La Musicoterapia per la facilitazione e la cura del movimento
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La Musicoterapia per la facilitazione e la cura del movimento

L’esperienza più semplice e spontanea che tutti possiamo fare è quella del muoversi spontaneamente sull’onda di una melodia e/o di un ritmo. Tale osservazione ci spinge a pensare che, attraverso un utilizzo mirato di alcune strutture musicali, sia possibile facilitare alcuni stili motori in soggetti che fanno del movimento il proprio linguaggio espressivo privilegiato e spesso il proprio lavoro; ancora, modificare talune condotte motorie che sono diventate patognomoniche di patologie conseguenti a insulti organici, a variazioni chimiche o funzionali a carico dei più diversi apparati. A tale scopo ci viene in aiuto la semiologia musicale la quale analizza il segno musicale e la sua corrispondenza alle pratiche umane e alle strutture psichiche dell’individuo. Essa ci dà alcuni spunti nella scelta dei parametri e delle strutture musicali più adatti al conseguimento degli obiettivi che vogliamo raggiungere. E’, però, necessario coniugare la pratica di tale disciplina con le conoscenze riguardanti le modificazioni fisiologiche e neurofisiologiche indotte dalla musica in sé e con la possibilità immanente nella musica stessa di diventare un intermediario della comunicazione ,permettendo quindi il formarsi di una relazione empatica significativa entro la quale inviare rimandi costruttivi e valorizzanti. In tal modo potremo parlare di pratica musicoterapica per la facilitazione e la cura del movimento. Ecco allora che, così come ci dice Kenneth Bruscia quando parla di “pratiche di attività musicali”, potremo facilitare il movimento in soggetti sottoposti alla riabilitazione di un deficit fisico “giocando” con variazioni di intensità, altezza o ritmo; potremo ancora migliorare le condotte motorie dei professionisti del movimento lavorando sui parametri del suono(compreso il timbro) e/o sugli intervalli, modificare alcuni atteggiamenti motori connessi a patologie neurologiche o psichiatriche utilizzando alcuni intervalli, le scale o gli stessi parametri del suono, soprattutto ritmo, intensità e timbro. Ciò che caratterizza tali interventi dal punto di vista musicoterapico è proprio la cornice relazionale: essa influirà sugli esiti dell’intervento passando per una corretta metodologia applicativa. Infatti, ogni intervento di questo tipo comincerà con il rispecchiamento ed il ricalco della condotta motoria su cui lavorare; da questa, si passerà gradatamente al potenziamento o alla modificazione di essa, risultato dell’incontro tra il riconoscimento del proprio stile motorio e il suggerimento supportato da parte del musicoterapista volto prevalentemente alla slatentizzazione e valorizzazione delle risorse motorie presenti in ciascun individuo. In tale ottica, diventa, inoltre, importante ricordare il ballo come pratica motoria umana che permette l’aggregazione di gruppo.

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