della loro vita; sia  durante la loro costruzione che successivamente,queste scene vanno descritte e commentate insieme al paziente.
Nell’esercizio “elisione e rievocazione” le stesse    rappresentazioni  si ripropongonoin versioni in cui un personaggio è  assente.Se il paziente non ne ricorda la presenza gliela si suggerisce   mediante i mezzi che la grafica digitale offre, ossia facendone apparire alcune parti oppure rendendo via via meno trasparente la sua figura.
La memoria procedurale relativa ad eventuali attività  rischiose che il paziente realizzava in passato e  che non vuole dimenticare,o che desidera apprendere, quali ad esempio guidare o sciare, nella TGD vengono esercitate ricorrendo alla realtà virtuale.
L’esercizio di TGD per la memoria di lavoro denominato “forme  astratte” consiste in una  versione terapeutica di un esperimento eseguito dal neuroscienziato Mc Carhty nel 1994,finalizzato all’indagine delle componenti neurali della memoria di lavoro. Nella fase preparatoria di questo esercizio sullo sfondo di un foglio digitale bianco si disegnano, ognuna su un livello diverso, delle piccole forme astratte tutte dello stesso colore, alcune delle quali  vanno sovrapposte, mentre le altre devono apparire ognuna in un posto diverso del foglio;  si procede quindi a presentarle una alla volta, durante 1,5 s,  al paziente,  che dovrà indicare, tramite un segnale convenuto, quando una forma appare in un luogo  precedentemente occupato da unaltra figura.Questo compito esercita la memoria di lavoro, in quantocomporta l’aggiornamento  continuodel  registro mentale di tutte le posizioni in cui appaiano gli stimoli. La sua difficoltà dipenderà ovviamente dal numero delle forme proposte,  per cui si inizierà utilizzandone  tre, introducendone poi una nuova ad ogni prova superata.
In un altro esercizio per la memoria di lavoro denominato “l’ordine dei volti” al paziente vengono fatti osservare per alcuni secondi tre o più volti (preferibilmente di persone care al paziente) in fila,poi si  ripropongono in  sequenzedove alcuni di essi cambiano posto, e si chiede al soggetto  quali personaggi sono stati spostati.
Per mantenere attiva  la memoria semantica si può utilizzare l’esercizio “le  parole e il loro posto”, nella   cui fase di preparazioneva chiesto al paziente  di scegliere un’attività  tra   le varie   che saranno  illustrate e visibili sullo schermo di un p.c,la scritta con il termine che definisce l’ attività preferita dal soggetto, una volta  individuataall’interno di una lista di attività, il paziente la potrà trascinare -con l’apposito strumento che i programmi di fotoritocco hanno-fino a sistemarla sotto l’immagine scelta.
A  questo puntol’immagine scelta verrà presentata in una versione dovealcuni elementi sono apparentemente mancanti, in quanto posti ognuno su un   livello diverso reso momentaneamente invisibile.I  nomi di questi elementi,saranno leggibili in una serie di caselle-ognuna delle quali  si troverà anch’essa su un livello indipendente- ubicate una dopo l’altra verticalmente alla sinistra dell’immagine selezionata come sfondo.Il compito del paziente consisterà nell’individuare il nome degli elementi mancanti  e trascinarli fino al luogo che gli corrisponde, mentre quello dell’artetrapeuta  sarà quello di rendere visibile il livello corrispondente  ad ogni nome correttamente collocato, facendo così apparire l’elemento nella sua sede.
Prima di concludere questo  articolo,mi preme sottolineare che aldilà dei fini a cui puntano gli esercizi sin qui descritti, l’obbiettivo fondamentale nel trattamento del decadimento mnesico a mio avviso consiste nel rendere indelebile -anche a fronte della perdita di ogni altro ricordo- la consapevolezza  del inalienabilità  della dignità umana. Per trasmettere questa convinzione su un piano più essenziale di quello verbale, non esistono esercizi specifici, solo il costante manifestarsi del rispetto per la vita può comunicarla.Se volessimo però suggerire un aforisma che chiunque ha in carico un paziente varrebbe la pena ricordasse, potremmo ripetere le parole scritte nell’11º capitolo del Tao tè ching:  
Si ha un bell’ riunire 30 raggi in un mozzo, l’utilità della vettura dipende da ciò che non c’è.
Si ha un bell’ lavorare l’argilla per fare vasellame, l’utilità del vasellame dipende da ciò che non c’è.
Si ha un bell’ aprire porte e finestre per fare una casa, l’utilità della casa dipende da ciò che non c’è.
Così, traendo partito da ciò che è, si utilizza quello che non c’è.

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