Il funzionamento dell’anima (INTELLETTO/VOLONTÀ/SENTIMENTO)
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Il funzionamento dell’anima (INTELLETTO/VOLONTÀ/SENTIMENTO)

Vi vorrei invitare in uno dei più entusiasmanti viaggi, e cioè nell’espansione della propria consapevolezza, dei propri limiti mentali prima che esistenziali, attraverso nuovi strumenti, logici e intuitivi, di comprensione della realtà visibile e invisibile.

La mente umana interpreta ciò che percepisce sensorialmente dalla realtà visibile attraverso associazioni e confronti con tutto ciò che ha memorizzato dal proprio passato, cercando come in un baule nascosto in soffitta, e tirando fuori dal suo tesoro cose vecchie e cose nuove. Per percepire e vivere diversamente serve iniziare con l’arricchire la propria mente di nuove informazioni, quello che la PNL chiama, riprogrammazione. Partendo da alcuni postulati e fenomeni tratti dai recenti studi delle Neuroscienze e dalla fisica quantistica ci si può allora aprire ad una nuova visione della Realtà, manifesta e non, per divenire consapevoli della propria Anima e del potere/responsabilità, perlopiù inconsapevole, che ognuno ha sul proprio divenire, sul fatto di essere capaci, di avere il diritto ed il dovere, di plasmare il reale quotidiano. Vivere interpretando in modo nuovo e più felice la realtà rende capaci di vedere oltre l’apparenza, di scoprire e gioire del proprio ruolo attivo e potente all’interno di ogni esperienza. 

Una nuova consapevolezza per comprendere il significato della propria esistenza, del proprio scopo, oltre lo spazio ed il tempo, oltre ogni giudizio su se stessi, oltre ogni dubbio e rimprovero autolimitante. Per arrivare a vivere ogni secondo della propria esistenza come un miracolo di cui essere poter essere finalmente attivi e consapevoli co-creatori, fieri e felici. Per cominciare bisogna rendersi conto di quanto siamo incapaci di amare noi stessi, di quanto tempo perdiamo a rimproverarci e a lamentarci di noi e degli altri, del mondo che ci circonda e che ci ha deluso profondamente. Se ci rendiamo conto che questo tempo che dedichiamo al rimprovero di noi stessi e degli altri è quantitativamente importante in percentuale rispetto al corso di una intera giornata, dobbiamo semplicemente determinarci a sostituire nella nostra mente questi rimproveri con la gratitudine e l’approvazione sapendo che la nostra felicità dipende esclusivamente da noi. Amare se stessi allora diventerà una vera e propria rivelazione. Nessuno ci ha mai insegnato ad amare e ascoltare noi stessi perché chi si ama è appagato, calmo come un lago ed è incontrollabile, fuori da ogni potere, mentre è proprio chi non si ama che, oltre ad essere, consapevolmente o inconsapevolmente infelice, è più facile da controllare e guidare nelle sue scelte.
Il nostro corpo è come una splendida macchina che funziona ad amore. L’amore appartiene alla sua natura, ne è l’essenza vitale primaria. L’essere capace di vero amore è la via che conduce l’uomo alla sua pienezza e realizzazione, ma per essere capace di vero amore serve innanzitutto accorgersi di quale è la propria natura e iniziare ad amarla, sapere amare se stesso, il proprio corpo, la propria anima (che è l’unione delle nostre più belle facoltà, intelletto, volontà e sentimento), ed infine il nostro spirito ed essere in grado di esprimerlo, anche all’esterno, nell’aspetto, in ciò che di noi stessi mostriamo al mondo. Il nostro corpo è straniero a noi, così come la nostra anima ed il nostro spirito. Platone parlava dell’anima prigioniera del corpo, oggi potremmo parlare di un corpo prigioniero di credenze e condizionamenti, di un’anima incapace di utilizzare le sue splendide facoltà, di uno spirito incapace di librarsi in volo verso le vette a lui destinate. Così sperimentiamo un corpo non padrone di se stesso, goffo, impacciato, privo di flessibilità e armonia, soggetto a malattie, che non riusciamo a controllare, che ci sfugge da tutte le parti come un estraneo a noi stessi, ma lo stesso accade di sperimentarlo con la nostra anima/psiche, non riusciamo a controllare le nostre molteplici dipendenze, i vuoti e i pieni che ci provocano ansia e depressione, malattie legate all’alimentazione; tanto meno riusciamo a controllare i doni del nostro spirito, non ne abbiamo la manualità ed il governo: siamo sulla barca della nostra vita senza conoscere il timone ed il suo funzionamento, e spesso ci accorgiamo di non avere neanche una meta alla quale aspirare.

Ognuno di noi ha una percezione soggettiva della realtà, profondamente influenzata dai condizionamenti esterni subiti nel suo passato, dai genitori, dal senso comune, dalla scienza, dalla religione, etc. Nonostante la tendenza naturale del proprio corpo sia la salute, l’efficienza, l’agilità, la vitalità, la bellezza, ci si può allora ritrovare ad avere un corpo, un’anima e uno spirito totalmente diversi da quello che potrebbe facilmente essere, solo perché ci si ritrova ad avere uno stile di vita contrario alla propria natura: cioè, scusatemi la durezza, ma siamo simili ad aborti rispetto alla meraviglia che portiamo in germe dentro di noi. L’essere umano è felice ed appagato pienamente solo quando vive esperienze in sintonia con la sua più profonda essenza e natura. Con una nuova consapevolezza di sé si può iniziare a sperimentare e a vivere una gioia, sempre più indipendente dagli altri e dalle circostanze, oltre a donarsi livelli di salute, efficienza, vitalità, insospettabili. La vita umana non si nutre solo di cibo, si nutre di parola, la parola è presenza, abbiamo bisogno di presenza e la presenza è ascolto, essere ascoltati con attenzione nutre la vita e ci dona quella qualità d’amore necessaria per crescere luminosi ed equilibrati.
Ciò che da vita al corpo non è il cibo, un corpo funziona bene quando è vitale e ciò non è dato primariamente dal cibo, ne dalle regole, ma dal desiderio, il contagio con il desiderio dell’altro, con il fatto che i corpi siano vivi, animati da desiderio di vita, che è l’ossigeno, il vero nutrimento, la luce, il calore. Quando c’è questo desiderio vivo, anche il cibo acquista sapore, e non ne serve una gran quantità perché un piccolo boccone viene vitalizzato dal desiderio di vita e possiede in sé il potere di nutrire veramente senza trattenere tossine dentro al corpo. Gesù ha dato al cibo questa sacralità istituendo la comunione al suo sangue e al suo corpo, attraverso un piccolo boccone di pane e un sorso di vino, caparra di ben altre eredità già su questa terra. Ognuno di noi vive una realtà individuale fatta di un mondo interno a lui e uno esterno: la relazione comunicante tra i due mondi può essere fonte di guarigione o di malattia e disagio. Il modo di percepire questa comunicazione fra interno ed esterno è parte di un universo condiviso che evolve, che riflette il nostro modo di giudicare e pensare la realtà stessa. Chi crede e pensa la realtà triste e grigia vive e forma intorno a sé una realtà triste e grigia. Chi crede e pensa la realtà miracolosa, colorata e felice, vive e forma intorno a sé una realtà miracolosa, colorata e felice. E’ semplice, tuttavia, in genere molto difficile cambiare il proprio modo di pensare perché ogni pensiero è come l’effetto di itinerari, di percorsi diretti o tortuosi precostruiti e cronicizzati nel tempo dentro il funzionamento neuronale del nostro cervello.
Ogni propria sequenza di pensieri è come l’effetto di un treno che, viaggiando su solidi binari, produce gamme di emozioni associate ad essi. Chiedere ad una persona triste o pessimista di provare a pensare felicemente e con entusiasmo equivale a chiedere ad un treno in corsa di lasciare il suo percorso, i suoi binari, per andare attraverso campi fioriti: servono dei binari, serve costruirli con perseverante disciplina, esercizio, meditazione e contemplazione della bellezza che esiste dentro e fuori di noi. Serve assolutamente deragliare da questi circuiti coatti che ci trasciniamo dolorosamente dall’infanzia e viaggiare su nuovi positivi e luminosi binari.

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